Don't Be So Serious - Speciale Death Stranding (Spoiler!)

Dopo aver passato ben quattro anni in Early Access su Steam, durante la primavera di quest’anno Rise of Industry ha ottenuto la sua pubblicazione ufficiale. Ora, a distanza di sei mesi, vediamo il gioco arricchirsi di una patch 2.0 e di un dlc, Rise of Industry 2130. Noi di ILoveVideogames ne abbiamo approfittato per rigettarci nella mischia del capitalismo più spietato e provare con mano come i Dapper Penguin Studios si sono presi cura del loro titolo negli ultimi tempi.


Per approfondire:
Rise of Industry

Per chi non ne fosse al corrente, Rise of Industry è un gestionale dalla deliziosa grafica minimale che fa del profitto il suo cavallo di battaglia. Il giocatore è posto a capo di una società il cui unico scopo è fatturare, arricchirsi e prosperare.

La mia esperienza inizia con un non proprio brevissimo tutorial. Per fortuna riesco a tuffarmi ben presto nella modalità carriera, il cuore del gioco. La fase di creazione della partita mi ha colpito in positivo: invece delle classiche difficoltà preimpostate, mi sono trovato davanti una serie molto varia di parametri che influenzano in maniera più o meno accentuata l’esperienza di gioco. Si può infatti scegliere quanto inquinamento generano le nostre fabbriche e i nostri convogli, la quantità di risorse contenute nei giacimenti sparsi per la mappa, i costi di manutenzione degli edifici e così via. Il tutto modifica un moltiplicatore che determina il nostro punteggio finale.

Anche Paperon De’ Paperoni ha iniziato da un nichelino

Attendo impaziente la schermata di caricamento, ma appena entrato in partita il mio entusiasmo subisce una battuta d’arresto: il testo a schermo mi invita a valutare le risorse presenti sulla mappa e a scegliere in quale regione posizionare il mio quartier generale. Dedico qualche minuto a un po’ di sana esplorazione e scopro che, in realtà, mi è consentito fondare la mia compagnia solamente in una regione dotata di tre negozi. L’unica con questa caratteristica è quella davanti alla quale era posizionata la telecamera inizialmente.

Mando giù il boccone amaro, accettando che sia il computer a scegliere per me e decido di affidarmi ai consigli dell’Assistente per i miei primi, incerti passi. Finisco così per ripercorrere alcune delle tappe più noiose del tutorial, nonché a spendere una parte considerevole delle mie finanze in cose solo apparentemente utili. In breve tempo sono costretto a dichiarare bancarotta, provando un forte senso di confusione.

Non mi perdo d’animo e inizio subito un’altra partita solo per scoprire, con profonda irritazione, che non era stato un caso e che, al contrario, l’IA decide sempre dove si deve creare il proprio insediamento. Anche il mio secondo tentativo si conclude in poco tempo, sempre a causa dei “consigli” dell’Assistente. Sprofondo così nella confusione.

Decido allora di fare da me…

Inizio una serie di partite vissute con lo spirito di chi ha a che fare con un rogue-like o un survival, cercando di far durare i miei soldi il più possibile e, nel contempo, di scoprire di più sul sistema di gioco.

Ogni volta capivo qualcosa in più e ogni volta mi sentivo maggiormente vincolato a dei binari

Ma andiamo per gradi. Rise of Industry inizialmente sembra avere due facce. Da un lato è molto intuitivo: bisogna costruire estrattori e fabbriche, produrre merci e venderle per massimizzare il guadagno. Ogni bene ha un’icona che lo rappresenta in maniera chiara e tutti gli edifici devono essere collegati da strade. Inoltre, mentre alcuni di essi estraggono risorse dal territorio, altri le trasformano in prodotti di raffinatezza e valore crescenti.

Allo stesso tempo, però, al giocatore vengono fornite una grande quantità di informazioni, senza alcun tipo di filtro, cosa che finisce per spaventare il neofita. Un esempio lampante è costituito dall’albero delle tecnologie: se è vero che le descrizioni sono allo stesso tempo concise ed esaustive, è altrettanto vero che ci sono ben diciannove alberi tecnologici differenti.

Rise of Industry 2130

Rise of Industry ti tiene così in un limbo o, almeno, lo fa inizialmente.

Con l’avanzare del gioco e l’aumentare della consapevolezza da parte del giocatore si scopre la (tremenda) verità: più che un gestionale, Rise of Industry è un rompicapo. Sì, perché la libertà di scelta su come amministrare le proprie finanze è minima. L’obiettivo è invece quello di scoprire quale sia l’unica via per vincere la partita.

Incatenati a dei binari

Per fare un esempio pratico, in una mappa mi sono ritrovato in una regione ricca di petrolio, rame e gas. Ho dato subito il via all’estrazione. Ero anche molto fiero che il mio inquinamento minacciasse inesorabilmente i frutteti del mio vicino, ma ben prima che potessi minare la sua produzione agricola ho scoperto che l’industria pesante è troppo costosa per autofinanziarsi. È necessario, infatti, possedere una base solida di fattorie e piantagioni per poter gettarsi, solo in un secondo momento, nell’estrazione di combustibili fossili.

Pian piano si collocano tutti i pezzi del puzzle: ogni edificio, ogni tecnologia possono essere utilizzati solamente in un preciso momento della partita. Tutto ciò riduce in maniera sostanziale la longevità perché, una volta scoperta la soluzione, poco fascino rimane in termini di gameplay.

Difetti, difetti, difetti…

Altri due aspetti negativi affliggono però Rise of Industry, entrambi difficili da ignorare. Il primo colpisce principalmente noi italiani, in quanto, la traduzione nella nostra lingua è spesso sbagliata. Non è la qualità a mancare: la maggior parte delle traduzioni non sono affatto male. Il vero problema è che molte delle scritte escono dalla propria casella e si perde in questo modo una parte irrinunciabile del testo. In alcuni casi, invece, vengono fornite informazioni completamente errate. Se capite anche solo sommariamente l’inglese, vi consiglio vivamente di impostare questa lingua e risolverete molti dei problemi.

Il secondo difetto consiste nell’impegno che il gioco esercita per confondere il giocatore. Per prima cosa il tutorial e l’Assistente presentano i diversi aspetti del gioco con il medesimo peso quando, al contrario, alcuni sono avanzati o situazionali. In più, diverse finestre contengono dati su cui basare la propria strategia che vengono presentati in modo volutamente ambiguo. Ricordo quando uscì il primo Geometry Wars; una frase ricorrente della stampa era che il gioco era difficile, ma mai ingiusto. Con Rise of Industry ho provato il contrario: non è eccessivamente difficile, ma spesso tratta il giocatore ingiustamente.

Non tutto è perduto in questo titolo e, anzi, sia la presenza di alcuni elementi interessanti, come ad esempio la meccanica dell’inquinamento (poteva forse mancare in un gioco del 2019?), danno buone speranze di avere prossimamente un’esperienza autentica e accattivante. Certamente, dopo quattro anni in Early Access e sei mesi di pubblicazione ci si aspetta di più, ma solo il futuro potrà rivelarci il destino di questo gioco.

Parlando di futuro…

Contestualmente alla patch 2.0 è stato rilasciato il primo dlc, ovvero Rise of Industry 2130. Siamo in quell’anno: il mondo è un posto tetro, devastato da capitalisti sconsiderati che hanno inquinato l’ambiente senza pietà. Piccole sacche di umanità sopravvivono in città protette da purificatori d’aria e acqua. Questa ambientazione mi ha intrigato molto, anche se inizialmente può sembrare una mera opera di “reskin”.

La partita si avvia infatti in maniera standard: si posiziona il proprio quartier generale, con una leggera libertà in più rispetto al gioco base, e si inizia costruendo alcuni raccoglitori di macerie delle antiche città distrutte. Questi raccoglitori hanno la pessima idea di funzionare esattamente come le falegnamerie del gioco base. Anche le risorse minerarie vengono estratte con il metodo classico, il magazzino è il cuore del nostro impero commerciale e il trasporto delle merci avviene su gomma, rotaia, in acqua o per aria.

Ma che al posto dei dirigibili ci siano navi spaziali da urlo, nulla cambia in termini di gameplay

Cosa si cela dietro la facciata?

Scavando più in profondità si scoprono però alcune caratteristiche che rendono Rise of Industry 2130 molto interessante: le risorse e le tecnologie sono di numero nettamente inferiore rispetto al gioco base, ma vengono incastrate in combinazioni di merci che, finalmente, richiedono l’effettiva pianificazione e scelta gestionale del giocatore.

Un’altra meccanica che ho trovato interessante è l’inquinamento, che qui funziona in maniera opposta rispetto al gioco base: l’intera mappa è contaminata e sta a noi purificarla. Ma, e qui sta la questione, alcuni beni possono essere prodotti solo al sicuro dalle esalazioni fatali. Altri, invece, sono strettamente legati all’ambiente ostile. Dovremo quindi dosare gli impianti di purificazione per poter generare un flusso continuo di entrambe le risorse.

Proprio partendo dai miglioramenti visti in Rise of Industry 2130 mi sento di sperare per questo gioco. Sicuramente tornerò a metterci mano se verranno pubblicate nuove patch. Per il momento, il target di riferimento è irrimediabilmente stretto, ma a queste persone, il gioco piacerà. Il voto che leggete sotto sta a indicare proprio questo: non una qualità bassa del prodotto, ma la limitata fruibilità dello stesso.

Verdetto
6.5 / 10
Capitalismo incatenato a binari
Commento
Pur impreziosito da un ottimo stile grafico, Rise of Industry 2.0 è però ancora in uno stato troppo embrionale per essere consigliato a chiunque. Preparatevi a risolvere un rompicapo a senso unico, senza che ci sia libertà di scelta nella gestione della propria compagnia. Le potenzialità di crescita ci sono, soprattutto a partire dal dlc con un'ambientazione e un gameplay decisamente più intriganti. Starà agli sviluppatori intervenire e bilanciare ciò che al momento tarpa il successo di questo gioco.
Pro e Contro
Grafica pulita e graziosa
Dlc intrigante

x Libertà di gestione quasi inesistente
x Traduzione italiana errata
x Ripetutati tentativi di confondere il giocatore