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Ritorno al passato, senza lubrificante.

Ah, il Game Boy. Quante diottrie perse sul tuo francobollo delle meraviglie, 160×144 pixel di gioia e svago post-scolastico (ma soprattutto infra-scolastico, tra barricate di zaini e ultimi banchi prenotati da settembre a giugno). Sicuramente Christophe Galati deve esserci rimasto sotto almeno quanto me, intrappolato nei ricordi di quel geniale mattoncino grigio, capolavoro di Gunpei Yokoi, portando avanti un progetto curiosissimo, Save Me Mr. Tako, un falso d’autore che ripropone a distanza di quasi 30 anni quell’esatto modo di cesellare il videogioco, per estetica e gameplay. Sprite a grana grossa, pixel art integrale a 4 gradi di grigio, deliziosa chiptune e una bella spalmata di melassa per i più nostalgici che trasformeranno per qualche ora Switch in un Game Boy portato alle estreme conseguenze tecnologiche (senza dimenticare che il titolo è disponibile anche su Steam). Tanto amore, tanto sentimento, ma anche qualche cigolio tipico dei pezzi d’antiquariato che poteva essere lubrificato a dovere per restituire un prodotto meno démodé.

 

Versione testata: Nintendo Switch

La guerra dei polpi

Si avvia il gioco e subito si rimane interdetti dagli avveniristici 16:9 del display. Fortuna vuole che nelle impostazioni si possa subito scegliere un formato più consono, un 4:3 “nostalgia” con tanto di artwork laterali a coprire le nudità laterali dello schermo, con tanto di skin simil Game Boy deliziosa. Già impostato così fa un’altra figura, mostrando altra cura per i dettagli nell’abbondante numero di palette, ovviamente tutte a 4 colori, dal verde acido di chi non si cura delle proprie cornee a un negativo messo li per fare numero, passando per le più tenui tinte pastello rosate, azzurre o grigie, classiche come uno smoking. Simpatiche formalità che fanno da preliminare a un titolo che sorprendentemente brilla per come sa raccontarsi. Una guerra tra polpi e umani, scatenata dalla voglia di rivalsa che anima il fratello di Tako e comandante dell’esercito invertebrato, per riprendersi la terra che fu tolta ai cefalopodi anni prima, costringendoli nelle profondità abissali. Starà a Tako salvare la situazione, soldato pacifista che decide di lottare solo col potere del proprio inchiostro, incontrando principesse e principi, buoni e cattivi, tantissimi personaggi tratteggiati con pochi pixel, quattro animazioni in croce e linee di testo tanto semplici quanto ben scritte. Il pacifismo però, a parte rari casi, è tanto lodevole a livello filosofico quanto poco divertente a livello di gameplay. Di base il nostro adorabile octopode può saltare (con un’inerzia che non soddisfa mai al 100%) e sputare palle d’inchiostro (limitate da una barra che andrà a esaurirsi di utilizzo in utilizzo) capaci di paralizzare i nemici, da utilizzare poi in modo più o meno creativo come piattaforme, utili per esplorare i livelli e giungere alla loro uscita. Una scelta di design anche interessante sulla carta, che però si scontra con una disposizione delle minacce assolutamente ingenua, che non ha niente a che vedere coi classici del genere, soprattutto sbirciando in casa Nintendo.

Non c’è quella matematicità nei pattern, quella semina perfetta di elementi mobili capaci di germogliare in una sfida sempre equa e stimolante; capita quindi, ad esempio, di saltare nel vuoto (la telecamera può essere spostata giusto un po’ con i tasti direzionali), atterrare su un nemico e rimanerci secchi. Proseguendo l’avventura si avrà poi la possibilità di entrare in possesso di 50 cappelli diversi, ognuno con un’abilità unica, alle volte fondamentale per scoprire tutti i segreti sparsi nei livelli, altre semplici reskin dell’abilità standard di Tako, o ancora robe totalmente inutili, come una sfera rimbalzante da sparare in giro per lo scenario un po’ a caso. Proprio parlando di segreti e di level design si pizzica un’altra corda stonata dell’opera, imponendosi in modo testardo una regola che porta avanti in quasi tutti gli stage: se vuoi scoprire i segreti vai verso l’alto. Una volta capito questo si tenderà sempre a seguire la via superiore di una linea Maginot che spacca in due i livelli, sopra più complessi e galvanizzanti, talvolta frustranti, sotto facili e sbrigativi. Ci sono poi diversi dungeon più strutturati e piacevoli, graziosi e ben studiati così come i boss, città da esplorare e quest secondarie quasi sempre divertenti e veloci. Save Me Mr. Tako non è un brutto gioco, assolutamente, ma avrebbe dovuto rubare di più dai titoli a cui si ispira. Viene in mente quello che forse è il più grande capolavoro del genere su Game Boy, Super Mario Land 2: 6 Golden Coins in un paragone è abbastanza impietoso a livello di pulizia e divertimento.

Se 30 anni fa Tako sarebbe stato protagonista di un’avventura di tutto rispetto, oggi il tutto risulta abbondantemente sufficiente per qualche ora di immersione vintage, completata da un buon utilizzo della chiptune con tonalità dai rimandi orchestrali. Ciò che però traspare fin dal primo istante (e dal primo trailer d’annuncio poco sopra) è un amore incondizionato verso un movimento unico e rivoluzionario, citato a più riprese, capace di cambiare le abitudini dei giocatori itineranti, che si tende spesso a dimenticare, presi come siamo a ricordare 8 e 16-bit casalinghi.

In conclusione...
6.5
“"Provaci ancora, Mr. Tako!"”
Save Me Mr. Tako è un frutto dell'amore, figlio di un programmatore e della sua passione per una leggenda del gioco portatile. Tanti contenuti, tanti livelli, buone idee, ma anche una realizzazione un po' naïve che avrebbe meritato più cura per alcuni dettagli fondamentali, che rendono classici i capostipiti della ludoteca Game Boy. Una buona storia e caratterizzazione, oltre che alcune trovate interessanti che danno il loro meglio nei dungeon e contro i boss, risollevano un level design troppo scolastico e impreciso in alcuni punti cardine del genere. Tanta ammirazione e rispetto per Christophe Galati comunque, uno di noi, un innamorato, che speriamo limi certi spigoli tornando più forte di prima sulla scena indie.
Amore puro per l'epoca Game Boy
Ben caratterizzato e raccontato
x Level design ingenuo
x Ripetitivo e senza guizzi indimenticabili
x Sente il peso degli anni cui si ispira

due parole sull'autore
Un milanese col cuore sui colli piacentini, "romantico" del videogioco con una spiccata predilezione per tutto ciò che viene da Kyoto e dal passato. Se non lo beccate nel Regno dei Funghi, lo potete trovare su qualche pista virtuale a bordo di qualche bolide che non potrà mai permettersi, a causa della sua sindrome da shopping videoludico compulsivo. Appassionato tifoso dell'F.C. Internazionale, segue anche le imprese dei grandi del ciclismo. Nel tempo libero cerca qualcuno con cui confrontarsi sui film di David Lynch senza che egli muoia di noia.
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