Ti interessa la storia dei videogiochi? Bitmap Books ne ha fatto la sua ragione di vita. Puoi supportarli sul loro store, portando a casa libri incredibili come The Games That Weren’t.

La storia dei videogiochi è piena zeppa di what if incredibili. Che sarebbe successo se, per esempio, quella conosciuta volgarmente come Nintendo Playstation fosse divenuta realtà? Come sarebbe il mondo del gaming se fosse uscito Scalebound? E se Hideo Kojimam non fosse mai stato allontanato da Konami? Come sarebbe stato Silent Hills? Bazzicando l’ambiente vi sarete per forza posti una domanda del genere, è quasi fisiologico. Quelle stesse domande se le è poste anche Frank Gasking, e lo hanno portato a scrivere The Games That Weren’t, edito assieme a Bitmap Books.

The Games That Weren’t: un cimitero di videogiochi che non hanno mai visto la luce

The Games That Weren’t è un libro gigantesco che conta 644 pagine (è disponibile, al solito, solo in inglese). E se è vero che esistono oramai una moltitudine di libri che trattano la storia del gaming, è anche vero che quei libri parlano quasi esclusivamente di videogiochi usciti sul mercato e sedimentati nei ricordi di tutti. The Games That Weren’t ha scelto l’approccio contrario, raccontando la storia del gaming attraverso i videogiochi che non hanno mai visto la luce, azzoppati da problemi di budget, controversie legali e scelte del management delle aziende. È una sorta di gigantesca bibbia del Vaporware, raccontata dalle parole degli sviluppatori che hanno lavorato a quei progetti che non sono mai riusciti a prendere il volo.

Il libro è diviso in epoche che racchiudono ognuna una decina d’anni. Questo permette di avere un quadro piuttosto completo di come si è evoluto lo sviluppo negli anni. Si va dai videogiochi per Atari a recenti progetti Kickstarter che non sono stati concretizzati, passando per cabinati e console dell’altro ieri come Playstation 3 ed Xbox 360. La forza di The Games That Weren’t sta proprio nel fatto che quelle storie sono raccontate dalle persone che ne hanno fatto parte. Sono reperti storici che sembrano lontanissimi ma che, in realtà, sono parte di un medium e di un’industria ancora giovanissimi.

Nonostante questo, però, il problema della tutela della memoria del videogioco è un problema reale e troppo spesso sottovalutato dalle aziende stesse. The Games That Weren’t rappresenta una risposta concreta al problema, ed è trattato con una cura maniacale da parte di Gasking, che ha scavato a fondo tra archivi e biblioteche per portare alla luce i tesori nascosti del medium.

Frank Gasking è un novello Indiana Jones alla ricerca dei segreti del medium

Il suo lavoro e quello di Bitmap Books sono importantissimi, perché costruire una memoria storica del videogioco è un passo fondamentale per consolidare il suo riconoscimento a livello culturale. Il medium cronologicamente più vicino al nostro – il cinema – ha commesso lo stesso errore di valutazione ai suoi albori, distruggendo centinaia e centinaia di film perché considerati prodotti prima che forme culturali. Il fatto che a quarant’anni di distanza dalla nascita del gaming qualcuno voglia preservare la storia dei videogiochi fa davvero ben sperare, in questo senso. Anche perché le aziende stesse hanno sempre dimostrato scarso interesse verso la protezione dei propri titoli, trattandoli come prodotti e mai come oggetti culturali.

Voi lo conoscevate Attack Of The Mutant Zombie Flesheating Chickens From Mars? Così, per dire.

L’elemento più incredibile di The Games That Weren’t è il fatto che riporta moltissime illustrazioni dei titoli dell’epoca. Molti dei titoli trattati non sono letteralmente mai esistiti, quindi il team che ha seguito l’editing del libro si è spinto fino al ricostruire da zero delle schermate di quei giochi. Il tutto basandosi sulle parole dei dev. Sono letteralmente videogiochi ricostruiti a partire dai ricordi. E se questo non riesce a smuovervi nemmeno un pochino, mi dispiace davvero per voi.

In ogni caso è bene tenere presente che questo è un prodotto un po’atipico all’interno del catalogo di Bitmap Books, da sempre impegnata nella realizzazione di Artbook commentati più che in libri di testo di questo genere. Come già detto, le illustrazioni non mancano affatto, ma il focus non sono più le immagini, che sono lì per dare corpo alle parole degli sviluppatori intervistati.

È un periodo particolare per la storiografia del gaming

Grazie al lavoro di archeologi digitali come Gasking, qualche mese fa sono riuscito a mettere mano ad una build giocabile di Akira per Sega Mega Drive, trapelata in rete a seguito di alcune ricerche (tra l’altro se ne parla pure in The Games That Weren’t). Non scherzo, avevo i brividi quando l’ho avviato, per quanto fosse evidente che non fosse completo né pienamente funzionante. Avevo i brividi perché stavo giocando ad un titolo che formalmente non esisteva. Una sorta di tesoro nascosto riesumato da Internet e distribuito a tutti i curiosi. Una cosa del genere anche solo qualche anno fa sarebbe stata impensabile. Vale lo stesso per il rilascio previsto per il 2021 di Clockwork Aquario, titolo dei creatori originali di Wonder Boy andato perso nel 1997 e riesumato da Inin Games e Strictly Limited Games.

Più di recente ha fatto discutere la notizia del rilascio gratuito da parte di SEGA di Golden Axed. Un capitolo della serie mai uscito e fino ad oggi sconosciuto, chiuso a chiave dietro a NDA aziendali e stipato in chissà quale Hard Disk della sede australiana dell’azienda che viene riesumato e reso disponibile a tutti. Un’operazione graditissima, non fosse che SEGA non si è curata di metterne al corrente i creatori, “dimenticando” pure di citarli tra i credits. The Games That Weren’t serve proprio a questo: recuperare le persone che hanno speso ore ed ore della propria vita a creare videogiochi mai usciti e, quindi, sconosciuti a chiunque per celebrarne il lavoro, per quanto incompiuto.

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