Recensione Devil May Cry HD Collection

In origine doveva essere  un capitolo di Resident Evil, in cui il protagonista (chiamato in principio Tony) era pensato come una sorta di super umano creato grazie alla biotecnologia. Per trasformare questo concept in quello che poi arriverà sul mercato come Devil May Cry c’è voluto un viaggio in Europa, tanto coraggio e la faccia tosta di Hideki Kamiya.

Il risultato fu un gioco rivoluzionario, adrenalinico ed in grado di spaccare critica ed utenza, la classica esperienza senza mezze misure che o si ama o si odia ma che in ogni caso non lascia indifferenti. Passando per un seguito diretto generalmente ritenuto la pecora nera della serie e per un terzo capitolo in grado di riscattare la reputazione del brand, la serie ha attraversato la scorsa generazione ed è approdata sulle console odierne e si è recentemente reincarnata in un “nuovo corso” ad opera dei britannici Ninja Theory. Devil May Cry HD Collection ci riporta all’epoca della gloriosa Playstation 2 alla scoperta della genesi di Dante, presentandoci le prime tre iterazioni dell’acchiappa demoni in una veste grafica (almeno a parole) aggiornata. Ma sarà davvero così?

Versione testata: Playstation 3

I demoni non piangono…

Seguendo la numerazione “ufficiale” il primo titolo proposto dalla raccolta è Devil May Cry, datato 2001. Tra tutti i giochi appartenenti alla serie questo è il più influenzato da Resident Evil dal punto di vista dell’esplorazione e degli enigmi, ma questi rimangono comunque un aspetto secondario e quasi marginale. La componente principale del gioco è infatti l’azione, che ci vede calati nei panni di Dante (figlio del demone Sparda e di Eva, un’umana) mentre affrontiamo orde di nemici “minori” e demoni più grandi e feroci che fungono da boss. Quello che ha permesso al gioco di affermarsi è il suo sistema di combattimento molto tecnico e variegato, che permette di alternare armi “bianche” come le spade all’utilizzo di pistole ed altre armi da fuoco, arricchendo il tutto con un sistema di combo scenografiche ed ampliando questo arsenale con il proseguire dell’avventura. Se all’inizio potremmo contare solo su Force Edge e sull’iconica coppia di pistole Ebony e Ivory, proseguendo vedremo aggiunte all’inventario armi con caratteristiche diverse, ad esempio più orientate al danno (come nel caso di Ifrit per le armi da corpo a corpo o il lanciagranate per quelle da fuoco) o alla rapidità di esecuzione. L’arma equipaggiata inoltre modificherà anche l’aspetto ed il set di mosse del Devil Trigger (la trasformazione in demone), che a differenza degli altri capitoli della serie qui tenderà a “risvegliare” il mostro all’interno dell’arma donandoci le sue fattezze piuttosto che liberare i poteri demoniaci di Dante. Completano l’esperienza un sistema di potenziamento che permette di acquistare nuovi poteri e nuove combo pagando con le “Sfere rosse” che si raccolgono uccidendo nemici o distruggendo tavoli, statue o altri oggetti presenti nei dungeon ed un negozio di oggetti dove sarà possibile comprare item come le “Stelle vitali” per ripristinare la salute o “Acqua santa” da lanciare contro i nemici (pena però una peggior valutazione finale in base al numero di oggetti utilizzati). La particolarità di questo negozio è che ad ogni acquisto corrisponde un aumento di prezzo per lo stesso oggetto, in modo tale da alzare ancora di più il livello di sfida del titolo. La questione che fece più discutere all’uscita del gioco è infatti legata al livello di difficoltà decisamente elevato, che ancora oggi è in grado di mettere a dura prova il giocatore e che spiazza chi prende il primo capitolo di Devil May Cry sotto gamba. Menzione d’onore per la caratterizzazione di boss e personaggi che rimarca ulteriormente il carattere della produzione e contribuisce a rendere unica e appassionante l’esperienza.

… Finché non esce il secondo capitolo

Dopo il successo del primo capitolo, il seguito delle avventure di Dante era qualcosa di decisamente atteso dagli appassionati. I primi mesi del 2003 (gennaio per America e Giappone, Marzo per l’Europa) portarono però sugli scaffali quello che è visto ancora oggi come il peggior capitolo della saga: orfano di suo “padre” (lo sviluppo fu affidato a Hideaki Itsuno) Dante non riuscì a bissare il suo precedente successo. Devil May Cry 2 rispetto al suo predecessore infatti risulta meno ispirato, meno impegnativo, e per dirlo in due parole “meno tutto”. L’impressione generale che si ha giocando è quella di avere davanti agli occhi un titolo reso volutamente più “commerciale” ed abbordabile: la difficoltà quasi esasperata che trasudava il primo capitolo qui viene inficiata da una IA più prevedibile e ripetitiva, Dante è ridotto ad una versione più banale e alla moda di se stesso (per rendere l’idea basti sapere che è possibile anche giocare con un costume firmato dalla Diesel) e anche il sistema di potenziamento delle armi subisce una sorta di downgrade e diventa molto più lineare e meno articolato. Bisogna poi aggiungere al conto una gestione della telecamera che fatica a tenere il passo con i movimenti del giocatore e una trama che (per quanto non sia mai stato l’aspetto principale della saga) è assolutamente scialba. Le uniche note positive riguardano una longevità estesa dalla possibilità di affrontare l’avventura anche con un altro personaggio, Lucia, ed un gameplay nonostante tutto ancora solido, aspetti che però non riescono a porre rimedio ai difetti elencati.

Remember what we used to say?

Dopo il tonfo clamoroso di Devil May Cry 2 la serie però si fa perdonare nel 2005, anno di uscita del terzo capitolo legato all’acchiappa demoni dai capelli bianchi, con sempre Hideaki Itsuno allo sviluppo. Devil May Cry 3: Dante’s Awakening (presente nella raccolta nella sua Special Edition) si pone cronologicamente prima di tutti gli altri capitoli della serie e racconta la storia di un giovane Dante appena lanciato nella carriera di cacciatore di demoni dopo l’apertura della sua agenzia. Il gameplay qui viene reso ancora più sofisticato dalla presenza di diversi stili di combattimento che possono essere “equipaggiati” al protagonista, con lo Swordmaster che permette a Dante di eseguire letali combo con le varie armi da corpo a corpo, il Trickster che consente schivate e movimenti fulminei, il Gunslinger che amplia la gamma di mosse eseguibili con le armi da fuoco e il Royalguard che è focalizzato sulle parate ed i contrattacchi. A questi quattro stili disponibili fin da subito vanno aggiunti il Quicksilver (che consente di bloccare il tempo consumando energia demoniaca) ed il Doppelganger, capace di evocare una copia d’ombra del protagonista che mima i movimenti del “corpo principale”. Ulteriore spessore a questa scelta viene conferito dal sistema di progressione scelto per questi stili, che aumentano di livello accumulando esperienza in combattimento sulla falsariga di quanto accade in un gioco di ruolo, garantendo l’accesso a nuove abilità ad ogni aumento di livello. Il moveset di Dante è ampliato ancora di più dalla vasta gamma di armi utilizzabili sia per quanto riguarda il corpo a corpo per sul fronte delle armi da fuoco, che assieme agli stili di combattimento rendono Devil May Cry 3 il capitolo più riuscito dal punto di vista del battle system. Sotto questo aspetto l’unico neo è il sistema di lock-on che soffre di qualche imprecisione e rende più ostiche alcune sezioni. Dal punto di vista della difficoltà va riportato che (come detto) il titolo è presentato nella versione Special Edition, che assieme a qualche gradito extra (come la possibilità di giocare tutta l’avventura nei panni di Vergil, caratterizzato da un suo set di armi e da uno stile di combattimento esclusivo) porta anche un livello di sfida “riveduto e corretto” rispetto alla versione standard. Detto questo, Devil May Cry 3 rimane comunque un gioco estremamente difficile, ma la possibilità di impostare la difficoltà come nella prima edizione del gioco avrebbe accontentato anche i giocatori più esigenti da questo punto di vista.

Il trucco del diavolo non convince

Dopo aver sviscerato l’offerta dal punto di vista prettamente ludico è il caso di spendere qualche parola sull’opera di adattamento compiuta da Capcom sui tre titoli. Premesso che non ci si aspettavano miracoli sotto questo punto di vista (parliamo pur sempre di tre titoli dove il più “giovane” ha alle spalle sette anni) il lavoro di rimasterizzazione ad opera della software house di Osaka è bocciato: Capcom si è limitata ad aumentare la risoluzione delle sezioni in-game senza toccare cutscene e menu che vengono ripresentate in 4:3. Ai fan della serie non resta che ingoiare il boccone amaro e “consolarsi” con una colonna sonora che si presenta fortunatamente pulita e adatta all’ambientazione dark e un po’ gotica della serie.

Verdetto
7 / 10
No ma tranquilli, la serie l'ha uccisa quell'altro
Commento
Devil May Cry HD Collection è un’operazione commerciale che si rivolge soprattutto ai fan della serie. Dal punto di vista del gameplay e della caratterizzazione dei personaggi i capitoli proposti , quantomeno il primo ed il terzo, possono ancora dire la loro nonostante gli anni alle spalle e qualche capello bianco in testa (ogni riferimento al protagonista qui è puramente casuale). Per i meno accaniti rimane comunque un’esperienza che può valere la pena di affrontare, mettendo in conto di dover chiudere un occhio e turarsi il naso davanti ad un comparto tecnico non sempre restaurato a dovere e ad un secondo capitolo non propriamente indimenticabile.
Pro e Contro
Tre giochi, due capolavori
Il fascino ed il carisma di Dante
Longevità e tasso di sfida garantiti

x Conversione in HD non molto curata
x I vecchi problemi di gestione della telecamera permangono
x Devil May Cry 2 si riconferma il peggior capitolo del brand

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