Se Chicory: A Colorful Tale parla di depressione, beh,
è giusto che lo faccia anche questa recensione

Non so cosa sia la depressione. È un mostro che conosco per procura, perché qualcuno vicino a me la vive tutti i giorni. L’ho vista nei videogiochi, dove diventa assenza di suono e di colore. L’ho vista in occhi non miei. In atteggiamenti di terze parti che hanno finito per farmi più male del lecito. Ma non ho mai avuto quel marciume dentro. Per cui non so se sono la persona giusta per scrivere una recensione di Chicory: A Colorful Tale. Alla fin fine io la depressione l’ho sempre vista dall’altro lato, quello “giusto”.

Ma esiste davvero un lato giusto, quando si parla di depressione?

Non ti serve la trama

Un momento in particolare di Chicory: A Colorful Tale mi ha steso. Compare un balloon di testo a schermo e rimango a leggerlo per un minuto buono. Perché quelle parole le ho già sentite. Fin troppe volte. Quasi fossero un comunicato stampa, citazioni a cui la depressione deve attenersi. Proprio quel mostro che facciamo fatica a raccontare in modo universale perché è diverso per tutti.

“Staresti meglio senza di me”.

“Lasciami indietro”.

“È più facile se mi odi”.

Quanto dura? Chicory: A Colorful Tale dura dalle 15 ore in su. Dipende da quanto tempo spendi a giocare con i colori, da quanta fretta hai di finire i suoi 10 capitoli.

Forse le hai sentite anche tu che stai dall’altra parte dello schermo. Se ti ha detto male erano rivolte a te, e hai sentito quel gelo dentro tipico di chi non sa cosa rispondere. Perché vuoi bene a chi sta dall’altra parte. Vorresti salvarlə. Ma non sai proprio come si fa, come potresti farlo. Non sai come farlə sentire almeno un po’ meglio, un po’ meno solə. E non sai nemmeno perché ti sto raccontando tutto questo. È roba che più o meno t’ha fatto male e volevi solo leggere una recensione che ti vendesse Chicory: A Colorful Tale. Te lo sto raccontando proprio per quello, in realtà. Non servirebbe a nulla dirti che Chicory è la storia di un cane che deve salvare il mondo dall’assenza di colore. È una descrizione generica che non ti racconta davvero nulla di cos’è il gioco, del perché dovresti giocarlo. Ma giocarlo davvero.

E invece ti dico che Chicory: A Colorful Tale è un gioco che parla di depressione. Di tutti e due i suoi lati. Quello di chi la vive dall’interno e quello di chi la subisce all’esterno. E li racconta usando qualche stereotipo e qualche frase fatta, come una favola per bambini. Non è la prima volta che ci tolgono i colori per comunicare un malessere, dopotutto. Ma anche attraverso momenti plausibili, momenti che possiamo aver davvero vissuto tu e io. Finisci per volergli un gran bene senza poterci far nulla, a Chicory. Finisce per darti davvero una mano. Sai che non sei solo. Forse lo sapevi già, però l’avevi dimenticato e beh, il gioco te lo ricorda. Non è un abracadabra contro quel mostro, chiaro. Ma ti farà star bene, e a volte ti farà anche ridere quando meno te l’aspetti.

Il tempo della pittura in Chicory: A Colorful Tale
Il Tempio della Pittura è un luogo sacro dove vengono celebratə lə pittorə che hanno detenuto il pennello. E che apparentemente avevano il sederone.

L’arte è inclusione

Ti sta dando fastidio l’uso della scevà, immagino. Magari pensi che sia una posa finto-femminista. In realtà no, è la prima volta che la uso in una recensione, e lo sto facendo proprio perché sto parlando di Chicory: A Colorful Tale. Perché Chicory è molto attento al problema dell’inclusione. Si respira anche giocando il gioco in italiano, che rispetta la scelta dell’originale sul genere dellə protagonista. Maschio, femmina o non binario.

Nell’ultimo caso si tende al neutro, e la scelta fatta è proprio quella di usare la scevà. È meno leggibile, mi dirai. Si è pensato anche a questo. Basta attivare l’opzione leggibilità dal menu. Oppure scegliere uno degli altri due generi. Il bello di Chicory è che non impone nulla. Proprio come chi vuole aggiungere un’alternativa neutrale all’italiano che sia diversa dal maschile. È un di più, non toglie nulla a tutti gli altri.

È bello che un videogioco creda in qualcosa. O meglio, che lə suə sviluppatorə lo facciano e che si respiri giocando la loro opera. È una speranza per tutti, perché vuol dire che non lasceremo vincere il marciume che bazzica nei videogiochi. Non lasceremo vincere il Gamergate e i suoi emuli. Alzare la voce, minacciare di morte, battere i piedi… Tutto inutile. I videogiochi sono cresciuti e stanno crescendo. Per cui si stanno aprendo anche a queste tematiche. Come sta facendo (e dovrebbe fare) la vita vera.

Se davvero pensi che i videogiochi siano arte non dovrebbe darti fastidio. Anzi. E se te lo dà vuol dire che non lo pensi sul serio. È qualcosa che dici per giustificare il tempo che perdi davanti ai giochini secondo tuo padre. Ci sono passato anche io e ci siamo passati tutti. Lasciati dare un consiglio: non serve giustificarsi, perché il tempo è tuo.

Dove lo compro?

Non sai quanto mi scocci parlare del gameplay in una recensione, ma per Chicory: A Colorful Tale devo fare un’eccezione. Me lo son giocato tutto, tutto d’un fiato, su PS5. E su PS5 funziona anche abbastanza bene, si arriva alla fine anche con una certa ansia perché devi sapere, vuoi sapere.

Ma credo che su PC Chicory funzioni meglio

Metroidvania? Un po’ si, dai. La mappa è interconnessa ma la progressione dipende dalle abilità che sblocchi, e la parte platform è pure abbastanza marcata. È apocrifo, ma Chicory ci rientra.

Su PS5 il supporto a DualSense non è incredibile – anche perché non ce ne era bisogno – ma in compenso si sfrutta il touchpad. Disegnare così è molto più comodo che farlo usando la levetta destra. Ma un mouse rimane un’altra cosa e permette tutta un’altra precisione. Figurati poi se puoi usare una tavoletta grafica vera. Chicory dura una quindicina di ore, forse l’avevo scritto in un box più sopra. Ecco, potendo disegnare per bene si arriva facile anche a 30. Ok, ok, ci sono dei collezionabili, i vestiti, i gattini da salvare – ma in modo coerente, non come in Final Fantasy 7 Remake.

Però alla fin fine il piatto davvero forte è il pennello. I puzzle ambientali da risolvere in questo mondo in bianco e nero che è quasi un metroidvania top-down. Posti dove puoi andare solo una volta imparato a nuotare nel colore o anche solo come funzionano alcuni fiori. Gira tutto attorno al pennello, soprattutto durante le boss fight. Nella loro semplicità, riescono ad avere dei momenti emotivi pesanti. Perché è proprio durante le boss fight che sbatti la faccia sulla depressione e le linee di dialogo si fanno più brutali, più sincere. È qui che t’accorgi quanto Chicory ti sia entrato sottopelle e inevitabilmente lì c’abbia lasciato qualcosa. Poi sta a te non dimenticarlo.

Devi dimostrare di non essere analfabeta, né dal punto di vista emotivo né da quello ludico. Sono soft skill e concetti che Chicory ha provato a mostrarti e che tu devi puoi imparare. Avevo scritto “devi imparare”, poi ho cancellato. Ho riletto quel discorso qui sopra sul fatto che Chicory non imponga nulla e allora ho pensato che dovrei essere come Chicory. Ho pensato che t’ho appena detto di dimostrare di aver capito e che non avevo capito niente io per primo. Dovremmo cercare di assomigliare tutti un po’ di più ai videogiochi, soprattutto a quelli belli. Il mondo sarebbe un posto migliore.

Dovremmo anche iniziare a giocare davvero. Non per i punteggi, i trofei e le foto delle collector’s edition su Instagram. Ma per ascoltare i messaggi che lə sviluppatorə lasciano su disco. Anche quando il disco non c’è, perché nell’indie pare sia più facile.

Dovremmo giocare anche per essere migliori,
non solo per sentircisi.

Voto e Prezzo
9 / 10
20€ /20€
Commento
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Pro e Contro
Inclusivo
Rilassante
Profondo

x Forse meglio su PC

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