La riedizione di Death Stranding spaventava per le aggiunte,
ma è bastato prendere DualSense in braccio quasi fosse un BB per annichilire ogni dubbio

Non sono uno che rigioca i videogiochi. Per me è sempre stata più che abbastanza la prima, perché un secondo round con i vari Hellblade e Nier Automata non farebbe altro che svelare il trucco, ricordarmi che alla fine sono solo videogiochi che sto costringendo a ripetersi nella speranza di risentire quello che ho provato la prima volta. C’è qualche eccezione, perché ognuno ha le sue zone di comfort e vuoi o non vuoi m’è capitato di dover rimettere mano a qualcosa per poi travasare su queste pagine. Ma di solito non rigioco nulla, soprattutto se le premesse sono quelle di aver toccato ciò che nella mia testa era intoccabile, quello che mi aveva fatto vergognare nella prima recensione di Death Stranding.

Come San Pietro, ho rinnegato il mio Dio per tre volte. E come Pietro adesso sono qua per fare ammenda

Non sono uno che rigioca i videogiochi. Soprattutto sapendo quanto pesa Death Stranding alla fine. Il modo infame con cui ti ritorce contro il contatore delle ore per costringerti ad ammettere che sei umano. Se accetti che i videogiochi sono arte allora è legittimo sentirsi sopraffatti giocandone uno. Si chiama sindrome di Stendhal, e davanti a qualcosa che per me, per me come persona, è stato sia Corda che Bastone, come faccio a pensare di rivivere tutto quello per procura imitando gesti e azioni già recitati due anni fa? Non sono uno che rigioca i videogiochi, eppure non riesco a smettere di rigiocare questa Director’s Cut.

Non è nostalgia, non è rivivere il passato. Il feeling è spesso e volentieri diverso e il significato pure. In gioco ti spiegano quanto siano terrificanti le Creature Arenate e tu dall’altra parte dello schermo te la ridi non appena sblocchi le Granate Ematiche. Conosci i trucchi. I posti, gli appostamenti dove vale la pena spenderti per ottenere le cinque stelle e sbloccare le versioni livello 3 di armi e gadget. Non conosci le novità ma alla fin fine queste impattano molto poco su quello che Death Stranding è, su quello che vuole essere. Su quello che quantomeno hai deciso che sia per te e dentro di te. Kojima ha aggiunto una rampa senza saltare lo squalo, e alla fine cambia ben poco poter sparare pacchi ad una certa distanza con la catapulta.

Le strutture in Death Stranding sono supporti, ma il messaggio di fondo del gioco era (ed è ancora) un'ode al corriere

Sam è ancora l’elemento fondamentale, come chi lo sta controllando dall’altra parte. Le strutture aiutano, ma il viaggio rimane il tuo viaggio, la consegna la tua consegna. Poter colpire i muli in salto con un dropkick aggiunge spettacolarità – magari anche non richiesta –, ma durante un incarico ci penserai comunque due volte prima di farlo. È un’extrema ratio che non rende improvvisamente Death Stranding un bel giocattolo. Sembrava che questa Director’s Cut volesse rendere l’ultimo Kojima divertente ad ogni costo, poco importa se avrebbe significato tradirne il significato. Non succede. Questa Director’s Cut è nel caso peggiore inutile, in quello migliore una scusa per tornare a visitare le United Cities of America e commuoversi una volta arrivati all’atto tre.

Ecco, se ad un certo punto ho rivissuto davvero il passato è stato lì. Attraversato il lago Death Stranding è un enorme cantiere in costruzione. Sono le strade quelle che hanno reso ogni Impero che abbia mai significato qualcosa nella Storia tale. Gli Stati Uniti non hanno mai fatto eccezione, e non lo fanno superate le soglie dell’apocalisse. Superi quello che è il primo “stacco” in-game e ritrovi, come due anni fa, persone che piuttosto che andare avanti restano indietro a ricostruire. Uno sforzo collettivo senza frontiere, a disposizione anche di chi non paga l’abbonamento PlayStation Plus. In un’epoca di dittatura sanitaria dove è chiaro che Death Stranding lo abbiamo deluso e no, non ne siamo usciti migliori, ritrovare lo stesso messaggio che avevo già visto pre-pandemia mi ha riportato indietro.

“Pensa a quanto potremmo fare se la avessimo sempre, questa attitudine.
Se Dio fosse stato un designer migliore. Se l’uomo lo fosse per sé stesso.”

Parole datate novembre 2019 che tornano alla memoria a settembre 2021. In mezzo è cambiato tutto, è successa la vita. Hai guadagnato e hai perso, sei stato buttato via di peso e magari qualcun altro t’ha raccolto per rimettere insieme i tuoi pezzi assieme. Eppure davanti a quella strada in costruzione ritrovi questa stessa frase. E forse allora non è cambiato proprio tutto, la voglia di cambiare le cose, di migliorarle, è ancora lì. Non sono uno che rigioca i videogiochi perché è un escapismo da cui non traggo conforto. Non vedo il senso di tornare chi ero scappando da chi sono soffiando dentro una cartuccia. Però forse se il punto è ricordare qualcosa che hai dimenticato, sentire di nuovo qualcosa che hai perso, è diverso.

Non sono uno che rigioca i videogiochi, ma in questo caso sono contento di aver fatto un'eccezione

Anche se sto rigiocando qualcosa di tutt’altro che imperdibile, tutt’altro che fondamentale. Potevo accorgermene senza Director’s Cut? Probabilmente sì, ma l’avrei fatto? Probabilmente no. E allora questa Director’s Cut ha senso e non riesco a staccarmene. Anche se l’implementazione di DualSense non è all’altezza dei sogni bagnati concepiti durante il reveal di PS5. Speravo di vedere quello che ha mostrato Astrobot e in realtà più che la vibrazione sorprendono i suoni. Perché BB è davvero inquietante quando esce dall’altoparlante del controller, al punto da farti sentire in pena finché non lo tranquillizzi cullandolo.

Quindi giocateci. Rigiocateci. Normale, Director’s, quello che capita.
Provate anche voi a rigiocare i videogiochi, se avete bisogno di ricaricare il vostro savestate.

Voto e Prezzo
9 / 10
50€ /50€
Commento
È ancora Death Stranding. Lo stesso gioco che ti ha fatto odiare Die-Hard Man ad ogni ordine impartito in modo troppo autoritario. Che ti ha fatto innamorare di Fragile e della sua attitudine al sacrificio, perché non puoi mandare in frantumi chi conosce il kintsugi. Che ti ha fatto capire che da una come Amelie devi scappare, scappare dall'altra parte della costa anche se raggiungerla a ovest ti è costato tutto. È ancora Death Stranding, e questa volta non posso smettere di (ri)giocarci.
Pro e Contro
È ancora Death Stranding

x È ancora Death Stranding

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