Recensione Base One, recensione verso l’infinito e oltre

In space no one can hear you scream…or rock

Guardare oltre il vetro e perdersi nello spazio infinito. Quanti di noi vorremmo provare questa sensazione. C’è chi lo fa di notte, dietro la finestra, sognando di mondi e di avventure. E c’è chi lo fa in orbita, col peso di una tuta spaziale addosso e il vetro del casco opaco, dall’ultimo fiato d’ossigeno che resta in gola. Questo è il bello dei videogiochi, nello special modo quelli simulativi: permetterci di essere chiunque vogliamo, permetterci di realizzare i nostri sogni. Anche quando questi superano i confini della Terra. E’ stata proprio la mia passione per l’introspezione, l’immersività che ti trasporta in una diversa realtà a portarmi ad approcciare il titolo. La recensione di Base One si basa proprio su questo: il gioco mi ha dato immersione infinita. Come potenzialmente è infinita l’esperienza e la location in cui è ambientata.

Questo è il bello dei videogiochi: permetterci di realizzare i nostri sogni. Anche quando questi superano i confini della Terra.

Speranza da plasmare

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Ma è complesso? La risposta è nì. Per quanto le opzioni a disposizione siano notevoli e se al primo impatto possono risultare spiazzanti, basta poco per prenderci la mano.

Wormhole. Come un buco nel vuoto fatto da un verme vorace, desideroso di inghiottire indistintamente qualsiasi cosa. E’ questa la minaccia che incombe sul pianeta Terra nell’universo di Base One. Distruggendo la Luna, la serie di cataclismi innescatasi successivamente ha reso il pianeta invivibile. Per salvarsi dalla distruzione totale, quindi, gruppi di scienziati iniziano a studiare questo strano corpo celeste per carpirne i segreti. Arcani che sveleranno poi, incredibilmente, che l’anomalia altro non è che un portale verso una nuova galassia. “Speranza” il nome del nuovo sistema solare. Una nuova terra da colonizzare. Ma come siamo stati abituati a vedere, non sempre le cose vanno come devono andare…

Come possiamo riassumere Base One? E’ essenzialmente un simulatore di una stazione spaziale. Perchè è ok colonizzare un pianeta, ma meglio farlo quando dall’alto ti sei assicurato che puoi.

La stazione, così come la cupola centrale che ci ritroveremo ad avere come primo edificio, è il fulcro nevralgico di tutto il gioco. La risposta alle classiche domande “chi siamo? da dove veniamo?“. E le opzioni per rispondere a queste domande sono infinite, come i tantissimi moduli che è possibile costruire e aggiungere all’hub della nostra stazione.

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Certo, la vita nello spazio può risultare spartana, ma quando hai una “postazione da gaming” così figa…

Il simulativo spaziale di Pixfroze e Blowfish Studios si discosta dalla prolifica produzione precedente, in larga parte più scanzonata e votata al platform. L’ispirazione a titoli come Stellaris è evidente in quanto a echi d’ambientazione, sonori e visivi. Come un novello 2001 Odissea nello Spazio, il titolo risulta più “concentrato” rispetto al suo paragone più illustre, promettendo di fare una singola cosa, ma fatta divinamente.

Un mahjong spaziale

TESSERE NEURALI...

Quello che dovrete fare, ed io mi sono divertito veramente tanto a farlo, è essenzialmente costruire degli edifici collegati. Come tessere del mahjong, una serie di collegamenti neurali che fanno capo al “centro città” di buona Age of Empires memoria. Ma il concetto di collegamento non si esaurisce qui, perchè tutto ma proprio tutto deve essere in comunicazione. Energia (se richiesta), calore, ossigeno devono arrivare alla stanza per garantire l’abitabilità dell’equipaggio.

...CHE SI ESPANDONO

Edifici che dopo poche ore di gioco si espanderanno a macchia d’olio fino a raggiungere una rete ramificata di corridoi e ambienti in cui la vostra crew si muoverà liberamente. Tutto questo in un comparto grafico che personalmente mi ha sbalordito. Sublime, e dettagliato al punto giusto, che non ha nulla da invidiare ad un titolo AAA, ad eccezion fatta per la pessima gestione dell’anti-aliasing che risulta ad alti livelli troppo esoso di risorse video.

Discorso diverso per le animazioni delle persone perchè, se quelle all’interno della stazione risultano molto fluide e realistiche, lo stesso discorso non vale per quelle in orbita. Statiche e legnose, troppo anche per un contesto in cui potrebbe starci meno fluidità di movimento dovuta all’utilizzo del jetpack.

ASTRONAUTI IN MISSIONE...

Puoi affrontare in due modi Base One: nella modalità campagna o in una sandbox come il più classico degli strategici. Le missioni della campagna seguono la trama di fondo del gioco, ma in realtà sono essenzialmente dei tutorial, che ti guidano passo passo alla comprensione delle meccaniche. Non molto longeva, sarà invece la singola missione a richiedervi parecchio tempo per essere completata.

...O IN SOLITARIA

E’ in quella sandbox che il gioco esprime tutto il suo potenziale, ed è infatti quella che ho preferito. Altamente customizzabile con millemila regole per settare a piacimento la propria esperienza simulativa, garantisce ore di divertimento e imprevedibilità grazie alle missioni e agli eventi casuali.

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Asteroidi prego, non ammaccatemi le lamiere

Arte simulativa

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Interfaccia e Localizzazione Se c’è qualcosa che odio sono le interfacce povere. Quella di Base One è una di queste, priva di tips al passaggio del mouse. Ma basta accedere ai vari pannelli informativi interni per risolvere parzialmente il problema. Manca di localizzazione in italiano.

Dal livello simulativo eclatante, Base One è pura arte dell’immersività. La cura che gli sviluppatori hanno imposto su questo aspetto è subito evidente, basta guardare ai piccoli dettagli: l’equipaggio (che ha perks e tratti di personalità) corre a indossare la tuta per affrontare le zone prive d’ossigeno, i tecnici che digitano sui computer, i pannelli solari che si aprono e chiudono a seconda della presenza o no del Sole.

Ma non solo questo, e addentrarci troppo nei dettagli e nelle infinite sfaccettature di questo titolo significherebbe allungare troppo questa già prolissa recensione. Lo lascio scoprire a voi. Una cosa è certa: se siete fan dei simulativi di una certa caratura, Base One è il titolo che fa per voi. Tra la costruzione della base, la gestione delle risorse e dell’economia e i saltuari attacchi dei pirati spaziali, ne avrete per tutti i gusti.

Un diamante allo stato grezzo che, se leggermente limato nelle sue defaillance tipiche di un titolo indie, potrà senza dubbio diventare una pietra miliare del genere e un gioco di punta della sua Software House. Quasi del tutto privo di bug, Base One ha saputo regalarmi un’esperienza unica e coinvolgente, appagando del tutto il mio bisogno di alienazione. Perchè quando un titolo riesce a comunicare l’emozione per cui è nato, ossia far vivere un’esperienza di simulazione fuori dall’ordinario, il suo obiettivo è da considerarsi senza dubbio raggiunto.

Oh man! Wonder if he’ll ever know, He’s in the best selling show…Is there life on Mars?

Voto e Prezzo
7.5 / 10
15€ /22€
Commento
Lo stato dell'arte della simulazione spaziale, anche se non completamente privo di problemi. Il proverbiale diamante allo stato grezzo, da trattare con cura. Un piatto ricco ma mai indigesto, da far venire l'acquolina in bocca ad ogni amante del genere simulativo profondo. Profondo come lo spazio infinito.
Pro e Contro
Simulazione profondissima
Ottimo comparto grafico
Diventerà una pietra miliare

x Animazioni da rivedere
x Interfaccia debole e scarna
x Campagna non coinvolgente

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