Recensione Hacknet

Non è la prima volta che ci imbattiamo in qualche titolo nato come semplice esercizio di stile, magari durante qualche maratona dello sviluppo o una game jam, che grazie alla risposta del pubblico è poi riuscito a diventare un prodotto fatto e finito. È questo il caso di Hacknet, il cui “prototipo” è stato partorito in una di queste manifestazioni ed è poi arrivato infine su Steam qualche giorno fa grazie a Team Fractal Alligator (fondato e composto dal solo Matt Trobbiani). Avrà retto questo “hacking simulator” alla nostra prova sul campo?

Profondo blu
La trama è tutto sommato un classico, ma grazie alla parte interattiva acchiappa il giocatore

Il giocatore, nei panni di un giovane pirata informatico, sarà chiamato ad indagare sulla misteriosa morte di Bit, un hacker deceduto 14 giorni prima dell’inizio degli eventi ma capace di “comunicare” anche dopo la sua dipartita grazie ad una serie di email automatizzate indirizzate al protagonista. Per portare a termine l’indagine e impedire che quanto sviluppato da Bit cada nelle mani sbagliate il giocatore dovrà, seguendo la guida dell’hacker, accrescere le sue abilità ed il suo “armamentario” di tool, col fine di riuscire ad entrare in contatto con altri pirati e collettivi per carpire informazioni e arrivare alla fine a scoprire la verità dietro tutta la faccenda.

La narrazione, per quanto segua un canovaccio thriller tutto sommato abbastanza classico e prevedibile, riesce ad accalappiare il giocatore grazie alla riuscita illusione che a seguire il bandolo della matassa sia effettivamente chi gioca: le indagini infatti avanzano grazie agli sforzi di chi sta davanti allo schermo, che viene chiamato non solo ad utilizzare i vari .exe per introdursi abusivamente nelle macchine altrui ma anche ad utilizzare riflessi e (soprattutto) ragionamento per capire cosa fare e su quale dispositivo della rete farlo per poter procedere. Non poteva mancare qualche easter egg o strizzata d’occhio rivolta ai più “smanettoni”, che spaziano dai nomi di aziende e prodotti fino a citare una famosa vulnerabilità di iOS (dove la password per l’utente amministratore di default è sempre “alpine”).

Hacking simulator
Più che di hacking simulator sarebbe meglio parlare di avventura grafica

Le indagini (e le varie missioni secondarie) consistono in buona sostanza nel trovare una via d’accesso ai dispositivi collegati in rete. Il grosso del giocato quindi si svolge a livello di terminale, digitando i comandi per “navigare” e modificare il file system della macchina o lanciando gli eseguibili che si occupano di aprire le falle presenti. L’etichetta affibbiata da Fractal Alligator ad Hacknet è quella dell’ “Haking Simulator”, definizione a nostro avviso però un po’ impropria: per quanto il titolo faccia ampio utilizzo di comandi a terminale mutuati dai sistemi Unix-like (“ls” per la lista di file e cartelle, “cd” per cambiare directory e così via) e riproponga per le porte da sfruttare per introdursi nei sistemi i numeri realmente utilizzati dai rispettivi servizi la questione dell’hacking è (ovviamente) semplificata e “pre-digerita” per essere alla portata di tutti. È più corretto parlare di avventura grafica, quasi ai limiti delle vecchie avventure testuali alla Zork visto che il grosso dell’azione si sviluppa a livello di terminale o leggendo file ed email. Per introdursi nelle varie macchine presenti sulla rete non sono quindi richieste particolari conoscenze informatiche “reali”, ma piuttosto (come ci si aspetta da un’avventura grafica di stampo classico) l’imperativo è quello di usare la testa per capire che azioni eseguire e su quale macchina farlo, oltre ad una certa prontezza di riflessi se e quando si viene scoperti per evitare che la vittima dell’attacco risalga al nostro indirizzo IP. Grazie a queste caratteristiche Hacknet riesce, oltre che come detto a far appassionare il giocatore ad una trama non particolarmente innovativa ma funzionale al prodotto, ad arrivare senza particolari problemi di noia fino alla sua naturale conclusione, accompagnando chi gioca per tutte le 20 ore (che possono diventare anche di più se si giocano tutte le missioni secondarie) richieste per arrivare a scoprire il mistero dietro la morte di Bit.

Ce l’hai la licenza?
Ottima la colonna sonora, peccato per un problema legato ai salvataggi

Sul fronte tecnico c’è purtroppo da segnalare un fastidioso problema legato ai salvataggi: può capitare infatti, specie se si inizia a seguire la missione principale ma poi si decide di accettare un incarico secondario, che non scattino alcuni trigger necessari per completare la storyline principale una volta che si decide di riprenderla. In attesa di un fix da parte dello sviluppatore (che in questi giorni si è comunque dimostrato molto attento e ricettivo alle varie problematiche e ha già rilasciato qualche patch) è comunque possibile continuare da dove ci si era interrotti senza dover ricominciare tutto da capo, a patto di mettere mano al salvataggio modificandolo col caro vecchio blocco note (qui un how to dettagliato su cosa fare). Davvero un peccato, vista la qualità del prodotto sia per quanto già trattato fino a questo momento che sul fronte audio, grazie ad alcune indovinate collaborazioni con artisti underground come Carpenter Brut (che forse avete già ascoltato in Hotline Miami 2).

Verdetto
8 / 10
sudo make me a sandwich
Commento
Hacknet, pur non risultando il "simulatore di hacking semirealistico" con cui è stato etichettato su Steam, è a nostro avviso una delle migliori avventure grafiche "classiche" degli ultimi anni: non sono necessari studi in Informatica per arrivare alla fine dell'esperienza, ma solo un po' di curiosità e saper spremersi le meningi. È un vero peccato dover segnalare (almeno nel momento in cui vi scriviamo) la presenza di qualche bug legato ai salvataggi, a guastare una festa (organizzata in pratica dal solo Matt Trobbiani con l'aiuto di qualche freelancer) altrimenti riuscitissima.
Pro e Contro
Bisogna usare la testa
Ottima colonna sonora
Citazioni e riferimenti "per smanettoni"

x Qualche problema sui salvataggi
x Più avventura grafica che "hacking simulator"