DLC #4: Death Stranding: audio analisi del trailer

Uncharted 5 non è in uscita. Detto questo, l’ex Director di Naughty Dog si è sbottonato con Gamesradar

Come sarebbe Uncharted 5 in una ipotetica uscita? Bruce Straley, ex Director della serie (e dell’altra perla Naughty Dog, The Last of Us), ha provato ad immaginarselo. In occasione di un’intervista con Gamesradar per il decennale di Uncharted 2, il designer ha rilasciato qualche dichiarazione in merito. Fine di un Ladro ha inequivocabilmente scritto la parola “fine” sulle gesta di Nathan Drake, ma la serie ha già avuto modo di sperimentare qualche spin off. L‘Abisso d’Oro su PlayStation Vita, per esempio, prequel ai capitoli “numerati” della serie. Ma anche Uncharted: L’Eredità Perduta, capitolo stand-alone rilasciato dopo Uncharted 4 e dedicato a Chloe Frazer.

L’idea di Stranley sarebbe proprio questa: gli piacerebbe giocare un altro capitolo nei panni di Nathan Drake o comunque ambientato nel mondo che ha contribuito a creare. Chiare anche le idee per un ipotetico sviluppo di Uncharted 5:

Mi piacerebbe continuare a spingere Uncharted nel mondo delle scelte del giocatore, e vedere come questo influenza l’avventura. Far sentire i giocatori come se fossero loro a scoprire cose assieme a Nathan Drake, piuttosto che subire la storia e fargliela giocare in un certo modo.

Bruce Straley, ex Director della serie Uncharted

Uncharted 4, in effetti, aveva introdotto una meccanica simile. Per quanto fosse limitata semplicemente ai dialoghi e priva di conseguenze ludiche, Straley e soci avevano iniziato a sperimentare in questo senso. Come pure dal punto di vista ludico, visto che l’approccio ideale secondo Straley sarebbe partire proprio da quello che poi ne l’Eredità Perduta è stato portato ai massimi termini:

Non sto parlando di un open world propriamente detto. Penso che il punto di partenza ideale sia il Madagascar di Uncharted 4. Idealmente bisognerebbe combinare il level design del Madagascar con le dinamiche di Uncharted 2, e poi aggiungere le scelte su queste basi.

Non un vero e proprio Open World quindi (anche per andare incontro alla durata ideale di un gioco?), ma una mappa sufficientemente ampia. Come intravisto nel quarto capitolo e poi come detto espanso nello stand alone dedicato a Chloe, e volendo percorrendo una strada simile all’ultimo God of War di Santa Monica. Titoli con un world design dal più ampio respiro a nasconderne la linearità, ma che comunque non sfociano negli eccessi ruolistici o sandbox del genere.

Mappa che si tradurrebbe in un maggior controllo. Su questa, le trovate cinematografiche e dinamiche di Uncharted 2, col suo scenario perennemente in movimento, e le già citate scelte.