La storia dei videogiochi è strana. Da un lato ci sono aziende che dimenticano le IP del passato condannandole ad un oblio immeritato, mentre dall’altra ci sono delle operazioni incredibilmente virtuose del tutto inaspettate. Per ogni Final Fantasy di cui sono stati smarriti i codici sorgente esistono, per fortuna, porting e remaster di vecchie proprietà intellettuali spesso dimenticate. Esempi virtuosi sono i recenti restauri di Cotton, Aleste, della SNK 40th Anniversary Collection e dell’imminente Pocky & Rocky Reshrined. Perle del passato spesso sconosciute a cui viene, dunque, donata nuova dignità grazie al rilascio in mercati più ampi del solo Giappone. Si tratta spessissimo di titoli molto di nicchia o dalla storia editoriale particolarmente sfortunata a cui concedere però nuova linfa vitale. Il tutto, ovviamente, per la gioia degli appassionati. È il caso del prossimo remake dei primi due capitoli di Famicom Detective Club, veri e propri pezzi di storia mai approdati sulle console occidentali.

La presentazione all’ultimo Nintendo Direct dei Famicom Detective Club ha sopreso tutti esibendo la qualità del rifacimento su Switch. Certo, non si parla di un titolo in grado di spremere fino in fondo l’hardware dell’ibrida Nintendo, ma la direzione artistica ha dato ottime impressioni. Non è un caso: il remake è sviluppato da Mages, azienda specializzata in visual novel e creatrice di mostri sacri del genere come Chaos;Head, Steins;Gate e Robotics;Notes. Uno degli aspetti più importanti del remake dei Famicom Detective Club, però, è il suo possibile ruolo nel futuro di Nintendo. Proprio per questo è un’operazione che andrebbe seguita con interesse anche.

Ma, di preciso, cosa diavolo è Famicom Detective Club?

Satellaview Era un add-on per il Super Famicom che permetteva di scaricare giochi esclusivi da internet che venivano distribuiti in maniera episodica in specifici periodi di tempo. Esistono ben 114 titoli esclusivi per la periferica, che però non venne mai distribuita al di fuori del Giappone

La storia di Famicom Detective Club inizia nel 1988, pubblicato da Nintendo su – incredibile ma vero – Famicom, la versione giapponese del “nostro” NES. Creatore del titolo altri non è che Yoshio Sakamoto, pupillo del compianto Gunpei Yokoi e papà di Metroid. Sakamoto voleva creare un videogioco investigativo che rappresentasse un omaggio al giallo all’italiana, in particolare a Dario Argento e al suo Profondo Rosso, che ha definito spesso come il suo film preferito di sempre. Fu Yokoi in persona a sponsorizzare il progetto, inizialmente chiamato Famicom Youth Detective Company. Per Sakamoto fu il primo incarico come scenario writer, ruolo che definì come un passaggio fondamentale della propria carriera.

Il primo capitolo della saga, The Missing Heir, uscì su Famicom Disk System in due dischi come esclusiva per il mercato giapponese. The Girl Who Stands Behind, prequel del primo capitolo, vide invece la luce nel 1989, distribuito anch’esso in due dischi. Quello ad opera di Mages non è il primo remake della saga: un rifacimento di The Girl Who Stands Behind, infatti, venne rilasciato su Super Famicom nel 1998 con una veste grafica completamente rinnovata. Esiste anche un terzo capitolo, intitolato BS Tantei Club: Yuki ni Kieta Kako, distribuito nel 1997 tramite Satellaview sempre in esclusiva giapponese, perduto dopo la chiusura del servizio.

Un successo travolgente limitato al solo Giappone

Famicom Detective Club è considerato uno dei videogiochi più importanti all’interno della softeca del Famicom. La sua rilevanza è collegata anche al fatto che Sakamoto si ispirò a The Portopia Serial Murder Case, vero e proprio gioco di culto in patria, sviluppato da Yuji Horii nel 1983. Non a caso entrambi i titoli rappresentano dei passaggi fondamentali per la nascita e l’evoluzione delle visual novel. Il remake per Super Famicom di The Girl Who Stands Behind, inoltre, è l’unico ad aver ottenuto una traduzione amatoriale in inglese, pubblicata nel 2004. Anche il pubblico occidentale, quindi, ha espresso interesse nei confronti della saga.

Il successo in patria fu così grande che Ayumi Tachibana, protagonista della saga, sarebbe dovuta comparire come personaggio giocabile in Super Smash Bros. Melee. A confermarlo fu Masahiro Sakurai in persona, che accantonò l’idea a causa del fatto che Famicom Detective Club non fosse uscito in Europa e in America. Ayumi è comunque riuscita a fare una piccola comparsa all’interno di Melee sotto forma di trofeo collezionabile in-game.

L’importanza dei remake di Famicom Detective Club

L’approdo di Famicom Detective Club su Switch può fare da apripista per una nuova fase di Nintendo. Come già detto i due remake in arrivo sembrano in forma smagliante e, per quanto sempre all’interno di una nicchia, hanno attirato moltissima attenzione. L’eventuale successo di un’operazione come questa potrebbe aprire le porte ad un futuro di piccole e grandi riproposizioni del passato. Il primo potrebbe essere il terzo capitolo perduto della serie, tanto per cominciare, a cui potrebbero aggiungersi titoli richiestissimi come Mother o Sweet Home. Che dire poi di serie che Nintendo pare aver dimenticato come Golden Sun o F-Zero, amatissime in tutto il mondo ma sprofondate in un’oblio forzato che sembra non aver fine?

I remake di Famicom Detective Club sono un’occasione notevole. Sia per il pubblico occidentale che potrà finalmente misurarsi con un piccolo pezzo di storia del gaming, sia per Nintendo che potrà sondare l’interesse per futuri remake. La preservazione di certi titoli ha un’importanza enorme per i futuri avventori del medium. Sembra averlo capito addirittura Konami che dopo le raccolte dedicate a serie storiche come Contra e Castlevania ha presentato il sequel di Getsu Fuuma Den. E se lo ha capito Konami vuol dire che il concetto è davvero alla portata di tutti.

I remake di Famicom Detective Club: The Missing Heir e Famicom Detective Club: The Girl Who Stands Behind sono in uscita il 14/05 in esclusiva su Nintendo Switch.

Hai altre domande, bisogno di aiuto o semplicemente ti va di parlare di videogiochi? Ci trovi anche al Baretto Videoludico, a cercare di portare il nostro medium preferito oltre le regole.

#LiveTheRebellion