Live #0: Di che colore sono i soldi su iCrewPlay?

Seconda edizione per la fiera udinese: poteva il nostro webmaster farsi scappare l’occasione di far valere i fantomatici privilegi della casta e partecipare come inviato sul posto?

Su queste pagine ci siamo occupati spesso e volentieri della questione relativa al riconoscimento della nostra forma di intrattenimento preferita – ovviamente dopo il lamentarsi. E indubbiamente questo riconoscimento passa anche per gli eventi fieristici, che siano propriamente del settore oppure vedano i videogiochi come l’equivalente di una concubina con cui giacere in modo più o meno legittimo. A questo proposito il Friuli Venezia Giulia – la regione occupata abusivamente da chi vi scrive – si è mosso indubbiamente bene, organizzando negli anni sempre più appuntamenti di questo tipo. Eventi di tutte le dimensioni e a portata di tutte le tasche, che spaziano da appuntamenti “locali” a manifestazioni che ormai si possono ritenere a pieno titolo storiche come il Naoniscon di Pordenone (città che tra l’altro, a breve, ospiterà anche la sua GameCom), e che spesso giocano anche ai confini col Veneto per regalare a tutti gli appassionati diverse tappe di questo tipo.

Udine Comix & Games, giunto alla sua seconda edizione, si inserisce quindi in una scacchiera abbastanza variegata. E lo fa con il giusto atteggiamento, ma con diverse controindicazioni.

Iniziamo dall’aspetto più venale della questione, ma che è anche il più pratico: il prezzo del biglietto. In un panorama che offre eventi ad ingresso gratuito, ad offerta libera e anche a prezzi al di sotto della banconota da 5€, per entrare in fiera in questo caso era necessario materializzare fuori dal proprio portafoglio 9€. Con tutte le riduzioni del caso, ovviamente, visto che diverse categorie avevano diritto ad un biglietto ridotto (militari e soprattutto studenti universitari, in una città che è un Polo di studi non di secondaria importanza) o omaggio (bambini fino a sei anni, forze dell’ordine eccetera), e con la possibilità di dimezzare la spesa registrandosi online o presentandosi in fiera in cosplay – iniziativa decisamente apprezzata, che si ricollega alle manovre di riconoscimento di cui parlavamo sopra. Ma in ogni caso non si tratta sicuramente della fiera più economica da visitare in regione, e se comunque la spesa copriva le due giornate dell’evento sarebbe stato opportuno pensare ad una tariffa “one day only” per chi aveva intenzione di spendere in loco solo la giornata di sabato 14 o di domenica 15.

 

udine comix

Bisogna dire che, in parallelo alla manifestazione, si svolgeva anche l’ExpoElettronica della città, visitabile quindi con lo stesso biglietto. Ma va anche detto che entrambe le fiere occupavano solo un padiglione ciascuno (più grande, nel caso di Udine Comix), sacrificando quindi un po’ di appeal per via delle dimensioni contenute. E pagando da questo punto di vista anche il confronto con la Fiera del Radioamatore pordenonese, che per quanto negli ultimi anni abbia perso (agli occhi di chi vi scrive, quantomeno) parte della sua ragion d’essere rimane comunque un evento indubbiamente più strutturato e “vasto”. Insomma, pur con tutte le giustificazioni che abbiamo buttato giù in queste poche righe è difficile non esprimere qualche “perplessità monetaria“; anche se la fiera ha ospitato nomi decisamente importanti del settore (la postazione dedicata al mondo di YouTube, che sarebbe stato bello vedere in un’area dedicata per evitare troppa confusione, aveva tra i protagonisti i Mates) come i quasi-colleghi di Tom’s Hardware – ogni tanto ci teniamo a ricordare che I Love Videogames collabora più o meno attivamente con il loro progetto Tom’s Blog – le attrattive in loco alla fine erano abbastanza limitate, per chi non fosse interessato. Anche le postazioni dedicate ai Games, dove capeggiava ovviamente la Realtà Virtuale (altro tema che c’è sempre caro, come l’ermo colle leopardiano) alla fin fine richiedevano dei biglietti extra per essere provate. C’è dispiaciuto, perché da fieri sostenitori di questa nuova tecnologia abbiamo già avuto modo di ribadire come sia importante poterla provare senza barriere di sorta a disposizione, ed in questo caso quindi ci sarebbe piaciuto un atteggiamento più deciso.

L’atteggiamento quindi come diciamo è quello giusto: grandi nomi, grandi ospiti, e anche abbastanza coraggio nel proporre la propria offerta – e in un certo senso qualcosa di tutto questo deve aver funzionato, visto che la presenza in fiera è stata abbastanza massiccia (quasi 10000 ingressi, non male). Ma c’è ancora da lavorare, e la speranza è che gli organizzatori della fiera lo facciano, ascoltando i feedback che stanno comparendo sui loro canali sociali. Per ora siamo davanti al classico ragazzo che ha le potenzialità (e i mezzi), ma che non si applica: l’anno prossimo speriamo di poter esprimere un giudizio più positivo, perché ce n’è bisogno.