Recensione
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Quando dichiari di voler giocare un puzzle game, e Guido ti prende alla lettera.

Ah, i puzzle. Delizia dell’amante di enigmistica, allegorica deframmentazione di vita vissuta, dove ogni cosa, alla fine, trova il suo perfetto incastro. Forse il passatempo logico più famoso al mondo, meraviglia di cartone pressato che prende le forme dei paesaggi più meravigliosi, pezzo dopo pezzo, nel relax più avvolgente, parte integrante della cultura popolare dell’intera umanità, nel nome del Padre (John Spilsbury), del Figlio e di Ravensburger. Eppure la tendenza alla digitalizzazione selvaggia non risparmia neanche le reliquie più sacre e analogiche, ed ecco che BottleCube si è inventata, prima su PC e da oggi anche sull’ibrida Nintendo, il futuro virtuale del puzzle. Esperienza sicuramente meno fisica, sensoriale, ma altrettanto cerebrale, da consumare in intimità o in compagnia di altri tre individui, per un tripudio di epiteti e insinuazioni sul quoziente intellettivo e le diottrie altrui. Vediamo insieme questo titolo mette tutti i pezzi al posto giusto.

Versione testata: Nintendo Switch

Mosaici in time-lapse

Sicuramente la caratteristica più interessante di quello che si può definire il peccato originale dei puzzle game, è insito nel nome stesso della produzione. I meravigliosi scorci del Giappone che andremo a comporre sono meravigliosamente animati in time-lapse, un loop di pochi secondi che però porterà la soluzione dei rompicapo a un nuovo livello di imprevedibilità e coordinazione occhio-mente, soprattutto quando il numero di pezzi comincerà a raggiungere vette vertiginose. Lattiginose nuvole in moto perpetuo sullo sfondo di seta azzurra del cielo, mucche intente a brucare il loro lauto pasto ai piedi del Monte Fuji, le mille luci di Tokyo e le scimmie che sguazzano in una sorgente termale, raggiungendo il picco del piacere visivo al decimo puzzle, quello che ritrae quel crocevia di umanità che è Shibuya, dove cemento, veicoli e persone diventano parte di una quotidiana opera di arte moderna in movimento. Ve lo spoilero perché nella schermata di selezione si vedono già tutto, pur non ancora sbloccati. Il sogno proibito di chi ama, in ordine sparso, videogiochi, puzzle e Sol Levante, tanto particolare nell’estetica quanto tradizionale e piacevolissimo nel gameplay, che penso sia decisamente superfluo presentare, se non per dire che sarà possibile usare sia l’imprecisa combinazione levetta-tasto A per raccogliere i pezzi e posizionarli, o optare per l’altrettanto scomodo touch screen, date le dimensioni dello schermo. Insomma, viva la possibilità di risolvere puzzle ovunque nel mondo, ma se giocate prevalentemente a casa io consiglierei la versione Steam, in maniera proprio spassionata.

Sono quei piccoli difetti che spezzano la beatitudine dell’accoppiata enigmistica-poltrona, e non è bello. La progressione è particolarmente soddisfacente, si parte da puzzle semplici che via via si faranno sempre più complessi, come la Tokyo notturna, vestita di rilucenti paillette come una splendida donna orientale in abito da sera. Un sistema classico, che funzione e stimola costantemente la mente, ritrovandosi inizialmente a risolvere puzzle da 60 pezzi per arrivare a 240, 350, millemila, in un tripudio di tessere e piacere neurale, pret-à-partager, spezzando i Joy-Con, così come (soprattutto, per me) piacere intimista del dopo lavoro, della pausa pranzo e di tante altre piccole situazioni casalinghe che non vi sto a raccontare. Non poteva certo mancare un accompagnamento musicale a tema, tra taiko, koto e tutta un’orchestra di strumenti usati per ripetere in modo alienante sempre gli stessi accordi di minuto in minuto. Sempre super affascinante la musica giapponese, per carità, carica di misticismo, senso di attesa e voglia di veder fiorire i ciliegi, però usare la stessa traccia a ripetizione per tutto il gioco manda in cortocircuito i timpani.

10 splendidi puzzle a soli 8,99, senza dover poi riporre tutti i pezzi in una scatola o rischiare di perderne qualcuno, disgrazia che Dio solo sa quante volte mi è successa da piccolo. Non sarà questo il futuro del puzzle, arte che è bene resti manuale nella sua massima espressione, ma Animated Jigsaw – Beautiful Japanese Scenary è un titolo graditissimo per tutti gli appassionati (e non) che vogliono godersi questo hobby anche negli scampoli di tempo, una vera libidine per la mente anche in questa veste virtuale, dove il modo di comporre l’opera diventa specchio dell’anima.

In conclusione...
7
“Lo chiamavano jeegsaw... O forse...”
Animated Jigsaw - Beautiful Japanese Scenary è il puzzle per ogni occasione, senza impegno, da avviare per rilassare il cervello quando comincia ad uscire fumo dalle orecchie. Un angolo di pace, un giardino zen in cui comporre panorami animati capaci di regalare una sfida variegata e non banale, pronta a trasformarsi in caciara giocando in compagnia. Balsamo per gli occhi e la mente, un po' meno per le orecchie e per le mani, con controlli talvolta imprecisi e scomodi, che su Switch non possono competere con un buon mouse. Comporre puzzle, anche virtualmente, si conferma un'arte senza tempo nè età.
Tutta la bellezza zen del puzzle, da portare ovunque e condividere con chiunque
Scenari incantevoli e splendidamente animati
x Controlli fastidiosamente imprecisi che frantumano il relax e non solo

due parole sull'autore
Un milanese col cuore sui colli piacentini, "romantico" del videogioco con una spiccata predilezione per tutto ciò che viene da Kyoto e dal passato. Se non lo beccate nel Regno dei Funghi, lo potete trovare su qualche pista virtuale a bordo di qualche bolide che non potrà mai permettersi, a causa della sua sindrome da shopping videoludico compulsivo. Appassionato tifoso dell'F.C. Internazionale, segue anche le imprese dei grandi del ciclismo. Nel tempo libero cerca qualcuno con cui confrontarsi sui film di David Lynch senza che egli muoia di noia.
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