Luca D'Angelo

News+ Solidarietà Digitale ai tempi del Coronavirus

La risposta del Governo italiano a Pornhub. Ma senza Pornhub.

Solidarietà Digitale è l’iniziativa intrapresa dal Governo italiano per avvicinare le persone in questi difficili tempi di isolamento. In cosa consiste? Principalmente a chi ne avrà bisogno verrà concesso l’utilizzo di piattaforme di videoconferenza e team di supporto per l’utilizzo, come ad esempio volontari IBM per la piattaforma Webex. Ancora, La Stampa metterà a disposizione 25.000 abbonamenti al suo quotidiano online come pure La Repubblica, per dedicarsi alla lettura.

Drastiche necessità richiedono drastiche misure, la recente dichiarazione di stato di pandemia parla chiaro sulla situazione. Mentre molti italiani sono ancora a lavoro e altrettanti sono costretti nelle proprie abitazioni, altri ancora devono unire le due cose. Solidarietà Digitale è la risposta dell’Italia al coronavirus: saremo tutti bloccati dentro casa, ma non ci disconnetteremo gli uni dagli altri. A partecipare, d’altronde, sembrano esserci anche alcuni operatori di telefonia mobile, che offrono connessioni alla rete dati più durature e più minuti di chiamata. Tim si spinge più avanti, e apre alle scuole WeSchool, dove gli insegnanti potranno tenere lezioni online e condividere materiali utili.

No, dei videogiochi neanche l’ombra nelle iniziative parte di Solidarietà Digitale. Tuttavia non deve essere questo motivo di svalutare qualcosa che ha decisamente uno scopo preciso. Se dovesse tutto andare a buon fine, l’iniziativa governativa avrebbe comunque fatto la sua buona figura. Non si tratta solo di spingere le persone a stare in casa, di incentivarle a non muoversi. Il punto è spingerle a farlo, ma aiutandole a non sentirsi sole.

Solidarietà Digitale significa “Lontani sì, disconnessi mai”.

Ovviamente non siamo qui a dare giudizi su come sia stata gestita la situazione, tutto sommato è anche troppo tardi per farlo. Una situazione a dir poco spiacevole che sta costringendo tutti a casa, ci costringe anche in realtà a trovare il lato positivo a costo di imparare a farlo. Banalmente per i nerd non è un problema (diciamocelo, siamo abituati a stare a casa per conto nostro e ci piace pure). Per molti altri, forse, è più difficile – tanto più che alcuni non lo fanno e basta. Come fa un iperattivo a star dentro casa tutto il giorno per ben due settimane? Cosa si fa solitamente dentro casa, dopo aver pulito, riordinato ogni oggetto su ogni scaffale in ordine alfabetico, per colore e forma?

Si legge, ad esempio, libri o fumetti che siano. Solidarietà Digitale si propone di aiutarvi a farlo, anche se sarete limitati probabilmente ai quotidiani. Se avevate Amazon Prime potete godervi Prime Video – un Netflix un po’ più in sordina. Se doveste fortuitamente rendervi conto che vivete insieme ad altre persone, altrimenti, sempre consigliati i buoni vecchi giochi da tavolo. O ancora, ci sono milioni di hobby al mondo da scoprire, dal costruire aeroplanini agli origami al più semplice tappezzarsi le pareti della camera di disegni abbozzati.

C’è ancora margine di miglioramento.

Chissà che i videogiochi non diventino parte di Solidarietà Digitale, a un certo punto della fiera. Di sicuro molti ne gioirebbero, e di fronte a tante buone notizie recenti che li riguardano sarebbero probabilmente un buon valore aggiunto a un’iniziativa già di per sé nata dalle migliori intenzioni. Spesso i videogiochi stessi cercano di farci capire nel loro digitale modo come la solidarietà è un valore che non deve andar perduto.

Iniziative simili, anche non governative, ce ne sono varie – non tutte ben pubblicizzate. Alcune puntano a sostenere piuttosto la realtà circostante a chi le promuove, altre puntano ad aiutare in tutto il territorio. L’editore Star Comics, ad esempio, aiuta a promuovere le iniziative di consegna a domicilio di tutte quelle fumetterie in difficoltà che offrono il servizio. Nell’attuale momento storico è necessario fare il possibile per aiutarsi a vicenda, specie nel caso di piccole imprese come le fumetterie che potrebbero uscire devastate da questa situazione. Insomma, pur restando al sicuro nelle proprie quattro mura si può aiutare anche l’economia a non fermarsi del tutto.

Non dimentichiamoci che i videogiochi ci hanno insegnato ad amare…

Non bastasse, anche i privati cittadini pad alla mano stanno cercando di dare una mano, per quanto possibile. È il caso per esempio della nostra lettrice Angelica, attualmente in Inghilterra ma ancora in contatto con la madre patria:

Scrivo perché volevo chiedere il vostro aiuto. Io non posso fare niente qua dall’inghilterra, ma avendo la mamma medico che lavora in pronto soccorso e mi dice come stia andando ogni giorno, non riesco a starmene troppo con le mani in mano.
L’unica cosa che posso fare da qui è streamare videogames su Twitch in Italianglese, far ridere un po’ di gente, darle un motivo per stare a casa durante il lockdown, raise un po’ di awareness su come evitare il virus (lavarsi le mani etc.), e boostare qualsiasi organizzazione che accetti donazioni per aiutare l’Italia. Lo volevo chiamare #StreamforItaly. Volevo chiedervi un po’ di aiuto a spargere la voce, e se sapevate di alcune raccolte fondi che posso linkare? Ho messo insieme una IG story e rilascerò updates sul progress sul mio account @cenerea_quill.
It’s ok to say no, but I thought I’d reach out anyway since you guys are so popular among gamers in Italy ^^ Thanks 🥰

#restateacasa. Ma non allontanatevi dagli altri.

#LiveTheRebellion