Recensione
di
il

Il lunghissimo “road to” verso il terzo capitolo di Kingdom Hearts arriva a quella che (si spera) dovrebbe essere l’ultima fermata prima della chiusura di questo primo arco narrativo. In attesa di vedere quindi se Kingdom Hearts 3 riuscirà ad uscire entro la fine della generazione, per il momento appassionati e meno appassionati possono giocare l’intera serie senza dover più cambiare console.

Abbiamo già avuto modo di spendere qualche parola su quella che, fino a questo ciclo di raccolte iniziato su PlayStation 3, è stata la gestione della Proprietà Intellettuale Kingdom Hearts. Senza troppi giri di parole: un bel casino per tutti gli appassionati del franchise, costretti a scegliere tra l’accontentarsi di un’esperienza a metà giocando solo i due capitoli numerati o l’approfondire nei dettagli questo mondo partorito dal matrimonio combinato tra Square Enix e Disney, acquistando tutte le console toccate da capitoli non così secondari, rilasciati in esclusiva.

speciale
Kingdom Hearts: Non chiamateli Spin Off
Una delle leggende metropolitane  più diffuse nel panorama videoludico, riguarda tutti i videogiocatori che dal 2006, anno di pubblicazione europeo del secondo capitolo di Kingdom Hearts, aspettano l'uscita del terzo episodio numerato, strappand...

La casa di Nomura e soci (a voler essere maligni, cercando di guadagnare tempo) in vista di Kingdom Hearts 3 e nel giro di un paio di mesi ha stravolto la situazione e azzerato il problema: la raccolta 2.8 ha portato su PlayStation 4 non solo un assaggio di quello che sarà il nuovo capitolo, ma soprattutto quel Kingdom Hearts 3D rimasto escluso dai due precedenti almanacchi. Almanacchi che qualche giorno fa, il 31 marzo, sono arrivati in un unico disco anche su PS4. Il risultato? Tutta la serie a disposizione su un’unica macchina. Ma d’altra parte, anche una serie che esordisce nel 2002, ben quindici anni (e due generazioni) fa, e che ha vissuto soprattutto di capitoli rilasciati su macchine portatili. E quindi?

Versione testata: 1.02

Raccontare l’inenarrabile
Per vari motivi, è inutile raccontare cosa c’è (a livello di racconto) su disco…

Se avete aperto questa pagina nel vostro browser, che abbiate superato o meno l’introduzione di rito che precede queste righe potete essere inseriti essenzialmente in due gruppi. Potete essere fan che hanno giocato tutti (o quasi) i capitoli della serie e sono decisi ad acquistare il prodotto per affetto, per mettere mano ad episodi già noti (o a versioni di questi, visto che le raccolte includono le edizioni Re: o Final Mix a seconda dei casi), o molto banalmente perché sulla cover del disco c’è scritto “Kingdom Hearts”. Oppure siete neofiti o semi-neofiti, persone che fino a questo momento hanno tenuto, nei confronti dell’epopea di Tetsuya Nomura, un atteggiamento all’insegna del vorrei ma non posso, data l’oggettiva difficoltà nel dover acquistare (e giustificare l’acquisto del)le varie console su cui la serie ha ammarato negli anni. Quale che sia il vostro caso, la conclusione però è una sola: non vi interessa leggere accenni o considerazioni sulla componente narrativa del pacchetto. Si tratta di nozioni che conoscete già a menadito o di un racconto che avete intenzione di iniziare finalmente a sfogliare, per cui raccontarvi Kingdom Hearts (la storia dietro Kingdom Hearts, perlomeno) sarebbe inutile, se non deleterio.

Allo stesso modo sarebbe perfettamente inutile stilare una lista dei contenuti presenti su disco, quando si tratta di un’operazione già eseguita in lungo ed in largo nei mesi scorsi (su queste pagine e altrove) e soprattutto quando lo screenshot qui di seguito, tratto direttamente dal menu iniziale della raccolta, vale davvero più delle parole che potreste leggere in questo senso.

Kingdom Hearts HD 1.5 + 2.5 Remix title screen

… Meglio spiegarvi perché l’approccio scelto è il migliore, anche se Square ha preso la strada “facile”

A questo punto (lecitamente) starete cercando di capire perché abbiamo deciso di premere il tasto “pubblica” nonostante tutto. Ed è presto detto. Chi vi scrive da tempi non sospetti, quando si tratta di prodotti del genere, ha impresso nelle retine l’approccio intelligente che a suo tempo 343 Industries aveva seguito nel realizzare la Master Chief Collection. Nel caso specifico però Square Enix ci ha costretto ad abiurare: per quanto nei vari capitoli proposti i momenti memorabili non manchino e i mondi che farebbero nascere la tentazione di correre fino allo spezzone che si vuole giocare siano tantissimi, un approccio del genere avrebbe svilito, o, anzi, distrutto quello che Kingdom Hearts è: un’esperienza che, pur con qualche ombra e peccato di gioventù (in particolare guardando al primo capitolo e al suo inizio “lento”, ludicamente parlando), tende a cucirsi addosso al giocatore e allo stile di gioco che predilige, equipaggiando i Keyblade più in linea con le sue caratteristiche e magie ed abilità che è abituato ad utilizzare. Ritenete che Scan, uno dei grandi classici del mondo Square Enix, occupi semplicemente spazio e non vi interessa sapere quanta salute resta ai nemici? Potete disattivarla ed aggiungere quello che preferite, a patto che l’abilità sia presente nell’inventario. E, di conseguenza, che si sia raggiunto un determinato livello e costruita la propria versione di Sora (o del protagonista di turno) in un certo modo. La progressione, in definitiva, è una delle caratteristiche chiave delle esperienze proposte, ed in questo senso quindi la scelta (pigra e quasi “gratuita”, dal punto di vista dell’implementazione) di inserire i giochi così come erano, senza possibilità di bruciare le tappe, è quella più corretta per valorizzare il pacchetto. Ben venga invece la possibilità di tornare alla selezione del titolo direttamente in-game, recandosi semplicemente ad un punto di salvataggio: chi ha già vissuto e sviscerato i titoli proposti sicuramente apprezzerà la possibilità di passare da uno all’altro senza troppi compromessi (certo, poterlo fare direttamente dal menu di pausa sarebbe stato più immediato, ma vista l’assenza dell’auto-salvataggio anche abbastanza pericoloso), anche solo per rendersi conto di quanto sia cambiato da uno all’altro.

Memorie senza catene
Bisogna ammetterlo: il primo capitolo ha tanti pregi, ma 15 anni si sentono tutti

E le cose, da un capitolo all’altro, sono sicuramente cambiate. Indubbiamente, per quanto i veterani della serie ne conservino un solido ricordo (e gliene va dato atto: vedere davanti agli occhi il Cloud di Kingdom Hearts, dopo essersi abituati al suo modello spigolosamente poligonale di Final Fantasy VII, è stato davvero d’impatto per i fan di Square Enix, specie all’epoca) il primo capitolo sente tutto il peso dei quindici anni trascorsi. Le cose sicuramente migliorano man mano che l’esperienza progredisce e si arricchisce la faretra delle frecce a disposizione di Sora, ma il confronto con gli altri capitoli (anche semplicemente dal punto di vista delle animazioni, decisamente legnose) è a tratti impietoso. Paradossalmente Re: Chain of Memories, pur essendo in larga parte basato sulla stessa tecnologia e gli stessi assets (anche se è facile accorgersi di qualche compromesso, se si guarda la resa di alcuni ambienti) accusa molto meno il colpo. Non solo: non dovendo portare sulle spalle l’onere di fungere da punto di partenza per la saga, si entra più direttamente nel vivo, ma l’intuizione di affidare il gameplay ad un mazzo di carte dove ognuna di queste rappresenta un’azione, un attacco o una magia eseguibile dal protagonista mantiene fresca la formula ancora oggi. Se poi su questa base si aggiungono i vari dubbi esistenziali che il gioco propina nel corso dell’esperienza (ed il fatto che un neofita finalmente può arrivare a Kingdom Hearts II senza chiedersi chi diamine siano quei tizi vestiti in nero che fanno capolino di tanto in tanto) non si può non riconoscere come questo capitolo “uno e mezzo” sia assolutamente un must play, all’interno dell’economia di gioco.

Finita l’Overture e arrivati a Kingdom Hearts II e a Birth by Sleep, la musica, ad ogni modo, cambia. E in meglio.

Il resto della raccolta è invecchiato sicuramente meglio

Indubbiamente ci sono dei mondi che, dal punto di vista della realizzazione, appaiono un po’ più frettolosi (per non dire sciatti) degli altri, ma in particolare il secondo capitolo compensa alla grande spaziando molto e sperimentando in più di qualche occasione. Non solo visivamente, come succede per esempio in Fiume Senza Tempo, ma anche impattando sulle meccaniche di gioco come nei mondi dedicati a Tron e a Pirati dei Caraibi (per quanto il Capitano Sparrow dell’era PlayStation 2 si porti dietro tutti i limiti tecnologici dell’epoca). Insomma, il pacchetto si chiude senza dubbio in crescendo, e se sulle prime il sospetto che il tempo non sia stato esattamente clemente con la serie prende corpo, pad alla mano più si prosegue (sia all’interno del primo capitolo che soprattutto quando si passa ai successivi) più l’esperienza si solidifica e il gameplay si arricchisce. Chiaramente un occhio ormai abituato a quanto di bello questa ottava generazione può offrire non può non far caso ad alcuni compromessi figli dell’anno di uscita del titolo in esecuzione (o, come dicevamo, della sua piattaforma di uscita originale), ma tirando le somme il tutto vale il prezzo del biglietto e regala ore di intrattenimento, che sia attivo quando ci si cimenta nei titoli citati o passivo quando si dà uno sguardo ai “capitoli a filmati” inseriti nelle due raccolte, rispettivamente 358/2 Days e Re:Coded (da considerarsi, per lunghi tratti, una sorta di corollario all’esperienza narrata negli altri capitoli, con un focus sull’approfondimento).

Il cuore è uno zingaro
La patch 1.02 ha risolto tanti problemi, ma non manca comunque qualche macchia

Non si può soprassedere, quando si è davanti ad un prodotto del genere, sull’aspetto tecnico con cui il tutto è stato impacchettato prima di essere inciso su disco. Come specificato in apertura, il nostro giocato è nato e cresciuto sulla versione 1.02 della raccolta, che sulla base di diversi feedback arrivati dal Giappone ha risolto alcuni problemi che rovinavano l’esperienza, ed in particolare quella legata al secondo capitolo della serie. Kingdom Hearts HD 1.5 + 2.5 Remix porta tutti i titoli proposti alla soglia dei 60 frame al secondo, ma senza la patch rilasciata al day one la manovra portava alcune problematiche relative al combattimento, con nemici semplicemente troppo veloci e dannatamente ostici da buttare giù proprio a causa di questa ritrovata fluidità. Dopo l’installazione, il problema, ad ogni modo, rientra, lasciando al giocatore davanti allo schermo un prodotto più in linea con quelle che erano le aspettative (tecnicamente parlando).

Quello che la patch non ha risolto è invece il problema legato alla goffaggine che si manifesta a schermo in un particolare momento di Kingdom Hearts II, la Battaglia dei 1000 Heartless: il motore di gioco, in questo caso (almeno, questa è stata la nostra impressione), continua a viaggiare attorno alle 60 immagini al secondo (mostrando comunque il fianco più spesso, rispetto ad uno scenario più “normale”), ma i nemici a schermo si muovono con un set di animazioni che sembra volutamente limitato. Anche quando rimangono pochi Heartless sul campo di battaglia, infatti, le loro movenze non cambiano, lasciando quindi nella testa di chi sta impugnando il pad il dubbio che si tratti di un escamotage orchestrato appositamente per quel momento lì. Al netto di queste considerazioni comunque il lavoro fatto da Square Enix, a nostro avviso, è quello che ragionevolmente ci si poteva aspettare. Considerando anzi che altre software house, nella stessa situazione, hanno scelto di non riadattare menù e cinematiche (che quantomeno in Kingdom Hearts HD 1.5 + 2.5 Remix sono in 16:9), è difficile esprimere un giudizio negativo sul restauro eseguito, con le eccezioni segnalate nel corso della recensione.

In conclusione...
8.5
“Possiamo smettere di dire a Square "a Sora-ta"”
Kingdom Hearts HD 1.5 + 2.5 Remix è la fine di un percorso in preparazione a Kingdom Hearts 3, che porta finalmente tutto lo scibile a proposito della serie (quello che resta fuori si trova nella raccolta 2.8) su un'unica macchina da gioco, permettendo ai giocatori di mettere mano alle versioni migliori dei titoli inclusi nel pacchetto e di affrontare l'intricatissima saga con cognizione di causa. Tantissime ore di contenuti, siano videogiochi veri e propri o filmati, accompagnati da un impianto ludico che, se nelle prime battute sente il peso dei 15 anni trascorsi, dopo qualche ora ingrana e poi esplode definitivamente quando si arriva ai capitoli più "moderni" della serie. Insomma, un perfetto punto di inizio per le nuove leve e un tuffo nel passato per tutti gli altri appassionati, pur con qualche sbavatura (coperta egregiamente dagli occhiali della nostalgia).
Tantissime ore, da giocare e da guardare
Gameplay solido, divertimento garantito
60 frame al secondo...
x ... Con qualche macchia
x Il primo capitolo è indubbiamente invecchiato

due parole sull'autore
Laureato con disonore in Informatica e presunto webmaster del sito, tra una cosa e l'altra ha a che fare con la tecnologia praticamente da quando ne ha memoria. Potete leggere i suoi sproloqui in più o meno in qualunque articolo porti la sua firma o ascoltarli dalla sua viva voce premendo play su un episodio a caso di Gameromancer, il podast di I Love Videogames.
Commenta:

Torna su