Recensione It Takes Two: tra moglie e marito mettici un pad

Due pad ed un monitor.
È così che comincia la mia personale avventura in It Takes Two, gioco che come feature principale ha la cooperatività tra due persone, offline oppure online. EA ed Hazelight Studios mi portano a dover insegnare come si impugna un gamepad e come si gioca ad un videogioco alla mia compagna di vita per poter affrontare insieme l’avventura di Cody e May, i personaggi principali del gioco.

Ciao, Sono Flavio e oggi vi racconto come It Takes Two sia riuscito nel far impugnare un gamepad ad una delle persone che mai avrei creduto fosse predisposta per i videogiochi: la mia ragazza

L’inizio della fine

It Takes Two comincia con il litigio di Cody e May. Ed è forse lo stesso litigio che è avvenuto tra il gamepad e la mia ragazza. Li vedevo litigare, quasi odiarsi, per motivi stupidi (un po’ come in tutte le coppie), approcciarsi in maniera abbastanza ambigua, provare ad avvicinarsi ma rifiutarsi subito dopo. Mi sono quindi ritrovato a dover ricoprire il ruolo di Rose, la figlia dei due litiganti, e pregare che tutto vada per il meglio, magari non trasformandola in una bambola.

Parte quindi la nostra avventura. Ci ritroviamo spaesati in un mondo che non credevamo potesse esistere, la cooperazione forzata. Resto fermo a guardare, vedo il personaggio di May saltare in modo randomico e cadere con una media di sei secondi per volta. Mi arrampico senza paura, come un uomo adulto quale è Cody sa fare, ma per andare avanti mi serve la mia controparte femminile. Giuro, ci sono stati momenti in cui volevo morire o sprofondare sul divano. Sono quel tipo di persona che si arrabbia di brutto se non segui il f*ttuto tutorial a schermo, un tutorial che ti spiega passo passo come muoverti.

It Takes Two è un platform, c’è da saltare, correre e dashare nelle giuste tempistiche. Bene, adesso date queste tempistiche a due persone: una che sa muoversi a tempo, mentre l’altra il tempo non sa nemmeno cosa sia. Cosa ne esce fuori? Disastri ed ore a spiegare la stessa cosa, ma allo stesso tempo scoprire che effettivamente anche chi non ha mai giocato un videogioco può farcela.

Screenshot randomico della parte iniziale di It Takes Two
La mia faccia era letteralmente quella di Cody.

C’è però, pian piano, un evoluzione ed un miglioramento. Sembra quasi che il rapporto disastroso tra i due personaggi migliori di pari passo all’approccio che la mia ragazza ha con il suo gamepad. Tra salti, puzzle e piroette sembra quasi che ci si sia spostati ad un livello quasi sufficiente. Parlandole sembra che il gioco le piaccia, ma non ha ancora visto nulla. Si arriva quindi al primo muro, il primo vero boss. Un aspirapolvere che pare risucchiare tutto l’impegno messo in precedenza per arrivare dove siamo ora, lo stesso aspirapolvere che May doveva sistemare ma che invece ha messo da parte, proprio come quel povero gamepad rosa confetto regalato alla mia lei per affrontare queste sfide insieme.

La fine ed un nuovo inizio

Il gamepad resta fermo lì per alcuni giorni ma non mi arrendo. Mi siedo insieme a lei e le chiedo cos’è andato effettivamente storto. Un dialogo che dovevo intavolare prima (e che forse dovevano fare anche Cody e May prima di arrivare quasi al divorzio) mi ha fatto capire che forse videogiocatori non ci si diventa. Dovete sapere che tra me e la mai ragazza c’è qualche anno di differenza. Sarà che sono figlio dell’era digitale ma “ai suoi tempi” tutto ciò era veramente una nicchia, qualcosa che di rado si prendeva in discussione. I valori erano altri ed il divertimento era il semplice uscire e ritirarsi tardi senza distrazioni tecnologiche o, magari, scelte sul cosa si potesse fare durante l’arco della giornata.

Ma tornando al discorso, si arriva ad un semplice “non so farlo, non ci riesco”. Resto fermo a pensare, perché non me lo ha detto? Perché si è sforzata per così tanto tempo senza dirmi nulla? Potevo darle una mano e spiegarle ciò che non capiva. Le dico quindi di riprovarci, o almeno di battere il primo boss, vuoi per soddisfazione personale o per non lasciare qualcosa incompleto. Accetta.

Noto che ritorna certa difficoltà a riapprocciarsi al gamepad, fermo subito il gioco e faccio uno spiegone di tutto ciò che di base può esistere su It Takes Two. Capisce, quindi andiamo avanti. Dopo la bellezza di due ore d’orologio riusciamo a mandare in vacca quell’aspirapolvere che sapeva tanto di barriera mentale. La guardo, mi guarda soddisfatta e mi dice “però adesso basta“.

Affranto poso il pad, guardando l’icona del gioco ridursi in un semplice quadrato, un’icona che possibilmente non verrà più riaperta.

Voto e Prezzo
8.5 / 10
30€ /40€
Commento
It Takes Two è un Platform splendido e colorato che porta la co-op ad un nuovo livello. EA ed Hazelight Studios sono riusciti ad offrire ai videogiocatori ciò che effettivamente al mondo mancava, una cooperazione necessaria per andare avanti, una storia che può essere lo spettro di tutte le amicizie e di tutti gli amori di ognuno di noi, qualcosa che può farci capire che lottando, chiarendosi e chiedendosi scusa a vicenda si può riparare ciò che è rimasto rotto per troppo tempo.
Pro e Contro
Platforming ben pensato
Colorato e con paesaggi splendidi
Co-op fatta a regola d'arte

x Assenza di cross-platform

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