Recensione Hades – Destinato a morire

Autunno 2020: un amico mi parla di un indie uscito da poco, Hades, un roguelike che gli sta piacendo un casino. Mi consiglia di provarlo, quindi do un’occhiata veloce al primo trailer che trovo: mi fa cagare. La grafica, per un mio gusto personalissimo, non la posso proprio patire. Il fatto poi di aver visto battaglie in cui, tra attacchi sia del protagonista che dei nemici, ogni pixel era “coperto”, mi ha fatto subito pensare che gli scontri sarebbero stati un bordello immane in cui non si sarebbe capito niente.

Alcune cose mi avevano in realtà attirata, come il fatto che ci fosse una storia che sembrava intrigante, che i dialoghi sembrassero pregni di ironia e sarcasmo (che io amo) e, nonostante il bordello visto, le battaglie sembravano interessanti. Decido quindi che mi sarei basata sul prezzo per scegliere se acquistarlo o meno: vedo che costa 25€ sull’Eshop e che (all’epoca) non esisteva una versione fisica, quindi dato che sono una pezzente e che amo avere la casa piena di scatole di giochi da accatastare, mi dico “nope” e lascio perdere.

Febbraio 2021: annunciano una versione fisica di Hades. Nei mesi passati avevo continuato a sentirne parlare, sempre bene. Mi dico: “Ma sì sticazzi, lo compro” (tra l’altro pagandolo ben più di 25€, ma il mio amore per le versioni fisiche batte il mio essere pezzente). Ho fatto bene.

Poche spiegazioni, tanta azione

Doppiaggio e Traduzione Una cosa a mio parere non trascurabile è la qualità del doppiaggio, davvero ben fatto. Anche la traduzione italiana è ottima, nonostante ogni tanto si perda qualche sfumatura: se conoscete bene l’inglese, vi consiglio di giocarlo in questa lingua, per non perdervi nulla.

Il gioco, inizialmente, non ci dice molto. Siamo subito “sparati” in mezzo all’azione. Nessun tutorial, nessun dialogo, solo una stanza vuota in cui possiamo divertirci a premere tutti i tasti per capire quali sono le mosse a nostra disposizione, e ogni tanto qualche frase del personaggio di cui vestiamo i panni, che dice di “volersene andare da questo posto”.

Sappiamo solo, quindi, che stiamo cercando di scappare dal luogo in cui ci troviamo.

Alla fine della stanza in cui veniamo catapultati, troviamo una porta con uno strano simbolo: ancora una volta senza alcuna spiegazione, entriamo e troviamo i primi nemici da sconfiggere. Una volta “pulita” la stanza, comparirà l’oggetto che avevamo visto sulla porta prima di entrare; mano a mano che andiamo avanti, diventa quindi chiaro che ogni porta ci indica, per l’appunto con un simbolo, quale sarà il premio che riceveremo completando la stanza corrispondente.

Ancora una volta nessuna spiegazione sui premi: è solo giocando che scopriremo come usare le nostre ricompense.

Tra i vari premi che potremo trovare, quelli più interessanti sono a mio parere i doni degli Dei dell’Olimpo: anche se non è ben chiaro perché ci aiutino, come ricompensa per aver superato alcune stanze potremo infatti trovare un dono inviatoci dagli Dei, accompagnato da un breve messaggio che il Dio in questione ci ha lasciato: ogni dono ha lo scopo di facilitare la nostra fuga.

Ed è proprio grazie a questi doni che le nostre armi possono acquisire abilità tra loro diversissime, permettendoci di usare una stessa arma in modi completamente differenti.

Stiamo cercando di scapparedal luogo in cui ci troviamo.

Preparati a morire ancora, e ancora, e ancora (no, non come in Dark Souls).

Un salto nella mitologia greca Se siete amanti di mitologia greca molto probabilmente apprezzerete tutti i personaggi e riferimenti del gioco; se invece non ne sapete una mazza, può essere un buon modo per acculturarsi, tra un tentativo di fuga e l’altro.

È solo morendo che avremo finalmente qualche informazione: impersoniamo Zagreus, principe degli Inferi nonché figlio di Ade. E proprio davanti al cospetto di nostro padre capiremo che, più e più volte, Zagreus ha tentato di scappare dagli Inferi, ma invano; ogni suo tentativo di fuga si è evidentemente concluso con una sua morte (che significa semplicemente essere rispediti dritti a casa).

Perché Zagreus vuole fuggire? Il motivo è per noi ancora un mistero, possiamo solo fare ipotesi a riguardo. L’unica certezza è che il principe è ostinato e vuole andarsene, anche a costo di morire (del resto, volta più volta meno, che vuoi che sia).

Oltre ad Ade (nostro padre) nell’Ade (il regno dei morti) potremo trovare personaggi interessanti con cui conversare, tutti facenti parte della mitologia greca: alcuni esempi sono Achille, il nostro maestro d’armi; oppure Cerbero, il mastino infernale che qui altri non è che il nostro adorato cucciolo di casa.

Più faremo progressi, più saranno i personaggi con cui conversare, e più saranno i tasselli che avremo per capire cosa sta succedendo.

Una cosa che mi ha subito sorpresa è che possiamo parlare solo una volta con questi personaggi, o meglio: ogni volta che moriamo e veniamo rispediti a casa, possiamo conversare una e una sola volta con ognuno dei personaggi presenti; questo vuol dire che se voglio parlare 2 volte con qualcuno, devo morire 2 volte, e così via.

L’unico modo, quindi, per sapere cosa hanno da dirci gli abitanti degli Inferi, è morire. È quasi come se il gioco ci stesse dicendo di morire per avere più informazioni, è come se fossimo destinati a morire.

Tutto bello, a parte che…

Una cosa che nel trailer non mi aveva convinta si è in parte confermata: ogni tanto c’è troppa roba su schermo durante le battaglie, si crea bordello e non si capisce più dove sono i nemici e dove siamo noi. Ammetto però che è una cosa che non mi è capitata di frequente, e quelle volte che è successo si è trattato di pochi istanti che non hanno compromesso l’intera partita.

Le battaglie comunque sono molto godibili e giocare è un piacere.

Un’altra cosa che per ora mi convince poco (ma forse devo giocare di più) è la poca varietà dei nemici: ogni area ha nemici specifici, che ovviamente essendo un roguelike sono sempre casuali, ma già dopo 3-4 tentativi di fuga mi è parso di aver incontrato tutti i possibili nemici per ogni area, che non sono poi tantissimi. Da un lato sicuramente può essere utile, perché conosceremo il moveset di chi ci si para davanti, dall’altra diventa un po’ una rottura di balle combattere sempre gli stessi nemici ripetuti ancora e ancora, almeno per me.

Due parole sulla versione fisica (per Switch) con “l’artbook”

Non compratela.

O almeno: non compratela se lo fate per l’artbook, che artbook non è (anche se le immagini fanno pensare il contrario). Al massimo si può parlare di un depliant, grande circa quando un manuale di gioco per Nintendo DS, di poco più di 20 pagine. Non ci sono nemmeno immagini esclusive, semplicemente ci sono le immagini degli Dei che si vedono anche nel gioco.

Compratela solo se volete una versione fisica, altrimenti andate di digitale e via.

In conclusione un bel gioco, molteplici armi, tanti stili di gioco possibili grazie ai doni degli Dei, il tutto condito da una storia interessante e da rimandi alla mitologia greca (che, per la mia conoscenza in materia, sono davvero ben fatti).

Voto e Prezzo
9 / 10
15€ /25€
Commento
Il fatto di essere subito "sparati" nel gioco, senza tanti fronzoli, è una cosa che ho sicuramente apprezzato, anche perchè le meccaniche di gioco sono più che intuitive. Le battaglie sono divertenti, le armi sono varie e, grazie ai tanti doni degli Dei dell'Olimpo, una stessa arma può essere usata in modi completamente diversi: questo aiuta tantissimo la rigiocabilità, che in un roguelike è ovviamente essenziale. È la prima volta in un roguelike, poi, che mi viene quasi voglia di morire per sapere quali nuove informazioni sulla storia potrò ottenere.
Pro e Contro
Battaglie divertenti
Gampleay vario
Storia interessante

x Troppo bordello su schermo
x Poca variabilità di nemici

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