Il potere dei videogiochi è infinito e non conosce limiti di utilizzo, toccando persino applicazioni in ambito psicoterapeutico. Le cose non succedono mai per caso e Facebook ci mette sempre il suo zampino. Ho conosciuto così, attraverso una pagina consigliata dal noto social, l’iniziativa Video Game Therapy. Probabilmente sono stato uno dei primi a mettere il classico “Mi Piace”, visto che il profilo era stato creato il giorno stesso della segnalazione.

IL RISVEGLIO Tutti noi le abbiamo, chi più evidenti chi nascoste, ma le soft skills sono li in attesa di un risveglio.

Vi devo confessare che mi sono fatto guidare dall’istinto. La mia attenzione è sicuramente stata veicolata dal nome del progetto, visto che avevamo già trattato un’iniziativa affine come quella del Prof. Marco Mazzaglia. Dopo l’ok della redazione ho subito chiesto lumi che prontamente sono arrivati via mail da Martina Mazzei, co-founder di Deck Communication. Beh, ancora una volta (e non lo dico di certo per vanto), ci abbiamo visto bene e anche “lungo”.

Video Game Therapy nasce dall’idea del Dott. Francesco Bocci, Psicologo e Psicoterapeuta Adleriano. Il progetto, come il suo nome suggerisce, vede nel videogioco un valido strumento terapeutico, da utilizzare come supporto per la cura di psicopatologie gravi, come per i disturbi dell’umore e quello post traumatico da stress. Questa innovativa forma di trattamento si occupa, inoltre, di prevenire le forme di dipendenza, teorizzata dall’OMS con il termine gaming disorder.

Preme sottolineare che la Video Game Therapy è un modulo inserito all’interno di un percorso psicoterapeutico che vede il paziente come parte attiva. Se vi aspettate la classica seduta che inizia con si sieda e mi parli di quello che vuole probabilmente non la troverete in questa iniziativa. Il Dott. Francesco Bocci e il suo team utilizzeranno i nostri amati videogiochi per tirar fuori il meglio di noi. Quel potenziale nascosto che forse solo attraverso un gamepad tra le mani riusciamo a mostrare.

Incoraggiare il parlare di sé e il pensiero positivo

Vi ricordate quando vi dicevamo che attraverso il gioco, quello tipico dei bambini, si ha la possibilità di esprimersi e, al tempo stesso, apprendere? Questo concetto non riguarda necessariamente individui in tenera età, ma interessa anche ragazzi e adulti che si divertono con i (video)giochi. Video Game Therapy utilizza il medium videoludico per creare un contesto familiare e congeniale al paziente. Attraverso la condivisione di obiettivi pre-accordati, i videogiochi creano una zona di comfort entro cui potersi esprimere liberamente e far sentire a proprio agio i fruitori. Estremizzando, anche se non troppo, lo potremmo quasi definire un “gameplay terapeutico” quello ideato dal Dott. Francesco Bocci.

video game therapy
FAMILYPLAY L’importanza dei videogiochi nelle dinamiche familiari è indubbia, è la storia ci sta dando ragione.

Gli obiettivi dell’iniziativa sono molteplici, anche se ve ne sono alcuni che hanno particolarmente stimolato la nostra attenzione. Promuovere l’alfabetizzazione emotiva, per esempio, la dice lunga sul potenziale dell’utilizzo dei videogiochi come forma di terapia. Abbiamo bisogno di un abecedario per interpretare le nostre emozioni e il gamepad può essere un buon traduttore in grado di declinare le varie forme del nostro IO. Il ritorno cosciente all’emozione primaria della “scoperta” è quello che io definisco il momento “0” del gameplay, quello che viene subito dopo l’unboxing. Quegli istanti sono magici e sono in grado di far riemergere il bambino dentro di noi.

L’ultima key feature che voglio evidenziare, e non a caso è il titolo di questa sezione, è la capacità che hanno i videogiochi di incoraggiare il parlare di sé e il pensiero positivo. Video Game Therapy è riuscita a destrutturare i vari aspetti del medium videoludico, edificando una terapia a misura di gamer. Questo percorso gamer-centrico esula dal classico immaginario legato alla figura dello strizzacervelli. È il paziente a prendere per mano lo psicologo e accompagnarlo nel suo mondo. Sta al professionista la capacità di interpretare comportamenti verbali e non.

verrà chiesto al giocatore di - depositare, incarnare e radicare - descrivendo o disegnando le emozioni ed i pensieri provati durante l'esperienza

Uno specchio chiamato videogioco

Il percorso ideato per la Video Game Therapy prevede circa 10 incontri di durata variabile, da un minimo di 30 a un massimo di 50 minuti. Come detto all’inizio, questa innovativa terapia basata sul videogioco è parte di un trattamento più complesso e strutturato. C’è uno concetto che, però, mi ha dato la cosiddetta “scossa”: verrà chiesto al giocatore di “depositare, incarnare e radicare”, descrivendo o disegnando le emozioni ed i pensieri provati durante l’esperienza. In parole povere, uno specchio chiamato videogioco.

Cinema e Videogiochi Arte
PURA ARTE Se qualcuno in questa stanza pensa che i videogiochi non siano una forma d’arte parli ora o taccia per sempre

Che il medium videoludico sia da considerare come una forma d’arte, ne eravamo certi e sicuri già da molto tempo. Ma che il suo potere era in grado di curare le nostre ansie e le nostre paure riflettendo il nostro IO, beh, suona come musica. In un certo senso Video Game Therapy ha il potere di metterci a nudo, ma siamo noi a farlo nel nostro habitat, con le nostre regole e il linguaggio a noi congeniale.  

Focalizzando l’obiettivo concordato all’inizio della nostra esperienza di gioco, nel corso del gameplay il rapporto paziente-dottore è costante. Fondamentale in questa fase è il comportamento verbale e non del player, oltre che il suo stile di gioco e di comportamento all’interno del videogioco. Al termine della sessione si instaura un dialogo volto a comprendere e assimilare concetti astratti e obiettivi concreti.

Vogliamo concludere il nostro articolo citando una frase che descrive al meglio l’iniziativa Video Game Therapy: invece di gridare e imprecare mentre giochi a Fortnite solo perché tutti lo fanno, posso sintonizzarmi sulla competizione e utilizzare gesti ed espressioni fisiche più coerenti con l’ambiente reale in cui sto giocando ora.