Recensione L’eredità di Hogwarts: Hogwarts Legacy

Scorporare l’opera dall’autore: se ne è parlato tantissimo, s’è generata una bufera che non ci scorderemo per le prossime generazioni. E, ovviamente, per i prossimi prodotti a tema Wizarding World. Ma non siamo qui a dare una risposta definitiva a quello che ormai è un quesito esistenziale. Semmai io sono qui a dare la mia: boh.

“Boh”, perché se c’è qualcosa che è stato scientificamente provato dalla questione è che non si può fare di tutta l’erba un fascio. Io (generico) posso essere un fan della saga di Harry Potter più di qualsiasi altra cosa, continuare a volerlo essere ed essere comunque in profondo disaccordo con lo stile di vita reale dell’autrice – e tutto sommato è proprio così. Io posso sostenere una questione delicatissima, e voler comunque giocare a quel gioco che aspetto da tanto.

Il motivo per cui all’alba del debutto su old gen (a cui si fa qui riferimento) ho deciso di recensire Hogwarts Legacy è proprio questo. L’universo di Harry Potter al sottoscritto continua a piacere, e Hogwarts Legacy l’ho aspettato tanto – pur perfettamente consapevole delle circostanze che ha avuto attorno. Circostanze su cui non voglio tacere la mia opinione. Ma non la darò qui: questa è una recensione, e si parla del gioco forse più chiacchierato dell’anno finora. E che, tra l’altro ha preso le distanze come poteva dall’autrice dell’opera originale – anche tecnicamente, consentendo di combinare una voce maschile a un corpo femminile scegliendo comunque l’appellativo di “mago”. Questo chiaramente oltre le dichiarazioni degli sviluppatori in merito.

Il mio contributo verbale alla causa e la mia opinione sulla Rowling sono in quest’altro pezzo.

Un familiare posto con una storia nuova da raccontare.

Partiamo dalla cosa più scontata, ma che per me è stata un elefante nella stanza nelle prime ore di gioco: Hogwarts Legacy non è Harry Potter. La storia è ambientata nel XVII secolo, molto prima di quella che vede protagonisti Harry, Ron e Hermione (ma anche Newt Scamander e lo stesso Silente). Chi sta oltre lo schermo ha il ruolo di protagonista, creando da zero un avatar nonché la propria bacchetta (e scegliendo la propria Casa).

Una piccola chicca A onor di cronaca, chi ha completato il test delle case e della bacchetta su Pottermore può collegare l’account al gioco per importare entrambi i risultati ottenuti.

Ho chiamato questa piccola sezione “elefante nella stanza” per un motivo: all’inizio era proprio strano. Ero lì a guardare questi personaggi muoversi sullo schermo, parlare e interagire. Gente di ogni Casa che andava e veniva, parlava al mio avatar e mi diceva di fare cose e come farle. Più mi parlavano e più pensavo “ma chi è mo questo?“. Mi ha spaesato più di quanto mi piaccia ammettere l’assenza di facce familiari, per quanto poi fosse abbastanza scontato che non ce ne sarebbero state.

Si vede dall’inizio che il gioco cerca di crearsi una propria identità, senza mettersi a sindacare troppo sulle intenzioni. Di fatto uno dei collezionabili – il più importante – sono le pagine della Guida pratica assegnata all’avatar dal professor Fig. Sono ovunque, svolazzano in giro e vanno raccolte con Accio. Ma sebbene queste non siano niente più di un collezionabile ce ne sono anche altre invisibili sparse in giro, che un occhio attento e Revelio possono portare allo scoperto.

Da queste ultime si estrapola la storia attuale di Hogwarts, quella che interessa l’epoca del gioco e spiega i punti d’interesse più noti a chi frequenta la scuola. Davanti a questa onesta quantità di lore sparsa in giro per la mappa, quegli easter egg che ho definito “richiami” non sono appunto più di questo: un easter egg piazzato apposta per dare un che di familiare ai più affezionati.

Come se il grosso castello antico alle loro spalle non fosse già abbastanza, sì.

Quindi all’atto pratico i richiami al franchise di Colei-che-non-va-più-nominata ci sono. Fa piacere che, in una mappa che a tratti lascia un po’ spaesati, guidino il giocatore come una luce calda e familiare.

Come un po’ tutto il gioco.

Per quanto sia carino esplorare Hogwarts e dintorni, gli easter egg cross-mediali spesso fanno (almeno a me) una sorta di “effetto museo”. Un po’ come l’Italia in miniatura a Ravenna, in cui ti giri e fai “oh guarda, il Colosseo!” – solo che nel gioco i posti che ti trovi attorno sono presi dalla finzione. E alle lunghe puoi visitare il set dal vivo e farti pure un giro in un Paese estero.

Transmog È il nome (inglese) della funzionalità che permette di cambiare aspetto a piacimento senza perdere le stat. Che ironia.

Quanto detto sopra non è per creare polemica. Personalmente ho gradito la mappa di Hogwarts Legacy e gli scorci che offre (e che avrei bombardato di foto in modalità foto, se solo ce ne fosse stata una). E un’altra cosa che ho gradito davvero tanto è la personalizzazione del personaggio. Perché gli indumenti sono sì una sorta di armatura che potenzia le statistiche, ma non costringono chi gioca a sembrare la nonna brutta di Dracula.

Basta un pulsante nella schermata dell’equipaggiamento e si accede a un sottomenù, da cui si può scegliere di cambiare l’aspetto dei capi indossati con uno qualsiasi di quelli già ottenuti (pur mantenendo le statistiche). Sì, è una stupidaggine. Solo che fa felici le persone che, come chi vi scrive, adorano personalizzare il proprio avatar in quei giochi in cui non è un personaggio originale (come ad esempio è Cal Kestis nella saga Star Wars Jedi).

Questa combinazione di abiti incantati superpotenti e aspetto a piacere ripaga più che abbastanza la frustrazione che l’esiguo spazio per l’equipaggiamento aggiunge al gioco. Non conto più le volte che ho dimenticato di controllare e mi sono trovato in giro per la mappa nel mezzo di una missione a non poter più raccogliere tesori, e dovermi fermare a buttare capi inutili (perdendo anche la possibilità di ottenere soldi vendendoli).

Avada… che?

In Legacy il nostro avatar è uno studente/una studentessa del quinto anno, mentorato dal professor Fig che ne guida l’inserimento a Hogwarts. Chi conosce la saga sa bene quanto impegno implichi quest’affermazione: a fine anno accademico si tengono i G.U.F.O., una sorta di esame finale atto a testare le capacità di maghi e streghe. Con questo presupposto il personaggio viene introdotto a varie lezioni – Erbologia, Incantesimi, Astronomia – tramite cui apprendere incantesimi e altre abilità utili alla partita.

Ogni missione o lezione porta con sé delle ricompense, che vanno dai capi di abbigliamento a nuovi incantesimi da utilizzare. Ci sono varie secondarie e incarichi da completare per conto dei professori e degli altri personaggi. Gli incantesimi si possono apprendere anche così, incluse le maledizioni senza perdono come Avada Kedavra.

Avada Kedavra o magia antica? La differenza tra sparare in fronte a una persona e massacrarla di botte finché non smette di respirare.

Incantesimo su cui, forse, si poteva spendere un po’ più sforzo – ad esempio implementando un sistema karmico di qualche sorta che rendesse il personaggio cattivo con il troppo uso delle maledizioni senza perdono.

Anche se con la trama non avrebbe probabilmente avuto granché a che vedere. Dopo aver superato alcune peripezie con il professor Fig infatti si sviluppa una storia che si intreccia al passato remoto di Hogwarts. L’avatar di chi gioca è in grado di vedere le tracce di un’antica magia, legata ai Custodi della scuola e ad un racconto che su costoro si impernia. Il nostro compito è quello di scoprire i dettagli di questo racconto, e ottenere la piena padronanza della magia antica per sventare una minaccia goblin che aleggia su Hogwarts.

No, tutto sommato un proto-Voldemort non ci stava un granché bene su una storia del genere. Eppure, chissà… d’altronde la magia antica di cui si parla è già fin troppo potente. A seconda della differenza di livello tra il personaggio e i nemici, un solo utilizzo (per fortuna da caricare in preventiva) può quasi dimezzare la vita di un boss. Basta un solo uso per uccidere all’istante gli avversari più deboli con esplosioni di fulmini, o sbattendoli di violenza a terra, o esplodendoli dall’interno.

Quale spietato, viscido e imperdonabile essere ucciderebbe una persona senza farle provare tutto questo, mi dico io.

Ma un altro elemento che getta fuori contesto la cattiveria è la lotta ai bracconieri. Le zone attorno a Hogwarts ne sono piene, e le creature magiche sono in pericolo. Tra i compiti del protagonista c’è quello di salvarle prima che i bracconieri le raggiungano, catturandole e liberandole nella Stanza delle necessità. Qui l’elfo Tik sbloccherà durante la storia varie sottostanze magiche, che emulano ognuna un habitat dove liberare le creature di cui prendersi cura.

Un gesto nobile e che ci porta a un’altra delle cose che ho adorato di Hogwarts Legacy.

Poco dopo l’inizio del gioco al giocatore verrà presentata una stanza extra. Si tratta proprio della Stanza delle necessità, un altro degli ammiccamenti alla serie dell’innominabile autrice – nemmeno troppo ammiccato.

Ed è circa ciò che la nomea fa presagire: una stanza magica autogestita. Pareti e pavimenti si possono decorare con uno tra quattro stili estetici a scelta, aggiungendo mobili sulla falsariga di questi stili nonché con decorazioni di varia natura. Piante, appendiabiti, quadri… se da un lato le utilità come il tavolo per le pozioni non sono molto fantasiose nell’estetica, con le decorazioni ci si può sbizzarrire.

Una volta piazzato, ogni elemento decorativo può essere modificato in dimensioni, posizione e colore. Ci sono un sacco di combinazioni… e ci ho perso anche più tempo di quanto mi piaccia ammettere.

Un aiuto verrà sempre dato ad Hogwarts... a chi se lo merita.

È lecito che Harry Potter non piaccia. Fandom, dobbiamo mettercelo in testa: per quanto possa far male al cuore è così. E come noi ci chiediamo come sia possibile, anche dall’altro lato ci sono persone che si pongono la domanda opposta. Ma perché vi piace Harry Potter?

Se dovessi trovare una risposta, probabilmente è perché si tratta di un mondo fantastico tra le fenditure del nostro realissimo mondo. Non un pezzo di galassia chissà dove, con qualche setta che se le dà di santa ragione a colpi di spada laser fedeli a un’energia che permea e unisce. Non una Terra di mezzo, con elfi e gnomi e hobbit e un anello che fa sparire le persone ma attira il male e un vulcano che è l’unico al mondo in grado di distruggerlo.

Si parla di angoli di mondo, del pianeta Terra, in cui delle persone che all’apparenza non hanno nulla di speciale in realtà hanno una bacchetta in tasca. Che alle lunghe non gli è nemmeno essenziale, come suggeriscono alcuni personaggi anche in Hogwarts Legacy. Si tratta di persone che nella quotidianità dispongono dell’aiuto della magia. Possono sistemare una casa con un gesto, ripararla o distruggerla in questione di secondi, creare un mondo enorme dentro un portafoglio o far sparire interi palazzi su necessità.

E nonostante non abbiano all’apparenza nulla di diverso dai “babbani” che li circondano, nonostante la loro unica profonda diversità sia in grado di fare cose meravigliose se usata con saggezza, quegli stessi babbani li rifuggono. Li costringono a vivere nascondendo la propria identità. Ad evitare anche solo il rischio di essere scoperti.

Suona familiare?

Sì, a maggior ragione me lo chiedo anch’io come cazzo siamo arrivati a questo. Non lo capisco nemmeno io come abbia fatto la stessa persona a concepire un mondo fondato su un concetto del genere, e ad applicare nella realtà l’esatto opposto dei propri insegnamenti.

Ma ho promesso che qui non ne avrei parlato e non lo farò. Quindi permettetemi di concludere che, tra alti e bassi, per noi fan di Harry Potter Hogwarts Legacy è stata una Stanza delle necessità in cui nasconderci per un attimo a ricordarci perché. Siamo incazzati neri, tutti e tutte, e deluse – profondamente. Però di Legacy avevamo bisogno, se non altro per chiuderci in una stanza in cui per un attimo potevamo rifare tutto da capo. Tornare a quando tutto è iniziato.

Dimenticare che tutto questo è successo, e che per quanto combatti la scenografia dietro i colpi di scena più brutti del cinema non sempre è solo frutto di una fervente fantasia.

Voto e Prezzo
7.5 / 10
50€ /75€
Commento
Hogwarts Legacy è stata una stanza delle necessità per i fan di Harry Potter. Il gioco che aspettavamo, che per quanto imperfetto volevamo goderci dall'inizio alla fine. Nonostante tutto.
Pro e Contro
L'eredità di Hogwarts
Ripartire da zero?
Translators in the credits
Bonus: versione old gen ben ottimizzata

x L'eredità di Rowling
x Mai completamente.

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