Ahh, Activision. Non passa stagione senza che l’azienda di Bobby Kotick non ne faccia una delle sue. È una storia che si ripete a cadenza più che regolare dal momento in cui ha completato la fusione con Blizzard. In seguito al caso Blitzchung, in cui l’azienda si è schierata dalla parte degli investitori cinesi bannando l’utente dal circuito competitivo di Heartstone per aver dimostrato supporto nei confronti delle proteste ad Hong Kong, è stato un piovere costante di critiche e problemi. Sembra quasi che ci abbiano preso gusto. La notizia del giorno è che Activision ha ufficialmente dirottato Toys for Bob, gli autori di Spyro Reignited Trilogy e Crash Bandicoot 4, su Call of Duty Warzone.

Normale amministrazione, direte voi. E avete ragione, sotto certi punti di vista. Il problema è che Toys for Bob era l’ultimo dei team interni di Activision a non essere attivamente impegnato su Warzone. Ancora una volta Activision ha anteposto il profitto a tutti i costi alla creatività. Non è bastato l’aver licenziato quasi 800 persone in piena pandemia dopo anni di fatturato record. Era chiaramente giunto il momento di smantellare l’ennesimo team per sacrificarlo sull’altare del guadagno. Questa è una tendenza incredibilmente pericolosa che ha già distrutto team molto importanti, svuotati di personalità e messi a lavorare nelle miniere di Call of Duty per estrarre ogni singolo centesimo possibile dallo sparatutto portabandiera dell’azienda.

La chiamata al dovere è arrivata anche per Crash Bandicoot

È ovvio che Activision abbia tutto il diritto, da azienda, di riassegnare i propri team interni. Su questo, ovviamente, non ci piove. Quello che è veramente inquietante è come ogni singolo team sia stato privato della propria libertà creativa dopo pochissimo tempo dall’acquisizione. Chiunque metta piede in Activision sa che ad un certo punto dovrà lavorare per Warzone, così come è stato per Toys for Bob e tutti gli studi che lo hanno preceduto. È una certezza assoluta.

Il tutto diventa più triste se si analizza la lista degli studi acquisiti e poi dirottati su Warzone, castrandone ogni forma di creatività possibile. In pratica bassa manovalanza. Al momento la lista è lunghissima:

Toys for Bob lavorerà su Warzone: cosa implica?

Activision sta riducendo l’offerta, circoscritta ormai attorno al solo Call of Duty. Non è certo un caso: Warzone e Modern Warfare fatturano quasi due miliardi da soli, soldi che finiscono in buona parte nelle tasche del patron Bobby Kotick, che quest’anno si è autoassegnato un bonus da 200 milioni di dollari tondi tondi per aver raggiunto il fatturato record. L’industria dei giochi AAA non conosce crisi, anzi si muove compatta verso profitti sempre maggiori a fronte di spese sempre più risicate per quanto riguarda il benessere dei propri dipendenti. Il fatto che Toys for Bob sia stato riassegnato a Call of Duty Warzone implica che non vedremo più un Crash Bandicoot? Probabilmente no, anche se l’ultimo capitolo ha venduto molto meno della N-Sane Trilogy. E non dubito che questo abbia infastidito non poco azienda ed azionisti.

A cambiare sarà la qualità del prossimo Crash Bandicoot. Ad oggi, infatti, sappiamo che una parte dei 180 dipendenti di Toys for Bob si è rifiutata di diventare carne per il macello Warzone. Non è dato sapere quanti siano gli ammutinati, ma su Twitter si sono rincorsi i messaggi di molte delle figure chiave del team che hanno annunciato di aver lasciato Toys for Bob. Vi è piaciuto il design dei personaggi di Crash Bandicoot 4? Bene, sappiate che Nicholas Kole, il character designer, non lavora più con Toys for Bob. Avete apprezzato le animazioni? Eric Droble, supervisore delle animazioni, è rimasto scottato dalla scelta di Activision. Lo stesso vale anche per Rob Duenas, concept artist, e altre figure chiave dello studio.

La grande macchina dei videogiochi AAA

Spyro e Crash torneranno prima o poi. Non ci saranno gli stessi valori in campo molto probabilmente, ma tonreranno. Forse il momento giusto sarà quando Activision avrà trovato il modo di renderli profittevoli quanto Warzone, magari infarcendoli di microtransazioni ed acquisti in-game. Ad oggi quello che rimane è l’ennesimo studio di talento relegato a fare da bassa manovalanza per aumentare il fatturato. Il costo di Call of Duty è esattamente questo, purtroppo.

Pensateci la prossima volta che guardarete uno streaming di Warzone. Pensate che, per quanto possa essere un concetto fin troppo stucchevole nel suo essere romantico, quel videogioco ha distrutto le aspirazioni di un numero gigantesco di persone. Da creativi a tristi impiegati al servizio di una macchina da soldi che non guarda in faccia a nessuno.

Nell’industria dei Tripla A il passo è brevissimo.

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