Recensione
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Dopo la rimasterizzazione di Resident Evil 5, continua la politica di Capcom di riproporre i vari capitoli del franchise di Resident Evil sulle piattaforme di ultima generazione. Questa volta è il turno del classico Resident Evil 4, il titolo che nel 2005 rivoluzionò pesantemente il franchise simbolo del survival horror portandolo verso lidi più marcatamente action. Questa edizione PlayStation 4 ed Xbox One è solo l’ultima di una lunga serie di trasposizioni viste dal capolavoro di Shinji Mikami. Inizialmente rilasciato come esclusiva Nintendo GameCube, il gioco venne portato su PlayStation 2 pochi mesi dopo con alcuni compromessi grafici e l’aggiunta di una seconda campagna per il personaggio di Ada. La versione PS2 fu quindi la base per il primo porting PC, mentre nel 2007 arrivava l’edizione Nintendo Wii, che combinava la grafica superiore della versione GameCube con i contenuti aggiuntivi di quella PS2 ed un nuovo sistema di controllo basato sul puntatore di Wiimote. Nel 2011 vede la luce su PlayStation 3 ed Xbox 360 la prima versione HD del titolo, sulla quale è basata la seconda edizione PC, uscita nel 2014 con l’appellativo di Definitive Edition. Proprio quest’ultima è la versione che vediamo oggi arrivare anche su PS4 ed Xbox One e che ci apprestiamo ad esaminare.

Versione testata: PlayStation 4

 

recensione
Resident Evil 5
Con l'annuncio del settimo capitolo durante l'E3 (qui potete trovarne l'anteprima), il brand di Resident Evil sta tornando sulla bocca di tutti e sembra aver trovato nuova linfa mediatica. Nonostante il fiasco di Umbrella Corps, Capcom prosegue con l...

 

Six years have passed since that horrendous incident…

Come è stato probabilmente ripetuto allo sfinimento nel corso degli ultimi 11 anni, Resident Evil 4 è uno di quei titoli che hanno lasciato un segno indelebile nella storia dei videogiochi. Dopo tre capitoli principali (quattro se si considera anche Code: Veronica), un remake ed un prequel, la saga survival horror Capcom aveva raggiunto un livello di stagnazione non più tollerabile: la necessità di compiere un netto balzo in avanti era sentita tanto dalla critica che dal pubblico, che avevano fortemente criticato il precedente Resident Evil 0 per la sua scarsa carica innovativa. A raccogliere questa sfida ci pensò il creatore della serie in persona, Shinji Mikami, di nuovo alla cabina di regia per la prima volta dai tempi dell’originale Resident Evil. Dopo una serie di esperimenti e prototipi falliti (da uno di essi nacque il primo Devil May Cry), Mikami rivelò al mondo intero un gioco che staccava nettamente col passato. Il filmato introduttivo spazzava via in pochi minuti l’intero universo messo in  piedi nel corso di quasi 10 anni di Resident Evil. Addio a zombie, virus, Umbrella Corporation. Unico elemento familiare il protagonista Leon S. Kennedy, già visto all’opera in Resident Evil 2 e qua nelle vesti di agente governativo statunitense in missione in una sperduta area della Spagna rurale, a fare i conti col rapimento della figlia del presidente da parte di uno strano ed inquietante culto.

 

resident evil 4

 

Da survival horror ad action

Ma le novità non erano solo nel setting: per la prima volta Resident Evil 4 abbandonava le telecamere ad angoli fissi e posizionava la visuale alle spalle del personaggio, inquadrandolo dalla cintura in su. Si trattava della prima telecamera da sopra la spalla, oggi standard de facto per qualsiasi sparatutto in terza persona. Una importante componente action veniva inoltre iniettata nel DNA di Resident Evil grazie a dei nemici più aggressivi, in grado di correre, attaccare il giocatore con armi, di organizzarsi per assediarlo all’interno di edifici. Di contro Leon poteva contare su di un ricco arsenale offensivo, che consentiva al giocatore di affrontare le situazioni nei modi più disparati. La stessa struttura del gioco era rivoluzionata: non più solo claustrofobiche location, ma anche spazi aperti, villaggi, strutture dalle architetture più complesse. Se è vero che l’avventura che ne risultava era più lineare che in passato, la cura maniacale con cui ogni incontro nemico, ogni boss, ogni sezione era curata restituiva una serie ininterrotta di momenti dal gusto cinematografico, in un continuo crescendo di tensione ed adrenalina. È vero, la vena survival horror si era molto affievolita, ma ciò che ne risultava era un titolo a cui si sarebbe ispirato qualsiasi gioco in terza persona della decade successiva, da Gears of War a The Last of Us.

Tra passato e futuro

Nonostante le critiche di chi lo accusa di aver segnato la fine del genere survival horror, ad osservare Resident Evil 4 con gli occhi del giocatore di oggi in realtà si trovano però tanti punti di contatto con gli episodi che lo hanno preceduto quanti che con quelli che lo hanno succeduto. Molti elementi possono oggi apparire come antiquati: i tank controls del personaggio, il mancato uso del dual analog per controllare la telecamera, l’impossibilità di mirare e muoversi contemporaneamente. È vero, giocare o rigiocare oggi a Resident Evil 4 è un esperienza strana, inizialmente poco intuitiva o frustrante. Eppure ben presto ci si rende conto che tutto ha una motivazione, tutto è studiato. Le ridotte abilità motorie di Leon fanno sì, infatti, che ogni incontro con i nemici abbia importanza, che il giocatore tenga sempre a mente il proprio posizionamento e prenda in ogni momento delle decisioni cruciali, proprio come accadeva nei vecchi episodi della serie. La modernità di Resident Evil 4 sta piuttosto nella varietà di situazioni proposte al giocatore: boss sempre più creativi, quick-time events posizionati con cura, missioni di scorta, assedi. Il ritmo dell’avventura è inoltre studiato alla perfezione: ogni momento di tensione è succeduto da uno in cui il giocatore può tirare un sospiro di sollievo, prima di alzare nuovamente l’intensità con il successivo scontro. Il tutto per un’avventura della durata di una quindicina di ore, venti contando la campagna di Ada, il massimo fino ad allora visto nella serie di Resident Evil.

 

resident evil 4

 

Non il miglior Resident Evil 4

Per quanto riguarda la versione riproposta da Capcom su PlayStation 4 ed Xbox One, duole constatare come si tratti un lavoro non particolarmente curato. Contenutisticamente non vi sono aggiunte od extra di sorta, si tratta dello stesso identico pacchetto disponibile su tutte le piattaforme da Wii in poi, mentre nessun ritocco è stato effettuato sotto il punto di vista dei controlli. Se è vero che sarebbe stato difficile aggiornarli agli standard moderni senza spezzare il delicato equilibrio e bilanciamento degli scontri, l’importante lavoro svolto da Capcom con le remaster di Resident Evil e Resident Evil 0 lascia intendere che forse si poteva tentare anche qua un’operazione di quel genere. Questa remaster lascia inoltre a desiderare anche dal punto di vista grafico. Vetta indiscussa della generazione 128bit, Resident Evil 4 si trova oggi nell’infelice situazione di non essere ne abbastanza antiquato da sembrare elegantemente vintage, ne abbastanza moderno da beneficiare appieno del trattamento HD. Sulle nuove console il gioco gira inchiodato sui 60 FPS e ciò è positivo, ma la maggior risoluzione e la maggior pulizia grafica non fanno che mettere in risalto molte texture di bassa qualità, soprattutto se viste da distanza ravvicinata. È chiaro che per questa remaster  Capcom ha optato per un approccio facile e veloce come poteva essere quello per Resident Evil 5, senza considerare che vista la maggior età del titolo forse sarebbe stato opportuno un lavoro più approfondito, anche per rispetto dell’importanza storica di Resident Evil 4.

In conclusione...
7.5
“Tanto lo avrete già giocato decine di volte, no?”
Che Resident Evil 4 sia un capolavoro assoluto è un dato di fatto. Ci troviamo di fronte ad un gioco che, pur invecchiato, si dimostra ad ogni replay un concentrato di spunti ed idee a cui tutti, ma proprio tutti, gli sviluppatori hanno attinto negli anni a venire. Questa remaster è però un lavoro sciatto e pigro, che non riesce ad aggiornare efficacemente la veste grafica del titolo e che non aggiunge alcun contenuto extra al materiale già disponibile da anni su praticamente qualsiasi piattaforma. L'acquisto è comunque consigliato a tutti coloro che, magari per età anagrafica, non hanno mai avuto modo di giocarlo prima, tenendo però a mente che per la stessa cifra (o probabilmente a meno) è possibile recuperare la vecchia versione Wii (giocabile anche su Wii U), chiaramente priva dell'alta risoluzione, ma forte di un sistema di controlli incredibilmente superiore.
Uno dei giochi più influenti dell'ultimo decennio
Ritmo, progressione, momenti cinematografici: un trionfo
Avventura lunga e soddisfacente
x Alcune meccaniche di gioco possono apparire antiquate
x Nessun extra: è lo stesso gioco visto su mille piattaforme
x Aggiornamento grafico del tutto insufficiente

due parole sull'autore
Classe 1987, Nintendaro per vocazione, videogiocatore a tutto tondo per passione. Apprezza ogni genere di gioco esistente tranne le simulazioni sportive e passa a leggere, discutere e scrivere di videogiochi tanto tempo quanto ne passa a videogiocare. Uno dei pochi superstiti del team originario de I Love Videogames, è il resettler residente della redazione.
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