Settimana scorsa si è concluso il Pax Online, la versione del Penny Arcade Expo in questi tempi di distanziamento sociale. Uno dei punti più interessanti dell’evento è probabilmente stato lo Storytime con Mike Pondsmith, che ha aperto l’esibizione, se così si può chiamare. Mike Pondsmith è soprattutto conosciuto per essere il creatore dell’universo di Cyberpunk incluso il famoso rpg da tavolo Cyberpunk 2020 e l’attesissimo Cyberpunk 2077.

Mike però preferisce identificarsi come “il tizio che ha ucciso il tuo personaggio di Cyberpunk”. Nel suo Storytime, Mike ci racconta come nonostante i suoi piani fossero di diventare un designer di effetti speciali e di “costruire giganteschi Star Destroyer” si sia invece trovato ad essere un game designer di successo. E la sua prima risposta è semplice: fortuna.

“The question became how would I stumble into that. The answer was dumb luck.”

Fortuna

Il primo fattore che cita Pondsmith per il SUO percorso che l’ha portato a diventare game designer è la fortuna. La fortuna di essere entrato a contatto con l’ambiente dei giochi di ruolo. La fortuna di aver incontrato persone che condividevano i suoi interessi. E la fortuna di aver trovato grazie a questi interessi anche la sua futura moglie la quale lo ha spesso aiutato nel lavoro. Dopo essersi appassionato ai giochi di ruolo, il giovane Mike ha anche avuto la fortuna di scovare una “curiosa scatola nera”. Quella scatola nera era il gioco Traveller ed è ciò che accese veramente la sua passione per fare giochi.

Mike adora Traveller, un gioco con un setting fantascientifico, precedente all’era Star Wars, ma inizia a notare se non difetti nel gioco, comunque aspetti che vorrebbe cambiare. Come spesso si fa da Game Master inizia ad adottare le sue “regole della casa” che miglioravano, a parer suo, il gioco ma si sentiva che erano toppe sul gioco di qualcun altro. Inizia così a frullare nella testa del giovane Pondsmith l’idea di fare un gioco tutto suo. In quanto graphic designer Pondsmith aveva la fortuna di avere accesso ad una macchina tipografica, e fu così che iniziò a mettersi al lavoro sul suo primo gioco, Imperial Star, cosa che lo fece di fatto diventare un game designer.

Quella scatola nera era il gioco Traveller ed è ciò che accese veramente la sua passione per fare giochi.

Pensa come un game designer

Una volta che hai capito che ti piacciono i giochi, per fare il salto e diventare game designer devi ora imparare a pensare come un designer. Per pensare come un game designer deve piacerti scomporre e ricomporre i giochi. Devi saper ridurre un gioco ai suoi elementi più basici e imparare ad analizzarli uno per uno. Gli elementi principali di ogni gioco sono le sue meccaniche. Un game designer deve essere in grado di interrogarsi sul motivo per cui le meccaniche si inseriscono nei giochi. Nei suoi e in quelli altrui. Perché una meccanica è fatta così? Come una singola meccanica crea e mantiene un esperienza?

Nessun (buon) game designer ha mai inserito una meccanica semplicemente perchè gli andava di farlo. Se un gioco contiene una meccanica è perchè quella meccanica ha uno scopo. Ogni meccanica trasforma l’esperienza agendo su tutti i vari aspetti del gioco. Il designer non sta solo manipolando un accrocchio di regole, sta creando un mondo. Non per il piacere di farlo, anche se è probabile che gli faccia piacere farlo, sta creando un mondo di modo che i giocatori ne possano godere.

Per fare ciò il game designer deve saper capire come gli elementi del gioco interagiscono l’uno con l’altro. Quali elementi sono elementi di intrattenimento? Quali elementi sono storytelling? Quali elementi sono parte del world-building? Devi fare quel salto dall’essere un giocatore o un gm al designer. Il designer pensa a un meta più vasto. Il designer deve saper mettere in piedi delle strutture per dare alla gente l’esperienza che vuole offrire.

Comportati come un game designer

Pondsmith racconta di un incontro col creatore di Traveller, il gioco che diede il via alla sua carriera e di come alla fine le successive versioni del gioco siano state influenzate da lui tanto quanto lui è stato influenzato dal primo Traveller.

Per essere un designer bisogna saper analizzare anche il proprio di gioco. Un designer impara soprattutto dai suoi errori. C’è un adagio, nel mondo dei videogiochi, che dice “I tuoi primi 10 giochi faranno schifo, per cui buttali fuori più in fretta possibile”. Finito il gioco devi saper fare un passo indietro e chiederti “Come avrei potuto fare meglio?” Perchè essere un game designer è un continuo imparare. Allo stesso modo Imperial Star per Pondsmith è stata più un esperienza formativa che un traguardo. Pondsmith si sofferma molto sul fatto che anche lui, nonostante la sua esperienza trentennale si fermi sempre alle convention ad esplorare, analizzare e dissezionare tutti i giochi che incontra.

I game designer sono amichevoli, afferma Pondsmith. Alle convention è pieno di game designer “professionisti” che sono pronti a dare una mano a chi sta iniziando (più nei giochi da tavolo che nei videogiochi). Chiedere aiuto, consiglio, o semplicemente un’opinione non costa niente e la maggior parte dei designer sarà più che contenta di offrire una mano anche al più inesperto dei designer, perchè una volta erano al suo posto.

C’è un adagio, nel mondo dei videogiochi, che dice “I tuoi primi 10 giochi faranno schifo, per cui buttali fuori più in fretta possibile”

Fegato

L’ultimo consiglio che ci dà Pondsmith è “Have guts! –  Abbi fegato!”. Quando iniziò lui nessuno pensava che sarebbero nati nuovi rpg, trent’anni dopo gli rpg di successo continuano a nascere. Abbi il fegato di rimanere convinto di quello che fai. Rimani convinto della tua idea e continua a lavorare perché la tua idea abbia successo. Ma soprattutto vai e fai giochi

Above anything else just go make games. Just make the game so you can see it. And do not be afraid and put it in  front of other players to take it apart. At some point you’re gonna find something that works. Something that you care about and you love. Something that is worthy of the box, worthy of the code or worthy of putting it out there on the net for people to play. At that point you don’t need my okay, you’re a game designer.

Mike Pondsmith – The guy who killed your Cyberpunk character

Abbi fegato e fai un gioco. Non importa che sia un prototipo su carta, un intero mondo in 3d o solo due regole scritte su un foglio. Fai un gioco e mettilo davanti ad altra gente per far sì che si divertano. A quel punto non ti serve l’approvazione di nessuno,

sei un game designer.

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