Recensione
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Evolution Studios risorge dalle ceneri sotto la bandiera Codemasters, per irrompere sul mercato con un titolo motoristico unico nel suo genere.

Io vado matto per le storie a lieto fine, sono un romantico, soprattutto quando prima di arrivarci e tirare un sospiro di sollievo, ai nostri eroi ne capitano di tutti i colori. Evolution Studios, una storia cominciata come sussidiaria SCE, deliziando subito gli appassionati di rally sorpassando nell’era PlayStation 2, in esclusiva, il Colin McRae di Codemasters (corsi e ricorsi storici) con la splendida serie WRC su licenza ufficiale e, dopo averla persa, ha trovato una sua riconoscibilissima identità con Motorstorm, perfetto showcase delle potenzialità tecniche formato CELL della prima era PlayStation 3 e titolo totalmente fuori di testa, un festival motoristico nel deserto tra benzina, polvere e rock ‘n’ roll, ma non per questo meno raffinato nell’esprimere il suo stile di guida. I problemi iniziano col terzo capitolo, Apocalypse, una serie di sfortunate coincidenze intrecciate a doppio filo coi violenti terremoti che nella prima metà di marzo 2011 colpirono Giappone e Nuova Zelanda, culminando con la catastrofe di Fukushima e conseguente rinvio del gioco come gesto di sensibilità, ambientato com’era nella California colpita dal temutissimo “Big One”. Passano altri tre anni e come di consueto ritroviamo Evolution ad accompagnare il lancio di una nuova ammiraglia Sony con un corsistico originale e ambizioso, DriveClub, un “Gran Turismo arcade” che mostrava tutti i muscoli della nuova ammiraglia, affossato però da un impianto fortemente votato al multiplayer condizionato da una gestione dei server a dir poco disastrosa nei primi mesi sul mercato. Un flop da cui la software house inglese non è più riuscita a riprendersi, nonostante negli anni successivi il titolo abbia ricevuto nuovi contenuti totalmente gratuiti e il godibilissimo episodio “Bikes”. La casa madre inizia a tagliare il personale e nel 2016 tutto viene incenerito e archiviato come l’ennesimo studio vittima dei risultati, del budget, del “business is business”…

 

Versione testata: PlayStation 4

La carica ludo-erotica dello speronamento

Però Codemasters si mette di traverso a questo destino infame, e come nei migliori racconti epici arriva all’ultimo secondo a salvare l’eroe, accogliendo nei sui studi gran parte dello staff Evolution, con un entusiasmo incredibile, da veri e propri fan. Una forza lavoro utile non solo a accrescere le competenze di un team che non ha bisogno di presentazioni, bensì lasciando carta bianca ai nuovi arrivati per creare una nuova IP. Due anni dopo eccomi qui, scusandomi con voi se vi ho tediati con questa piccola monografia, ma felice come una Pasqua per poter dire la mia su un titolo che non sarebbe mai dovuto esistere, un paradosso spazio-temporale, un serissimo candidato a gioco dell’estate e non solo. Prendete Motorstorm, Burnout (dal terzo in avanti), un pizzico di Rocket League e Splatoon (o Overwatch), e buttate nel water tutte le convinzioni che avete sulle discipline motoristiche, prima tra tutte che bisogna tagliare primi il traguardo per vincere. In questi tracciati una bandiera a scacchi neanche c’è. 6 contro 6, squadra azzurra e arancione e un’anima multiplayer prepotente, pulsante, esaltante.

Onrush è psicologia motoristica dove il tamponamento è un mezzo per sfogare la rabbia repressa, contestualizzato in un gioco di squadra realmente nuovo, che esula da ogni paragone.

Il single player è ben presente e corposo, oltretutto con un’IA dalle tendenze particolarmente aggressive, ma tutta la rabbia che si sfoga sui bot si moltiplica all’infinito contro altri esseri umani. Pochissime differenze a livello di gameplay tra single e multi, per questo parlerò del gioco in sé senza superflue suddivisioni, vi basti sapere che in solitaria la carriera si divide in sei grandi eventi divisi in gare di numero variabile, con obiettivi in game utili a sbloccare nuovo equipaggiamento (tutto con finalità meramente estetiche) e accumulare punti esperienza, nonché per divertirsi, naturalmente. Scesi in pista ci si accorge subito di quanto Motorstorm non sia mai uscito dal cuore degli sviluppatori. Dalle differenti classi dei mezzi – si passa dalle moto a fuoristrada corazzati – fino all’essenza del modello di guida, se possibile ancora più immediato, quasi da sala giochi, per non dire addirittura pretestuoso, tanto che la sensazione è più quella di controllare armi a motore piuttosto che bolidi off-road. Un freno poco utilizzato, un acceleratore sempre a fine corsa e un freno a mano quasi superfluo, ma soprattutto una gestione del turbo ripresa 1:1 dalla serie PS3 e accumulabile con salti, eliminazioni e altre manovre al limite della fisica e del buon senso.

Anche nei tracciati il test del DNA troverebbe un riscontro totale, con location ampie da sfruttare strategicamente, curve larghissime e una carrettata di elementi distruttibili che aumentano il caos a schermo, compresi alcuni corridori controllati dalla CPU, barili di turbo ambulanti da puntare e travolgere. A livello motoristico è tutto all’acqua di rose, e vi sconsiglio di acquistarlo se cercate semplicemente un ottimo gioco di guida arcade, perché qui si guida poco e il divertimento, in Onrush, si basa su tutt’altri concetti. Ben più profondità, infatti, è stata infusa agli scontri fisici, capaci di soddisfare la brama di Takedown repressa da troppo tempo (remaster di Burnout Paradise a parte). L’avversario lo si sperona, si colpisce piombandogli sul tettuccio dopo un salto impossibile, si induce all’errore oppure lo si lascia in balia di un compagno di squadra per il colpo di grazia, un vero e proprio “assist” che fa gola e statistica. Hitbox che pretendono un approccio muscolare, ruvido, e che danno la possibilità, da vittime, di fare le spalle larghe mantenendo la posizione (laddove solo gli attacchi in picchiata risultano letali nel 99% dei casi) al volante delle quattroruote più massicce, demandando tutto all’agilità e alle manovre evasive in sella alle moto. Collisioni di tanto in tanto ancora imprecise, su cui sicuramente il team lavorerà per metterci una patch, dato che a volte si viene speronati con un contatto piuttosto leggero e viceversa. Comunque episodi saltuari e scarsamente incisivi. In sintesi è comunque una vera goduria, una valvola di sfogo spettacolare, regolata da un bilanciamento che già prima del day one pare ottimo. Perché, oltre alla variabile componente fisica che differenzia le varie classi, ogni mezzo ha tre diverse abilità, una delle quali sempre legata al così detto “Scatto”, attivabile dopo aver consumato abbastanza turbo, utile anche a lanciare il mezzo a velocità folli e caricare gli avversari come un toro alla corrida, contando su un devastante boost di potenza capace di asfaltare gli avversari semplicemente tamponandoli; le altre abilità possono essere passive oppure essere attivate compiendo determinate azioni, ad esempio completando acrobazie in sella alla propria moto senza sfracellarsi al suolo.

Alcune auto permetteranno di riempire il serbatoio turbo dei compagni di squadra, altre di rubarlo agli avversari, passando per vere e proprie abilità offensive come creare muri di energia alle proprie spalle una volta in scatto, o creare onde d’urto ad ogni atterraggio. In attesa del respawn una volta eliminati, volendo, si può anche cambiare mezzo per rimescolare un po’ le carte in pista, per poi venir rigurgitati proprio nel mezzo dell’azione, per un ritmo non-stop che riesce ad equilibrare tutte le forze in campo, senza per questo svilire il singolo e la sua abilità. Il gioco di squadra diventa così fondamentale ed estatico, adrenalinico, galvanizzante per l’ego e per gli occhi, tra scie fluorescenti, rottami in volo, lamiere accartocciate e motociclisti disarcionati, animati in modo caricaturale per attutire il retrogusto macabro della scena. Quattro modalità sono il cuore pulsante di endorfine del titolo, Overdrive, Countdown, Lockdown e Switch. Tutte da scoprire dall’epidermide del divertimento ignorante fino allo scheletro strategico che mostra tutta la mascherata profondità dell’opera. In Overdrive vince chi utilizza più turbo, introducendo un bonus che premierà chi riesce ad utilizzarlo a catena per il maggior tempo possibile, moltiplicando il punteggio, mentre Countdown ci vedrà fare a spallate per guadagnare la via dei portali sparsi per i tracciati, fondamentali per rifornire una clessidra in inesorabile esaurimento, proprio come negli arcade vecchia maniera, preziosissimo passare per primi, meglio ancora se in gruppo, dato che in questo caso i secondi guadagnati aumentano.

6 contro 6 + 4 modalità + 8 veicoli dotati di 3 abilità differenti ciascuno = Un immenso baccanale di lamiere, fluorescenze e adrenalina.

Lockdown è la modalità “zona” del lotto, una zona itinerante da conquistare in solitaria, inscenando fughe degne di Jorge Lorenzo oppure occupandola in massa, cercando sempre di buttare dentro un giocatore in più rispetto agli avversari. Dulcis in fundo, Switch è quella più incentrata sull’eliminazione sistematica del prossimo. Tutti partono in sella alle moto e eliminazione dopo eliminazione si è costretti a cambiare classe di veicolo per un massimo di tre volte, dopo le quali saremo virtualmente fuori gioco ma in pratica diventeremo schegge impazzite, che valgono sì un punto in più per gli avversari, ma anche una minaccia costante; vince la prima squadra che costringe tutti i sei rivali ai tre cambi, più facile da provare che da spiegare, ma anche forse la modalità che meno mi ha divertito, avrei preferito una variabile meno arzigogolata per questa sorta di team deathmatch. Non ho potuto provare le partite classificate, disponibili prossimamente, limitandomi alle classiche “partite veloci”, da affrontare una via l’altra, senza soluzione di continutià. A livello di gameplay comunque non ci dovrebbero essere differenze di sorta.

Il colpo d’occhio, come già accennato, è un tripudio di colori, auto (fino a 24 contemporaneamente a schermo divise equamente tra giocatori e CPU), scorci naturalistici che spaziano da spiagge denudate dalla bassa marea a rigogliosi passi montani, fino a location più artificiali, tra eco-mostri, zone industriali e cittadine. Un level design ben studiato soprattutto nella disposizione degli ostacoli che mostra il fianco a un’estetica sicuramente derivativa (in tutto) votata alla funzionalità e a un frame rate granitico a 60 fotogrammi al secondo a 720p, sacrificabili per chi vuole privilegiare la risoluzione anche su PS4 standard. Certo, si è visto ben di meglio in questa generazione, ma il risultato è assolutamente piacevole.

In conclusione...
8
“Motorschiaffi!”
Evolution Studios è risorta, accolta da Codemasters fuori dal suo sepolcro. La classe è sempre intatta e la voglia di fare casino sempre più intensa. Onrush è un combat racing viscerale, curato, tamarro, folle e originalissimo, una vera sorpresa, che sorpresa non è quando torna alla mente il pedigree di chi sta dietro al codice, capace di reinventare il genere arcade e dargli una dimensione multiplayer letteralmente esplosiva (al contrario del primo atto di DriveClub, che ne segnò il destino), senza dimenticare comunque i giocatori più solitari. Un insieme di retaggio e ispirazioni che è molto più della somma delle parti, è divertimento assoluto, una base di partenza per trasformarlo in un prodotto ancora più ricco, smerigliando i difetti e sommando periodicamente nuovi contenuti, successo permettendo. Un grande in bocca al lupo per questa seconda vita cominciata col botto, che merita l'attenzione dei giocatori, per coraggio e qualità. A volte, per fortuna, ritornano.
Adrenalinico e innovativo per il genere
Multiplayer intenso, senza tempi morti
Veicoli ben bilanciati e diversificati
x Sistema di guida semplicistico
x Qualche difetto da sistemare nelle collisioni

due parole sull'autore
Un milanese col cuore sui colli piacentini, "romantico" del videogioco con una spiccata predilezione per tutto ciò che viene da Kyoto e dal passato. Se non lo beccate nel Regno dei Funghi, lo potete trovare su qualche pista virtuale a bordo di qualche bolide che non potrà mai permettersi, a causa della sua sindrome da shopping videoludico compulsivo. Appassionato tifoso dell'F.C. Internazionale, segue anche le imprese dei grandi del ciclismo. Nel tempo libero cerca qualcuno con cui confrontarsi sui film di David Lynch senza che egli muoia di noia.
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