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Qualcuno di più politicamente corretto farebbe qualche perifrasi, si inventerebbe qualche supercazzola o cercherebbe di trovare qualche giustificazione all’ingiustificabile. Ma la verità è che One Piece Grand Cruise è toccare il fondo.

Se con un deca non si può andar via / non ci basta neanche in pizzeria, su PlayStation Store (o più in generale sui vari marketplace di riferimento per console e PC) si riesce tranquillamente ad acquistare esperienze più che valide per quella cifra, forse anche spendendo meno. Ma non è il caso di One Piece Grand Cruise

In questi giorni Konami rilascia 15 minuti di Zone of the Enders in VR gratuitamente e Bandai Namco chiede 10€ per due mini-giochi. Capite anche voi il disappunto...

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Andiamo con ordine.

One Piece Grand Cruise non è un brutto titolo, dal punto di vista qualitativo. Non è sicuramente il miglior prodotto dedicato alla VR che ci sia capitato di provare, ma preso come quello che voleva essere – un’operazione dedicata manga di Eichiro Oda a tutto fanservice – fa senza ombra di dubbio il suo dovere. A volte anche in modo troppo sfacciato, sbattendo letteralmente in faccia a chi indossa il visore le forme del cast femminile del titolo, le pose iconiche di Franky (per un motivo o per l’altro, alla fine si finisce sempre a parlare di capezzoli, in Grand Cruise) o alcune delle tecniche dei Cappello di Paglia che fino a questo momento avevamo potuto vedere solo su carta, o nell’anime dedicato alla serie.

 

Il problema è che Bandai Namco ha deciso di mettere il tutto in vendita alla cifra folle di 9.99€. E ha pure impacchettato malissimo l’esperienza.

 

Di fatto, il tutto si articola attorno a due mini-giochi – Scontro con la Marina e Scontro con il Kraken – che condividono lo stesso gameplay, quello di uno sparatutto su binari (dove però il “binario” è statico) dove il giocatore è chiamato a far fuoco con uno dei cannoni della Sunny. È qualcosa di abbastanza ripetitivo, condito in una salsa arcade che sembra messa sul piatto quasi per sbaglio: il giocatore “sfida” al chi fa più punti la squadra avversaria, controllata dalla CPU, e alla fine dell’attacco viene stabilito il vincitore. Fine. A questi mini-giochi si alternano delle sezioni più o meno interattive dove si visita la Sunny e si scambia qualche parola con il resto della ciurma, entrando nella stanza da letto di Nami (e come sbagliarsi…), nella cambusa di Sanji, nell’infermeria “dominata” da Chopper o andando sul ponte in compagnia di Zoro.

Il problema? Per accedere a queste sezioni bisogna avviare uno dei due mini-giochi, sorbirsi l’intro e poi sceglierne uno. Senza possibilità di passare da uno all’altro senza far ricominciare il ciclo.

 

Praticamente, l’approccio che si ritrova in una demo… Con la differenza che il biglietto all’ingresso lo avete pagato.

 

Alla luce di tutto questo è davvero difficile consigliare One Piece Grand Cruise, se non appunto agli irriducibili della serie – o, prendendo in prestito le parole del nostro Executive Producer Filippo Veschi, se si è dei ciccioni fapponi. Il prezzo è francamente eccessivo, e se si considera che esperienze di questo tipo – pensiamo al tie-in in VR di Spiderman Homecoming – vengono distribuite gratuitamente, è facile trarre un giudizio negativo da questo tentativo di Bandai Namco.

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In conclusione...
No
“Ingiustificabile”
È addirittura difficile dare un voto numerico a One Piece Grand Cruise. Perché dal punto di vista tecnico non ci sono particolari magagne, e tutto scorre come dovrebbe scorrere... Addirittura, non si accusa nemmeno troppo il famigerato motion sickness che accompagna troppe delle nostre escursioni in VR. E tutto questo, nella nostra scala di valutazione, suggerirebbe quantomeno una sufficienza. D'altra parte però sarebbe ingiusto promuovere un qualcosa che viene venduto ad un prezzo che eccessivo è dir poco.
Tanto fanservice...
x ... E nient'altro
x Prezzo assolutamente folle

due parole sull'autore
Laureato con disonore in Informatica, tra una cosa e l'altra ha a che fare con la tecnologia praticamente da quando ne ha memoria. È il magnaccia a capo degli aspetti creativi del progetto, dal layout fino alle questioni autorali: la sezione Speciali è la sua Mother Base, e Gameromancer - il podcast videoludicamente scorretto il mezzo con cui terrorizza anche l'etere.
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