Nuove leggi restrittive in Cina, che riducono l’utilizzo dei videogiochi. Ma non è meglio educare?

In Cina i ragazzi che hanno meno di 18 anni non potranno più giocare liberamente ai videogiochi. Il Governo ha emesso una legge che ne limita l’uso, per combatterne la dipendenza. Non più di 90 minuti di gioco durante la settimana e non più di 3 ore nei weekend e giorni festivi. E non sarà possibile farlo dalle 10 di sera alle 8 di mattina.

La Cina accusa i videogiochi di aver peggiorato i risultati scolastici dei ragazzi e di averne aggravato la miopia. Oltre al rischio, ormai sulle pagine di tutti i giornali, di farli cadere in dipendenza. Gaming disorder è il nome del disturbo, da quando l’Organizzazione Mondiale per la Sanità (OMS) l’ha ufficialmente aggiunto alla lista delle malattie. E quindi giù di leggi e regolamenti per fermare questo fenomeno dilagante: i videogiochi causano problemi.

Uno stato sociale ha il diritto e il dovere di imporre dall'alto delle norme, se qualcosa è dannoso, ma prima servono educazione e sensibilizzazione

Ma sono i videogiochi in sé a causare problemi o il loro cattivo utilizzo?

Bisogna premettere che la Cina è uno stato autoritario e non una democrazia liberale, col Governo che ha da tempo messo nel mirino il mondo dei videogiochi fino ad arrivare all’odierno coprifuoco. Controllo è la parola d’ordine, per un mercato che genera più di 33 miliardi di dollari l’anno, come riporta il New York Times. Ma resta il fatto che anche nel moderno occidente la proposta è stata vista con simpatia. Quando è che bisogna arrivare a vietare qualcosa per non far sì che esso crei problemi?

Uno stato sociale ha il diritto e il dovere di imporre dall’alto delle norme, se qualcosa è dannoso. L’alcool e la nicotina sono composti chimici che creano dipendenza. Ma il videogioco non fa male in sé, fa male se utilizzato in modo non corretto. Fa male lo schermo dello smartphone se fissato con insistenza. Fa male Netflix e il cosiddetto binge watching, se guardiamo Breaking Bad in soli tre giorni. Regolamentare qualcosa in questo modo dovrebbe avvenire solamente quando l’educazione non è riuscita nel suo intento, quando la famiglia, la scuola e la società in generale latitano. I videogiochi non sono creati per dare dipendenza, addirittura il mondo scientifico è diviso sull’esistenza del gaming disorder.

Questo non significa che i videogiochi non possano creare problemi, come qualsiasi altra cosa. Ma l’educazione e la sensibilizzazione dovrebbero essere sempre la soluzione primaria.

Per dimostrare di non essere come la Cina.

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