Lunediscord #2: Death Stranding, prima parte

Speciale Speciale fiere: Gamescom 2016

NBA 2K17

Ospiti di 2K abbiamo potuto assistere ad una presentazione a porte chiuse dedicata ad NBA 2K17 (cui dedicheremo anche un’anteprima più estesa nei prossimi giorni). Abbiamo quindi potuto dare un’occhiata alle varie copertine pensate per il titolo, da quella “base” che ritrae Paul George alla Special Edition dedicata a Kobe Bryant (ritiratosi lo scorso anno), passando per le edizione specifiche per alcuni territori europei, che vedono per esempio in italia Danilo Gallinari sulla copertina. Anche nella colonna sonora l’Europa ha trovato ampio spazio di rappresentazione, con pezzi tratti dai mercati di riferimento del titolo del Vecchio Continente (per l’Italia, al momento, è confermata la presenza di Adesso sono Qui di Ghemon). Ciliegina sulla torta, ovviamente, il ritorno dell’Eurolega di Basket (con purtroppo solo la EA7 Milano a rappresentare la nostra nazione), che finalmente presenterà rose aggiornate e allineate a quelle della stagione corrente, laddove gli altri anni si faceva riferimento all’anno precedente da questo punto di vista (per motivi legati ai tempi tecnici di pubblicazione del titolo).

Dal punto di vista ludico abbiamo potuto vedere come gli sviluppatori abbiano speso diverse risorse per migliorare i vari campi da gioco, cercando di coglierne le caratteristiche di riferimento e riproporle su schermo, esaltandone le differenze rispetto agli altri (anche dal punto di vista cromatico) e cercando di avvicinarsi il più possibile alla loro controparte reale. Gli altri sforzi si sono concentrati sull’eliminare quanto era ancora rimasto di “scriptato”, cercando di rendere il tutto più realistico e meno prevedibile: il risultato è quello di avere rimbalzi della palla più convincenti anche perché non sempre precisi (come d’altra parte avviene in partita).

 
Motorsport Manager

Ospiti di SEGA abbiamo potuto osservare da vicino anche l’ormai imminente Motorsport Manager, titolo manageriale che permetterà al giocatore di prendere il controllo di una scuderiia, gestirla in (davvero) ogni suo aspetto e portarla a primeggiare nelle varie categorie. Oppure, nel caso si voglia giocare meno per il team e più per se stessi, cercare semplicemente di far carriera, facendosi notare attraverso le prestazioni e i risultati conseguiti sul campo e cambiando casa quando arriva l’opportunità tanto attesa. I due approcci ovviamente andranno a cambiare molto il modus operandi del manager, che nel primo caso cercherà di gestire il tutto con un occhio più a lungo termine, spendendo le finanze a disposizione in modo più oculato e occupandosi anche degli stabilimenti della scuderia, facendo costruire nuove aree per accrescerne le competenze, mentre nel secondo caso avrà un focus più orientato ad ottenere risultati a breve termine. In attesa di poter provare in modo più approfondito il tutto (stiamo già avendo a che fare con la beta del titolo da qualche settimana) l’impressione avuta è che le opzioni e gli aspetti da tenere d’occhio non manchino di certo: vanno gestiti i piloti, con particolare attenzione nel caso non sia chiaro chi dei due è la prima guida e chi il gregario (questi infatti potrebbero irritarsi in caso di ovvi favoritismi per l’altro collega, con un decadimento delle prestazioni) e vanno anche coltivati i loro rapporti con la squadra dei meccanici, in modo da accrescere il feeling tra il pilota e chi gli cura la moto. Si lavora anche con gli sponsor, potendo accettare liquidi subito oppure “scommettendo” e vincolando le somme ai risultati ottenuti su pista gara per gara, e una volta iniziata la competizione non manca nemmeno il lavoro sul campo con strategie legate alle gomme e a quanto forzare la mano (assumendosi rischi). Playsport Games insomma, in attesa di vederci più chiaro, sembra aver fatto le cose davvero per bene, confezionando un prodotto capace letteralmente di far uscire di testa gli appassionati vista la ricchezza ed il dettaglio della simulazione

 
The Little Acre

La prima cosa che colpisce guardando un immagine di The Little Acre è indubbiamente il suo stile grafico, infatti questa avventura punta e clicca è completamente disegnata a mano, in ogni ambiente e frame di animazione. Per quanto il gameplay la principale fonte di ispirazione sembra essere la saga di Broken Sword e i film di Don Bluth, di cui si possono notare alcune citazione sia nei puzzle che negli eventi che avvengono attorno ai due protagonisti.
Infatti la trama segue non solo un padre alla ricerca di sua figlia, finita per caso in un universo parallelo (a quale padre non capita?) ed allo stesso modo, a sessioni alternate, controlleremo la figlia, proprio in questa strana e particolare dimensione, che si presenta attraverso i suoi occhi estremamente più colorata e buffa del mondo reale, grazie anche ad un gioco di prospettive che è stato voluto inserire per aggiungere una netta separazione, anche a livello di gameplay, tra i due personaggi. Previsto in uscita entro la fine di quest’anno per PC, XboxOne e PS4, spera di intrattenervi per le 4/5 ore necessarie a completarlo.

Endless Space 2
 

Dopo averlo ammirato già alla scorsa Gamescom, torniamo ad assistere ad un’aggiornata presentazione di Endless Space 2, in cui fin da subito veniamo introdotti alla terza razza del gioco da poco annunciata, quella dei Lumeris, mercanti per natura, ma con dei tratti affini a quelli mafiosi, con un sistema di famiglie e regole atte a tenere tutti in riga sotto ciascun capofamiglia. Questo riduce a 5 le razze da dover essere ancora presentate, l’ultima delle quali sarà proposta e votata dalla community stessa sulla piattaforma games2gether.com.

Per quanto riguarda il gameplay, il ruolo che si assume all’inizio di ogni partita è quello di imperatore di una delle 8 razze a vostra disposizione, le mansioni come leader comprenderanno la gestione politica, commerciale ed espansionistica della vostra razza, e sfruttando punti di forza ed abilità speciali, bisognerà cercare di diventare la maggiore potenza della galassia. Una storyline principale e diverse missioni secondarie vi accompagneranno in questo arduo compito, dove gli scontri, anche tra le più pacifiche delle razze, non mancheranno. I combattimenti spaziali sono gestiti dall’ia del gioco, ed a noi sarà riservata  la scelta delle risorse da utilizzare ed il tipo di tattica da far utilizzare ai nostri generali, senza poter quindi intervenire direttamente allo scontro. Se volete quindi provare ad impersonificare il ruolo di un imperatore spaziale, Endless Space 2 sembra essere il più concreto ed appagante modo di farlo, specialmente considerando la sua prossima uscita, a Settembre, come Early Access su Steam.

Manual Samuel

Già da questo insolito titolo si può capire di trovarsi di fronte ad un gioco fuori dagli standard, un titolo che da solo riesce a riassumere con estrema brevità il concetto stesso della produzione, che potremmo definire come “Simulazione di Vita”. Avete presente tutte quelle azioni che il nostro corpo compie in maniera più o meno automatica, come sbattere le palpebre e respirare? In “Manual Samuel” per l’appunto impersonificheremo Samuel e dovremmo controllare TUTTE le azioni di Samuel per 24 ore con i pulsanti del nostro controller, sapientemente gestiti dagli sviluppatori per risultare intuitivi ma non per questo facili da applicare a situazioni della nostra quotidianità, come camminare, lavarsi i denti, bere un caffè o persino guidare un auto. Ad accompagnarci in questo viaggio ci sarà “morte”, la causa di questa peculiare disabilità, difatti solamente vivendo 1 giorno in queste condizioni potremmo tornare in vita dopo un grave incidente. Il gioco, esilarante sia da giocare, che da assistere, presenta inoltre una modalità multiplayer locale in cui un giocatore controlla metà del corpo di Manuel, e l’altro giocatore l’altra parte. Le litigate sulle rispettive negligenze paiono assicurate.

The Lion’s Song

The Lion’s Song si presenta come un’avvincente avventura grafica dalla forte componente narrativa: l’interessante scelta di suddividerlo in 4 episodi, il cui primo è attualmente disponibile gratuitamente su Steam, è dovuta alla volontà degli sviluppatori di raccontare l’avvincente situazione sociale della Vienna Austroungarica agli inizi degli anni 20. Ogni capitolo narrerà la storia di un diverso artista ad un punto della sua carriera in cui avvertirà una mancanza di ispirazione, e saremo proprio noi a dovergli fornire quella scintilla che gli permetterà di superare questo blocco, e da buone muse, il modo in cui li influenzeremo porterà ad uno dei diversi finali che ogni episodio presenta. Una particolarità molto interessante di The Lion’s Song è che le scelte effettuate in ogni episodio avranno conseguenze. I diversi finali e le scelte effettuate potrebbero avere conseguenze in uno o più degli altri episodi, e quindi una scelta effettuata nel quarto episodio potrebbe aprire nuove possibilità nel primo. Una scelta di gameplay che se realizzata correttamente dagli sviluppatori potrebbe andare ad aumentare la rigiocabilità di ogni episodio, specialmente considerando che la durata media di un capitolo è stata mantenuta nell’ordine dell’ora per la prima partita. Curiosa anche la scelta dello stile grafico, che si presenta pixellato ed in una palette che si associa all’effetto seppia, uno stile indubbiamente in linea con l’epoca del gioco.

 Demons Age

La nostra Gamescom 2016 si è di fatto chiusa con la visita allo stand di Bigmoon Entertainment, studio che ha iniziato a lavorare nell’industria occupandosi di porting per conto di terzi ma che da qualche anno sta provando a proporre, oltre a questi, titoli che mostrano la loro visione del mercato. Abbiamo assistito ad una presentazione piuttosto dettagliata di Demons Age, un RPG dallo stampo classico con componenti fortemente mutuate da Dungeon & Dragons, che immerge il giocatore in un mondo fantasy medievale dove non mancano missioni ed eventi secondari, oltre ad una questline principale che ha come obiettivo il mondo di Moragon dai demoni.

La cosa che ci ha colpito maggiormente è senza dubbio il peculiare sistema di “fedeltà” del party alleato: gli sviluppatori hanno programmato un certo numero di personaggi che è possibile incontrare nelle taverne o in giro per il mondo e reclutare, ognuno fornito di una sua personalità ed un suo background. Durante l’esperienza (in particolare, nelle fasi di battaglia), a seconda quindi del loro pregresso e delle azioni compiute dal giocatore, questi potrebbero abbandonare la squadra e passare dalla parte del nemico, portandosi via l’equipaggiamento e di cui sono in possesso e sopratutto cambiando i “numeri” dei due schieramenti. C’è capitato di assistere a questo proposito ad un doppio tradimento, che ha lasciato la squadra del protagonista in evidente inferiorità rispetto agli avversari sul campo, e le cose potrebbero anche andare peggio se a cambiare fazione fosse un personaggio chiave come il mago o il guaritore del gruppo. Di contro, l’interfaccia ci è sembrata abbastanza articolata (ci si ritrova a dover combattere o controllare diversi personaggi alla volta), e l’effettiva giocabilità via controller va quindi verificata. Come andrà verificata la “pesantezza” dell’esperienza, visto che una battaglia scaturita da un incontro casuale può arrivare a durare anche mezz’ora.

Syndrome

L’altro titolo Bigmoon che abbiamo potuto conoscere è Syndrome, esperienza survival horror in prima persona ambientata all’interno di una nave spaziale dove gran parte dell’equipaggio, al risveglio del protagonista dal suo sonno criogenico, è morto. Lo scopo quindi, in perfetto stile Alien, sarà quello di sopravvivere grazie all’aiuto e alle comunicazioni con alcuni dei sopravvisuti, che guideranno il giocatore attraverso i pericoli e, in taluni casi, spiegheranno al protagonista le caratteristiche dei vari mostri alieni che si sono impadroniti della nave (abbiamo incontrato, durante la presentazione, un alieno cieco ma molto sensibile ai rumori).

L’esperienza, comparto tecnico a parte (dove il lavoro di Bigmoon c’è sembrato un po’ arretrato), sembra essere in linea con altri titoli del genere che abbiamo potuto provare in quest’ultimo periodo. Il problema più grosso forse è esattamente questo: Syndrome, per emergere dal mucchio di produzioni che si rifanno (in un modo o nell’altro) all’opera di Ridley Scott ha bisogno di trovare qualche idea o caratteristica che ne denoti il carattere.

 
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