Recensione Zero Escape: The Nonary Games

L’uscita di un nuovo capitolo di una lunga serie è sempre l’occasione migliore per una software house per proporre al proprio pubblico una collection contenenti i titoli precedenti che, a seconda dei vari casi, hanno visto le proprie uscite frammentate e spalmate su più generazioni di console. E’ stato così con quella dedicata a Danganronpa (il cui terzo episodio arriverà a noi solamente il prossimo Settembre) e in qualche modo, sempre restando in tema di visual novel, in maniera retroattiva anche per la serie Zero Escape, conclusasi lo scorso Giugno su PC e PS Vita.
Zero Escape: The Nonary Games, anche se tardivamente, nasce proprio con lo scopo di raccogliere i titoli già usciti, in un’unica raccolta contenente Nine Hours, Nine Persons, Nine Doors (rilasciato su Nintendo DS, solo in USA) e Virtue’s Last Reward (3DS, PS Vita), e disponibile dallo scorso 24 Marzo su PlayStation 4 (59,99€) e PC (41.99€).

 Versione Testata: PlayStation 4

Voglio fare un gioco
Nato sull’onda della Touch Generations di Nintendo DS, che riuscì a riportare in auge le visual novel, e più incredibilmente a sdoganarle in occidente, 9.9.9. proponeva una storia carica di mistero e colpi di scena, buttando una manciata di personaggi senza alcun apparente legame in una situazione potenzialmente mortale al limite dell’umano. Chiusi all’interno di una nave, i nove protagonisti vengono messi alle strette da un pericoloso mastermind, Zero, e costretti a partecipare ad un gioco della morte, il Nonary Game appunto. Per sopravvivere solo 9 ore di tempo e la necessità di collaborare forzatamente per risolvere alcuni enigmi contenuti all’interno dei quartieri della nave, così da arrivare alla porta, che li separa dall’uscita e dalla salvezza.

Quello dei room escape è un sottogenere narrativo forte, crudele, che se sviluppato a dovere riesce a creare situazioni dal carico emotivo capaci di catturare il giocatore ed immergerlo nel racconto fino alla sua conclusione. Ed è proprio grazie a queste caratteristiche che l’opera di Kotaro Uchikoshi ha fatto breccia nel cuore dei giocatori. La forza del racconto sta proprio nei suoi personaggi, e nell’imprevedibilità degli eventi, che a seconda delle scelte fatte portano ad una delle bad ending possibili, obbligando a riaffrontare l’avventura per cercare un nuovo bivio narrativo, e così scoprire la verità dietro questo gioco della morte e le sue motivazioni. Fra un dialogo e l’altro, a mantenere alta la tensione ci pensano i numerosi enigmi dentro le stanze che dovremo superare, sfruttando tutte le nostre abilità deduttive e logiche. La bellezza della serie di Zero Escape si nasconde in queste fasi, proponendo enigmi che non sono solo banali e asettici indovinelli ma vere e proprie sfide all’ultimo ragionamento. Ogni stanza per essere superata necessita di essere analizzata in ogni sua parte, ispezionando tutti gli elementi interagibili e mettendo insieme le prove e gli oggetti raccolti. Che si tratti di una chiave o di un indovinello, ogni puzzle affonderà le proprie radici in qualche teoria scientifica realmente esistente, ponendo il giocatore di fronte a situazioni paradossalmente credibili e verosimili. La difficoltà è ben calibrata, e raramente capiterà di doversi arrendere per andare a cercare la soluzione in qualche guida online. Tutt’altro. I continui stimoli offerti ci spingeranno ad andare avanti, a ricorrere a carta e penna per segnarci password, chiavi per decriptare codici, schemi di oggetti da replicare e sbloccare così l’ostacolo che ci blocca.

Lo stesso discorso può essere applicato tranquillamente anche a Virtue’s Last Reward, seguito di 9.9.9. che ripropone (volutamente) in toto ogni singolo aspetto del gioco originale puntando però al rialzo. Sempre sotto le grinfie di un freddo aguzzino, Zero 3, i nuovi malcapitati dovranno collaborare per superare il nuovo Nonary Game, questa volta proposto in un’edizione ancora più crudele e perversa, l’Ambidex Edition, nella quale al superamento delle escape room, ogni coppia sarà chiamata ad effettuare una votazione: alleandosi o tradendo i rispettivi compagni decideremo il loro e il nostro destino, che ci permetterà nuovamente, in caso di successo di abbandonare la nostra prigionia. VLR riesce in un’impresa titanica, ovvero superare con i suoi colpi di scena quelli del prequel. E nuovamente Uchikoshi da il meglio di sé creando situazioni incredibili, ma che nella loro complessità riescono ad incastrarsi alla perfezione con l’intero ciclo narrativo del primo capitolo, senza creare plot hole di sorta e chiudendo la storia alla perfezione (anche se vedremo che con Zero Escape 3 c’è ancora molto da raccontare). Sul piano ludico il passaggio generazionale e stilistico, con l’abbandono della grafica 2D per un motore tridimensionale va ad influire le meccaniche legate all’esplorazione e alla risoluzione di alcuni enigmi, grazie alla possibilità di analizzare i vari oggetti alla ricerca di indizi utili. VLR rivede anche la struttura narrativa introducendo un flow degli eventi, una sorta di griglia temporale nella quale vengono annotati tutti gli avvenimenti, le scelte fatte e le successive conseguenze rendendo la vita dei giocatori decisamente più semplice e permettendogli di ripartire da un punto preciso della storia per effettuare nuove scelte.

9 personaggi in cerca d’autore
Essendo uscito su Nintendo DS, a subire il maggior numero di ritocchi è proprio 9.9.9., che arriva a noi in una versione rimasterizzata che sa più di remake. Oltre a veder ridisegnata in toto la parte grafica, per adattarsi alle risoluzioni attuali, qua troviamo una nuova modalità visual novel, che permette di cambiare in tempo reale fra la versione normale (che mantiene la struttura a dialoghi fra i personaggi vista nell’originale) e una completamente testuale e romanzata, dove ogni evento sarà descritto nei dettagli. Anche la poco pratica struttura narrativa viene abbandonata in favore di quella di VLR, consentendo anche qua di ritornare sui propri passi cambiandone il corso con le proprie scelte. Assente nella versione originale, 9.9.9. riceve anche un doppiaggio completo, sia in giapponese che in inglese, adeguandolo ai sequel e rendendolo finalmente un prodotto completo.
Meno bisognoso di aggiustamenti VLR che salvo qualche limatura nel comparto tecnico per adeguarlo anch’esso ai 1080p, arriva praticamente intonso a noi in questa collection. Da segnalare la presenza del doppiaggio inglese, presente nella versione americana ma tagliato da quella giunta da noi. Anche i controlli tramite pad, sebbene facciano rimpiangere in più di un occasione quelli tattili offerti dagli schermi touch delle console portatili, riescono tuttavia a svolgere il loro compito con semplicità senza rallentarci troppo nelle azioni, di per sé lente e riflessive.
A livello di adattamento troviamo ancora una volta la sola lingua inglese ad accompagnarci nel corso delle due avventure, fattore che data la massiccia presenza di dialoghi risulta un ostacolo alla comprensione della storia nella sua interezza.

Verdetto
8.5 / 10
I'm your lover, I'm your zero
Commento
The Nonary game è l'occasione migliore per quelli che da anni desiderano avvicinarsi alla serie di Uchikoshi ma che per varie ragioni (su tutte la difficoltà nel reperire il primo capitolo) non hanno mai avuto modo di farlo. I due giochi sono ottime visual novel supportate da una struttura ludica ben congegnata e stimolante, nonché due storie complesse e complementari fra loro che sapranno regalarvi tantissime emozioni. Nonostante la bontà di questi due giochi e le aggiunte al titolo originale, bisogna dire che, data la natura della serie e della sua trama espansa, l'assenza di Zero Time Dilemma pesa abbastanza (specialmente considerando che non è disponibile per PS4), in particolar modo per la mancanza di eventuali extra che possano sopperire a questa lacuna e per il prezzo con il quale la collection viene proposta - su console - decisamente troppo alto.
Pro e Contro
Numerose aggiunte a 9.9.9.
Due ottime visual novel
Una buona collection dei primi due episodi...

x ...pesa l'assenza di Zero Time Dilemma
x Prezzo elevato

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