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Battle Princess Madelyn è un titolo dalle origini particolari, se non addirittura uniche.

Causal Bit Games è quella che può essere considerata un’azienda a conduzione familiare: Christopher Obritsch, CEO della società, ricopre anche quasi tutti gli altri ruoli della propria software house, aiutato solo da un paio di altri sviluppatori; Angelina Obritsch si occupa invece delle finanze; Madelyn, la loro figlia di sette anni, è colei che ha dato vita al gioco, ideando personaggi, luoghi e quasi ogni cosa presente, tradotta poi su schermo dall’abile padre. Sì, avete letto bene: Battle Princess Madelyn è un gioco creato da una bambina o, almeno, pensato da lei. La cosa deve aver intrigato molti, che infatti hanno finanziato la campagna di Kickstarter con ben 200.000 Dollari canadesi (circa 130.000 Euro) contro i 60.000 richiesti dal traguardo.

anteprima
Battle Princess Madelyn
Il retrogaming è uno dei settori più remunerativi del mercato videoludico. La passione di migliaia di videogiocatori per ciò che è vintage ha portato negli ultimi anni all'uscita di numerosi titoli ispirati ai grandi successi del passato. Casual Bit ...

 

Sarà stata all’altezza del compito? Scopriamolo Insieme.

La scena si apre con Madelyn, a letto per l’influenza, che viene visitata dal nonno, venuto appositamente per farle compagnia. L’arzillo vecchietto proporrà alla nipote il racconto delle gesta di una principessa cavaliere, chiamata imprevedibilmente Madelyn. L’impazienza della bambina farà sì che il nonno arrivi subito al momento in cui uno stregone, a capo di un’orda di non-morti, attacca il regno della coraggiosa fanciulla guerriera, rapendo l’intera famiglia reale e uccidendo Fritzy, il cagnolino di corte. Il provvidenziale intervento di una sconosciuta vecchina farà sì che il fidato compagno di avventure compaia in forma spettrale e accompagni Madelyn nella sua missione di salvataggio.

Versione testata: PC

In maniera abbastanza repentina ci verrà quindi dato il controllo della protagonista e potremo così iniziare l’esplorazione del mondo di gioco, invaso da scheletri, piante assassine e mostri di ogni sorta. Prendendo velocemente dimestichezza con i semplici comandi, eviteremo di rimandare ulteriormente il nostro compito di ripulire il Regno di Smeraldo, una schermata dopo l’altra, dalle forze di invasione che lo hanno messo sotto assedio. Ad essere sinceri, pochi altri dettagli verranno rivelati con lo svolgersi della trama, raccontata in maniera rarefatta da qualche dialogo sparso per il gioco. I testi, va detto subito, sono interamente in inglese, ma chi non mastica questa lingua avrà poco da perdersi a livello di sceneggiatura, se non qualche battuta tagliente della nostra protagonista. Tutt’altro discorso va fatto per le indicazioni che i personaggi non giocanti ci forniranno per superare questo o quel passaggio e il non comprendere alcuni particolari renderà davvero ostico il proseguo dell’avventura, costringendo ad ampie sessioni di sterile “back-tracking”.

 

 

Battle Princess Madelyn è un Metroidvania dichiaratamente ispirato alla serie Ghosts ‘n Goblins, a tratti forse eccessivamente: la prima arma in nostro possesso è un giavellotto, la protagonista perde l’armatura quando rimane con un singolo punto ferita (Maddi, per fortuna, indossa una specie di pigiama, decisamente meno imbarazzante delle mutandine rosse del buon vecchio Arthur) e diversi altri elementi saranno facilmente riconoscibili dai giocatori di vecchia data. La grafica è rigorosamente in pixel art, anche se sprite così grossi, uniti ad una bassa varietà degli stessi, fanno perdere un po’ di “art”. Sarà anche presente la possibilità di attivare un filtro che ricorda il granulato dei televisori a tubo catodico, tipici degli anni ’90. Su PC, questa e la scelta della risoluzione saranno le uniche opzioni grafiche a nostra disposizione.

 

Appartenendo a questo ormai ben definito sottogenere, il piatto forte del gioco è costituito dall’esplorazione delle bizzarre ambientazioni che attraverseremo: paludi di funghi giganti, fondali oceanici, cripte irte di trappole e… Pisa! Con le Gondole. È molto divertente scoprire cosa può partorire la fantasiosa mente di una bambina e, proprio per questo motivo, tutte le schermate presenti in questa recensione sono state prese dalle fasi iniziali del gioco, così da rivelare il meno possibile di quello che spesso sarà il motivo principale che vi spingerà a continuare.

Continuare, perché tornare indietro non sarà sempre facile.

Uno dei lati negativi con cui sono dovuto scendere a patti giocando a Battle Princess Madelyn è stato il respawn dei nemici uccisi, che avviene con un ritmo variabile tra il rapido e l’insensatamente rapido: in alcune occasioni basterà allontanarsi di pochi metri affinché un luogo, finalmente sgombro, si ripopoli di ogni sorta di essere pronto a farci la pelle. Tutto ciò ha l’esito di rallentare enormemente la velocità di gioco, finendo per disorientare facilmente il giocatore e a scoraggiarlo nell’esplorare a fondo ogni ambiente. La pazienza richiesta in questi frangenti lascerà spazio alla frustrazione quando dovremo affrontare una scalata, durante la quale, se cadremo da una piattaforma a quella sottostante, la ritroveremo piena zeppa dei mostri già eliminati in precedenza, vanificando in un istante le fatiche degli ultimi minuti.

 

All’estremo opposto troviamo invece gli scontri con i boss, che nell’immaginario comune dovrebbero essere le fasi più difficili ed interessanti del gioco, risultano di fatto nelle più semplici: il trucco consiste nel capire il punto dello schermo da dove attaccare senza che si possa venire feriti e fare giusto quei due passi necessari quando il nemico cambia posizione. Tutto questo è un vero peccato, perché il gioco è costellato da ottime idee e in molti dei casi basterebbe cambiare di una manciata di pixel una traiettoria o alternare con più frequenza le varie abilità dell’enorme nemico in questione, affinché questi scontri diventino esponenzialmente più avvincenti.

Un altro aspetto per il quale ritengo sia necessario un forte ribilanciamento è la distribuzione delle armi, dei loro potenziamenti e delle magie che possono essere apprese da Fritzy. Riguardo alle prime, non è per nulla chiara la differenza (se effettivamente esiste) tra di esse: alcune sembrano fare leggermente più danni, altre avranno un rateo di fuoco maggiore, ma sempre in quantità praticamente impercettibili. Tramite l’aiuto del fabbro di corte è possibile migliorarle (esistono due livelli oltre a quello iniziale), ma solo in pochi casi si avrà l’impressione di un vero potenziamento, mentre per le altre sembrerà una semplice sostituzione dello sprite. Addirittura, il pugnale, che al secondo livello è una delle armi più utili del gioco, con il miglioramento successivo perde la sua qualità unica (quella di poter lanciare attacchi a raggio), diventando immediatamente la più inutile. Entro la metà del gioco avremo, inoltre, acquistato tutto quello che il gioco mette a nostra disposizione, rendendo ben presto futili le ricompense delle varie missioni secondarie e gli oggetti caduti dai nemici sconfitti. Dopo il giro di boa nella storia avremo anche la possibilità di insegnare nuove magie a Fritzy, ma, arrivando così tardi nel gioco e consumando il preziosissimo mana, necessario per poter resuscitare nel luogo dove saremo spirati senza penalità alcuna, finiscono per risultare addirittura controproducenti.

Anche le missioni secondarie sono di ben poco interesse, ad esclusione di alcune che conferiscono ricompense rare e di grande valore. Consisteranno il più delle volte in semplici “fetch quest” (ritrovare l’oggetto perduto e restituirlo al legittimo proprietario) o in salvataggi di bambini dispersi, che avverranno tramite un semplice evento durante il quale dovremo uccidere un numero variabile di non-morti per poterli liberare. Una anche minima varietà in questi compiti avrebbe giovato ampiamente.

Ma il gioco non è solo fatto di cose negative.

Interessanti sono molte sezioni platform, soprattutto quando dovremo coordinare i nostri movimenti con le letali trappole che ci daranno ben poco scampo. È da sottolineare soprattutto una colonna sonora di estremo pregio, per la quale potremo scegliere la versione orchestrale o a 8-bit (carina, ma non regge il confronto con la controparte), curata in maniera certosina ed impreziosita da una traccia per ogni luogo che visiteremo e con picchi qualitativi sbalorditivi. Mi ha lasciato a bocca aperta, in particolar modo, la composizione creata per l’ambientazione innevata, con una straordinaria unione tra l’inno russo e una bufera di neve.

 

Di ottima fattura è anche la modalità arcade, alla quale potremo accedere in qualsiasi momento, ma che è consigliabile iniziare dopo aver finito la storia. Verranno riproposte le ambientazioni principali, rimodellate in maniera molto più lineare, ma quello che si perde in esplorazione lo si guadagna in difficoltà è particolarità delle situazioni da superare. Aspettatevi quel tocco in più che manca alla modalità storia. Essendo inoltre presente un punteggio ad ogni partita, sarebbe un’ottima aggiunta una classifica così da potersi confrontare con la community.

Anche sul versante della pulizia Battle Princess Madelyn è messo molto bene: ho riscontrato, infatti, pochissimi bug e tutti in corrispondenza di scale, oltre a qualche calo di frame rate nelle situazioni più concitate o in zone dove sono presenti tante luci ravvicinate.

 

Il gioco, uscito su una pletora di piattaforme, è perfettamente godibile sia con un joypad, sia tramite tastiera e, anzi, data la più rapida risposta di quest’ultima, l’ho preferita in quanto mi ha permesso di riversare un’ingente quantità di fuoco sui nemici, ancora prima che i malcapitati potessero reagire.

In conclusione...
7
“Aspettando la maggiore età.”
Battle Princess Madelyn è una piccola perla, racchiusa però in una conchiglia ben sigillata. L'accostamento di molti elementi di pregio ad altri così poveri fa comparire una lacrima sul viso, come a chi si trova al cospetto di un'occasione mancata. Le idee buone sono tante, così come le ore di divertimento, a patto di accettare diversi compromessi. Con tanti piccoli accorgimenti ad altrettanti aspetti del gioco, gli sviluppatori possono ancora far brillare la loro opera. Se ciò dovesse accadere, sentitevi liberi di aggiungere almeno un punto alla votazione che leggete qui accanto.
Eccellente colonna sonora.
Ambientazioni bizzarre.
Arcade interessante.
Tante buone idee...
x ... ma non sviluppate a dovere.
x Necessita di ribilanciamento.
x Respawn dei nemici frustrante
x Poco chiaro in alcun iaspetti

due parole sull'autore
Ha 27 anni e gioca da quasi altrettanti: PC, PS4, 3DS o Smarthphone, ogni luogo ed ogni momento è buono per giocare. Non ci sono titoli vecchi o nuovi, tripla A o indie, ognuno di essi è interessante. Se poi c'è di mezzo una storia appassionante, varca i limiti del virtuale per conoscerla su libri, film o fumetti. Vorrebbe anche capire tutte le citazioni che gli vengono sbandierate davanti al naso, ma quelle continuano troppo spesso a sfuggirgli.
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