Gameromancer 27: il videogioco come viaggio atrale/sega mentale

Speciale Una riflessione sul retrogaming

In questi ultimi anni abbiamo assistito ad un innegabile ritorno di console retrò, in reincarnazioni più o meno riuscite, abbinate ad una quantità importante di brand che si ripropongono in una nuova veste grafica più al passo con i tempi. Il mercato delle console e dei giochi “vecchi” è ai suoi massimi, con prezzi che spesso sfiorano e superano le centinaia di euro. La domanda da cui parte questo articolo è la seguente: come mai proprio il retrogaming? Da dove nasce questo fenomeno? Quali considerazioni possiamo trarne?

Cosa intendo con retrogaming? Giocare o rigiocare i giochi del passato per riscoprirne la particolarità (e la genialità) a livello di gameplay, storytelling e soundtrack. Ridare gloria ai giochi del passato è la quintessenza de retrogaming.

Quella che vi propongo sotto è una riflessione che cerca di toccare vari aspetti di questo fenomeno e offrire qualche chiave di lettura.

Vintage & Revival

Per iniziare, è utile fare riferimento al concetto di moda inteso in una sua particolare accezione. La moda infatti si basa su un interessante connubio di passato e futuro: le collezioni attuali infatti si propongono sempre più come revival del passato: emblematico è il pantalone a zampa, ritornato prepotentemente in voga, oppure le giacche con le spalline, rispettivamente simboli degli anni ’70 e ’80. E puntualmente il successo è assicurato. Ma perché questo non avverrebbe se, per esempio, Zara proponesse le cinture borchiate degli emo di metà Duemila? Quelle tipo brutal, semi-brutal ?

Rivederli mi mette sempre a disagio…

Risposta immediata: perché gli emo fanno schifo. Sì e no. Se vi ricordate bene prima c’era un certo stigma anche per le giacche con le spalline o per pantaloni larghi alla 50 Cent, ma ecco che improvvisamente riappaiono. Questo perché la moda si basa su un concetto tanto semplice quanto geniale: il passato prossimo (gli emo) non funziona, il passato remoto (le spalline) funziona. Questo accade per quello che chiameremo “fattore vintage” . Se una cosa appartiene al passato remoto allora è molto più facile che venga avvolta da un’aura di fascino e che diventi vintage.Le giacche con le spalline stanno al NES tanto quando le cinture con le borchie stanno alla PS3

Già così abbiamo trovato una risposta di carattere culturale al fenomeno del retrogaming: esso accade semplicemente perché il tempo passa e le console assurgono allo status vintage. Con questa affermazione cerco anche di dare una risposta all’annosa questione del “cosa è e cosa non è retrogaming“, ossia tutto quello che a naso sa di passato remoto e non di passato prossimo: dalla quinta generazione di console (PS1, N64 ecc.) ci troviamo sicuramente nel retrogaming. La sesta generazione (PS2, Dreamcast ecc.) sta vivendo in un momento di soglia, e si sta apprestando, guarda caso in contemporanea ad un revival della moda di metà ‘2000, a diventare retrò, quindi vintage.

Nostalgia canaglia

A questo poi aggiungiamo il fattore nostalgia”, ossia il pensare al nostro passato di videogiocatori con una forte idealizzazione, in cui le cose “brutte” (impossibilità di salvare, difficoltà estrema ecc.) vengono occultate da quella sorta di aureola multiforme che comprende il “ritornare piccoli“, il “sentirsi realizzato nel comprare un gioco a cui abbiamo sempre agognato“, il “ricostruirsi una collezione” e chi più ne ha più ne metta.

Insomma, il retrogaming per risvegliare il fanciullino pascoliano sopito in noi.

Tutto questo ovviamente porta a rispolverare i vecchi hardware e spinge a rigiocare i titoli vecchi, o magari ad emularli (ma a questo arriviamo dopo). Senza contare che saghe importantissime, come Spyro o Metroid, solo per citarne alcune, hanno incominciato a compiere anniversari con i decimali, e l’azienda giustamente ne approfitta: “Perché non proporre il gioco originale in una veste grafica tutta nuova per fare aprire i portafogli a chi con quei giochi si era distrutto le dita, considerando che ora il videogiocatore medio ha tra i 20 e 30 anni?”. Non è trascurabile che molti nell’hype generale vadano a rigiocare i titoli originali e altri invece li riscoprano da zero, alimentando ulteriormente il fenomeno dei giochi retrò.

Peccato che i 30 anni di Metroid siano passati in sordinissima…
Scoprire e riscoprire

Di ulteriore importanza poi è l’archeologia videoludica, ossia andare a provare in prima persona quei giochi che ora sono visti come leggenda, magari con una console e una cartuccia originali. Andare a scavare nei godziliardi di giochi prodotti nel passato, per trovare qualche tesoro nascosto à la Spelunky, è l’essenza dell’archeologia videoludica.

Per la vostra cultura, vi segnalo uno Spelunky tutto italiano, Kenobit, che su Youtube e Twitch mostra e commenta settimanalmente perle e leggende del passato videoludico. Tenete a mente questo nome perché tornerà più avanti.

Not-so-retro-games

Per approfondire:
Shovel Knight

Un altro fattore importante è il fascino: il feeling arcade, l’assenza di tutorial, gli sprite squadrati, i colori accesi, la musica 8-bit. Tutti elementi che esercitano un’attrattiva degna di nota; basti pensare alla recente ribalta della pixel art su internet. Giochi come Shovel Knight si avvalgono di tutti questi elementi per costruire avventure dal sapore retrò, ma, che, se analizzati con cura, rivelano di prendere le mosse da un modo di videogiocare più attuale (per esempio il sistema di loot preso direttamente da Dark Souls).

E secondo voi Sony e Nintendo non sanno di tutto questo mondo di nostalgici? Certo che lo sanno! Non a caso negli ultimi anni si è sfruttato il fattore vintage unito al fattore nostalgia per proporre sia giochi vecchi in nuova veste, sia tutta una serie di retroconsole mini. I risultati sono stati vari, soddisfacenti nel caso di NES e SNES mini e un pò meno nel caso della Playstation Classic di Sony.

The industry don’t understand!

La questione dell'emulazione

Per PS1 sono stati rilasciati in tutto il mondo quasi 8000 pezzi di software, Playstation Classic ne presenta una selezione di 20 titoli. Certo, sono i più importanti in assoluto, ma tipo Final Fantasy IX? Dino Crisis? Silent Hill? Parasite Eve? Molti dei titoli che non c’è l’hanno fatta su Playstation Classic non sono disponibili neanche sul PS Store, e quindi, come si fa a giocarci? Questo è uno dei paradossi che affigge tutti coloro che vogliono giocare i giochi vecchi.

O te li compri su supporto originale spendendo fior di quattrini, o aspetti una remastered (spesso di fattura discutibile), oppure puoi giocartelo su emulatore. Ma emulazione spesso fa rima con pirateria. E’ giusto? Cito Gabe Newell per farvi capire quello che penso:

“Pensiamo che ci sia un fraintendimento nelle fondamenta stesse del concetto di “pirateria”. Piratare un software è molto più spesso la conseguenza di un problema di servizio, non di prezzo. Se un sito pirata offre un prodotto a cui si può accedere comodamente dal tuo computer, da ogni parte del mondo, 24/7, mentre il possessore legale del prodotto dice che per il momento è riservato solo a determinati mercati (region-locked) e che arriverà nel tuo tra 3 mesi, dopo la release nel mercato X e che può essere acquistato solo in negozi, allora il servizio pirata è 1000 volte più conveniente.

Gabe Newell, lungimirante CEO Valve

Se trasliamo la citazione nel nostro caso, l’emulazione funziona perché offre la possibilità di giocare un titolo spesso introvabile, quindi molto costoso, direttamente dove dici tu e quando dici tu. È illegale giocare un titolo che non possiedo perché non si può trovare o perché nel mio paese non è mai stato rilasciato?

Pensate solo a quanta gente con il minimo sforzo riesce a giocare a titoloni del passato, spesso neanche usciti fuori dal Giappone o inesistenti al di fuori della console di produzione, come i già citati Parasite Eve o GoldenEye per Nintendo 64. Questo accade perché nessuno si è mai occupato di un porting “legale. Senza contare che poi molte aziende spesso non offrono riguardi proprio eccellenti nei confronti dei propri titoli più anziani: sul Wii Store, per esempio, erano presenti circa 400 titoli con nessuna pochissime possibilità di customizzazione di grafica e controlli. E questo ci mette di fronte ad un interrogativo ancora più pressante:

Tra cinquant’anni esisterà ancora Super Metroid, ma esisteranno ancora Super Nintendo su cui giocarlo?

Fabio Bortolotti, in arte Kenobit

Risposta: probabilmente no, ma non c’è da preoccuparsi! Nintendo (cito Nintendo perché è a mani basse la casa con il più grande numero di giochi retrò sulle spalle) lo avrà ancora sui suoi store, però dovrai giocarlo alle condizioni di Nintendo: pagando una cifra spropositata (gli attuali 8 euro per un gioco uscito quasi trent’anni fa fanno storcere parecchio il naso), senza poter migliorare la risoluzione più di tanto e soprattutto su una console e con un controller decisi da Nintendo. Allora qui capiamo bene l’affermazione del buon Gabe: l’emulazione permette di giocare dovunque partite personalizzabili a 360 gradi.

Sono queste politiche un pò troppo ingessate che fanno passare alla pirateria, politiche figlie di una concezione per cui giocare i titoli vecchi è un contentino, una feature in più che Nintendo (e anche Sony) offre ai suoi utenti, quando dovrebbe essere una prerogativa indiscutibile. Un favore che Nintendo offre oltretutto in malo modo dato che, tra le altre cose, la chiusura del Wii Store il 30 gennaio ha portato alla perdita di tutto quei contenuti che questo poteva offrire e lo store di Wii U probabilmente farà la stessa fine. Con la chiusura di questi due store centinaia di titoli sia retrò che non perderanno la possibilità di essere giocati per sempre.

In quest’ottica, emulare e fare i pirati diventa un atto morale, un atto di salvaguardia di quei giochi che probabilmente finirebbero nell’oblio perché nessuno si è preoccupato di fare altrimenti, o ancora, rimarrebbero confinati ad un pubblico spesso solo Giapponese, se i fan non si occupassero di tradurli, come per esempio Mother 3. Ma la cosa che fa più paura:

Un domani non esisteranno più console, cartucce e dischi. Se l'industria non capisce il problema della conservazione, questa rimane tutta sulle spalle degli utenti.

Ma alla grande N ovviamente questo non va bene quindi ecco che partono i raid contro i siti che preservano le rom per il futuro e ci permettono di rigiocarci le glorie del passato come diciamo noi, dove diciamo, noi quando diciamo noipirata“.

So long dear friend..

Dato che ho espresso profusamente la pars destruens vi porto anche una pars costruens:

“E se Nintendo lanciasse un servizio multipiattaforma (magari anche per PC) a cui tramite un abbonamento potresti accedere a tutte le sterminate librerie delle vecchie console, magari dando la possibilità anche di customizzare i controlli e la grafica? E con questo intendo un servizio vero e proprio, stabile e non vincolato ad una console sola, che serva a questo preciso scopo e non come il servizio NES per Switch, che non è nient’altro che una pezza per dare un motivo d’essere al servizio online di Nintendo.

Luca Secchi, autore che, anche se non si direbbe, adora Nintendo
Un sacco di cose interessanti

Un ultimo aspetto prima di chiudere: tutte le cose belle che il fenomeno del retrogaming ha prodotto, attualizzato e rispolverato, in un connubio di vecchio e nuovo, spesso con un contributo essenziale degli utenti.

Le Mod

Nel caso non lo sapeste, ogni gioco con almeno qualche anno di vita spesso viene preso e rielaborato dagli utenti, creando delle mod, pack di modifiche gratuite, che influenzano più o meno pesantemente l’esperienza di gioco. Doom è sicuramente il gioco con più mod in circolazione, che continuano ad essere prodotte da più di vent’anni dall’uscita. Menzione d’onore va a Grezzo 2, un mod pesantissima di Doom 2 che non vi farà dormire la notte. E bastano due parole: lancia-Ratzinger.

La chiptune

Con chiptune comunemente si intende “la musica fatta con i Game-Boy“. In realtà è un fenomeno molto più ampio, in cui si utilizzano le capacità delle vecchie console per creare musica 8-bit, come se fosse quella dei giochi del passato. L’Italia vanta di un panorama sorprendentemente attivo. Tra i nomi che mi stanno più a cuore vorrei segnale il già citato Kenobit, con le sue cover leggendarie di Ken il Guerriero e Giorgio by Moroder, e Arottenbit, duo che produce sludge-tecno durissima dal sapore satanico, questo è il loro album su Bandcamp. Menzione speciale a Meneo, famoso per esibirsi nudo ai suoi concerti, oltre che per fare musica molto divertente.

Not-so-retro-games tutti italiani!

Ho già citato Shovel Knight, ma questo cultura del revival ci ha regalato dozzine di giochi che omaggiano il vecchio riattualizzandolo nuovamente , tra cui vorrei citare alcuni casi tutti italiani:

Slap and Beans: un beat’em-up a scorrimento stile Final Fight realizzato da Trinity Team, che ha come protagonisti nientepopodimeno che Bud Spencer e Terence Hill. Tante botte nelle location più rappresentative dei loro film.

Milanoir: uno shooter prodotto da Italo Games ambientato nella Milano degli anni ’70, tra mafia, navigli e tanta stupenda pixel art. E’ bello difficile, consigliata prudenza.

Plaguemon: una romhack pesantissima di Pokemon Blu by Michele “Hiki” Falcone. Vi anticipo solo che il setting è nucleare post-atomico e che i Pokémon si sono tramutati in mostroni mutogeni cattivissimi. Sesso, droga e satanismo sono gli starter.

Detto questo, spero di avervi offerto delle prospettive nuove su cui ragionare intorno al ritorno dei giochi “vecchi”. E, se non avete giocato Super Metroid, questo è il momento di rimediare!