Ep. 36: Ma ce li ricordiamo gli anni ’90?
Luca D'Angelo

News+ Easter egg hunt, a caccia tra ninnoli e manifesti

Tutti alla ricerca di estemporanee uova di Pasqua.

Scommetto che di easter egg nei film avete sentito parlare, almeno in Ready Player One dove la hunt è fondamento della trama. Ma quello non è che la punta dell’iceberg. Nei Pixar, tanto per cominciare, molti diversi oggetti prendono le sembianze dei protagonisti di altri film del produttore. La Luxo Ball – la palla gialla e blu con la stella rossa – si ritaglia un posticino in molte produzioni Pixar, da Toy Story ad Up. E non solo la palla: anche poster, pupazzi, incisioni. A proposito di poster: “C’è aria di cambiamenti”, diceva Randall a Sully in Monsters Inc., forse prendendo a cuore il mantra scritto su un poster in camera sua in Monsters University. Ma si trovano anche riferimenti al mondo reale, ad esempio in Wall-E con il cameo di un iPod. Di tracce ce ne sono ovunque, e a voler trovarle tutte si passa una giornata intera a guardare di nuovo il film.

Gli easter egg aprono un mondo di possibilità, consentendo ad esempio di intrufolare storie vere dentro una di fantasia. Così un semplice oggetto può rievocare un mondo intero, o puntare le luci del palcoscenico su qualcosa che ancora non conosciamo. Succedeva ad esempio in Zootropolis, dove su un DVD svettavano un gatto su una barca a vela e la scritta Meowana. La Pixar annunciava Moana – conosciuto in Italia come Oceania.

Qualcuno ha detto 'marketing'?

Influenzati da annunci subliminali siamo ormai soliti far attenzione al minimo dettaglio, e anche uno Strano Ninnolo nel mondo Pokémon ci stuzzica la fantasia. Oggetti fini a sé stessi e dalla forma non meglio identificabile, cui solo qualche anno dopo riusciamo a dare un senso. Un teaseter egg, arrivato da un’altra regione e da un altro tempo per annunciare ciò che verrà. Da un Ninnolo a una scritta sul muro, a un occhio attento sarà chiaro che è un metodo per indorare una scomoda pillola: il marketing serve. Non piace mai quando un prodotto è interamente costruito su delle scelte di marketing, questo è vero e lecito. È un bene, tuttavia, che alcuni producer ancora resistano al trend, e si avvalgano di scelte che impattano in misura molto minore il prodotto finale. Ma si parla di più di una semplice tattica di vendita: in alcuni casi gli easter egg diventano una creatura a sé stante.

'Il mio tesoro? Prendetelo se volete, ho lasciato tutto lì!' -Epic Games

Fortnite di Epic Games ne è un esempio, e al suo interno gli easter egg narrano l’intera lore del gioco bypassando le vie ufficiali come la stampa. Un nuovo e irriverente modo di raccontare, che curando e sparpagliando nuovi dettagli nel mondo di gioco parla direttamente al giocatore, dando inizio a una easter egg hunt perenne. Similmente, Rockstar Games ha in questi giorni lasciato i fan a grattarsi la testa su un DLC di GTA V, dove alcune scritte sul muro sembrerebbero suggerire l’arrivo del nuovo GTA. Tutti “teaseter egg” che provano a distrarre da una triste verità chiamata marketing, e ci riescono sfruttando egregiamente l’ambiente circostante. Il mondo virtuale si arricchisce di dettagli che prendono così vita propria. Scovarli è sempre più una sfida, un’impegnata ma divertente caccia al tesoro del calibro dello One Piece (ma di sicuro più corta).

La caccia agli Easter Egg è sempre aperta. Guardate il vostro cesto: c’è ancora posto.