Speciale
di Pietro Iacullo
il 13 giugno 2018, 21:58
in Speciali

L’E3 di Nintendo da tempi non sospetti trascende la conferenza/showcase/direct tradizionale, diventando una maratona di dirette dal Treehouse. Maratona che quest’anno ha reso ovvia una cosa: in Game Freak hanno finito il fiato… Probabilmente, già dal 2000: Pokémon Let’s Go ne è solo la riprova.

 

No, questo non è l’editoriale di un nostalgico.

 

Certo, come chiunque dotato di un minimo di raziocinio sono convinto che i capitoli migliori della serie Pokémon siano Heart Gold e Soul Silver, perché portavano tutte le novità ludiche — per le novità tecniche, almeno fino a questo punto, si poteva parlare di concorso di colpa con Nintendo — introdotte con la terza e la quarta generazione nel loro prodotto più ricco, longevo, riuscito. Ma è una considerazione che è praticamente un dato di fatto e non mi ha impedito di apprezzare i capitoli che sono venuti dopo, trovando qualche spunto coraggioso anche negli embrionali X e Y. E ancora oggi sono convinto che un capitolo Z probabilmente avrebbe nobilitato la sesta generazione, come fatto d’altra parte da Platino per la quarta.

 

Il problema infatti esula dal gameplay, e sarebbe riduttivo liquidare la questione (come fanno molti nintendroni già dai tempi di Wii) con un laconico “la grafica non è tutto”, anche perché se la grafica non è tutto hai sbagliato hobby.

 

Il problema è che Game Freak non vuole saperne di crescere, e Pokémon Let’s Go lo ha mostrato in modo palese. E se non vuole in fondo la colpa è anche un po’ nostra…

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Fino a Nintendo DS poteva anche andar bene così.

La non-generazione che ci hanno rubato

Certo, si poteva fare di più, e uno degli indiziati numero uno che fa spesso pensare al sottoscritto che la sesta generazione a Kyoto sia da considerarsi una non—generazione, del tempo perso che ha impedito a tantissime IP di maturare (potevamo avere Breath of the Wild una decade prima, dal punto di vista realizzativo!) è proprio il brand Pokémon. Per quanto sia stata raffinata la sostanza, la forma è grossomodo rimasta quella dagli esordi fino all’altro ieri.

La mezza occasione persa du 3DS

Su 3DS si storceva già il naso. Passi il non riuscire a far girare in 3D stereoscopico uno dei (presunti) titoli di punta di una macchina che si è cercato di vendere anche grazie al 3D stereoscopico. Passi cercare di raccontare una storia sbagliando clamorosamente i tempi e dedicando — alla fin fine — troppo poco spazio ad un tema a suo modo anche coraggioso in una serie così (quello della guerra, quello della morte). Passi anche accorgersi, con vent’anni di colpevole ritardo, che di fatto la serie fa parte del filone dei GDR e che forse inserire qualche meccanica più tipicamente da GDR non era poi un’idea così pazzoide. Oppure capire finalmente che scelte stilistiche che ci si portava avanti da Pokémon Rosso perché si anche se erano assolutamente accessorie, e forse rovinavano addirittura l’esperienza come nel caso delle MN obbligatorie per proseguire. Però andiamo, stiamo parlando di una macchina che sotto la scocca dava finalmente l’opportunità di revisionare la serie, di fare il prossimo passo, di entrare nel maledetto millennio corrente invece di rimanere fermi (in buona sostanza) al 1996.

 

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1996 -2016: Vent’anni di Pokémon
Esattamente 20 anni fa il Giappone vedeva debuttare sugli scaffali quello che di li a poco sarebbe diventato un vero e proprio fenomeno di massa: con Pocket Monsters Red e Pocket Monsters Green (la versione Blu, su cui poi sono basate le versioni int...

 

Ma ci siamo detti vabbè, è Game Freak, per il momento lasciamo stare. Tanto vuoi che portino una roba a questo livello anche su una macchina come Switch, la console portatile più potente del mercato, capace di rilanciare il multiplayer locale ed il lan party con il suo concetto di post-sociale, un pezzo di hardware che potenzialmente potrebbe trascendere lo status di macchina da gioco e diventare un simbolo come il Walkman o l’iPod se sono si decidessero ad aprire le porte agli sviluppatori in stile Microsoft?

 

La risposta è si. Purtroppo.

 

Non c’entra la nostalgia, non c’entrano le facilitazioni

Non è un problema di semplificazione delle meccaniche, non fosse chiaro — si, perché lo step 2 dopo aver dato la colpa alla nostalgia a questo punto è quello, è dire che siccome mi (ci) puzza Pokémon Go allora non possiamo capire. Per quanto come il 90% della popolazione mondiale mi sia dimenticato di Pokémon Go dopo un paio di settimane, capisco perfettamente che abbia senso cercare di “monetizzare” quell’utenza anche su Switch e sulla serie (più o meno) principale. E non sono mai stato un nazista delle complicazioni, convinto che il nostro medium debba combattere queste (ma anche altre) barriere di ingresso il più possibile, per diventare davvero di tutti. Mettere il pad in mano a qualcuno che non sa come i videogiochi, è un po’ come cercare di fargli tradurre una versione di latino, ed è un qualcosa con cui chi crea deve necessariamente fare i conti. Credo che in generale si possa anche prendere una strada ludicamente meno impegnativa rispetto alla tradizione, se poi il risultato finale è eccellente — o anche solo buono. Sono sempre quello che difende (e difenderà) a spada tratta DmC Devil May Cry.

 

 

Pokémon Let's Go

Ah si, se volete Mew dovete scucire altre 40 carte…

 
Mancano coraggio e bravura

Il problema è che il matrimonio con Pokémon Go, questa integrazione tra la serie su console e la sua costola per il mercato mobile, poteva e doveva essere portato avanti in modo più coraggioso. Facendolo all’interno di un capitolo principale, in primo luogo — è troppo facile fare i paraculo e dire che tanto l’anno prossimo uscirà un capitolo di Pokémon più grande, cattivo e pieno di tutte quelle m*rdate che piacciono ai fan duri e puri della serie, tenendo il piede in due staffe. La vera sfida sarebbe stato cercare un equilibrio e una continuità tra questi due mondi, cercando sì di travasare da Go alla serie principale ma facendo anche il contrario, convincendo gli “hardcore trainers” a (ri?)scaricare l’app e a giocarci. Tramite ricompense in—game, tramite qualche mini—gioco tipo il famoso Pokéwalker, tramite qualche idea insomma.

 

 

Ma la cosa più sbagliata è che Game Freak con Pokémon Let’s Go vuole farci rigiocare Pokémon Giallo offrendo praticamente gli stessi contenuti di Pokémon Giallo.

 

La mappa? È la stessa, con gli stessi edifici squadrati e non in scala, disposti allo stesso modo, e con dentro fondamentalmente gli stessi personaggi — a quanto si è visto. E poco importa se abbiamo inaugurato Switch esplorando la Hyrule più convincente di sempre, se abbiamo visto Mario andare in giro per il mondo e poco importa pure se ci sono titoli indie che vantano ambientazioni più profonde, moderne e non ancorate ad un vetustissimo Game Boy. O ti mangi questa minestra o ti butti dalla finestra, anche se è una minestra che ha più di vent’anni e inizia ad assumere un retrogusto acre di muffa.

 

E a dirla tutta, è anche colpa nostra: Pokémon Let’s Go ce lo meritiamo in fondo.

 

La colpa è anche nostra: un altro modo per non meritarsi i videogiochi

Nostra, perché negli anni abbiamo davvero difeso le peggio porcate, quando si trattava di questa serie (ma è un discorso che si potrebbe tranquillamente fare anche per dei mostri sacri — lo abbiamo già detto, Breath of the Wild poteva uscire 10 anni fa!). Perché quando si diceva che la Pokébanca, dopo X e Y, potenzialmente rischiava di rovinare l’esperienza si rispondeva che era un’esagerazione, che bastava utilizzarla dopo o non utilizzarla affatto, chissenefrega se il sottotitolo della serie è “Acchiappali tutti” e li abbiamo già acchiappati tutti l’anno prima. Perché quando Rubino Omega e Zaffiro Alpha non andavano a introdurre praticamente nulla di inedito (nulla che avesse una sostanza, cioè) li abbiamo incensati lo stesso, affibbiandogli dei giudizi assolutamente fuori scala e coccolandoli come se si trattasse di due pietre miliari, e come se elencarne i difetti fosse poco meno che vilipendio. il “Too Much Water” di IGN viene ancora utilizzato in modo ironico, se non spregiativo, a testimonianza che tanti (troppi) non hanno capito che fosse un sintomo di tutto quello che non andava nella serie dal punto di vista mentale, un eco di scelte stilistiche fatte vent’anni prima e che ormai avevano superato l’anacronistico.

 

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È inutile che vi sbracciate affinché i videogiochi vengano considerati alla stregua di film e letteratura. Tanto fondamentalmente non avete capito un c*zzo del Sono ragionevolmente sicuro che molti di voi penseranno che sia un articolo clickbait, e...

 

Perché quando finalmente Sole e Luna hanno mostrato dei passi avanti le lodi si sono sprecate, mentre chi diceva con poi nemmeno troppo sarcasmo “ah, adesso è diventato un RPG vero” veniva messo a tacere. Attaccamento alla maglia encomiabile, che poi Game Freak ha premiato come? Con Ultrasole e Ultraluna, a dimostrazione che il dover fare dei passi indietro per ogni passo avanti è solo l’ennesimo sintomo di una mancanza di palle patologica che ha sempre contraddistinto lo studio — si, inclusa quella volta che si è preferito buttarsi su Nero 2 e Bianco 2 su DS a 3DS già uscito.

 

Perché — chiudendo — quando risponderete a questo articolo o lo condividerete dicendo “ma tanto l’anno prossimo esce il capitolo principale, chissene” non farete altro che dimostrare di essere parte del problema.



due parole sull'autore
Laureato con disonore in Informatica, tra una cosa e l'altra ha a che fare con la tecnologia praticamente da quando ne ha memoria. È il magnaccia a capo degli aspetti creativi del progetto, dal layout fino alle questioni autorali: la sezione Speciali è la sua Mother Base, e Gameromancer - il podcast videoludicamente scorretto il mezzo con cui terrorizza anche l'etere.
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