DLC #4: Death Stranding: audio analisi del trailer

Lo sviluppo tecnologico dell’ultimo decennio ha modificato, o meglio rivoluzionato, il mondo dell’informazione. Un cambiamento imperioso che ciclicamente ha cambiato i costumi dei lettori e il loro modo di apportarsi alle notizie, senza considerare le loro reazioni e quanto queste siano diventate importanti oggi. Non ci addentreremo all’interno dell’intera vita dei media e di come questi sono cambiati, ma la tecnologia (e in particolar modo Internet) ha segnato sicuramente un’epoca, così come accadde a pochi anni dall’invenzione della radio, che si fece strada con i primi Radiogiornali, e successivamente alla TV, mezzo ormai in possesso della stragrande maggioranza delle famiglie italiane e non solo.

 

In ogni modo, come si evince dal titolo, a noi di I Love Videogames interessa mettere l’accento sui cambiamenti significativi che ha subito l’informazione videoludica nel corso degli anni, partendo dalle famose riviste che tra gli anni ’90 e i 2000 molti lettori compravano per restare aggiornati il più possibile al nostro amato mondo, fino alle conseguenze che i media moderni, come televisione e in particolar modo internet, hanno portato ai lettori: un mondo questo più accessibile a tutti, ma che ha molto probabilmente cambiato anche l’industria stessa, nonché il lavoro effettuato dagli addetti ai lavori. Una rivoluzione insomma simile o forse addirittura più importante di quella del 1563, quando comparvero i primi Fogli di Giornale.

 

Il piacere della carta tra le mani
“Virtualizzazione” della stampa

Come scrive Giuseppe nella sua introduzione, questo cambiamento è stato inevitabile, merito di una tecnologia ormai alla portata di tutti sotto forma di PC e Smartphone (nonché tablet), portando a una “virtualizzazione” della stampa. Se però quotidiani e riviste di tanti altri settori (basti pensare alla moda, che vede la carta stampata ancora come un territorio sacro e inviolabile) continuano a sopravvivere e a convivere con la loro controparte web, nel nostro settore tantissime riviste storiche italiane sono ormai un lontano ricordo, come PSM, Zzap! e Nintendo Rivista Ufficiale, che hanno dato i natali ad alcune delle più grandi firme dell’editoria di settore del Bel Paese, come Gianluca Loggia, Andrea Maderna, Mattia Ravanelli e Matteo Bittanti.

 

Lo storico n°1 di PSM Italia. Scanzonato e con delle copertine splendide!

 

Nel nostro paese fu il magazine Zzap!, edizione italiana del britannico Zzap!64, ad aprire le danze di questo nuovo settore dell’informazione nel lontano 1986, dedicata ai contemporanei computer e titoli a 8-bit, culla del videogioco moderno, come Commodore 64, ZX Spectrum, MSX e Atari. Da questo Big Bang le riviste di settore iniziarono una crescita inesorabile, complice anche l’avvento di PlayStation, che rese il videogioco un vero e proprio fenomeno pop con un folto seguito di fan, vogliosi di informarsi su questo affascinante mondo.

 

 

Solo The Games Machine resiste stoica nelle nostre edicole

 

 

Il pubblico ha però a poco a poco abbandonato la carta stampata in favore di una fruizione delle notizie più veloce, snella e in real time (in linea con l’amore per la tecnologia alla base del nostro hobby), spingendo anche i suoi migliori esponenti ad accasarsi sui siti web nascenti, impoverendo le redazioni e seguendo l’esempio delle realtà in forte ascesa, quali SpazioGames e Multiplayer, pionieri dell’informazione videoludica digitale. Tra il 2012 e il 2014 chiusero tutte le riviste ufficiali dedicate ai Tre Grandi dei videogiochi, Sony, Nintendo e Microsoft, oltre ai storici Giochi Per il Mio Computer e Game Republic (che ebbe un ultimo sussulto nel 2015, con soli due numeri pubblicati), senza dimenticare PS Mania; questi anni cancellarono con un colpo di spugna quasi tutta l’editoria videoludica italiana, relegandola ad un oblio ormai irrecuperabile. Solo The Games Machine, dedicata al panorama PC, resiste stoica nelle nostre edicole, fregiandosi anche del titolo di rivista più longeva in occidente, superata solo dal mitico magazine giapponese Famitsu.

 

La fine della magia?

Con l’avvento di internet l’informazione videoludica appare oggi più spezzettata e fredda

Noi, che lavoriamo appassionatamente per il nostro sito (tutto per voi, utenti bellissimi!), sappiamo bene quali siano i vantaggi di internet; notizie in tempo reale, spunti di discussione e confronto quotidiano con gli altri appassionati, oltre che dirette video e una libertà impagabile per quanto riguarda tempi e spazi; il tutto da fruire ogni giorno con pochi click. Da utente però, la mancanza di una bella rivista da sfogliare si fa sentire. Una rivista è un bene tangibile, un momento di relax che ci si poteva concedere dopo una dura giornata scolastica (quando più o meno tutti noi abbiamo cominciato a volerci informare su questo fantastico mondo), dopo aver aspettato per un mese di scoprire a che nuovo fantastico gioco si riferiva quel coming up del numero precedente. Mentre oggi leggiamo notizie, magari distrattamente, in metropolitana o durante le pause a lavoro, come se fossero una news qualsiasi, il magazine ci dava la possibilità di immergerci in un piccolo universo colmo di nuovi mondi inesplorati, giochi da desiderare a prima vista e scoop sorprendenti. Anche le varie generazioni si percepivano in modo differente, spesso accompagnate dal restyling della rivista in questione; si respirava un’aria di novità e di attesa che ora si è un po’ persa, complice forse un ultimo salto generazionale non così marcato come i precedenti e una voglia di stupire un po’ affievolita, se non nelle parole (sempre trionfanti da parte di chi ci vuole guadagnare), almeno nel gameplay. Ovviamente di titoli esaltanti ce ne sono eccome in giro; la sfortuna, in questi casi, è il costante bombardamento di dettagli che subiamo come utenti. Immagini e video (soprattutto da parte degli YouTuber, ma ci torneremo a breve) ci colpiscono a una cadenza forsennata, tanto da rischiare di vivere il sacro momento dell’inizio di un nuovo gioco (atteso magari per anni) senza quella sorpresa ed emotività, che era propria di un periodo in cui l’unico contatto con un nuovo titolo era basato sull’appassionata descrizione di un redattore e su alcune immagini a bassa risoluzione (è sempre questione di punti di vista però, come scoprirete a breve). Insomma, con l’avvento di internet l’informazione videoludica appare oggi più spezzettata e fredda, concedendosi a volte anche palesi topiche per la troppa fretta di uscire per primi con una notizia eclatante; ciò che prima era racchiuso in un numero fisso di pagine, è oggi sparso per i motori di ricerca e tra una miriade di siti specializzati. In Italia, complici una serie di fattori, commerciali e di pubblico, queste due realtà non sono riuscite a convivere a lungo, facendo segnare una vittoria schiacciante per il web. Fortunatamente chi scrive bene e sa raccontare con passione questo mondo esiste ancora, rendendo comunque piacevole navigare in questo mare di informazioni, chiacchierando con altri appassionati e sentendoci parte di una community molto più tangibile che in passato.

 

 

Una resistenza stoica: Famitsu, Jump ed Edge

Le riviste videoludiche hanno però ancora molta importanza in alcuni paesi nel mondo, specie in Giappone, dove il settimanale Jump può vantare numerose anteprime, senza considerare che talvolta a lanciare nuove informazioni sui giochi in uscita siano proprio le sue pagine, prima ancora che vengano rese ufficiali dal produttore o dall’editore di turno. Altro esempio dalla terra del Sol Levante è Famitsu, una delle più longeve riviste del settore, nonché considerata una delle più autorevoli, con il suo particolare metodo di recensione basato sulle idee di quattro redattori diversi, ognuno dei quali propone un voto da 1 a 10. Non a caso ad ogni nuovo numero la stampa web riporta puntualmente i suoi voti. E come dimenticare, in occidente, Edge, autorevole rivista britannica a cadenza mensile, in stampa dal  1993 e considerata una delle più professionali e affidabili del settore. Edito anche in Italia da Sprea Media Italy, dal 2007 al 2009, e rinominato Game Pro, diede agli utenti dello stivale la possibilità di saggiare una linea editoriale di alto profilo, con approfondimenti tra i più interessanti del panorama dell’epoca.

 

Rock & Roll!

 
Una parentesi chiamata televisione

Contemporaneamente alla nascita di numerosi magazine, si assiste anche a un fenomeno che potremmo definire di passaggio proprio tra la stampa e Internet: la televisione. Ancora oggi in Italia per esempio, ci sono programmi a tema, specie all’interno di canali privati, e ancor più dettagliatamente in quelli satellitari. Tra la fine degli anni ’90 e l’inizio del decennio successivo, si assiste alla nascita di numerosi network, ricchi di trailer, di video gameplay e soprattutto di veri e propri TG dedicati a questo mondo. Il caso più famoso è forse quello di Ginx TV, un canale disponibile in alcuni paesi del mondo e fondato nel 2007. Il network, famoso per gli slogan “Ready to Play” e “Videogaming TV”, si è però trasformato nel corso del tempo, e i videogiochi oggi non sono più gli unici temi trattati al suo interno, una sorte che è toccata a tanti altri canali televisivi che hanno deciso di intraprendere questa rischiosa strada, prima di arrivare a quel cul de sac che ne ha determinato la fine. Non possiamo però dimenticare che oltre ai vari network, sono presenti ancora oggi dei programmi tematici, che dedicano una piccola quantità di tempo proprio a questo fantastico mondo dei videogiochi.

 

 

In Italia ci aveva pensato anche Mediaset, che ha mandato in onda per ben due anni un programma chiamato Gamerland, ma ahinoi (anche se alcuni direbbero “per fortuna”), nel Bel Paese questi esperimenti sono stati quasi del tutto messi da parte. Cosa è rimasto allora oggi del mondo videogiochi-televisione? Escludendo alcuni paesi (leggasi “Giappone”), la tv oggi viene utilizzata spesso semplicemente come media attraverso il quale mostrare trailer e spot televisivi. Qualcosa insomma di cui ci siamo già occupati parlando delle scelte di marketing per PlayStation e Xbox; senza considerare purtroppo le polemiche che talvolta nascono a causa dell’idea secondo cui i videogiochi portano violenza, anche in questo caso un tema tanto caldo sul quale sentivamo il dovere di dire la nostra.

 

 

Tutto e subito: come internet ha cambiato l’informazione videoludica

Che internet abbia rivoluzionato il modo in cui scrittore e lettore si rapportano a una determinata notizia è indubbio, e qui, trascendendo il discorso videoludico, parliamo di un argomento che si estende a tutti i campi giornalistici. Come si diceva precedentemente, quella magia che accompagnava il momento in cui il lettore sfogliava la rivista di turno è scomparsa, dando spazio a quello che è soltanto un momento fugace, di cui probabilmente non ricorderemo nulla nemmeno il giorno dopo. Se escludiamo questo discorso che per alcuni non può che essere esoterico, internet ha indubbiamente dato tanto ai lettori; anzi, utilizzare questo termine oggi è quasi inutile: il lettore videoludico è stato surclassato da un nuovo essere, che legge, ascolta e guarda. Nuovi trailer e video gameplay sono all’ordine del giorno: i videogiocatori potranno vedere con i propri occhi come spenderanno i loro soldi, senza considerare che le notizie sono accessibili ovunque, e che dopo pochi minuti dalla pubblicazione di un comunicato stampa o di un semplice annuncio, il videogiocatore c’è.

 

Ma il nuovo essere, quello che legge ascolta e guarda, può anche scrivere o dare un feedback a ciò che ha appena letto, ascoltato e guardato. Il nuovo essere può entrare più facilmente in questo mondo (i due loschi individui che vi scrivono riescono a scrivervi proprio grazie a questo medium), e diventare un piccolo protagonista del giornalismo videoludico, fatto di una concorrenza che può fare solo bene all’industria. Il tutto ha però ampiamente modificato questo universo: sono pochi gli editori al mondo che possono permettersi di assumere giornalisti pagati per scrivere (in Italia si contano sulle dita di una mano), e questo porta a una riflessione spontanea: si è davvero assistito a un miglioramento?

 

Gli Youtubers

un’ascesa senza precedenti

Dal punto dell’informazione videoludica la risposta è sicuramente affermativa, ma sulla qualità abbiamo i nostri dubbi. L’essere che legge, ascolta e guarda ha per le mani un network che ha ancora una volta modificato il modo di fare informazione: Youtube. Negli ultimi anni in particolar modo, abbiamo assistito a un’ascesa senza precedenti del numero di ragazzi che si sono dedicati ai videogames proprio su questa piattaforma, riuscendo a portare avanti quel progetto che in TV era fallito. Giocare a Fifa, condividere la propria paura giocando all’horror di turno o ancora mostrare la propria enciclopedia videoludica è all’ordine del giorno; ed entrare in questo mondo è ancora più facile: basta avere una connessione internet, una telecamera e un microfono. Fortunatamente non tutti riescono a sfondare, e altri decidono di non continuare, ma anche tra quelli che arrivano a ottenere decine di migliaia di visualizzazioni ai propri video hanno deciso di non fare del videogame il vero e unico protagonista, quanto la spalla alla voglia di emergere: se dovessimo rispondere alla domanda “ma l’informazione videoludica su Youtube esiste?” non potremmo rispondere con un secco “no”, perché c’è chi, nel bene o nel male, riesce a portare avanti canali interessanti. Ma una cosa è forse cambiata: quella magia, in questo caso, non esiste davvero più. La magia si è trasformata in intrattenimento.

 

Scrivere e informare gli utenti è sempre bellissimo, sulla carta e sul web

Ci siamo un po’ lamentati e un po’ sfogati in questo speciale a quattro mani, ma una cosa è sicura, avere la possibilità di scrivere e raccontare questo mondo è una soddisfazione unica, un vero tesoro da custodire. I tempi cambiano, i media si evolvono e con loro il modo di fruirne; dal tubo catodico al 4K, dal giradischi agli mp3, dai giornali a internet. Il mutamento è incontrovertibile, magari un giorno la carta tornerà di moda in questo settore, un po’ come stanno tornando le sonorità anni ’80 nella musica e come ciclicamente gli stilisti ripropongono mode di decenni fa, riadattando i capi allo stile di vita odierno; la verità è che non ne abbiamo idea. Ma se i tempi cambiano, la passione resta (DEVE restare), quella dei giornalisti e quella degli utenti, sempre sulla stessa barca in mezzo alla tempesta, un po’ nostalgici forse, ma sempre sognatori, e sempre alla ricerca di qualcuno che descriva le nostre (vostre) passioni nel migliore dei modi. Viva il giornalismo videoludico quindi, in ogni sua forma ed espressione (se fatto per bene)!

 

Adesso abbiamo solo un dubbio che ci attanaglia. Riuscirà Pietro a distruggere tutte le nostre idee (e i nostri deboli cuori nostaligici)? Lo scopriremo tra qualche giorno!