Recensione Carmageddon: Max Damage

Quando si pensa a Carmageddon indubbiamente a riaffiorare dai ricordi, specie per chi quegli anni li ha vissuti in prima persona, è l’immortale primo capitolo della serie, uscito nel Giugno del ’97 su PC e pronto a cavalcare l’onda del sangue e della violenza per riuscire ad abbracciare diverse piattaforme, dalla prima Playstation al Game Boy Color (e arrivando qualche anno fa anche su iOS e Android). A quasi vent’anni di distanza  Carmageddon: Max Damage prova, dopo il controverso Reincarnation dello scorso anno,  a riproporre nuovamente la serie su console: vediamo con quali esiti.

Versione testata: Playstation 4

Subaru Baracca
Pad alla mano, il feeling è quello tipico della serie
Prima di andare ad analizzare le modalità di gioco presenti in Max Damage è d’obbligo qualche parola a proposito del “denominatore comune” ludico che unisce le proposte in-game. Lo scheletro di base è quello classico del genere racing (calato di prepotenza, come ovvio, in un contesto arcade): si accelera quindi con il grilletto destro, mentre il sinistro aziona freno e, una volta fermi, retromarcia, mentre lo stick destro permette le manovre. A questo punto entrano in gioco le caratteristiche tipiche di Carmageddon, che permette di spendere i punti accumulati nel corso della partita investendo i pedoni, demolendo i mezzi avversari o più in generale causando panico e distruzione sulla mappa per riparare (triangolo) o riposizionare (quadrato) il proprio veicolo oppure acquistare alcuni potenziamenti premendo sul d-pad, con la limitazione di poter scegliere solo tra perk e bonus già recuperati precedentemente su pista distruggendo gli appositi bidoni (o treni di gomme). Insomma, una formula decisamente familiare a chiunque abbia giocato ad un qualsiasi capitolo della serie e che non si discosta molto dall’originale, se non per le dimensioni di alcune delle mappe presenti nel gioco: la novità di quest’anno vede infatti una sorta di svolta open world, che ha permesso a Stainless Games di inserire un certo numero di collezionabili e bonus (per esempio i gettoni di miglioramento che permettono l’acquisto di nuove componenti per ogni veicolo) che vanno ad incentivare l’esplorazione delle piste proposte, soprattutto quando le zone da setacciare abbondano (un esempio su tutti: il tracciato Strano West). Non mancano comunque mappe più “claustrofobiche” e dalle dimensioni più limitate, capaci di dare il loro meglio nelle modalità che più che sulla componente automobilistica tendono allo scontro e istigano al demolition derby tra i piloti scesi nell’arena.

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Bigger is Better
L’imperativo chiave sembra essere infatti “più grande è più bello”, vista la presenza di una trentina di veicoli diversi (ognuno dotato delle sue caratteristiche, spaziando da auto da corsa estremamente veloci e “nervose” da guidare fino a mezzi più lenti, pesanti e corazzati, con tutte le sfumature nel mezzo) e di tantissimi potenziamenti diversi, capaci di dotare il veicolo del giocatore di gargantuesche palle chiodate, raggi laser letali, mine e altre trappole del genere, con la possibilità di andare ad alterare in un certo qual modo anche il funzionamento del gioco grazie a perk che aumentano la gravità, rendono esplosivi i pedoni o permettono di attirare e respingere nemici ed oggetti.

Tempo di distruzione
Tanti contenuti, ma di fatto nessuna vera novità (col rischio di annoiarsi alla lunga)
La modalità principale tra quelle proposte è senza dubbio la Carriera, che permette di affrontare una serie di 16 pacchetti di gare, ognuno contenente un certo numero di eventi (di solito tre o quattro). Gli eventi Carma Classico, prevedibilmente, riprendono la formula del titolo originale, e consegnano la vittoria al pilota che per primo attraverserà tutti i check point, investirà tutti i pedoni o demolirà le auto avversarie. Non mancano delle gare più tradizionali dove i piloti sono chiamati a completare dei giri su pista, come d’altra parte non potevano mancare degli eventi più vicini alla natura violenta del titolo che sfidano il giocatore ad attraversare per primo i checkpoint che compaiono casualmente sulla mappa o ad investire un particolare pedone per far punto, con la possibilità di rubarne agli avversari distruggendo i loro veicoli, o sfide in cui l’obiettivo è direttamente quello di demolire le vetture rivali (operazione che, indipendentemente dal tipo di evento in corso, diventa essenziale per arricchire il proprio garage e poter utilizzare le varie vetture proposte).  Volpe e Segugi mette infine il giocatore negli scomodi panni della preda, che deve resistere fino allo scadere del tempo senza venir distrutta dai mezzi che la stanno braccando. Se sulla carta quantitativamente Stainless non ha certo lesinato (specie se si considera che le altre due modalità presenti, Gioco Libero e Multiplayer Online, permettono di sbizzarrirsi ulteriormente con il materiale presente nella Campagna) va detto che di fatto, come detto poco più sopra a proposito del gameplay, le novità vere e proprie latitano e lo sviluppatore si è “accontentato” di rimpinguare l’offerta sul fronte contenutistico, senza rimescolare poi troppo le carte in tavola (di fatto, lo scopo è sempre e comunque quello di far casino sulla mappa, in un modo o nell’altro). Il tutto non è da ritenersi un difetto in se e per se, specie per gli appassionati della serie, ma sicuramente non fa quasi nulla per scongiurare il pericolo ripetitività, con il rischio di annoiare il giocatore sul medio e sul lungo periodo.

Replay sporchi
L’aspetto visivo è sottotono, anche se le performance questa volta sono stabili
Grande attenzione è stata riposta anche in tutti gli aspetti che riguardano i replay delle azioni, attivabili facendo pressione sul touchpad di Dualshock 4 e capaci di riproporre al giocatore le azioni più spettacolari compiute in partita da diverse angolazioni e sfruttando un buon numero di opzioni ad-hoc. Un vero peccato quindi che, come già evidenziato l’anno scorso per Reincarnation, il comparto tecnico del titolo sia abbastanza sottotono: è vero che adesso le performance (quantomeno nella versione PS4 testata) sono decisamente stabili e, qualche bizzarro bug secondario a parte, l’esperienza si lasci giocare senza problemi, ma l’aspetto visivo nel complesso appare ancora abbastanza arretrato e riporta chi sta davanti allo schermo quasi una generazione indietro, nonostante gli sforzi fatti per cercare di valorizzare il tutto ad esempio proponendo diversi modelli poligonali per i pedoni (incluse persone sulla sedia a rotelle o animali di vario genere, dai cani fino anche a qualche orso). Diverso il discorso invece per quanto riguarda l’accompagnamento musicale, che con la complicità dell’ottima colonna sonora hard rock cala perfettamente il giocatore nell’atmosfera di gioco.

Verdetto
7 / 10
Se non hai busto e c**o non è colpa di nessuno
Commento
Carmageddon: Max Damage piacerà sicuramente agli appassionati della serie creata da Stainless Games: la formula di base è in buona sostanza immutata, concedendosi solo qualche piccolo extra e per il resto limitandosi alla "solita minestra", cucinandola in un contesto però più grande e più ricco di contenuti. Gli unici nei riguardano un comparto tecnico decisamente arretrato e una croce che la serie invece si porta dietro fin dagli esordi, il rischio di annoiare alla lunga chi gioca visto che di fatto l'imperativo, in un modo o nell'altro, è quello di uccidere o distruggere.
Pro e Contro
Tanti contenuti
Ottimo mix di mappe grandi e arene
Performance stabili...

x ... Ma graficamente arretrato
x Rischio ripetitività
x Poche novità

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