Cara Nintendo,
Potresti fare dei pokémon non binari? Credo che sarebbe fico e così le persone non binarie si sentirebbero più a loro agio a giocare.
Con affetto,

Lettera a Nintendo of America, @ Twitter

Caro ■■■,
Grazie per averci scritto! Scusa per la risposta lenta.
Nella tua lettera ci chiedevi di fare pokémon non binari. Penso che sia un’idea fantastica. Ci sono un sacco di pokémon diversi, per cui avrebbe senso che ci fosse varietà anche per quanto riguarda i generi! Vogliamo essere sicuri che persone di tutti i tipi si sentano a loro agio a giocare con i nostri software. Manderò la tua richiesta ai dipartimenti dedicati in modo che sia presa in considerazione.
Spero che continuerai ad avere delle avventure incredibili con i tuoi pokémon per gli anni a venire!
Cordiali saluti,

Risposta di Nintendo of America, @ Twitter

Una richiesta innocua. Magari un po’ ingenua, perché di fatto i pokémon nella finzione della serie sono l’equivalente dei nostri animali. Forse dettata da un retaggio della localizzazione inglese della serie, dove il concetto di sesso viene indicato come “gender”. Ma sicuramente una richiesta dettata dall’empatia verso una di quelle tante minoranze che nei videogiochi mainstream non viene rappresentata. Insomma, un bello spot di quello che sono i videogiochi, di quello che dovrebbero essere i videogiocatori.

Se solo i videogiocatori fossero d'accordo...

Sui social si sprecano le risposte. Si fa subito notare che una sorta di terzo genere nella serie esista da sempre, visto che leggendari e misteriosi hanno sesso non definito. Da una richiesta innocente all’ennesima follia del politicamente corretto il passo è breve. È la solita vecchia storia, l’occasione di poter fare della divulgazione, di dare una risposta sensata ad una domanda legittima si trasforma in un circo dove il pubblico strepita. I videogiochi ci piacciono così come sono e grazie tante, è un gioco per bambini, non deve farsi queste domande.

Partiamo dall’ovvia premessa. Nessuno vuole imporre il gender nei pokémon. Chiunque venda così la notizia lo fa perché è più succosa incartata così, diventa virale e macina più interazioni. È un copione già visto mille volte che ormai potremmo recitare a memoria. Si prende una domanda molto specifica fatta dall’altra parte del mondo e la si generalizza. O in alternativa il tweet di qualche esagitato con meno neuroni che follower, cosa che però si omette di raccontare. Il risultato è che il pubblico viene militarizzato in una guerra che non esiste. La Cancel Culture, come al solito, esiste nelle lingue di chi sta avvelenando il pozzo in nome della sua agenda.

Detto questo, hanno senso dei pokemon non binari?

Probabilmente no. Perché come detto di fatto sono animali e il concetto di genere, nella serie, non esiste. Esiste quello di sesso biologico, che poi la localizzazione inglese chiama gender. Sbagliando, ma è un retaggio di una scelta presa nel 2000, in un contesto culturale molto diverso da quello di oggi. Il ragionamento probabilmente è stato che il termine genere fosse più ESRB-Friendly rispetto a sesso. È arrivato il momento di tornare sulla scelta? Molto probabilmente sì. Ma un pokémon non-binario non sarebbe un passo verso l’inclusività. Dopotutto esiste già Ditto.

Un passo avanti in quel senso sarebbe agire sul genere del protagonista. “Sei un ragazzo o una ragazza?” La domanda di rito è diventata una sorta di meme. Strip e parodie che ironizzano sul tema ormai si sprecano, e la serie non è andata poi così avanti da questo punto di vista. Pokémon Cristallo aggiunge la possibilità di giocare nei panni di una ragazza e adesso possiamo scegliere tra qualche faccia e qualche outfit, ma per il resto l’editor è molto scarno. Sarebbe bello vedere Game Freak prendere spunto da Chicory, in questo senso. Perché Chicory il tema lo tratta con la giusta delicatezza e la giusta attenzione. È chiaro che se lo può permettere visto la sua natura di indie, e immaginare un gioco Pokémon che utilizza la scevà (con relative polemiche) vien difficile.

Ma la vera mossa a favore dell’inclusione sarebbe questa. La possibilità di scegliere il genere in-game, o addirittura il pronome con cui essere identificati. È una sfida, dal punto di vista della localizzazione. Perché alcune lingue non si prestano a queste scelte e tra queste spicca l’italiano, che è la lingua parlata in un territorio strategico per la serie. Ma inserire solo una o due creature sarebbe un contentino, un gettone di presenza come quelli che vediamo spesso utilizzati (e criticati dal pubblico) nell’intrattenimento.

A margine di tutto questo dobbiamo ricordare sempre una cosa. Il mondo è cambiato. E sta ancora cambiando, a velocità via via maggiori. Non possiamo permetterci di rimanere legati a quella che era la nostra sensibilità negli anni ’90 e nei primi anni 0.

Anche perché nei primi anni 0 non lo abbiamo fatto,
e Game Freak ha potuto aggiungere una protagonista femminile senza levate di scudi.

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