Recensione Call of Duty: Modern Warfare Remastered

Qualche giorno fa avevamo aperto la recensione di Call of Duty: Infinite Warfare paragonandolo ad una ballata che avrebbe cercato di parlare, come abbiamo visto riuscendoci solo in parte, dell’attitudine di Infinity Ward a dettare legge nel franchise che ha ideato. Quell’attitudine nasce, più che dai primi due capitoli della serie, con il ciclo di Modern Warfare: nel novembre del 2007 la casa californiana porta sul mercato Call of Duty 4 ed inaugura quella che sarà la stagione d’oro per lo sparatutto in prima persona. Modern Warfare Remastered riporta quindi sul mercato un vero e proprio mostro sacro, che giocoforza si deve scontrare con i suoi eredi (legittimi o “di secondo letto”, come nel caso di Titanfall 2) e con le solite perplessità che si hanno quando si parla di questo tipo di operazioni: è la classica operazione nostalgia pensata per piazzare più copie delle varie Legacy Edition oppure il lavoro alle spalle del prodotto è serio e puntuale?

Versione testata: Playstation 4

La guerra di oggi
Si parla spesso del multiplayer di Modern Warfare, ma la campagna non è decisamente riuscita male: i momenti di alta scuola di certo non mancano

Modern Warfare, in un contesto dove solitamente il teatro scelto per mettere in scena prodotti di questo tipo era quello della Seconda Guerra Mondiale, porta la guerra ai giorni nostri, ambientando le vicende in quello che all’epoca era il presente. Inizialmente le due linee che, intrecciandosi, andranno a realizzare il tessuto narrativo del titolo partono una lontana dall’altra: da una parte il giocatore veste la divisa del sergente del SAS (la Special Air Force britannica) John “Soap” MacTavish, appena unitosi al reggimento e pronto per la sua prima missione, intercettare un carico nucleare che sta attraversando lo Stretto di Bering a bordo di una nave cargo. Il secondo filone è quello che si sviluppa dietro le fila dei Marines americani, dove nei panni del sergente Paul Jackson lo scopo è quello di catturare Khaled Al-Asad, leader delle forze ribelli che hanno appena eliminato il presidente dell’Arabia Saudita. Fin dalle prime battute dell’esperienza Infinity Ward pone l’accento sulla spettacolarità dell’azione, alternando momenti davvero al cardiopalma (che si affrontano da subito, basti pensare alla fuga dalla nave cargo della prima missione mentre questa sta affondando) a sezioni più passive, dove il passo rallenta ed il giocatore è quasi costretto a “subire” gli eventi, tanto più che lo sviluppatore in queste situazioni limita le interazioni con l’ambiente possibili ai semplici cambi di inquadratura (come nel caso della seconda missione, tutta vissuta nei panni del presidente Al-Fulani mentre va incontro al patibolo, senza poter far nulla). Situazioni dove Infinity Ward insomma sfrutta spesso e volentieri script ed automatismi, ma che pad alla mano regalano momenti intensi e ben sceneggiati, arricchiti poi da alcune delle personalità che accompagneranno il giocatore fino a Modern Warfare 3 (su tutte il leggendario Capitano Price) e dalle riuscitissime location messe sul piatto dallo sviluppatore: la già citata nave cargo, ma anche Pryp’jat’ (nei pressi di Chernobyl), sfondo di due delle missioni più suggestive di tutta la campagna. Insomma, con le solite varianti della difficoltà e delle “manie di completismo” di chi gioca, vista la presenza di alcuni collezionabili utili poi a sbloccare dei trucchi attivabili dal menu, si parla di circa sei ore di una campagna sicuramente ben confezionata, seconda forse solo ai colpi di scena a tradimento che poi metterà in scena Modern Warfare 2.

 

Il multiplayer di ieri
Sul fronte online Modern Warfare ha di fatto ideato un sotto-genere

Ma Modern Warfare, malgrado l’ottimo lavoro lato campagna, è stato consegnato alle pagine della storia videoludica recente grazie alla sua modalità multiplayer. Perché? Fondamentalmente perché sarà proprio Modern Warfare a dettare le linee guida di quella che sarà l’esperienza competitiva di Call of Duty e, di riflesso, di tutto il filone arcade dello sparatutto in prima persona. Ancora oggi infatti la dotazione di base si compone di due armi (una principale ed una secondaria, al netto dei perk che permettono di scegliere due armi della stessa classe), due tipi di granate (letali da una parte, accecanti, stordenti e fumogene dall’altra) e di una serie di bonus passivi divisi in tre categorie a conferire vantaggi quali uno scatto prolungato, più velocità nel cambio di arma o più resistenza alle esplosioni o ai danni da caduta. La dotazione è poi completata dalle ormai classiche ricompense uccisione, che premiano il giocatore elargendo bonus quali l’UAV (un drone che permette di individuare sulla mappa la posizione dei giocatori nemici per un certo tempo), la possibilità di ordinare un raid aereo in una specifica zona o ancora di richiede il supporto di un elicottero capace di sparare a vista sugli avversari. Più si uccide senza essere uccisi (allungando la serie di uccisioni), più la ricompensa ottenuta è ghiotta, intuizione che ancora oggi si ritrova all’interno del franchise: il Pick 10 introdotto da Black Ops II avrà anche rimesso in discussione la ripartizione dell’equipaggiamento che abbiamo visto (la base è comunque quella descritta, ma si può rinunciare a qualche elemento per poter spendere più punti su altri aspetti, per esempio dotandosi di una granata extra in cambio dell’arma secondaria), ma le famigerate “streak”, pur magari cambiando nome da un capitolo all’altro, sono in larga parte basate su quanto si può vedere in Modern Warfare.

 

La guerra è cambiata (con buona pace del Generale Shepherd)

L’approccio, come detto, è decisamente arcade e rinuncia a qualunque velleità di realismo o simulazione: chi è alla ricerca di una balistica più accurata si rivolga altrove, Modern Warfare era pensato all’epoca per un approccio molto più immediato, figlio dell’epoca Arena (in parte rievocata poi nella modalità multiplayer Old School, dove si inizia tutti con le stesse armi e perk e potenziamenti sono da raccogliere sulla mappa, in perfetto stile Quake) ed improntato sulla velocità di manovra. Ed è a questo punto che, come promesso, va affrontata di petto l’annosa questione che vede la serie ripetersi di anno in anno uguale a sé stessa: Infinity Ward con Call of Duty 4 all’epoca ha definito le regole, ma con il passare del tempo il ritmo si è tremendamente alzato fino ad arrivare allo scenario di oggi, una situazione che partendo da questo canovaccio di base ha trovato un nuovo punto di riferimento in quanto confezionato da Respawn Entertainment (fondata da Jason West e Vincent Zampella, non a caso figure chiave del franchise Call of Duty fino alla loro fuoriuscita da Infinity Ward) con il primo Titanfall. Il ritmo, già alto, si è alzato ulteriormente, riportando in auge concetti come quello della verticalizzazione ripresi proprio da quel filone Arena che aveva ispirato Modern Warfare, ed il time to kill in parallelo va ad abbassarsi tremendamente; il risultato è che, sette anni dopo, per ironia della sorte Modern Warfare Remastered risulta essere un prodotto dal gameplay più ragionato e dal passo più sommesso. Chiaramente non si arriva nemmeno lontanamente alla manovra tipica dello storico concorrente Battlefield, visto che laddove in casa DICE l’imperativo è muoversi in squadra l’interpretazione di Infinity Ward è ancora capace di esaltare il singolo e si muove comunque ad un ritmo più alto, ma si è comunque decisamente distanti da quelli che sono al giorno d’oggi i prodotti (chi più, chi meno) derivativi rispetto a quanto rilasciato sul mercato nel 2007.

Più arcade di Battlefield, meno di Titanfall e dei CoD recenti

E sembrerà quasi un paradosso, ma pur mancando alcuni sofismi introdotti nei capitoli successivi (la scivolata in corsa o la possibilità di “lanciarsi” a terra anche in movimento) e pagando il confronto a distanza con Modern Warfare 2, che sulla base di Call of Duty 4 andava a ripulire l’offerta di tutti quegli aspetti che rendevano l’esperienza a tratti frustrante come l’odiatissimo martirio (ogni volta che si muore ci si lascia alle spalle una granata) nella scacchiera che abbiamo davanti nel 2016 Modern Warfare Remastered va a riempire una casella, in effetti, rimasta scoperta, collocata a metà tra quello che lo sparatutto in prima persona era e quello che poi è diventato. I giocatori risponderanno positivamente all’appello? Difficile da dire, visto che per il momento il prodotto è venduto solo in bundle con Infinite Warfare, ponendo un ostacolo importante in accesso ai contenuti: solo il tempo riuscirà a dirci se c’è interesse per un prodotto di questo tipo, arcade e veloce ma non frenetico quanto le uscite più recenti della serie.

Il lavoro dietro le quinte
Il lavoro di remaster è di assoluto livello

E arriviamo quindi a quello che è l’aspetto più caratterizzante di un’offerta di questo tipo, il lavoro di rimasterizzazione fatto da Raven Software, il team che si è accollato l’onere di un adattamento così pesante visto il nome sulla copertina. Opera di revisione che, ad ogni modo, non si può che promuovere a pieni voti: l’interfaccia, a livello di disposizione, è rimasta molto simile a quella dell’originale, ma è stata portata di prepotenza ai giorni nostri visto il lavoro certosino dietro le varie icone presenti, e lo stesso discorso si può fare per texture, elementi dello scenario e modelli poligonali. L’impatto spesso è sorprendente, e memori di quanto si poteva vedere a schermo nella versione originale per la passata generazione non si può che rimanere soddisfatti: non fosse che l’upgrade è prevalentemente estetico (non andando quindi a toccare aspetti più pesanti come il sistema di illuminazione) si potrebbe quasi parlare di remake vero e proprio, più che di semplice rimasterizzazione. Ad ogni modo da questo punto di vista è un piacere rigiocare la campagna di Modern Warfare o scendere sui 10 campi di battaglia presenti online (i sei rimasti esclusi arriveranno comunque entro la fine dell’anno), e non si può dire che Activision non abbia fatto le cose in grande.

Verdetto
8.5 / 10
Il motivo per cui dal 2007 odio i camper
Commento
Le guerra, videoludicamente parlando, è cambiata, e dopo la lezione impartita al genere nove anni da da Modern Warfare i punti di riferimento sono cambiati ed i ritmi si son fatti più serrati, con il time to kill sempre più pericolosamente rivisto al ribasso. Proprio per questo, l'offerta proposta quest'anno da Infinity Ward e Raven Software è particolarmente allettante: da una parte il moderno e futuristico Infinite Warfare, dall'altra un pezzo di storia dello sparatutto in prima persona che, pur rimanendo fedele alla sua natura arcade, ha un passo più lento ed una manovra nel complesso più ragionata, posizionandosi a metà dello spettro. A limitare un po' l'appeal del prodotto ci pensano alcuni sbilanciamenti storici, che poi sono stati risolti dai capitoli successivi, e la scelta di vendere il tutto solo in bundle con il capitolo principale di quest'anno: se il numero di giocatori presenti sui server sopravviverà alla manovra, potremmo essere di fronte al primo passo verso un ritorno in auge di questo tipo di prodotti.
Pro e Contro
Un pezzo di storia recente
Ottimo lavoro di rimasterizzazione
Arcade, ma meno frenetico della concorrenza

x I difetti storici sono ancora li
x Venduto solo assieme ad Infinite Warfare: rimarrà giocato?