Recensione
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Grazie all’enorme successo della serie tv di The Walking Dead, gli zombie sono riusciti ad imporsi nuovamente nell’immaginario collettivo come solo negli anni ’70 seppero fare (grazie a La Notte dei Morti Viventi prima e a Zombie poi). Tra le vittime di questo ritorno dal mondo dei morti c’è anche il settore videoludico che, grazie ad una serie di titoli di qualità quali, ad esempio, The Walking Dead e The Last of Us, è riuscito a contribuire alla nuova vita di questo genere. Uscito nel 2013 e sviluppato dai ragazzi di Undead Labs, State of Decay riuscì grazie ad un ottimo mix di elementi action e survival a conquistare una discreta fetta di pubblico. Non c’è da stupirsi, quindi, che Microsoft abbia deciso di proporre una remastered (denominata Year-One Survival Edition) per PC e Xbox One contenente alcune modifiche e tutti i DLC sino ad ora disponibili sul mercato. Basteranno queste nuove aggiunte ed un prezzo competitivo (29.99€ con un ulteriore sconto del 33% nel caso si possedesse anche la versione Xbox 360) per conquistare il pubblico? Scopritelo nella nostra recensione.

Versione testata: Xbox One

American Zombie Story
La differente caratterizzazione psicologica dei personaggi non tarderà a conquistarvi

State of Decay: Year- One Survival Edition (da qui chiamato solo State of Decay) non fa della componente narrativa il suo punto di forza. La trama in realtà è molto semplice e vede un gruppo di sopravvissuti costretti a collaborare per sopravvivere ad un’apocalisse zombie all’interno della valle di Trumbull. La storia porta in scena i classici stereotipi da zombie movie, a partire dall’intervento mai troppo chiaro dell’esercito sino ad arrivare ad una serie di personaggi portati all’estremo dalla situazione disperata. Proprio questi personaggi, però, sono il punto più interessante di State of Decay che, grazie ad una caratterizzazione psicologica differente per ognuno di essi, non tarderanno ad appassionarvi e coinvolgervi emotivamente, nel bene e nel male. In caso il vostro eroe andasse incontro ad una morte prematura, inoltre, sarete costretti a passare ad un altro personaggio con differenti abilità e modo di rapportarsi con gli altri sopravvissuti, rendendo il vostro gruppo di superstiti sempre vario e decisamente vivo. Ad ogni modo è possibile portare a termine la campagna principale di State of Decay in circa 15 ore, ma la natura survival del titolo vi impedirà di concentrarvi solamente sulle missioni primarie portando la longevità a raddoppiare (se non triplicare) la propria durata. All’interno di questa nuova edizione, inoltre, sono presenti i due DLC rilasciati sino ad oggi. In Breakdown non è presente alcuna storia, ma si comporta come una modalità “sopravvivenza” dove saremo costretti a sopravvivere ad orde di nemici sempre più forti, mentre tenteremo di uscire dalla valle. In Lifeline, invece, andremo ad interpretare un nuovo gruppo di sopravvissuti dell’esercito con tanto di trama inedita e una mappa completamente nuova da esplorare.

I will survive!
State of Decay si dimostra non tanto un titolo action, quanto un vero e proprio survival

Il gameplay di State of Decay riesce, sin da subito, ad essere appassionante e a creare dipendenza nei confronti del giocatore. Il primo personaggio che andremo ad interpretare sarà Marcus Campbell che, grazie alle sue doti di leader, saprà pian piano conquistarsi la fiducia degli altri personaggi. Una volta raggiunto un certo livello di rapporto con un altro sopravvissuto potremo decidere di utilizzarlo per dare il cambio al nostro eroe che, presto o tardi, si troverà stanco e incapace di affrontare grandi corse e/o scontri all’arma bianca. Per conquistare la fiducia dei superstiti (e per sopravvivere a nostra volta) dovremo vagare all’interno dei piccoli borghi della valle di Trumbull per cercare medicinali, cibo, munizioni e qualsiasi cosa permetta al gruppo di non perire sotto gli assalti dei non morti e degli sciacalli. Il nostro scopo, inoltre, sarà quello di mantenere l’umore della nostra micro società sempre alto, stando quindi attenti ai personaggi dotati di una psiche sensibile, parlando con loro ed eseguendo delle missioni secondarie con lo scopo di non abbandonarli a sé stessi. Il sistema di combattimento non si dimostra particolarmente complesso, limitando gli scontri all’arma bianca alla pressione rapida di un solo tasto tasto, stando però attenti a non consumare eccessivamente la barra della stanchezza che, una volta terminata, non ci permetterà più di combattere e correre velocemente. Nulla da dire per quanto riguarda l’utilizzo delle armi da fuoco che risultano semplici ed intuitive da utilizzare, ma dannose nel caso le si utilizzi in luoghi popolati da creature non morte, capaci di sentire gli spari e di assaltarci in poco tempo. Ecco che quindi State of Decay si dimostra non tanto un titolo action, quanto un vero e proprio survival dove saremo costretti ad evitare gli scontri per raccogliere sostentamento per il nostro gruppo e per cercare di sopravvivere il più a lungo possibile. E’ presente, inoltre, un ciclo giorno/notte che si alterna di ora in ora, obbligando il giocatore a cambiare approccio per ogni parte del giorno. Durante le ore di sole, infatti, è consigliato utilizzare anche i veicoli per raggiungere luoghi distanti e compiere le missioni più impegnative; mentre la notte è preferibile evitare di produrre qualsiasi rumore per concentrarsi nell’esplorazione delle abitazioni (praticamente tutte esplorabili) alla ricerca di beni di prima sopravvivenza. Ad aumentare l’immedesimazione del videogiocatore ci pensa anche l’impossibilità di mettere il titolo in pausa mentre si guarda la mappa e si esplora l’inventario, obbligando il giocatore a rimanere sempre all’erta. Il mondo di State of Decay, inoltre, non si fermerà nel caso voi decideste di smettere di giocarci e la vita dei vostri personaggi potrebbe cambiare radicalmente dopo pochi giorni di assenza (con relative morti, abbandoni da parte del gruppo e relazioni interpersonali totalmente cambiate al vostro ritorno).

La morte ti fa bella
il colpo d’occhio generale è sicuramente molto buono

Il comparto tecnico di State of Decay, per quanto migliorato con questa nuova versione a 1080p, non riesce a stupire appieno a causa di modelli poligonali dei personaggi non esaltanti e a causa di alcune animazioni particolarmente legnose. Ad ogni modo, nonostante anche alcuni cali di frame in situazioni apparentemente pacifiche, il colpo d’occhio generale è sicuramente molto buono e l’evoluzione rispetto alla precedente versione è evidente. Nulla da dire sulla colonna sonora che, grazie anche a qualche traccia audio aggiuntiva, riesce a coinvolgere e ad evidenziare i momenti più avvincenti della trama al punto giusto, seppur senza mai stupire veramente.

In conclusione...
9
“Regola #1: Cardio! ”
State of Decay: Year-One Survival Edition è l'occasione perfetta per recuperare un titolo valido, avvincente e, per alcuni aspetti, anche innovativo, per di più ad un prezzo veramente competitivo. Un gameplay davvero curato e le meccaniche survival rendono il lavoro dei ragazzi di Undead Labs una piccola perla che tutti gli amanti del genere action/horror dovrebbero possedere. La possibilità di importare i propri salvataggi dalla versione precedente e lo sconto del 33% per i possessori di una copia old gen, infine, rendono l'acquisto interessante non solo per chi non ha mai avuto occasione di mettere le mani su questo titolo.
Rapporti tra i personaggi complessi e coinvolgenti
Meccaniche survival appaganti
Molte idee innovative e ben inserite nel contesto
Comparto tecnico rinnovato e tutti i DLC presenti
x Trama principale non esaltante
x Evidente l'origine old gen del titolo

due parole sull'autore
Il Luca è quell'animale mitologico a metà tra un nerd ed un videogiocatore, ma con la testa di Ca***. Dall'animo tranquillo, pare che questa creatura sia stata vista solamente poche volte in modalità berserk (con ATK+3 e danno da fuoco), ma si narra che, in quei casi, la bestia cambi colore e ripeta solamente una cosa: LUCA SPACCA!
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