Lunediscord #2: Death Stranding, prima parte

L’angoscia di gestire un gruppo di sopravvissuti e il conseguente senso di responsabilità che ne deriva è una sensazione che pochi giochi riescono a trasmettere.

Quando si parla di un titolo a tema zombie non si può fare a meno di ripensare agli storici capitoli di Resident Evil, dove la paura di venire sbranati appena voltato l’angolo era costante dall’inizio alla fine del gioco. Oggigiorno, però, elementi come i jumpscare o il gore non hanno più lo stesso impatto sui giocatori, abituati a vedere ormai qualsiasi cosa; per questo motivo, infatti, gli sviluppatori hanno deciso di espandere il concetto di “paura” con strategie e metodi differenti rispetto al passato. Affrontare orde di zombie ormai vi ha stancato?! Bene, ora si passa a dover razionare l’acqua all’interno di un proprio rifugio, mentre la tensione tra gli abitanti sale, i viveri scarseggiano e il vostro compagno, che avete mandato incautamente in missione, non è ancora tornato. Il primo State of Decay, realizzato dai ragazzi di Undead Labs, riusciva perfettamente a farvi provare l’angoscia che deve provare il leader di una comunità di sopravvissuti ad una piaga zombie, senza però dimenticare l’importanza di un gameplay dinamico e capace di creare una sorta di “dipendenza” nel giocatore.

Sono passati anni, ma il team americano è riuscito a portare sulla console ammiraglia Microsoft (e, di conseguenza, su pc) un seguito al loro prodotto di punta, tentando di aggiungere tutte quelle migliorie per stare al passo con i tempi, in primis una modalità multigiocatore per condividere le proprie disavventure post-apocalittiche con altri 3 amici. Saranno riusciti nell’intento di creare un degno successore al tanto elogiato primo capitolo? La risposta potrebbe non essere semplice quanto si può pensare.

Versione testata: Xbox One

Saranno riusciti di Undead Labs nell'intento di creare un degno successore al tanto elogiato primo capitolo di State of Decay?!


Tante piccole storie di ordinaria follia
Ogni personaggio sarà dotato di un background casuale che non solo ne delineerà le abilità e il profilo psicologico, ma che attiverà anche alcuni elementi narrativi

Come per il primo capitolo, anche State of Decay 2 imbastisce una trama a dir poco banale e scontata, dando maggiore spessore al lato psicologico di ogni singolo personaggio della vostra colonia. Per chi volesse comunque sapere qual è il contesto narrativo nel quale si muovono i suddetti personaggi, vi basti sapere che ci troviamo in un mondo ormai in balia degli zombie, dove pochi sopravvissuti devono tentare di sopravvivere e trovare una cura per la malattia chiamata Piaga del Sangue. Questo porterà i nostri molteplici eroi a muoversi di area in area e di casa in casa per trovare risorse con le quali superare la notte e, allo stesso tempo, a indagare sugli eventi che hanno portato alla fine dell’umanità. Come accennato poche righe fa, ogni singolo personaggio sarà dotato di un background casuale che non solo ne delineerà le abilità e il profilo psicologico, ma che attiverà alcuni elementi di trama che andranno a delineare pian piano un mosaico del mondo di gioco. Narrativamente, a nostro parere, si tratta di una vera chicca, in quanto difficilmente vi troverete davanti a due personaggi uguali, anche nel caso decideste di iniziare nuovamente l’avventura; questo aumenta considerevolmente la rigiocabilità e, allo stesso tempo, permette alla longevità del titolo Undead Labs di raggiungere un monte ore considerevole, in quanto l’unico vero limite sarà dato dalla vostra voglia di incontrare/reclutare nuovi esseri umani per la vostra colonia. Va detto, a onor del vero, che sebbene tutti gli individui siano dotati di caratterizzazioni psicologiche uniche, questo non viene del tutto espresso tramite dialoghi e/o scene memorabili, appiattendo la recitazione e rendendo il comparto narrativo più utile a livello ludico che affascinante per coloro che sono alla ricerca di trame avvincenti e personaggi indimenticabili.

Un salto difficile da fare
Il gameplay di State of Decay 2 è sicuramente il punto di forza dell’intera produzione targata Undead Labs

Il gameplay di State of Decay 2 è sicuramente il punto di forza dell’intera produzione targata Undead Labs. Come nel primo capitolo, infatti, ci troveremo a dover gestire una colonia di sopravvissuti all’apocalisse zombie che, persona dopo persona, diventerà sempre più grande e necessiterà di un maggior numero di risorse. Risorse che potranno appartenere a varie categorie, dal cibo ai medicinali, passando per le munizioni e per i materiali necessari ad ampliare la propria base. Questa meccaniche di recupero risulta sin da subito assuefacente e costringe il giocatore a rimanere con il pad in mano per continuare l’esplorazione della vasta area di gioco, nella speranza di poter trovare il necessario per permettere ai propri “cittadini” di vivere sereni e di non attaccarsi tra loro. Quest’ultima affermazione non è certo un’esagerazione, in quanto in State of Decay 2 non deve essere assolutamente sottovalutato il profilo psicologico di ogni singolo personaggio che, essendo generato in modo randomico, potrà rivelarsi un’attaccabrighe, un depresso o altro, aggiungendo quel tocco di casualità alla partita che obbliga il giocatore a rimanere attento sempre e comunque. Una volta controllata l’area circostante alla prima base, si dovrà comunicare a ragionare sulle lunghe distanze, con relativo calcolo della benzina e utilizzando i punti guadagnati di missione in missione come moneta di scambio per ottenere nuovi oggetti e per conquistare nuovi edifici, rendendoli futuri campi base e/o aree sicure in base alla tipologia del luogo. Ogni singola miglioria e/o potenziamento delle infrastrutture può essere facilmente gestita da un pratico menù che permetterà di tenere sotto controllo la situazione della propria colonia anche mentre saremo lontani da casa. Un altro elemento che è stato mantenuto dal predecessore è, ovviamente, il concetto di morte permanente, cosa che riesce a trasmettere al giocatore una considerevole ansia, soprattutto se si sta utilizzando un personaggio che, magari, abbiamo potenziato al massimo. Ogni membro della propria colonia, infatti, vanta caratteristiche uniche che possono essere migliorate con il reiterato utilizzo, permettendo così di creare una squadra dalle abilità variegate, in grado di poter affrontare qualsiasi problema.

La principaale introduzione di State of Decay 2 è, senza dubbio, la presenza di una modalità multigiocatore, ma non tutte le ciambelle escono con il buco.

State of Decay 2 rimane divertente da giocare, ma non si può certo dire che sia privo di difetti

Per quanto potesse risultare interessante introdurre un mondo di gioco vivo per tutti, gli sviluppatori di Undead Labs hanno optato per una modalità multigiocatore più vicina a quella di Dark Souls piuttosto che a quella classica dei survival game. Potremo, infatti, chiedere aiuto ai nostri amici o partecipare alle loro partite per affrontare le missioni di gioco insieme (ovviamente risulteranno completate solo quelle dell’host) e per guadagnare così i punti influenza da spendere una volta tornati nel nostro mondo di gioco. In questo modo si evitano i colpi di matto dei giocatori che potrebbero danneggiare le colonie degli altri sopravvissuti, ma è evidente come in questo modo si vada a limitare di molto le possibilità offerte da un titolo di questo tipo. A questa parziale delusione, però, bisogna aggiungere che il gioco rimane comunque molto divertente e che il team americano ha inserito alcune caratteristiche interessanti che rendono l’azione più ordinata del previsto. Ci riferiamo, ad esempio, alla suddivisione obbligata delle risorse in ogni edificio, che spingono ogni giocatore a interagire solamente con determinati punti dello scenario, permettendo così a tutti di guadagnare qualcosa dall’esplorazione. Purtroppo, però, dobbiamo ammettere di aver trovato numerose problematiche in questa modalità multiplayer, soprattutto legati al netcode. Il gioco, infatti, presenta continui e pesanti cali di frame che, soprattutto quando ci si trova a bordo di un veicolo, rendono l’azione di gioco davvero confusionaria e caotica. Per non parlare dei momenti nei quali il gioco si ferma del tutto, per poi riprendere dopo decine di secondi, calcolando però gli avvenimenti successi nel “momento di buio” (questo punto ha portato alla morte inaspettata di molti dei nostri coloni migliori). Segnaliamo inoltre la presenza di muri invisibili che, durante una nostra sessione, hanno permesso alla nostra auto di bloccarsi, costringendoci a prendere tutto quanto riposto nel bagagliaio e facendoci tornare alla base a piedi. Fastidiose, infine, alcune limitazioni che obbligano i giocatori a stare vicini all’host, pena l’espulsione dalla partita. Insomma: State of Decay 2 rimane divertente da giocare, ma non si può certo dire che sia privo di difetti.

Il fascino della morte
State of Decay 2 si presenta su Xbox One X come un titolo solido e fluido

Da un punto di vista tecnico, State of Decay 2 si presenta su Xbox One X come un titolo solido e fluido, ma tutt’altro che impressionante a livello di grafica. I modelli poligonali sono discreti, ma presentano talvolta animazioni davvero scadenti; qualità altalenante anche per gli sfondi che, nonostante qualche buon momento dovuto all’ottimo sistema di illuminazione, si trovano il più delle volte ad avere texture scadenti. Mediocre anche il comparto sonoro, con un doppiaggio in inglese (sottotitoli in italiano) del tutto neutrale e con una soundtrack non fastidiosa, ma che ricorderemo a malapena una volta spenta la console. Inutile sprecare altre parole per quanto riguarda le magagne tecniche che, più nel comparto online che in quello single player, rischiano di danneggiare l’atmosfera di gioco e che speriamo possano venire corrette con i futuri (necessari) aggiornamenti. Ci sentiamo di spendere, a fine recensione, due parole anche per quanto riguarda il prezzo lancio del gioco che, effettivamente, risulta molto competitivo (29.99€) e ben distante dai titoli tripla A moderni. Questo elemento non andrà a modificare sostanzialmente la valutazione finale di State of Decay 2, ma sicuramente è un qualcosa che tutti dovrebbero prendere in considerazione.

Verdetto
8 / 10
Ma nel 2018 ancora i muri invisibili?!
Commento
State of Decay 2 è una versione riveduta e corretta del primo capitolo, con numerose aggiunte che rendono il titolo un acquisto obbligatorio per tutti i fan del genere horror e dei survival in generale. Le cose da fare sono tantissime, l'attenzione è da mantenere sempre elevata, il divertimento è assicurato e le aggiunte riescono a dare quella profondità in più che rendono il nuovo lavoro dei ragazzi di Undead Labs migliore della sua precedente incarnazione. Ma (ed è un "ma" bello grosso) non ci sentiamo di premiare del tutto il lavoro del team americano, in quanto alcuni bug rendono dei passaggi davvero fastidiosi, soprattutto quando si gioca con altri amici online e ci si rende conto che i nostri peggiori avversari non sono gli zombie ma il terribile lag. Se aggiungete qualche meccaniche che poteva essere tranquillamente migliorabile e un comparto tecnico "solamente" medocre, ecco che avrete un prodotto che, nonostante i moltissimi pregi, non riesce a raggiungere l'eccellenza. Speriamo che con i futuri aggiornamenti gli sviluppatori riescano quantomeno a limare tutte quelle magagne tecniche che, in più di una situazione, ci hanno portato a insultare i morti. E non stiamo parlando degli zombie.
Pro e Contro
Personaggi caratterizzati molto bene
Gameplay a dir poco assuefacente
Ottime introduzioni rispetto al primo capitolo
Prezzo competitivo

x Alcune meccaniche sfruttate poco e male
x Bug online a profusione
x Comparto tecnico mediocre