Recensione Death Stranding: i valori della comunità

A meno di un anno dall’uscita su PS4 (8 novembre 2019), Death Stranding fa ancora abbondantemente parlare di sè, della sua trama criptica, del suo sontuoso comparto tecnico e dei suoi valori moderni. Il motivo è semplice: il 14 luglio 2020 è sbarcato (o forse sarebbe meglio dire “spiaggiato”, *wink wink*) anche su PC (sia su Epic Games che su Steam; quest’ultima è la piattaforma su cui l’ho giocato) facendo vivere a tante altre persone quelle emozioni che lo hanno reso uno dei videogiochi più discussi di questa generazione.

Sebbene il titolo fosse già strepitoso su console (come aveva evidenziato Pietro dalla sua recensione), su PC si è compiuto un salto in avanti. Visivamente ora è ancora più incredibile, includendo un frame rate più elevato, il supporto ai monitor ultrawide e la photo mode, ma non solo. In questa versione sono anche disponibili la difficoltà Molto Difficile e dei contenuti extra a tema Half-Life.

I valori del comparto grafico di Death Stranding

GRAFICA TECNICA...

Iniziamo pure dicendo che, se l’occhio vuole la sua parte, qua non si lamenterà di certo. Il titolo permette di arrivare ai 60 fps stabili in 2k (la risoluzione del mio monitor, sebbene il gioco supporti anche il 4k), con un dettaglio grafico a dir poco incredibile. Una nota di merito va fatta per i modelli dei personaggi che raggiungono vette di espressività davvero stupefacenti. I volti degli attori scelti dall’autore (o forse sarebbe quasi meglio chiamarlo regista) Hideo Kojima e i lunghi filmati a volte danno quasi l’impressione di guardare un film (della durata di ore, ma per nulla pesante). La cura nei dettagli è maniacale: gli oggetti cambiano aspetto deteriorandosi, le animazioni sono tantissime e molto accurate, donando realismo a ogni circostanza.

Tutto questo su una configurazione di fascia alta, ma non top di gamma. Una scheda video GTX 1080ti e un processore i7 6700K permettono di gestire il software in maniera fluidissima, grazie anche ad un’ottimizzazione veramente ben curata.

...E GRAFICA ARTISTICA

Lo stile grafico invece incarna a pieno le emozioni che Death Stranding vuole trasmettere, evidenziando valori contrastanti di desolazione e speranza che vanno a comporre una palette cromatica sporca e memorabile. Sterminati campi verdi, strutture grigie, corruzione nera in contrasto con un bianco speranza che permea il cielo e altri elementi. Ogni colore ha un significato forte e rende memorabile e inconfondibile ogni paesaggio appartenente a questo titolo.

La colonna sonora dell’opera

A tutto ciò si aggiunge un comparto sonoro semplicemente perfetto. Non si tratta di rumori ambientali, quelli sono praticamente tralasciabili poichè l’attenzione è tutta rivolta alla colonna sonora. Le tracce selezionate sono lente e cariche di emozioni, così da accompagnare alla perfezione il mood generale. Sono quel genere di canzoni che cerchiamo su YouTube e Spotify anche dopo aver finito il gioco, in modo da mantenere vive le sensazioni che ci ha lasciato.

Ho anche apprezzato la presenza di un lettore musicale interno al titolo; quando siamo nell’hub centrale, nella stanza del protagonista, è possibile riascoltare le tracce sbloccate fino a quel momento.

Una nota di merito va anche al doppiaggio, aspetto di altissima qualità e in grado di rafforzare la sensazione di trovarsi di fronte ad un film.

Zaino in spalla, si parte!

UN GENERE CRIPTICO...

Per quanto riguarda le meccaniche, invece, il discorso è un po’ più complicato. Death Stranding è caratterizzato da un’originalità e una eccentricità tali da rendere quasi impossibile una classificazione delle sue caratteristiche e dei suoi valori per attribuirgli un genere. Dovessi trovare una macro-categoria direi un simulatore di camminate con elementi d’azione e dalla forte narrativa.

... CON UN GAMEPLAY SEMPLICE

Il nostro protagonista deve infatti compiere innumerevoli viaggi (all’inizio a piedi, poi con l’ausilio di veicoli e mezzi di vario tipo) per consegnare dei pacchi. Può sembrare banale, ma la trama scongiura questo rischio… Almeno in parte. Ammetto che avrei preferito qualcosa di più vario (viste anche le numerose ore necessarie per completare il titolo), ma sarebbe stato davvero difficile trovare qualcosa a livello della narrativa.

In ogni caso la presenza di missioni principali e secondarie, un gran numero di gadget da costruire per poi affrontare il mondo di gioco in maniera completamente differente e le meccaniche specifiche dell’esplorazione rendono sempre piacevole viaggiare in questo mondo. Per riprendere il concetto espresso prima, questo è senza dubbio il miglior simulatore di camminate mai ideato; camminare su terreni scoscesi necessita di attenzione al percorso, alla velocità e richiede addirittura di bilanciare le fasce dello zaino per non far cadere il carico. Agli appassionati ricorderà le sensazioni di un’escursione montana su sentieri complicati.

Insomma: apprezzo davvero tanto il fatto che le meccaniche siano originali e che il gioco non segua le mode e i valori di questa generazione videoludica, ma non si può dire che il gameplay sia l’aspetto migliore di Death Stranding.

Gli antagonisti sul nostro cammino

Due parole sul combattimento: nulla di eclatante o troppo nuovo. Gli attacchi in mischia sono ripetitivi e fin troppo efficaci; non richiedono tempismo e possono sterminare i nemici base con facilità. Le armi da fuoco e gli strumenti stimolano un po’ di più la fantasia, ma non fanno gridare al miracolo.

Mi ha fatto piacere che l’approccio debba variare in base al fatto che i nemici siano vivi o… Morti. Può sembrare sciocco, ma in seguito capirete cosa intendo. In ogni caso ognuna di queste categorie ha armi e strategie possibili e tra di esse è compresa la fuga. Non è un titolo che punta a trasformarci in sterminatori di mostri; è palese che i combattimenti davvero necessari siano solo una piccola minoranza (sebbene per diletto si possa incrementare questa sezione). La stessa intelligenza artificiale non brilla e non fa sentire la mancanza di scontri più frequenti.

Tra quelli indispensabili rientrano ovviamente i boss. Essi sanno spezzare in parte la semplicità degli scontri standard, offrendo sfide più appaganti e ricche di strategia. Anche questa parte del gameplay palesa il fatto che i riflettori vogliano essere puntati sulla narrativa, ma sa divertire. Alcuni nemici presentano poi un’estetica davvero ispirata e questo rende il tutto più piacevole.

Una storia d’autore

Un piccolo preambolo: quel genio di Hideo Kojima nel 2015 si è separato da Konami per varie divergenze, ma soprattutto per poter esprimere liberamente il proprio estro creativo. Se questi sono i risultati, la scelta non può che essere definita azzeccatissma!

In ogni caso non ho intenzione di fare spoiler: l’esperienza va vissuta in prima persona, quindi darò solo un quadro iniziale delle vicende.

UN MONDO DISTOPICO, MA NON TROPPO...

Il mondo di gioco è una versione alternativa degli Stati Uniti d’America. In questo futuro post-apocalittico il confine tra il mondo dei vivi e quello dei morti è crollato, con conseguenze devastanti. Enormi aree sono state distrutte, disgregando gli stati e trasformandoli in UCA, ovvero Città Unite d’America. La pioggia (ora nota come cronopioggia) fa invecchiare tutto quello che viene colpito e attira entità a cavallo tra i due mondi, ovvero le CA. Esse portano il panico tra i pochi viaggiatori, che bramano un Bridge Baby (il famoso neonato in provetta) per facilitarne l’individuazione.

...E UN PROTAGONISTA MOLTO REALE

Il protagonista della storia è Samuel “Sam” Porter Bridges, un fattorino che in questo contesto assume un ruolo centrale, poichè collega persone che altrimenti non potrebbero raggiungersi. Questo ribaltamento di valori è figlio del fatto che ora questo mestiere sia diventato uno dei più importanti e pericolosi; a questo si aggiunge il fatto che la presidentessa degli Stati Uniti, nonchè figura materna per Sam, sul letto di morte gli affida l’arduo compito di riunificare le comunicazioni tra gli insediamenti.

Viaggiare da soli, ma in compagnia

In questo contesto porteremo Sam a vagare tra piane e monti, pioggia e neve, fiumi e crateri. Tutto porterebbe a pensare che si tratti di un viaggio in solitaria, ma è vero solo in un certo senso. Se da una parte non avremo mai NPC che ci seguono (al limite qualche chiamata per tenerci al corrente di elementi di trama e di missione), dall’altra potremo “incontrare” l’operato degli altri fattorini, ovvero degli altri giocatori. Questo non avviene mai in tempo reale, ma soltanto sotto forma di cartelli, indicazioni, doni o loro carichi da raccogliere per essere parte di qualcosa di più grande, una rete lavorativa che collabora sebbene non si possa mai incontrare direttamente. Lo stesso vale per le costruzioni nel mondo di gioco; tutto quello che si lascia sulla mappa (torrette di guardia, ponti, funi, scale, generatori,…) può essere visto, utilizzato e votato dagli altri giocatori.

Avete capito bene, “votato”. Questo avviene tramite la meccanica dei “like”, proprio come se si trattasse di un social network. Questa trovata ovviamente vuole anche far leva su un automatismo che ormai tutti abbiamo, ma si spinge oltre. Proprio come un social, questo approccio vuole farci sentire collegati agli altri e dare una nuova concezione di multiplayer.

Estendendo il ragionamento, questo elemento va a rafforzare uno dei valori più presenti in Death Stranding: il senso di cooperazione e lavoro di squadra ai fini di perseguire qualcosa che il singolo non potrebbe mai raggiungere. Lo stesso pensiero si ricollega al concept principale dell’opera, ovvero ricollegare ciò che rimane degli Stati Uniti e fa sorgere un quesito per nulla banale: un’esistenza senza legami può essere definita “vita”?

I dualismi, il simbolismo e i valori di Death Stranding

I significati e le letture dietro a quest’opera non si limitano a ciò, ma contano tanti altri spunti, che variano da giochi di parole ad associazioni di pensieri.

IL VALORE DEL SINGOLO...

Prima di tutto ho apprezzato il concept del protagonista. Egli inizia l’avventura con i capelli sciolti di fronte al viso, quasi a volersi coprire e rimanere nell’anonimato; nel momento in cui accetto la sua missione e il suo fardello, li lega in un codino, quasi a voler dire che ora guarda in faccia le sue responsabilità. Lo stesso cognome, Bridges, nicarna la sua natura ovvero quella del “collegamento”; questo è ancora più peculiare vista l’antitesi con la sua indole, fobica del contatto umano. Questa profondità di caratterizzazione dei personaggi porta in varie circostanze a dualismi intriganti, tra cui domina quello tra istinto e volontà. Sam e altri personaggi portano avanti lotte interiori che, a volte, possono essere devastanti. Mai come in questo caso si comprende il valore di fare pace con se stessi.

...E DELLA COMUNITA'

Anche a livello semantico Kojima ha giocato molto tra il concetto di “legame” e quello di “blocco”. Lo stranding, ovvero questa catastrofe che ha colpito il mondo, indica uno “spiaggiamento”. L’aggettivo inglese “stranded” significa invece “bloccato”. Queste parole sono direttamente collegate a “strand”, che rappresenta invece un legame. Anche su questo piano di lettura, nella trama si gioca molto (e in maniera molto matura) sull’importanza dei legami, ma anche sul rischio che possano diventare delle catene se coltivati nella maniera sbagliata.

Infine tutta l’opera è permeata da un senso di ciclicità che trascende quasi lo scorrere del tempo per come lo conosciamo noi. Le tematiche, una volta compreso dove andrà a parare la trama, diventano universali e adatte a ogni epoca.

Considerazioni finali

Penso che orami si sia compreso chiaramente quanto io stimi quest’opera. Non tanto per il suo gameplay che, seppur molto funzionale a cosa vuole trasmettere, resta comunque semplice e a tratti ripetitivo. Il vero punto di forza sta nella narrativa, che rivoluziona ancora una vlta il ruolo del media videoludico all’interno del panorama dell’intrattenimento. Kojima danza sul confine tra “autore” e “regista”, dando vita ad un’opera di una profondità disarmante.

Attenzione: il ritmo è lento e va assaporato nei tempi e nei modi proposti. Cercare di accellerare per il mero gusto di completare il gioco in un tempo inferiore toglie tantissimo significato. Qua è essenziale sfruttare ogni passo compiuto da Sam per riflettere su ogni passo avanti della trama e su ogni passo dell’umanità, anche quella reale. Soprattutto in un’epoca non facile come la nostra, soprattutto dopo una catastrofe come il coronavirus. Non nego che ci siano anche forti riferimenti alla fede e alla politica (la mancanza di collegamenti come trasposizione artistica di eventi come il muro tra Stati uniti e Messico è evidente e non è nemmeno l’unico).

Mi sento quindi di consigliare questo titolo a chiunque abbia voglia di emozionarsi, riflettere e provare cosa significa vivere un’esperienza videoludica adulta. Non è un videogioco per tutti, ma un’esperienza per chi ha una bouna apertura mentale e tanta voglia di lasciare un segno in questo mondo. Anzi, chi riuscirà a comprendere Death Stranding fino in fondo probabilmente acquisirà dei valori che varieranno il suo modo di vedere la realtà in cui vive.

Verdetto
9 / 10
Se non torneremo ad essere tutti uniti l'umanità non potrà sopravvivere.
Commento
Kojima Productions ha creato qualcosa di davveri speciale con Death Stranding. Il gioco è tanto innovativo da non essere semplice da definire, ma si potrebbe chiamare un simulatore di camminate con elementi action, crafting e una trama incredibile. Quest'ultima tocca tematiche molto attuali e profondamente radicate nella natura umana. In un certo senso si può dire che parli del senso stesso della vita. Una storia a cavallo tra la vita e la morte, fatta di estinzioni e rinascite, isolamento e comunità. Il tutto viene vissuto attraverso personaggi ben scritti e interpretati da attori professionisti. Un comparto tecnico estremamente elevato permette di rendere al meglio le emozioni, visualizzabili un grandissimo realismo nelle animazioni e nel dettaglio grafico. A questo si aggiunge anche una colonna sonora da oscar, in grado di scuotere l'animo ed emozionare in maniera sincera. Death Stranding propone un'esperienza unica in questa generazione videoludica, che andrebbe provata e vissuta da tutti. Non si tratta di un videogioco frenetico o pieno di adrenalina. A volte risulta anzi molto lento, ma quella stessa lentezza permette di apprezzare valori sinceri in grado di far riflettere chi ha un'adeguata apertura mentale.
Pro e Contro
Trama incredibile
Tecnicamente splendido
Molto emozionante

x Gameplay ripetitivo
x Combattimenti di contorno