Amo la realtà virtuale. La venero, la adoro. Purtroppo è ancora pesantemente limitata. Quei controlli… Tutte queste problematiche non hanno, però, fermato Pixel Ripped 1995. Un gioco di tale carattere si trova difficilmente negli store. Come dirvi, avevo bisogno di viaggiare un po’, avevo bisogno di uscire dalla routine e non riuscivo più a farlo con i titoli normali.

Qualcosa doveva prendermi e trascinarmi dentro lo schermo a forza. Qualcosa doveva chiedermi aiuto per sconfiggere il male più grande che affligge il videogiocatore: la realtà di tutti i giorni. Pixel Ripped è stato il mio viaggio dell’eroe in in epoca che non mi appartiene, e per questo voglio raccontarvelo.

Pixel Ripped 1995 e la struttura narrativa

Il viaggio dell’eroe: Per chi non lo sapesse questa qua sopra è la struttura del viaggio dell’eroe teorizzata da Vogler. Se vi interessa in fondo al pezzo troverete il link per acquistare il libro con il nostro referral.

Siamo dei personaggi di un mondo fantastico oltre lo schermo, pixel comandati da un giocatore, noi stessi. Entità che per sopravvivere devono convivere. Io guardo te, tu guardi me. Seduto sul mio tappeto, il controller in mano, io ti guido lungo le strade che portano alla vittoria. Un mondo conosciuto, privo di pericoli. Perfetto.

Così comincia Pixel Ripped 1995, con l’abitudine condita da nostalgia per i tempi passati. Per quel 1995 che urla NES da tutti i fori. Qualcosa però cambierà le sorti, qualcosa sconvolgerà questa routine, e questo qualcosa porterà noi stessi a crescere e a viaggiare in mondi ignoti fino a ritornare da dove siamo venuti. Con più consapevolezza, ovviamente.

Ciò che vi ho descritto sopra è il viaggio dell’eroe, ed è la struttura narrativa per eccellenza quando si parla di racconti. Pixel Ripped crea due strutture narrative simil viaggio dell’eroe molto semplici, che vanno poi ad intrecciarsi creando una struttura complessa e sconfiggendo un nemico comune.

La prima è la storia del ragazzo che crescendo deve affrontare i pericoli di un giovane gamer in un mondo e in un epoca che non li vedeva proprio di buon occhio. La seconda è la storia di DOT, eroina oltre lo schermo che ha bisogno del giocatore più forte per sconfiggere una minaccia così grande da superare il videogioco e invadere la realtà. Il tutto è, ovviamente, una duplice realtà che il videogiocatore vive costantemente tutti i giorni. Il gioco parla di noi quindi, della nostra dualità, e lo fa crescendo con noi.

Chi di noi non si è sentito un eroe giocando ai videogiochi?

Pixel Ripped 1995 e la conoscenza del medium

Qui entriamo in un discorso molto complesso. Molto molto complesso. Per riuscire a far funzionare bene una storia con una struttura narrativa semplice, serve saperla raccontare bene con gli strumenti che si hanno a disposizione. Ed ecco che è con queste premesse che Pixel Ripped 1995 fa la sua magia: la storia non annoia mai e ti sembra davvero di ripercorrere la vita di un ragazzo cresciuto negli anni ’90.

Come ho detto all’inizio la realtà virtuale ha ancora delle pesanti limitazioni, e quindi potremmo afferrare oggetti, lanciarli, muovere le mani e la testa, ma non ci potremo muovere dal posto. Un giorno implementeranno anche il movimento delle gambe, ma non è questo il giorno. Cosa hanno deciso di fare quindi? Hanno deciso di far venire il gioco da noi. Il ragazzo sta seduto e gioca ai videogiochi mentre distrae la mamma con una pistola giocattolo? Bene, facciamo uscire i nemici dallo schermo e facciamolo combattere sul tappeto di casa armato di gamepad. Eccola la magia. Il ragazzo è come se fosse affetto da effetto tetris. Vede il videogioco anche nella vita reale. Con la differenza che il videogioco davvero influenza la realtà, solo che, in pieno stile anni E.T., nessuno gli crede perché nessuno lo vede.

L’altra magia, che si lega a doppio filo con la precedente, è il racconto dell’evoluzione del medium videoludico. Il gioco a cui gioca il ragazzo non rimane lo stesso, ma passa la sua piaga da cartuccia a cartuccia, crescendo con lui. E non solo, ma anche la stanza del ragazzo cambia, gli strumenti, io dettagli. Ci sono delle riviste consultabili sul letto, sono impazzito quando le ho viste.

Per ottenere un tale elisir di perfezione, al netto dei millemila bug che purtroppo ci sono, devi conoscere e amare il medium. Lo devi proprio venerare come una divinità. Devi crederci fino in fondo, altrimenti non è possibile ottenere un tale risultato. E, secondo me, anche aver vissuto quegli anni. Sono convinto che se facessi giocare mio padre con questo titolo, lui piangerebbe dall’inizio alla fine. Io purtroppo sono del ’96, quindi posso percepire solo di rimando quelle sensazione, e mi sono comunque arrivate, pensate che lavorone.

Pixel Ripped 1995 è l'amore in digitale dei creatori nei confronti del videogioco. E si vede. Eccome

Pixel Ripped 1995 e la mia conclusione

Il mio viaggio dell’eroe si è concluso con un magone che non avete idea. Mi tremavano le gambe. Un po’ per il fatto che l’ho giocato tutto di fila, dura circa 4 ore, in piedi, un po’ perché ero talmente colpito dalla storia da non voler più andare via.

Per me questo è stato un periodo un po’ complicato. I videogiochi iniziavano a pesarmi e non riuscivo più a trovare quella forza per accendere la play e calarmi in avventure monotone. Questo gioco è stata la mia ricarica. Davvero. Vedere quanto il medium videoludico abbia ancora da offrire, raccontando, per giunta, la sua storia, non ha prezzo.

Spero davvero che il VR prenda piede, ne ho bisogno.

Verdetto
9 / 10
Il viaggio dell'eroe di cui avevo bisogno
Commento
Pixel Ripped 1995 è ciò che io cerco dalla realtà virtuale: belle storie; gameplay immersivo e accattivante e ambientazioni curate e dettagliate. Anche se la storia principale dura poche ore, è comunque un'esperienza da vivere, soprattutto per chi è cresciuto negli anni '90. Davvero, non lasciatevelo scappare.
Pro e Contro
Bella storia
Ottimo gameplay
Artisticamente eccezionale

x Qualche bug
x Dura poche ore