Luca D'Angelo

News+ I videogiochi sanno prevedere il futuro

Dovremmo chiederci se i videogiochi possono davvero prevedere il futuro e anticipare i tempi?

Una volta ho letto un libro in cui si poteva prevedere il futuro, anche se i videogiochi non c’entravano. No, il protagonista era il villain, il cattivo, e si imbatteva nello stesso identico libro che avevo in mano io. Un’esperienza assurda: stavo leggendo esattamente quello che lui poteva leggere, ciò che gli avrebbe conferito la capacità di cambiare il proprio futuro. Ogni passo nella sua avventura lo vedeva sfogliare le pagine del libro blu che anch’io sfogliavo, ed era come se io fossi proprio lì con lui. Pensate che figo giocare a un videogioco dove il cattivo gioca un videogioco che prevede il suo futuro?

Death Stranding in qualche modo pare dar l’idea di essere proprio quel tipo di disco. Se ne è parlato fino alla nausea: Hideo Kojima si è fatto riconoscere, non c’è ombra di dubbio. Avreste mai pensato che quella situazione si potesse verificare nella nostra vita? (attenzione, contiene spoiler)

Una terra in completo lockdown. Poche città sopravvivono, sembrano tutte città fantasma e chi osa avventurarsi viene con ogni probabilità ucciso, finendo anche per provocare una voragine gargantuesca che marchierà per sempre la mappa di gioco. Ma sotto c’è molto di più: un’estinzione di massa, come se ne sono verificate in precedenza ma forse peggio. Il manico del coltello lo tengono delle entità, la personificazione della morte stessa sotto forma di fantasmi “alla deriva”. Nessuno può raggiungerli, e chi lo fa subisce la stessa fine. Rings a bell?

Death Stranding ha un po' anticipato il nostro tempo, e tuttavia non è la stessa cosa

Complotti ovunque Possibile che come I Simpson Kojima sappia qualcosa?

No che non lo è, dai. Non si parla mica di una banale influenza, e le persone nella realtà non esplodono mica quando vengono contagiate. Eppure è assurdamente simile: un attimo prima puoi vederle, puoi toccarle, puoi sentirle. E poi di botto spariscono: non puoi più avvicinarle come ti pare e non ne rimane che uno spettro. Ma meno pericoloso degli Arenati.

Death Stranding è la prova di come i videogiochi possano prevedere il futuro, anticipare i tempi e gli eventi senza nemmeno saperlo. Perché dietro le teorie complottistiche che svelano impenetrabili verità sulle lobby farmaceutiche, siamo tutti separati ma vicini. E sembra che dobbiamo per forza ricordarcelo ogni giorno. Come in Death Stranding i corrieri sono stati tra i pochi (anche se non gli unici) a portare avanti il lavoro, e se una Deluxe di Final Fantasy VII Remake è sul vostro scaffale è grazie solo a loro. Se non fosse già questo più che abbastanza, ora in Cina hanno pure gli esoscheletri. È assurdo, Hideo Kojima sapeva già tutto. Non è che sotto sotto c’entra qualcosa con tutto questo? Forse lui poteva salvarci?

Chiaramente in entrambi i casi il potere di salvarci è solo in mano a noi

prevedere il futuro con i videogiochi
Non ci abbiamo capito niente Davvero niente, Death Stranding non predice il virus

Ormai è chiaro che di Death Stranding non ci abbiamo capito niente. Ma proprio niente. Abbiamo giocato un videogioco guardando solo le meccaniche, senza capire che anche quelle era un po’ “prevedere il futuro”. Non c’è spazio per ragionamenti seri su uno svago: figurati se uno non fa un videogioco solo per soldi. Qui non c’è spazio per sentimenti ed emozioni nei videogiochi, quindi il loro impatto sulla comunicazione tra le persone è zero per forza. Anche le software house in parte sono come le grandi lobby farmaceutiche: nascondono il denaro in una pillola indorata.

Gli esoscheletri esistono da secoli: sono anche loro a migliorare il mondo del lavoro, ma non certo i videogiochi. Non è che una coincidenza che li si utilizzi dopo l’arrivo di Death Stranding. Piuttosto è proprio Death Stranding che dà risonanza mediatica a chi li porta, non il contrario.

Ma se è così abbiamo recepito il messaggio sbagliato.

Kojima sta prevedendo un futuro di corrieri con gli esoscheletri? O di fine del mondo? No, e in realtà non sta prevedendo nulla: se ne sta augurando uno migliore. Il vero messaggio dei suoi videogiochi riguarda proprio la comunicazione tra le persone, che può migliorare ben altro che il mondo del lavoro. I videogiochi non possono prevedere il futuro, ma possono anticipare i tempi lasciando un messaggio che ci sarà poi utile. Ci provò nel ’97 lo stesso Final Fantasy VII, che torna in remake a urlarci in faccia un messaggio più che mai attuale: “non ci avete capito niente la prima volta, riprovate“.