Recensione Brut@l

Abbiamo già detto di come il mercato delle produzioni sviluppate (e poi vendute) a basso budget abbia riportato in vita generi che sembravano essere stati definitivamente schiacciati sotto il peso degli anni. Gli scozzesi Stormcloud Games devono essersi chiesti ad un certo punto cosa sarebbe successo portando ai massimi termini questo fenomeno, andando a ripescare un genere popolarissimo agli albori dell’industria, in particolare su PC: Brut@l si pone l’obiettivo di proiettare nel 2016 i classici roguelike in grafica ASCII, titoli interi realizzati utilizzando caratteri testuali per “disegnarne” i vari elementi a schermo, cercando di rimanere in equilibrio tra classico e moderno e senza dimenticare l’attitudine (davvero) hardcore tipica di questi primi esperimenti.

Versione testata: Playstation 4

Non posso ne scendere ne salire

Lo scopo del gioco è semplice e non lascia nessun tipo di spazio per spiegazioni, motivazioni e altri fronzoli del genere: il giocatore, nei panni di uno dei quattro personaggi giocabili (Guerriero, Amazzone, Mago e Ranger) deve attraversare i 26 dungeon generati proceduralmente fino ad arrivare all’ultimo sotterraneo, sfidare il Guardiano del labirinto e reclamarne tesori e ricchezze. La scelta del personaggio incide fondamentalmente solo sull’aspetto estetico (e le animazioni) dell’alterego e sulla distribuzione iniziale dei punti abilità che si ottengono ad ogni aumento di livello. Il Guerriero fin da subito potrà utilizzare asce e mazze, contare su tre cariche per la mossa speciale (ci arriveremo) e di colpire più duramente a mano nuda. Il Ranger invece è più equilibrato, ed è capace fin dall’inizio di infondere elementi e forgiare armi seguendo le istruzioni che si trovano nascoste nei vari livelli, di utilizzare l’arco e, grazie al Marchio dell’Assassino, può uccidere in un colpo solo i nemici se riesce a prenderli alle spalle in modo furtivo. L’Amazzone è una sorta di via di mezzo tra le due classi, potendo contare sia sul citato Marchio dell’Assassino e sulla possibilità di craftare armi da subito che sul potenziamento fisico del Guerriero, pur non potendo utilizzare già dall’inizio asce e martelli e avendo a disposizione una sola carica della mossa speciale. Infine, il Mago combatte più sulla lunga distanza, sfruttando il mana per lanciare attacchi con il suo bastone o con le bacchette raccolte nei dungeon. Oltre a queste distinzioni iniziali non ci sono altri paletti, e ad ogni level-up sarà possibile acquisire un’abilità di un qualunque ramo tra quelli presenti, a patto di aver già sbloccato le precedenti. Sul lungo periodo (o semplicemente perché si vuole interpretare un personaggio fuori dagli schemi) quindi ognuna delle quattro classi può andare a ricoprire il ruolo dell’altra, a patto di ottenere abbastanza punti esperienza ammazzando nemici e distruggendo gli oggetti presenti a schermo.

Kick some ASCII
In Brut@l, Morte vuol dire Morte: In caso di Game Over è tutto da rifare

Nel corso dell’esperienza l’imperativo quindi è uno solo: sopravvivere. In caso di morte Brut@l infatti si riprenderà tutto il bottino accumulato e tutti i progressi fatti, condannando il giocatore a ricominciare tutto da capo (con un nuovo set di livelli). Non importa se si cade in battaglia contro un orda di nani, zombie ed arcieri scheletrici o se, banalmente, si prendono male le misure e si finisce fuori da una piattaforma dopo un salto: il game over, inevitabilmente, coincide con la perdita dei progressi fatti e la cancellazione del salvataggio dal suo slot, dando all’esperienza un tocco che al netto di eventuali sotterfugi e imbrogli da parte di chi gioca appare dannatamente punitiva. Tenendo bene a mente questo, il giocatore deve di volta in volta decidere se e quanto esplorare il dungeon di turno, in bilico tra il rischio di incappare in qualche nemico più tosto (da questo punto di vista Stormcloud Games non ha lesinato, visti gli oltre 20 tipi di nemici presenti) o che al momento non si è in condizione di affrontare e la possibilità di incappare in qualche progetto, lettera (che corrispondono agli elementi base da craftare poi per creare nuove armi) o bottino di vario genere. Ogni mostro che abita i dungeon di Brut@l infatti è dotato di precise caratteristiche, con gli zombie che ad esempio possono essere eliminati solo il fuoco (usando una torcia accesa o un’arma con un effetto elementale di quel tipo) o le sacerdotesse capaci di infliggere al giocatore lo status cecità, annebbiandone il campo visivo e rendendo l’ambiente più infido ed ostile.

Ad ogni modo, si inizia il primo sotterraneo armati semplicemente di una torcia spenta (si può accendere per un certo tempo davanti ad un fuoco) e di uno scudo, utilizzabile sia per bloccare gli attacchi nemici (che infliggeranno comunque danno, a meno che non si esegua la classica “parata perfetta” al momento giusto) che come arma, un po’ grezza (ci mette un po’ a tornare indietro) da lancio. Non manca la possibilità di schivare gli attacchi durante la parata, con le classiche rotolate o, nel caso si affronti qualche nemico ben piazzato, scivolandogli alle spalle passandogli sotto le gambe. Ogni personaggio (con l’eccezione del Guerriero, che ne conta 3) ha a disposizione, come detto, una carica che permette di utilizzare una mossa speciale che infligge più danno. Raccogliendo nelle diverse stanze progetti e lettere corrispondenti sarà possibile, una volta acquisita l’abilità di forgiare armi, creare degli “strumenti di morte” più efficaci dello scudo e delle mani nude, a cui è poi possibile aggiungere effetti elementali (fuoco, ghiaccio, elettricità, veleno e arcano) ogni qualvolta si entra in possesso del “carattere magico” (una normale lettera, ma del colore corrispondente all’elemento) richiesto. Per utilizzare la mossa speciale di una certa tipologia di armi sarà però necessario acquistare con i punti esperienza il relativo potenziamento. Raccogliendo ingredienti e ampolle è possibile anche preparare delle pozioni, i cui effetti sono associati casualmente ad ogni partita ad un colore: se la pozione rossa prima del game over era la Pozione della Protezione e regalava temporaneamente l’invincibilità, dopo la sconfitta può diventare la Pozione dell’Inferno e bruciare chi la beve; fortunatamente è possibile lanciare qualunque di questi intrugli anche all’indirizzo dei nemici, ben sapendo di accettare il rischio di andarli a potenziare per un certo tempo (a meno di non avere ottenuto abbastanza punti abilità da poter sbloccare la conoscenza delle diverse pozioni). In ultimo, è possibile imbattersi anche in alcune tipologie di cibo, da utilizzare per recuperare una certa quantità di salute e, soprattutto, per saziare la fame del proprio personaggio. Un personaggio affamato vedrà ricaricarsi più lentamente mana e indicatori delle mosse speciale, avendo in definitiva meno “jolly” da calare nelle situazioni critiche.

Il battle system di base è semplice, ma riesce grazie ad alcune trovate classiche ed altre meno tradizionali

Il risultato finale dal punto di vista ludico, soprattutto una volta capiti i meccanismi del gioco e trovata la quadratura più indicata al proprio stile di gioco, riesce a divertire e a risultare tremendamente solido anche se di fatto sul piatto non c’è nulla di particolarmente complesso: il sistema di attacchi infatti prevede l’utilizzo di un solo tasto, ma riesce comunque a regalare una certa dose di soddisfazione tecnica grazie alla presenza della parata perfetta e delle schivate, e l’utilizzo al momento giusto dello scudo o delle mosse speciali aggiunge qualche variabile sul campo a regalare delle opzioni extra. L’unica controindicazione da tenere a mente è che, come già evidenziato, il game over comporta il dover ricominciare da zero: un prezzo elevato che da una parte aumenta il fascino della sfida ma che dall’altra potrebbe tenere lontani i giocatori meno propensi ad incassare “legnate” di questo tipo, anche perché non ci sono sconti nemmeno dopo errori banali come un salto un po’ troppo lungo. L’effetto viene un po’ mitigato dalla possibilità di giocare in cooperativa (solo in locale) l’esperienza con un altro giocatore, dove in questo caso finché non si va KO tutti e due c’è sempre la speranza di “risorgere” se l’alleato decide di donare metà dei suoi punti salute (in caso si cada fuori dalla mappa comunque il cadavere viene trasportato all’inizio del livello, che va quindi riattraversato). Da non sottovalutare nemmeno l’extra costituito dal level editor presente, che permette di creare, giocare e condividere livelli personalizzati.

Il fascino delle lettere
Lo stile senza dubbio non manca

Dal punto di vista visivo Brut@l amalgama la visione “vecchia scuola” di questo genere di dungeon crawler (i muri formati da asterischi e cancelletti, gli elementi di scena costituiti da caratteri) con un contesto più moderno e tridimensionale. Il risultato finale ha indubbiamente carattere e dona al prodotto una precisa identità già una volta avviato il titolo. L’unico neo, da questo punto di vista, è l’impossibilità di “allontanare” la visuale dalla mappa quando si gioca l’esperienza in multiplayer, cosa che inevitabilmente limita i movimenti di entrambi gli eroi (non ci si può allontanare dal compagno più di una certa distanza) laddove forse sarebbe stato meglio inserire un certo “range di tolleranza” in cui la telecamera allargava il piano pur rimpicciolendo l’immagine.

Verdetto
8 / 10
Mezzo voto in meno se sei credente
Commento
Se l'intento era portare nel 2016 quel tipo di dungeon crawler profondamente vecchia scuola e punitivi, Brut@l sicuramente centra il bersaglio in pieno: il gameplay di base, pur non risultando profondissimo nelle fasi all'attacco, non scivola (quantomeno nelle fasi avanzate) nel button smashing perchè da una parte il giocatore è sempre sulla corda e dall'altra Stormcloud Games ha comunque implementato una serie di opzioni alternative e più ragionate della classica carica a testa bassa (che comunque nei primi dungeon funziona). Non premiare un gioco che voleva rappresentare un certo tipo di sfida perchè rappresenta quel certo di sfida sarebbe sbagliato nei confronti dello sviluppatore, ma non per questo però Brut@l è da consigliare a tutti i giocatori: sappiate fin da subito che si è davanti ad un titolo impegnativo, dove Game Over suona tanto come "morte" (definitiva e senza appello) del proprio personaggio.
Pro e Contro
Dannatamente impegnativo
Visivamente indovinato
Multigiocatore...

x ... Ma solo in locale
x Movimenti "limitati" se si gioca in 2
x Morte vuol dire Morte

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