Recensione Art of Rally è pura poesia in movimento

Prima delle passerelle glamour del circus della Formula 1 e dell’irriverenza della MotoGP, prima dei grandi sponsor, dei diritti TV e dei regolamenti asfissianti, quello del motorsport era un mondo incredibile. Tra tutte le discipline però, ce n’era una che ha fatto della velocità, del pericolo e della follia i suoi tratti distintivi: il Rally. Difficile rendere glam una disciplina basata sullo sparare automobili a velocità insensate su sentieri di fango, ghiaia e neve, dopotutto. Il rally, però, aveva un fascino tutto suo, era la forma più pura di automobilismo sportivo. Chi stava dietro al volante era un superuomo che sfidava la sorte quotidianamente, spinto dal bisogno di andare sempre più veloce, oltre i limiti del proprio corpo e del proprio istinto. Art of Rally, l’ultima opera di Funselektor, è forse la più grande celebrazione di quell’epoca che si sia mai vista nel mondo del gaming. E ne avevo bisogno.

Il gioco è in uscita su Steam il 23 Settembre, supporta già l’italiano (anche se la traduzione è un po’ poco scorrevole) e offre pieno supporto ai controller.

Poesia in movimento

Non so se vi è mai capitato di parlare con un appassionato di rally. Ad un certo punto, chiunque – soprattutto chi c’era in quegli anni – vi dirà che veder guidare Ari Vatanen, Walter Röhrl o Henri Toivonen equivaleva a vedere poesia in movimento. Veloci, spericolati e sprezzanti della paura, gente abituata ad andare a 200 Km/h su piccole stradine di montagna con la stessa scioltezza con cui io accompagno mia nonna a fare la spesa all’Esselunga.

Art of Rally parte da qui, dall’amore di chi c’era per quel periodo storico del motorsport, e ne ripercorre la storia, calcando la mano sull’aspetto emotivo e passionale del rally. Lo fa con una confidenza nei propri mezzi spaventosa e con una cura per i dettagli ed una direzione artistica che tolgono il fiato. Il senso di Art of Rally è racchiuso nel breve monologo di Buddha (un momento di pura follia psicotropa) con cui si apre il gioco:

Fare qualcosa di pericoloso con stile è Arte

A prima vista Art of Rally può sembrare un gioco di guida arcade senza pretese. Sappiatelo, non c’è niente di più sbagliato. Art of Rally punta fortissimo sulla sua direzione artistica ma la sostanza non manca, anzi, a conti fatti l’esperienza di guida è sbalorditiva. La fisica è perfettamente credibile e l’aspetto simulativo è centrale e curato nei dettagli. Il feeling di guida infatti cambia a seconda della potenza del motore, della trazione dell’auto e anche della lunghezza del suo passo. Non aspettatevi di saltare su una Lancia Delta S4 e su una Ford Escort MK2 senza avvertire alcuna differenza, insomma. L’auto conta, così come contano il fondo su cui si corre e le condizioni atmosferiche.

Art of Rally è una dichiarazione d’amore per tutta la disciplina

Ciò che mi ha stupito è stato proprio l’approccio di Funselektor al mondo del rally. Dune Casu dopotutto è creatore e director di Absolute Drift, uno dei giochi di guida più atipici e singolari di questa generazione, quindi era più che lecito aspettarsi un titolo che cercasse di andare oltre il videogioco tradizionale. Art of Rally celebra la storia del rally e lo fa con un amore sconfinato. Un amore così grande da sovvertire la storia della disciplina, tanto che nel mondo di Art of Rally le auto del leggendario Gruppo B non sono state bandite e i bolidi del mai nato Gruppo S gareggiano abitualmente. In un certo senso Art of Rally è ambientato all’interno dei sogni di ogni appassionato, e l’estetica che lo caratterizza amplifica questa sua dimensione onirica in maniera esponenziale.

Art of Rally è il sogno di un appassionato diventato realtà

Eppure, nonostante si tratti della celebrazione del ricordo della golden age delle derapate, Art of Rally dimostra una conoscenza della materia a tratti impressionante. Ad esempio, all’avvio ci viene chiesto di impostare la nostra nazione di provenienza e il nostro gruppo sanguigno. Una richiesta curiosa, forse, ma chi mastica la disciplina saprà benissimo che sulle auto, accanto al nome di pilota e copilota, veniva segnalato il loro gruppo sanguigno così che, in caso d’incidente, i soccorritori potessero prepararsi nel migliore dei modi ad un’eventuale trasfusione.

Un amore raccontato dalla cura maniacale dei piccoli dettagli

Piccolezze, sicuramente, ma che dimostrano una cura per i particolari davvero grandiosa. Lo stesso vale per le auto, ricreate ad arte con pochissimi poligoni e perfettamente riconoscibili nonostante non siano licenziate ufficialmente. Altra piccola chicca: La Lancia Delta S4 era famosa per essere un incubo da guidare. Quando venne convertita alla trazione integrale, infatti, adottò un comportamento particolare in curva. Era soggetta ad un pesante sottosterzo in ingresso, ma nonappena il differenziale scaricava la potenza sulle ruote posteriori quel sottosterzo si trasformava improvvisamente in sovrasterzo. La Gorilla S4 di Art of Rally ne imita il comportamento in curva con una fedeltà incredibile, e padroneggiarne la guida richiede più di un tentativo prima di raggiungere la perfezione. Questo dimostra una conoscienza in materia davvero invidiabile.

Art of Rally è una gioia per gli occhi e un toccasana per la mente

Ridurre Art of Rally ad un semplice gioco di guida sarebbe un errore madornale. Art of Rally smette da subito i panni del videogioco per trasformarsi in esperienza ludica. L’atmosfera quasi onirica degli stage, l’illuminazione spettacolare e la colonna sonora elettronica contribuiscono a rendere Art of Rally un’esperienza meditativa e rilassante che non ha eguali nel panorama videoludico. Se già Absolute Drift trasformava le strade in giardini zen da riempire con le tracce lasciate dagli pneumatici, Art of Rally porta questo aspetto introspettivo e di meditazione a livelli mai toccati prima.

L’opera di Funselektor nasce come celebrazione dei grandi anni del rally, ma al contempo cerca di prendere le distanze dalla frenesia delle corse di quel periodo e di mettere da parte l’aspetto competitivo. In un ambiente in cui Dirt Rally punta sull’essere costantemente sopra le righe, WRC tenta di essere adatto a tutti e V-Rally ripropone un feeling spiccatamente arcade, Art of Rally è orgogliosamente intimo, rilassato e rilassante. Questo lo rende unico. E necessario.

Una gioia per gli occhi, un toccasana per la mente

Art of Rally è un videogioco dove più che mai a contare non è tanto il traguardo quanto il viaggio. Gli avversari sono invisibili, semplici nomi affiancati ai tempi fatti segnare in gara. Vanno battuti, certo, ma il focus dell’esperienza sta nell’attraversare gli scenari meravigliosi facendosi completamente assorbire dalla guida. Non è un caso che la modalità carriera non sia una generica forma di autocelebrazione di noi in quanto piloti, quanto più una linea del tempo interattiva che attraversa tutte le fasi salienti del Rally dagli anni ’60 agli anni ’90. Il premio per la vittoria, infatti, sono nuove auto con cui affrontare le prove cronometrate. Nel caso fossimo abbastanza bravi da non esaurire i retry, ci verranno assegnate anche nuove livree da sfoggiare in pista e da immortalare nella meravigliosa photo mode, assolutamente inaspettata ma graditissima e ben curata.

Art of Rally e l’arte di meditare derapando a 200 km/h

Alla modalità carriera si affianca una modalità di guida libera per gli scenari del gioco. Non consideratela una modalità secondaria. È la scusa perfetta per salire in macchina e guidare perdendosi nella vastità del mondo di gioco senza pensare alle proprie performance. Non bisogna prevalere su nessuno e ci si può abbandonare liberamente a sé stessi. È il perfetto catalizzatore di quella forma di meditazione che solo Art of Rally è capace di generare. Mi sono trovato più volte con la mente completamente svuotata, assorto nei miei pensieri e assorbito dalla guida. Tra un tacco-punta ed una derapata sui tornanti del Giappone mi sono lasciato andare a qualsiasi pensiero mi passasse per la testa, rimanendo comunque concentrato sulla guida.

Tutto questo non solo è centrale nell’esperienza di Art of Rally, ma è anche ciò che lo rende unico nel suo genere. Una ventata d’aria fresca capace di tirare fuori il meglio di due aspetti – quello meditativo e quello professionistico – che convivono nella testa di qualunque pilota del motorsport. Sembra quasi che Dune Casu abbia cercato di svelare i meccanismi che si celano dietro all’essere piloti, soprattutto di una disciplina allucinante come il Rally, rendendo alla portata di tutti una forma mentis tipica di quegli alieni che non battono ciglio mentre si arrampicano sul Col de Turini a 180 Km/h. E, lasciatemelo dire, funziona meravigliosamente.

La tripla natura di Art of Rally

Oltre alla direzione artistica e al minimalismo nelle forme, Art of Rally si distingue per la sua insolita visuale. Abbandonata la classica chase cam tipica dei giochi di guida, i ragazzi di Funselektor hanno optato per una visuale diversa. La camera, infatti, è posizionata comunque alle spalle del veicolo ma in posizione deicsamente più rialzata. Questo rivela il triplice ruolo che siamo chiamati a rivestire in Art of Rally. Siamo infatti contemporaneamente pilota, navigatore e spettatore di ogni tappa. Siamo dietro al volante, ma allo stesso tempo ci viene chiesto di osservare la strada, sostituendo il nostro occhio agli appunti del nostro copilota, e ci viene chiesto di osservare la bellezza degli stage e, contemporaneamente, la storia del rally che ci si svela davanti.

La telecamera così alta contribuisce all’immersione nel mondo di gioco. Non venendo disturbati dalla voce del navigatore si è obbligati a tenere gli occhi sulla strada per anticipare curve, salti e cambi di fondo. Ho notato una cosa interessante, dopo ore di gioco: più si è concentrati più si tende a tenere lo sguardo fisso sull’orizzonte. Si diventa così un tutt’uno con l’auto da non doverla più guardare. Proprio come i piloti di rally che impostano le curve tenendo a mente le successive. Perché se è vero che il rally è una forma d’arte è perché è una perfetta combinazione tra il puro istinto di guida e l’anticipazione di ciò che verrà.

Incidenti negati

Faccio davvero fatica a trovare dei difetti in Art of Rally, soprattutto alla luce del fatto che sono perfettamente risolvibili post lancio. Quindi sì, è vero che forse i rally disponibili sono effettivamente pochi (nonostante si contino comunque una sessantina di stage), ma mi aspetto che col tempo vengano rimpolpati. Sarebbe davvero bellissimo avere eventi storici come il rally di Corsica, di Grecia, di Montecarlo o il meraviglioso Safari.

Il Rally di Norvegia in notturna è una meraviglia

Quello che forse è il problema più fastidioso del gioco è la funzione di recupero automatico dell’auto. Basta allontanarsi di poco dalla carreggiata che il gioco resetta la posizione dell’auto. Nonostante capisca che la meccanica sia pensata per evitare che i furbetti taglino intere sezioni di pista per avvantaggiarsi e falsare i risultati, la sua invasività è esagerata. Il problema, più che altro, è che è allo stesso tempo troppo punitiva e troppo generosa. Da un lato, infatti, nega la possibilità di rimediare agli errori con la giusta dose di “creatività“, costringendo a dover ripartire da fermi e a centro pista. Dall’altro, invece, l’auto viene reimpostata prima che gli effetti dei propri errori siano effettivamente apprezzabili. Niente incidenti spettacolari, quindi, perché si viene recuperati ben prima di fare la frittata.

C’era un estremo bisogno di Art of Rally

Ne avevo bisogno io, in primis. Ne avevo bisogno perché sono nato in un periodo storico in cui il rally è l’ombra di sé stesso, affamato di visibilità e popolarità come non mai. Nonostante tutto sono cresciuto ascoltando le storie degli appassionati, guardando vecchie VHS e documentari, e ho sempre sentito il bisogno di un gioco che me lo facesse vivere in questo modo. Sin dai tempi in cui ho consumato il pad della PS1 giocando a Colin McRae Rally 2.

Per quanto DiRT Rally sia un gioco complessivamente più completo non mi ha mai trasmesso il calore e che mi ha trasmesso Art of Rally. Non avevo mai visto una dichiarazione d’amore su quattro ruote come quella di Art of Rally, che in questo rivaleggia solo con Gran Turismo, e , tantomeno, non mi ero mai dedicato così tanto a me stesso con un gioco di guida come ho fatto con Art of Rally.

Quindi in definitiva sì, Art of Rally è un piccolo capolavoro, uno di qui giochi che rischiano di rimanere rinchiusi in una nicchia ma che meritano davvero di venire scoperti e amati. In assoluto una delle esperienze migliori degli ultimi anni, dedicato agli appassionati ma aperto anche ai profani.

Come me, che mi sono innamorato una derapata alla volta.

Verdetto
9.5 / 10
Fare qualcosa di pericoloso con stile è arte
Commento
Art of Rally è un capolavoro. La sintesi perfetta della follia del rally e del suo aspetto meditativo più intimo e riflessivo, sottolineato da una direzione artistica spaccamascella. Un viaggio nella storia della disciplina in cui si è contemporaneamente piloti, navigatori e spettatori invitati ad assistere alla storia che si svolge di fronte ai nostir occhi. Art of Rally non è un banale gioco arcade, ma contiene elementi simulativi del tutto inaspettati, oltre che una cura per i dettagli che scalda il cuore di tutti gli appassionati. Mai mi era capitato di venire assorbito in maniera così totale da un videogioco di guida, tantomeno da un gioco dedicato alla più folle, grezza e sporca delle discipline. Una dichiarazione d'amore per i traversi fuoristrada, una celebrazione dell'arte di guida e dell'amore di chi c'era e che ancora oggi ricorda quell'epoca come uno dei momenti più incredibili di tutto il motorsport.
Pro e Contro
Direzione artistica impressionante
Tantissima cura per i dettagli
Parco auto nutritissimo

x Cinque Rally sono un po' pochi
x Recupero automatico dell'auto invasivo

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