Quante volte avete sentito dire che la Cina è uno dei migliori paesi in cui investire? Effettivamente fin troppe, anche se probabilmente ben pochi hanno sentito parlare del legame che unisce la Repubblica Popolare e i videogiochi, due concetti che possono sembrare quasi antitetici se ci riflettete bene! Oggi sono qui per spiegarvi come mai la Cina sia così importante nel settore videoludico e perché non dovreste sottovalutarla. Prima di darvi le vere motivazioni, devo necessariamente illustrarvi un poco come funziona il settore dei videogiochi in Cina, per farvi un’idea del lungo percorso legislativo che ha reso possibile fare giocare milioni di persone.

Un breve riepilogo videoludico della Cina

Gli inizi

A differenza di altre nazioni come il Giappone, la Cina ha iniziato ad aprirsi alle importazioni nel 1978, nonostante fosse ancora troppo presto per parlare di videogiochi. Spostiamoci quindi negli anni ’90, golden age per il vicino Giappone ma ancora età di bronzo per i consumatori cinesi, non soddisfatti dai prezzi piuttosto elevati per acquistare delle console domestiche. Per ovviare a questo problema, molti videogiocatori dell’epoca preferivano frequentare gli arcade.

Tutto sembrava procedere verso il meglio, grazie a una lieve ma costante espansione del mercato cinese, fino a quando nel 2000 non fu imposto un divieto secco sull’importazione delle console straniere. La motivazione principale risiedeva nel fatto che i videogiochi fossero dannosi per i giovani e che potessero minacciare l’ordine pubblico dell’intera nazione. Di fatto, si è trattato di una geniale operazione mediatica per limitare influenze culturali esterne e assicurare un maggiore controllo culturale sulla popolazione. Non è un caso che i videogiochi siano sottoposti all’ulteriore vaglio di 3 organi statali, proprio perché trasmettendo cultura possono destabilizzare l’ordine imposto dal regime.

Ma attenzione, non tutto era stato proibito, non a caso PlayStation 2 era uscita nel 2004 anche in Cina. Inoltre, abbiamo usato il termine console appositamente, infatti i giochi per PC erano esclusi da questa forte limitazione legale. Ed è proprio grazie a questa eccezione che la Cina si è “fregata” e può vantare il migliore mercato al mondo su cui puntare per il settore videoludico!

La fine del divieto

Dopo ben 14 anni di proibizionismo sulle console, la Cina fa un passo indietro e consente la produzione di videogiochi nella FTZ, per poi consentire ogni tipo di importazione l’anno dopo. Siamo di fronte ad uno dei punti di svolta della storia videoludica, considerando anche che la notizia ha destato l’interesse di numerose testate generaliste di calibro internazionale. Vi rendete conto del fatto che un “piccolo” passo possa influenzare le sorti di un’intera industria?

Naturalmente, Sony e Microsoft non hanno esitato a farsi avanti e proporre PlayStation 4 e Xbox One in Cina, senza contare qualche partnership strategica in vista dei futuri avvenimenti. A dirla tutta non vi parlo di un futuro lontano, ma della next gen, che secondo le vecchie previsioni avrebbe dovuto fare leva sul vantaggio strategico offerto dalla Cina.

Attualmente non posso sapere come andrà a finire, ma sicuramente gli investimenti strategici di Sony e Microsoft non sembrano affatto vani.

Un presente pieno di promesse

Dopo la fine del divieto non tutto è stato rose e fiori, i problemi che ha dovuto affrontare il mercato cinese non terminano di certo qui. Anche negli ultimi anni sono sorte problematiche inerenti alla concessione di licenze. Il caso più eclatante fu quello di Monster Hunter: World pubblicato dal colosso Tencent, ritirato dal mercato a causa della mancata autorizzazione governativa. Ma non finisce qui, anche PlayerUnknown’s Battlegrounds e Fortnite Battle Royale hanno subito lo stesso trattamento!

Dopo un periodo di risollevamento generale, nel 2019 si ripete ancora una volta il blocco delle licenze, che avrà un effetto molto pesante su Tencent e Apple Inc.. In parole molto povere il periodo 2018-2019 è stato piuttosto buio e ha causato diversi problemi non banali a dei veri e propri colossi dell’industria videoludica e non.

Insomma, abbiamo capito abbastanza bene che in Cina non si può mai stare tranquilli sotto questo punto di vista, grazie a questi improvvisi cambi di regolamentazione nel settore che possono causare non pochi problemi per chi investe. Ma, nonostante tutto, la Cina ha ancora l’attrattiva maggiore dal punto di vista finanziario, considerando soprattutto l’ossessione e gli enormi investimenti nel settore tech in generale.

Reputo ancora che a volte si faccia troppo rumore inutile sul discorso Cina, specialmente per quanto riguarda la tecnologia in generale. Se molte persone prestassero più attenzione ai dati ci sarebbe sicuramente meno disinformazione!

La patria degli esports

Impossibile parlare di oriente senza citare l’onnipresenza dei giochi con un circuito competitivo professionale. Altri paesi come la Corea del Sud e il Giappone hanno sempre investito in questo tipo di attività, ma il vero vantaggio cinese risiede nell’iniziale acquisizione di sviluppatori coreani e in seguito all’espansione occidentale. Tencent è adesso in totale controllo di Riot Games (le persone dietro League of Legends per capirci) e ha anche investito pesantemente in Activision Blizzard.

In quello che ho appena detto manca ovviamente il parere statale, che, conscio delle enormi opportunità economiche, ha ben pensato di riconoscere a livello legale i videogiocatori professionisti e di attuare una serie di direttive volte a incentivare la presenza di punti di riferimento per gli esports. Un’altra possibile motivazione è anche culturale, visto che la Cina è stata una delle prime nazioni nel globo a puntare dal lontano 2003 in questo settore!

Non amo molto questo genere di giochi, ma ci investirei sicuramente se ne avessi l’occasione, visto che promettono veramente molto bene! Purtroppo, quando si parla di soldi serve mettere da parte il cuore e usare unicamente il cervello…

Un impero da consolidare anche fuori

L’impero videoludico cinese non si limita alla sola Cina, assolutamente. Proprio come nel settore degli smartphone, la Cina ha sempre avuto un particolare interesse verso l’India, altro stato ben promettente dal punto di vista tech. Giganti come Alibaba e Tencent non si fermano di fronte a nessuno tipo di ostacolo, fisico o culturale che sia, se si tratta di espandere la propria area di influenza. Nel dettaglio, paesi come India e Cina sono molto indicati per investire sul mobile gaming, vista anche l’enorme base installata di cui dispongono e la continua riduzione del tempo lontani dagli schermi.

Alibaba e Tencent hanno consistenti partecipazioni finanziarie in Paytm e Dream 11, nomi che a voi probabilmente non saranno molto noti ma per rendere l’idea sono i capolista del settore gaming indiano. Al momento non sono disponibili dati ufficiali o precisi, ma basta sapere che Alibaba e Tencent dispongono diverse partecipazioni in società indiane e rappresentano al momento i player più pericolosi sul mercato. A livello generale, si stima che vi sia stato un aumento di ben 40 volte dal 2013 al 2019 negli investimenti cinesi in India per il settore tech!

Sorge spontanea una domanda: e allora chi controlla l’operato cinese? Tecnicamente il governo indiano tiene sott’occhio questi “amorevoli” aiuti da parte della Cina, ma come avrete intuito non basta osservare, serve anche agire. Agli indiani più radicali non piace molto questa sorta di influenza cinese, che viene percepita come una forte minaccia per l’identità nazionale.

Quando “aiutare” troppo può fare male – il caso indiano

Come ho detto prima, la Cina sta investendo ampiamente in India dal punto di vista tecnologico, avendo colto già da anni l’enorme potenziale che ha da offrire un paese così promettente. Purtroppo, le conseguenze negative si potrebbero fare sentire tra qualche anno, e anche in maniera piuttosto pesante. L’orgoglio indiano non si piega di fronte ai fondi esteri, e ci sono stati numerosi reclami o denunce sociali su questo fenomeno che spesso passa addirittura inosservato.

Tralasciando il solito discorso di controllo dei dati e di divulgazione di informazioni, il problema alla base resta un altro: la Cina potrebbe avere un giorno il potere di controllare il mercato tech indiano. Alibaba e Tencent sono inarrestabili e vantano di un know how impressionante, oltre che una lungimiranza comune a veramente poche realtà aziendali. In tutto questo serve anche ricordare che un eventuale crollo in Cina avrebbe ripercussioni catastrofiche anche sull’India, motivo per cui bisogna assolutamente evitare l’eccessiva collaborazione, se si può definire tale.

La soluzione più banale ma efficace sarebbe quella di permettere all’India di investire in Cina per mantenere una sorta di equilibrio, ma non sembra fattibile nella realtà, considerato l’assetto politico cinese attuale. La presenza di un forte ecosistema in Cina alimenta ulteriori sfiduce verso gli investitori cinesi, che potrebbero causare più danno del previsto.

Secondo me è impossibile da attuare, semplicemente perché nella realtà è veramente difficile raggiungere accordi così facilmente. In parole povere l’India dovrebbe insistere con la Cina per potere investire tanto quanto, naturalmente una sorta di “capriccio”.

Mobile gaming in Cina – Solo “giochini” per telefono?

Un altro luogo comune molto diffuso tra noi occidentali è reputare che i giochi per smartphone siano giochi di serie B, o comunque da reputare inferiori. Beh, niente di più errato. La Cina è l’ennesimo esempio di quanta presa possano avere questo tipo di prodotti e soprattutto quanto vengano apprezzati come hobby.

A differenza di altri mercati, la stragrande maggioranza dei titoli cinesi sono action MMORPG, seguiti da molti meno MMORPG con un sistema a turni. La restante parte di generi è generalmente ignorata o considerata veramente poco, diciamo che ai giocatori cinesi interessa molto di più la competizione o la possibilità di giocare con altre persone, se vogliamo essere puntigliosi.

Indovinate il publisher della top 2 per le prime 2 colonne…

Il sistema operativo più usato è Android, che detiene circa l’80% di quota, mentre il restante 20% è di iOS. Anche se in Cina Android spopola, il Play store di Google rimane comunque proibito a causa delle (solite) limitazioni statali.

Anche qui vediamo l’onnipresenza di Tencent, che domina il mercato del mobile gaming assieme a Netease. Si può parlare di una situazione di duopolio praticamente, visto che la maggior parte dei giochi più venduti in Cina sono stati pubblicati proprio da queste due società. Fra qualche anno potremmo addirittura assistere a un solido 50% di copertura sui giochi più venduti in Cina!

Non ho avuto troppo esperienze con quel tipo di giochi, avendo giocato solamente mobage di stampo giapponese e mai cinese. Sicuramente tendono a coprire un’audience diversa e molto vasta, motivo per cui reputo che la Cina sia una vera minaccia, e non tanto il Giappone, per questo tipo di prodotti.

Una conseguenza più che scontata

Ricordate quando avevo detto che in Cina il PC avesse sempre avuto più successo a causa della sua esclusione dal divieto? Benissimo, è proprio grazie a questo se molti MMO spiccano su mobile! Infatti, i giocatori cinesi hanno sempre apprezzato gli MMO su PC, agevolando così il passaggio su mobile che è stato piuttosto indolore e ha prodotto i suoi frutti.

Ancora oggi il PC detiene la quota maggiore nel settore del gaming cinese, principalmente per motivazioni culturali e, magari, nella spiacevole evenienza che in futuro assisteremo ad altri divieti imposti dagli organi governativi.

Perché investire nel gaming cinese nel 2020?

Dopo avervi illustrato la storia videoludica cinese a grandissime linee, posso darvi la risposta terra terra che stavate aspettando. Vi fornisco qualche dato e statistica per rendere l’idea di quanto sia appetibile il settore cinese.

Un’espansione immensa

La sola Cina nel 2018 ha generato circa 38 miliardi di dollari nel settore gaming, cioè quasi il 30% dei ricavi mondiali! Un dato davvero allarmante che fa riflettere quanto possa essere potente una singola nazione, che per giunta ha subito una marea di limitazioni dal punto di vista legale. Probabilmente, senza alcune limitazioni il settore sarebbe potuto riuscire a conquistare quote ancora maggiori, ma non possiamo dirlo con certezza.

Infografica riassuntiva del 2018 offerta da Newszoo

Mobile e online gaming primeggiano in Cina

I due rami più redditizi del settore gaming sono ancora più accentuati ed elogiati in Cina, aprendo nuove e curiose opportunità per chiunque volesse investire. Inutile precisare che i giochi mobile e l’ambito online siano al momento il vero focus dell’industria videoludica da un punto di vista strettamente monetario. La comparsa e la sperimentazione di nuove tecnologie come AR e VR non possono fare altro che aumentare l’interesse verso nuovi titoli che cercano di implementare sempre meglio questo tipo di tecnologie.

Con 21.4 miliardi di dollari di fatturato nel 2020, la Cina vince a mani basse sul resto del mondo per i “giochini” per smartphone. Numeri davvero pazzeschi che fanno riflettere su quanto molte persone non abbiano capito davvero niente sui veri trend dell’industria. Il settore online è naturalmente abbastanza alto, anche grazie ai risultati strabilianti di Tencent alla fine del primo quadrimestre del 2020. Che dire, avete ancora voglia di pensare che gli Stati Uniti siano meglio?

Quantità e qualità di informazioni disponibili al pubblico

Anche se può sembrare una motivazione strana, in realtà è forse la più importante. Numerosi siti e blog esteri di vario tipo riportano informazioni abbastanza tempestive sul settore e sulle ultime novità finanziarie. Questo è veramente un bene, visto che l’asimmetria informativa (aka quando vi mancano informazioni) è un problema abbastanza presente.

Progressiva digitalizzazione dei videogiochi

Non è un parere il fatto che negli ultimi anni si stia abbandonando il supporto fisico in favore del formato digitale. In quanti da piccoli adoravano annusare le pagine dei manuali presenti nelle scatole dei giochi appena acquistati? Bene, questa cosa che davamo per scontata è oramai un retaggio di anni fa, difficilmente proverete la stessa sensazione al giorno d’oggi!

Ma non disperate, l’abbandono del formato fisico ha avuto molti vantaggi, come la possibilità di vedere fiorire il già citato (anche troppo) settore mobile o anche una maggiore attenzione verso gli esports. La Cina è il classico paese che enfatizza ancora di più questo delicato passaggio, ma non sembra essere un problema molto sentito visto che sono stati molto meno abituati a possedere fisicamente videogiochi!

Una realtà videoludica sempre più concreta

La Cina sta continuando a farsi sempre più spazio in un contesto globale abbastanza eterogeneo. Anche se in giro non si parla nemmeno troppo della sua influenza sul mercato, come avrete intuito siamo di fronte a un fenomeno che potrebbe toccarvi ancora di più nel concreto fra qualche anno. Spesso e volentieri la stampa generalista non approfondisce nemmeno troppo il discorso oriente, anche a causa di uno scarso interesse da parte del lettore medio. In fondo, chi sospetterebbe mai che la Cina abbia davvero tutto questo interesse nei videogiochi?

Sicuramente investire nella Cina e iniziare a riconoscerne la sua importanza strategica a livello mondiale ci aiuterebbe ad avere una nuova visione sui videogiochi.