Recensione
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È stata una lunga attesa. Un’attesa che ci ha tenuti con il fiato sospeso per 1750 giorni, diventati letteralmente roventi dopo l’annuncio un po’ a sorpresa da parte di Nintendo e le successive polemiche, che sono state capaci di trascinarsi (anche loro) fino alla linea del sofferto traguardo. Stiamo ovviamente parlando di Bayonetta 2, la cui uscita sul mercato è fissata per il 24 Ottobre. Dopo aver dedicato al titolo un ciclo di tre anteprime anche qui su I Love Videogames siamo arrivati al capolinea ed è tempo quindi del bilancio decisivo. Il secondo rendez-vous con la strega di Platinum Games è di quelli capaci di farti cerchiare la data sul calendario oppure è meglio continuare ad affidarsi all’album dei ricordi e saltare quest’uscita? Vi diamo un indizio: non abbiamo esordito contando i giorni che hanno separato i due capitoli per niente…

Certi amori non finiscono, fanno dei giri immensi e poi ritornano
Non è sicuramente l’aspetto principale, ma la trama di Bayonetta 2 è convincente, nonostante a tratti sia un po’ prevedibile

Dopo un enigmatico filmato che vede Balder (il grande burattinaio dietro gli eventi del primo episodio) esalare il suo ultimo respiro, la trama di questo secondo capitolo riprende grossomodo da dove si era fermata quasi cinque anni fa: Bayonetta (o, se preferite, Cereza) ha finalmente recuperato la memoria dopo 500 anni di buio e continua ad ammazzare angeli accompagnata dal vecchio gruppo di “facce note” (Jeanne, Enzo e Rodin). Durante però uno di questi combattimenti la Strega di Umbra perde il controllo di Gomorrah, uno dei demoni che hanno stretto un contratto con lei, che riesce prima di essere richiamato a colpire a morte proprio Jeanne, la cui anima finisce quindi direttamente all’Inferno. Lo scopo di Bayonetta sarà quindi quello di recuperare dagli inferi l’anima della sua amica prima che questa sparisca per sempre, intraprendendo un viaggio che oltre ad incrociarsi con quello di Loki, un misterioso ragazzino capace di controllare il “Ricordo del Tempo”, si legherà a doppio filo con gli eventi del primo capitolo. Non volendo anticipare altro chiudiamo dicendo che dal punto di vista della narrazione Bayonetta 2 vale assolutamente la pena di essere giocato: nonostante qualche colpo di scena rientri ampiamente nel prevedibile il cast di personaggi si riconferma di spessore e accompagna il giocatore fino al finale, lasciandoci quindi ben poche critiche da muovere sotto questo aspetto (che è comunque da ritenersi un contorno ai margini dell’offerta, che privilegia senza dubbio la sfera ludica).

Che colpa ne ho, se il cuore è uno zingaro e va
La mano di base è quella del primo capitolo, ma le aggiunte funzionano ed accrescono il fascino e la sfida del primo Bayonetta, limandone i difetti

Come dicevamo già nella prima anteprima dedicata a Bayonetta 2, il primo impatto con il titolo di Platinum Games è caratterizzato da un senso di familiarità, il cui retrogusto tende un po’ all’amaro e al nostalgico se si pensa che si ha tra le mani quella che probabilmente è l’ultima escursione ludica concessa alla serie. Mettendo da parte infatti tutte le polemiche e i pregiudizi riguardo la piattaforma su cui l’offerta viene proposta (polemiche che probabilmente due generazioni fa, ai tempi di GameCube, non avrebbero fatto tutto questo rumore) Bayonetta appare in forma esattamente come l’avevamo lasciata: il battle system è infatti in massima parte quello che all’epoca aveva ritoccato al rialzo gli standard dell’action hack and slash e propone ancora lo stesso livello di tecnicismo ed lo stesso sistema di combo, ammiccando in modo quasi sfacciato verso quei giocatori che ne sanno apprezzare profondità e livello di sfida, capace qui di mettere alla prova veramente chiunque se si imposta la difficoltà su Infinita Apoteosi. Nonostante quindi l’unica vera novità di sostanza sia l’inserimento dell’Apoteosi di Umbra (che fa le veci del Devil Trigger inventato da Kamiya con Devil May Cry) il risultato finale è ancora una volta ai vertici del genere di appartenenza, senza considerare poi il valore aggiunto rappresentato da armi, accessori e (soprattutto) costumi, che permettono a chi gioca di cucirsi su misura l’esperienza e giocare secondo uno stile personalizzato, potendo tra l’altro attivare e disattivare a piacere tecniche ed abilità acquistate alle Porte dell’Inferno per evitare di utilizzarle per errore. Come nel primo capitolo inoltre la componente esplorativa si ritaglia anche qui un certo spazio, grazie alla presenza in tutti i livelli, boss fight escluse, di versetti “nascosti” e di collezionabili quali i Luoghi di Riposo delle Streghe (talvolta capaci di “variare sul tema” e di presentarsi scomposti in più pezzi, da raccogliere entro il tempo limite per poter accedere alla tomba vera e propria), le Lacrime di Umbra, LP Angelici (anche questa volta spesso spezzati e disseminati in più punti diversi) e i Portali di Muspelheim a fare le veci degli Alfheim del primo capitolo. Rispetto al primo capitolo però questa fase perde molto del suo “backtracking”, riducendo all’osso la necessità di dover ritornare indietro durante un livello per far scattare qualche trigger che consente l’accesso ai versetti nascosti o di raccogliere qualche pezzo di LP e, in definitiva, risultando meno pesante sull’economia del titolo.

 

Per delle analisi più approfondite a proposito di battle system e equipaggiamento vi rimandiamo agli articoli:

La regola dell’amico non sbaglia mai
La modalità Doppia Apoteosi permette letteralmente al giocatore di scommettere sulla sua abilità

Bayonetta 2, come abbiamo già visto, affianca alla modalità storia tradizionale un multigiocatore online “coop-competitivo”. La modalità Doppia Apoteosi infatti, pur focalizzandosi su aspetti collaborativi e mettendo due giocatori schiena contro schiena contro angeli, demoni e boss di turno, non si dimentica di includere una certa vena competitiva che anzi, quando l’obbiettivo è “farmare” più Aureole possibili per acquistare tecniche e potenziamenti alle Porte dell’Inferno assume un peso assolutamente non secondario. Quando si seleziona un livello infatti è possibile puntare un certo quantitativo di Aureole, che a costo di un aumento della difficoltà della sfida proporzionale alla somma permettono in caso di vittoria di accedere ad un jackpot particolarmente ricco, che però verrà assegnato al giocatore che totalizzerà il punteggio più alto. Il punteggio tiene conto sia del numero di colpi inflitti sia, seppur indirettamente, di quante volte si è finiti KO, “regalando” al giocatore che rianima il suo alleato dei punti extra. Al netto di questi bonus, per raccogliere le Aureole è necessario portare a termine una “mano” (non a caso, ogni sfida è rappresentata da una carta) di sei incontri, ed in caso di game over (che si verifica per KO simultaneo di entrambi i giocatori o quando uno dei due rimane a terra per troppo tempo) si rimane a bocca asciutta e bisogna ricominciare da capo. Vanno di conseguenza soppesate con attenzione sfide e scommesse, cercando sempre di non strafare e tenendo conto del fatto che tra un incontro e l’altro la salute non viene ripristinata.

Il secondo album è sempre il più difficile
Tecnicamente solido, MA alcuni elementi soffrono un po’ troppo l’aliasing

Anche l’infrastruttura tecnica del titolo si presenta più che bene: Bayonetta 2 risulta fluido in ogni occasione e riesce a tenere il passo del giocatore anche nelle fasi più concitate, mitigando in gran parte anche uno dei “peccati di gioventù” del primo capitolo grazie ad una telecamera sicuramente più puntuale ed in affanno solo quando si affrontano due o più nemici dalle dimensioni generose. La ricerca dell’indispensabile graniticità a livello di frame rate però non ha sacrificato quasi nulla a livello di resa visiva, dove il solo pelo nell’uovo è un eccessivo aliasing di alcuni elementi. Acusticamente invece c’è ben poco da invidiare al primo capitolo, grazie ad un sonoro assolutamente di spessore (che reinterpreta anche in questa seconda occasione un pezzo di Sinatra, Moon River) e anche in questo caso capace di accompagnare puntualmente il giocatore grazie a brani riusciti. Chiude infine in bellezza il doppiaggio, che oltre ad essere anche in questo caso all’altezza delle aspettative è presente sia in versione anglofona che giapponese.

In conclusione...
9.5
“Aspetti ancora la versione PS4? #credici”
In due parole, Bayonetta 2 è sicuramente da inserire nella lista degli imperdibili di questo ricco 2014 e, più in generale, tra i titoli must have su Wii U: anche se le differenze "di sostanza" con il primo capitolo non sono esagerate Platinum Games ha limato quasi tutti i "peccati di gioventù" della prima uscita della Strega, ridimensionando il backtracking e realizzando una telecamera che va in affanno più difficilmente. Gli unici nei sono appunto le poche differenze a livello di meccaniche con il capostipite e un eccessivo aliasing di alcuni "oggetti di scena", ed il difetto più amaro non dipende strettamente dal lavoro svolto: dispiace essere davanti a quello che è probabilmente (e mai come in questo caso speriamo di sbagliarci) l'ultimo capitolo di questa serie. Citando un ultima canzone, "It's So Hard to Say Goodbye".
Ancora ai vertici dell'action
Narrazione convincente
Ottima colonna sonora
Tecnicamente solido
Limati tanti piccoli difetti...
x ... Ma poche differenze col primo capitolo
x Aliasing talvolta eccessivo
x Probabilmente è l'ultimo capitolo della serie

due parole sull'autore
Laureato con disonore in Informatica, tra una cosa e l'altra ha a che fare con la tecnologia praticamente da quando ne ha memoria. È il magnaccia a capo degli aspetti creativi del progetto, dal layout fino alle questioni autorali: la sezione Speciali è la sua Mother Base, e Gameromancer - il podcast videoludicamente scorretto il mezzo con cui terrorizza anche l'etere.
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