Era una giornata di emozioni negative, poi ho provato It Takes Two. Ho preso un amico (o meglio, lui ha preso me) e scaricato il Pass Amici, inizia la partita e in un battito di ciglia erano già passate tre ore. Da giocatore single player ho dovuto per forza riconsiderare il gioco cooperativo, che non mi aveva mai entusiasmato in altri titoli.

Ci siamo divertiti, abbiamo riso e riflettuto sulla trama, che per sua natura richiede e motiva il gioco cooperativo. La storia è quella di una coppia di genitori in pieno divorzio e della loro bambina che ne soffre da morire. Una situazione molto delicata e tristemente fin troppo comune ai giorni nostri. No, io e il mio amico non avevamo un rapporto di coppia da risanare, eppure abbiamo sentito bene la tensione. Ci siamo divertiti, restando anche di stucco di fronte alla cura dei dettagli dell’ambientazione.

Nonostante questo si sentiva che per May e Cody il rapporto era appeso a un filo.

I videogiochi possono sincronizzare le emozioni di due persone.

It Takes Two è una questione che va ben oltre Cody e May, oltre un matrimonio fittizio che rappresenta molte reali situazioni di vita contemporanea. È una strada nel buio, al termine di una lunga e cupa giornata di lavoro che mette a dura prova la pazienza. Quel momento in cui stai per fermarti dalla disperazione, ma d’improvviso scorgi una sagoma amica nella nebbia.

Un Patronus videoludico. Ecco cosa incarna It Takes Two quando si fa carico delle emozioni di due giocatori costringendoli a metterle su un tavolo come a vuotare le tasche. Un’immagine eterea e trasparente di una persona, che appare nella nebbia e tende la mano pronta ad intraprendere un viaggio di ammenda. Di qualcun altro, certo, ma in cui in buona parte si riesce ad immedesimarsi.

Ci si riesce perché è un tipo di co-op “forzato”: bisogna iniziare e finire necessariamente con la stessa persona, perché cambiando amico si ricomincia da capo. Un po’ come un matrimonio non può proseguire senza il proprio coniuge. Sembra esagerato ma il punto è proprio questo, a volte abbiamo bisogno di essere forzati per scegliere davvero bene.

È brutto volerne a pacchi, di concept così?

Giochi così passano spesso in secondo piano. È brutto ma vero, ce ne sono di perle come It Takes Two che ti prendono le emozioni a forza e le sincronizzano con quelle di altre persone. E dovremmo volerne a iosa. Come c’è bisogno di un casual game ogni tanto, c’è bisogno anche di giochi che impegnano le emozioni.

Potrebbe essere sfuggito, ma il perché non è un forte bisogno di autolesionismo emotivo. La necessità vera è quella di trovare un luogo d’incontro con gli amici diverso dal solito Fortnite. Un luogo in cui vivere un’avventura davvero insieme, coinvolgendosi a livello anche emotivo.

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