DLC #3: L'esercito di Topolino

Fratelli di pad, l’Italia s’è desta (per alcuni se destra, ma ne ho sentite anche di peggio)! Per festeggiare il 2 giugno, festa della nostra amata Repubblica, fondata nel cuore di uno dei luoghi più belli del pianeta, quattro estrosi redattori (per alcuni stronzi, ma ne ho sentite anche di peggio), hanno raccolto 10 titoli impreziositi dalle bellezze del nostro paese e veri e propri prodotti Made in Italy. Più o meno…

Pensate che abbiamo talmente a cuore la nostra madre patria che questa volta siamo riusciti addirittura a redarre una vera Top 10, mica quelle farloccate Top 8 che ultimamente abbiamo scritto. Un amore tutto italiano che in molti nel mondo provano, basti pensare a quante produzioni cinematografiche devono il loro impatto visivo alle bellezze naturali e architettoniche dello stivale. Ma soprattutto, ed è quello che ci interessa qui, quanti videogiochi hanno almeno uno scenario ambientato sullo stivale? Ma la cosa più bella è la riscossa del panorama indie tricolore, grazie a software house quali MixedBag, Antab Studio, 34BigThings e tante altre (loro si che si sono “destate”) capaci di sfornare lavori di grande qualità e inventiva degni di essere etichettati D.O.C., apprezzati da critica e pubblico di tutto il mondo, come solo il vero artigianato italiano sa fare. Partiamo dunque con la nostra carrellata, con una mano sul petto e cantando a squarciagola l’Inno di Mameli!

Forza Horizon 2 – Sfrecciare per l’Italia in Ferrari
Toscana e super-car. Il matrimonio perfetto

L’enorme mappa stradale di Forza Horizon 2, capolavoro firmato Playground Games per Xbox One, è un vero monumento alle statali e provinciali italiane (e francesi, ma i cugini transalpini se ne faranno una ragione se ignoriamo un attimo quella parte – tanto è gente che mangia lumache e non usa il bidè –) e ai nostri paesaggi naturali mozzafiato. Seppur completamente originali, le strade del versante italiano della mappa ci portano dalle scoscese lingue d’asfalto a strapiombo sul mare della riviera ligure fino alle sinuose colline dell’appennino tosco-emiliano, facendoci quasi sentire la salsedine sulla propria pelle e il brusio dei grilli nell’erba. Essere a bordo di una Ferrari 458 o una Lamborghini Aventador non vi impedirà di rallentare e semplicemente godervi un paesaggio unico, sempre incantevole, che sia poligonale o reale (nella realtà è infinitamente più bello ovviamente, ma il fatto di non avere una Maserati Granturismo bilancia la situazione). Un omaggio di grande classe da parte degli sviluppatori, evidentemente ammaliati dai tour che avranno fatto in pre-produzione, che si risconta anche nella costruzione di paesi e cittadine, con architetture fedeli rispetto regioni da cui si sono fatti ispirare. Una bellezza da togliere il fiato, il nostro patrimonio più grande.

Percentuale di italianità: Sorbole %

Battlefield 1 – L’estenuante difesa del Monte Grappa
Le due ore più emozionanti nella storia del franchise

Arsiero, Asiago,e quanti altri ancora, piccoli paesi di confine, nei giorni dell’anteguerra, Monte Grappa, Monte Corno, e molti altri ancora, non è che contavate molto nei giorni della dolce pace“. Così Ernest Hemingway parlava delle località investite dalle mire espansionistiche dell’impero austro-ungarico, che dopo la vittoria di Caporetto si dovettero scontrare con l’indomita resistenza dei soldati del Regno D’Italia sul Monte Grappa (Alpi venete), capitanati dai generali Armando Diaz e Gaetano Giardino (dopo la ritirata da Caporetto guidata da Luigi Cadorna). In questo tragico dipinto della Prima Guerra Mondiale è ambientata una delle missioni più emozionanti (soprattutto per noi italiani) dell’FPS di DICE, Battlefield 1. Non sono certo mancate le polemiche, arrivate anche direttamente dal corpo degli Alpini, i quali hanno criticato il fatto di aver reso ludico un evento in cui sono morti migliaia di soldati. Quello che può sembrare una spettacolarizzazione di una terribile e reale battaglia, è invece un tributo a quelle anime, trattato con delicatezza dagli sviluppatori e capace di trasmettere un grande senso di solennità al giocatore. Oggi per fortuna il monte è famoso soprattutto per le sue bellezze naturali, il suo Sacrario Militare ai caduti e le fatiche dei ciclisti del Giro d’Italia, transitati sulle sue pendenze giusto una settimana fa, tra due ali di folla festanti. La guerra va ricordata anche in questo modo, vivendola virtualmente per dare un senso alle parole dei libri di storia.

Percentuale di italianità: Il Piave Mormorava

Tomb Raider II – La Venezia che molti vorrebbero
Venezia è sempre Venezia, anche a cubetti

Nel 1997 i cuori dei videogiocatori italiani ebbero un sussulto, alla vista del sex symbol videoludico per eccellenza, Lara Croft (che aveva delle fattezze orribili anche in computer grafica, ma la gente si accontenta di tutto ciò che ha due seni!), che saltava, sparava e correva per le calli di quella che è probabilmente la più bella città al mondo: Venezia. In quella laguna virtuale c’era tutto quello che un turista armato di DualShock potesse desiderare; c’erano i canali (inverosimilmente cristallini) “transennati” dalle tipiche architetture rinascimentali della Serenissima, motoscafi per navigarli, eleganti edifici da esplorare (e vandalizzare, con conseguente denuncia e multa da parte del comune), gondole a profusione e una gran quantità di sgherri da impallinare. Ma allora cosa manca e soprattutto, perché in molti vorrebbero vederla così? Semplice, perché mancano totalmente i turisti, ormai additati come il male del capoluogo Veneto. Il problema è che manca anche la popolazione autoctona, estinzione che probabilmente ha avuto luogo dopo la cacciata dei vacanzieri e conseguente siccità nelle casse comunali. Fortunatamente nel ’97 non c’era ancora il famigerato Ponte della Costituzione, quello interamente di vetro per intenderci, se no chissà che scivoloni per la nostra Lara, stile Raiden sulle cacche di piccione!

Percentuale di italianità: Il canal, chi gà sugà el canal?!

Uncharted 4: Fine di un Ladro – Villa Rossi
“I limoniiiiii!” – Guido Avitabile, 2016

Quando abbiamo scoperto che una sezione di Uncharted 4: Fine di un Ladro sarebbe stata ambientata sulla costiera amalfitana, il nostro cuore italiano ha sobbalzato nel petto e ha iniziato a intonare inni di gioia, accompagnato da un mandolino e una fisarmonica. In una delle sezioni iniziali del gioco, infatti, chi gioca dovrà far infiltrare Nathan Drake all’interno di Villa Rossi, una lussuosissima villa italiana in cui sta avendo luogo un’asta, e rubare uno degli oggetti prima che venga acquistato da un ricco acquirente. E il posto è indubbiamente italiano, così come italiani sono i suoi occupanti e italiane le guardie: doppiati con un accento non esattamente piacevole da sentire, i nemici di Drake parleranno di calcio e partite, e delizieranno le nostre orecchie con la loro italianissima cadenza da serie TV di TaoDue. Fortuna che, se non altro, le splendide architetture di Villa Rossi rendono perfettamente giustizia al nostro Paese, grazie a meravigliosi colonnati, balconi e saloni dalla bellezza indiscutibile.

Non abbiamo visto una pizza, quando abbiamo giocato al capolavoro di Naughty Dog, ma va bene così: in compenso, Villa Rossi aveva i limoni.

Percentuale di italianità: abbastanza da sopportare gli accenti

Shadow Of Rome – Roma e dintorni
Hitman se lo avessero ambientato ai tempi di Cesare

Anche solo parlare della pseudo-trasposizione videoludica del Gladiatore di Ridley Scott (dopo tanti anni non ha senso neanche tentare di negarlo) ci fa venire una matta voglia di rispolverare la nostra vecchia PlayStation 2 e giocarlo per la decima volta, dall’inizio alla fine, senza interruzioni. Shadow Of Rome era meraviglioso, così splendido e divertente che potremmo anche pensare di farne una Retrocensione fra qualche mese: seguendo l’avventura di Agrippa e Ottaviano nel tentativo di smascherare gli assassini di Giulio Cesare, il giocatore era chiamato a entrare nelle varie arene dei gladiatori sparse per tutto l’Impero Romano, oppure a infiltrarsi in vari edifici istituzionali di Roma per carpire i segreti dei senatori. Indubbiamente le fasi più divertenti erano quelle di azione nei panni di Agrippa, che spesso si ritrovava ad affrontare un gran numero di battaglie diverse, tra scontri con animali e corse sulle bighe; ma le sezioni stealth di Ottaviano avevano comunque una loro dignità ludica, se non altro perché il giovincello era un trasformista eccezionale, in grado di assumere i panni di un senatore o di una guardia a seconda delle necessità. L’Hitman dell’Impero Romano, insomma. Che usava brocche e vasi al posto della corda di pianoforte. Aggirarsi per Roma intera nei panni di Ottaviano era già abbastanza evocativo di per sé, ma non c’è dubbio che il culmine dell’avventura intera si abbia nel Colosseo, quando Agrippa si ritrova ad affrontare le ultime sfide da Gladiatore per raggiungere Bruto e uccidere Antonio, l’usurpatore. Una trama molto simile al film di Ridley Scott, dunque; con un paio di magli, fionde, alabarde e scimitarre in più, però, oltre alla possibilità di lanciare arti mozzati al pubblico.

Percentuale di italianità: al mio segnale, scatenate l’inferno (si, quello dantesco)

Assassin’s Creed II e Brotherhood – Ezio, what else?
Non serve aggiungere altro

Probabilmente la maggior parte dei giocatori di oggi associa l’espressione “Italia e videogiochi” ad Assassin’s Creed. La serie Ubisoft deve non a caso gran parte del suo successo alle magnifiche ambientazioni che fanno da sfondo alla trama del secondo e del terzo capitolo della serie. Ezio Auditore ci porterà infatti nelle grandi città rinascimentali del nostro paese: da Firenze a Venezia, passando per l’allora in crisi Forlì. Ma se questo non bastasse, è presente anche il vero simbolo di quel tempo: quei piccoli paesi che allora erano governati da mecenati che li hanno fatti risplendere fino a oggi. Monteriggioni, sede dello zio Mario, ma anche San Gimignano, dove affronteremo i Pazzi per la prima volta. E cosa dire infine della strada che da Firenze ci porterà proprio a Forlì? Un tragitto lungo, e magari noioso da fare più di due volte, ma perdersi nella natura di quei luoghi fa un certo effetto.

Roma invece fa da cornice ad Assassin’s Creed Brotherhood, ritenuto da molti il capitolo migliore della saga. Malgrado siano presenti anche altre città come Viana, in Spagna, dove si svolge la battaglia finale del gioco, o la già citata Monteriggioni, l’Urbe è il luogo in cui Ezio camminerà, correrà e galopperà con il suo cavallo il 90% della trama di questo titolo. Roma viene riproposta in maniera esemplare, sia nei luoghi riconoscibili sia in quelli che non esistono più per un motivo o per un altro; ma ciò che fa davvero venire la pelle d’oca sono i particolari che si ritrovano all’interno delle tante chiese presenti e nelle statue, nelle sculture, nelle architetture e nelle pitture che la città offre. Insomma, il modo perfetto per rappresentare una città.

Percentuale di italianità: fuori scala

Tekken Tag Tournament 2 – Fontana di Trevi, Roma
Harada, meno lambrusco…

Roma, l’Urbe. Ancora lei. Sempre lei. Vedere questa città all’interno di un videogioco fa sempre un effetto particolare, ma se una piccola parte, un cuore de ‘sta città si trova all’interno di un picchiaduro, tutto assume un significato ancor più speciale. Sì, perché la Città Eterna è presente all’interno di Tekken Tag Tournament 2, titolo rilasciato nel 2013 per PlayStation 3, Xbox One e Wii U da Bandai Namco che ne ha curato anche lo sviluppo. A far da sfondo ai personaggi che se le danno di santa ragione c’è infatti la famosissima Fontana di Trevi, chiamata però in questo caso Eternal Paradise: i lottatori combatteranno infatti al suo interno, e i giocatori saranno giustificati in caso di sconfitta perché ammirare molti dei tantissimi dettagli riprodotti nello stage non è un diritto ma un dovere… Ma intanto la Raggi che fa? E Gentiloni?

Percentuale di italianità: Levateje er vino

Gridd: Retroenhanced – Laser e carbonara
Momento auto promozione™

Torneremo sull’argomento tra qualche giorno, in occasione dell’undicesima puntata di Gameromancer – il podcast col product placement più aggressivo dai tempi della “Pepsi Senza” in Ritorno al Futuro – ma non potevamo non includere in una lista di questo genere quello che è l’indie italiano del momento. Gridd: Retroenhanced, come dice chiaramente il titolo, vuole retro-migliorare gli anni ’80, un decennio ricco di cose dalla potenza immaginifica bestiale come i laser, il cyberpunk, i film d’azione più ignoranti che Hollywoo (se non cogliete la citazione ripassate il catalogo Netflix) abbia mai proposto. Ma lo fa in un modo tutto italiano, visto che quegli anni qui nello Stivale sono arrivati con un certo ritardo e sono stati reinterpretati dalle (presunte) intelligenze nostrane aggiungendo quel fantomatico 1% di Italia che abbiamo cercato di raccontarvi in questo speciale.

Percentuale di italianità: Abbiamo davvero chiesto ad Antab Studio quanto abbia impattato la carbonara sullo sviluppo del gioco. E ci hanno risposto seriamente.

DmC Devil May Cry: Sciogliere gli hater nello slurm di Futurama
DmC è un ottimo Devil May Cry. #Stacce

Ebbene sì, il Devil May Cry della discordia è il Devil May Cry più italiano della serie. Ma non perché il protagonista porta il nome del Poeta per antonomasia o perché il concept di base ammicchi a più riprese all’opera più famosa della nostra letteratura (la Divina Commedia, per tutti gli illetterati che ci stanno leggendo… Si, è un paradosso). Il merito è infatti tutto del nostro Alessandro “Talexi” Taini, art director del titolo è chiaramente nostro connazionale. Segni particolari: mostro della grafica digitale.

E per quanto nel cuore di più di qualcuno, per motivi che chi vi scrive francamente non riesce a razionalizzare, Devil May Cry 4 sia riuscito a ritagliarsi un posto al sole, è innegabile come DmC sotto il profilo meramente artistico sia a mani basse il punto più alto della serie. Anche perché finalmente il level design abbandona tutte (o quasi) le reminiscenze di Resident Evil per proporre qualcosa che finalmente entra dalla porta della settima generazione sbattendola fragorosamente, confezionando un prodotto che è un piacere esplorare e non si limita ad offrire stage amorfi buoni solo per mazzuolare i demoni di turno.

Percentuale di italianità: Non ragioniam di lor, ma guarda e passa

Futuridium Ep. Deluxe: A Torino mica c’è solo GigiDag
Arriva da Torino…

Potevamo non chiudere con un prodotto – di nuovo – made in Italy propriamente detto? In realtà si, il sito è il nostro e facciamo un po’ quello che ci pare, dovreste essere abituati, però ci andava di farlo. E abbiamo scelto Futuridium di MixedBag (a dispetto di un curriculum comunque interessante, da parte dello sviluppatore torinese) perché è un titolo che c’è rimasto impresso a fuoco, vuoi per la colonna sonora galattica o vuoi perché va a reinterpretare il genere space shooter (feticcio non tanto segreto del nostro webmaster) in chiave assolutamente moderna. Un prodotto quasi gemello di Gridd, più che nella forma (dove i due progetti assumono connotati molto diversi) nelle intenzioni, che ci piacerebbe qualcuno scoprisse o riscoprisse proprio grazie a queste righe. O a quelle della nostra recensione, non si butta via nulla.

Percentuale di italianità: Porca Menta, come ne “Il fiuto di Sherlock Holmes”