Gameromancer DLC #1: un cancro di nome Steam

Ace Attorney festeggia la maggiore età sbarcando anche su PS4, One e Switch con il solito porting made in Capcom

Ace Attorney è senza dubbio una serie che meritava più di quanto ha raccolto, quantomeno qui in occidente. E che forse lo avrebbe fatto, se l’uscita originale non fosse così lontana nel tempo – parliamo di 18 anni, un mercato più piccolo e con meno possibilità di diventare virale tramite i social network. Eppure nonostante tutto siamo abbastanza sicuri che vi sia capitato di entrare in contatto con Phoenix Wright e associati, anche in modo indiretto. Perché una nicchia di appassionati esiste e continua ad esistere, nonostante le tribolazioni che accompagnano l’arrivo in ritardo di ogni capitolo alle nostre latitudini (quando va bene – quando va male The Great Ace Attorney rimane confinato in Giappone). Una nicchia di appassionati che oggi può rigiocare per l’ennesima volta i primi tre capitoli della serie, casomai ne avesse voglia. Senza però aspettarsi di essere messa al centro di questo revival, pensato – verrebbe da dire – per avvicinare nuovi fan, piuttosto che per accontentare i vecchi.

Da Game Boy a Nintendo Switch: Dove gira meglio questa Ace Attorney Trilogy?

Contenuti Tre giochi, articolati in quattro casi ciascuno (cinque, nel caso di Ace Attorney). In totale, circa 60 ore di giocato.

In principio era Game Boy, anche se la fama (più o meno) internazionalmente arriverà su Nintendo DS, o ancora più in là con l’uscita sull’App Store di iOS. Tutte piattaforme portatili, quasi tutte piattaforme dotate di touch screen: dovrebbe essere un primo campanello d’allarme, visto che nessuna delle due cose può valere per PlayStation 4 e Xbox One. Per quanto originariamente la serie fosse stata pensata per i controlli tradizionali, è inutile girarci attorno: dietro un’interfaccia touch funziona tutto meglio. Questa volta insomma è meglio su Switch. Ace Attorney – vale anche per i capitoli successivi a questa prima trilogia – vive non solo tra le aule del tribunale, ma anche nelle fasi tra un’udienza e l’altra, passata alla ricerca di prove ed indizi da presentare in aula per arrivare infine all’assoluzione del proprio cliente. E sono proprio queste ultime, le fasi che funzionano meglio potendo essere “toccate”: in aula alla fin fine basta premere il tasto per presentare la prova che mette in mostra una contraddizione nella dichiarazione del testimone di turno o quello per pressarlo e fargli commettere un errore, ma è quando Phoenix gioca a fare il detective e deve analizzare pixel per pixel le scene del crimine per trovare gli indizi che un sistema di puntamento più immediato alleggerirebbe l’esperienza.

Più di quanto non farebbe una fruizione in mobilità, che alla fine non intacca poi così tanto l’esperienza. Certo, trattandosi di tre giochi dove di fatto si legge dall’inizio alla fine – niente doppiaggio, e al solito niente localizzazione in italiano (anche se di fatto esiste, per questi tre capitoli) – uno schermo più piccolo, dove regolare la luminosità a piacere in modo più pratico, affatica un po’ meno. Ma non è una mancanza vitale, non quanto quella del touch screen quantomeno.

Controlli a parte, il resto com’è?

L’antica questione Al solito, per capire se Capcom si è mossa bene bisogna guardare anche al portafoglio: e il portafoglio dice che comunque la versione iOS della trilogia costa ancora la metà, rispetto al rilascio su Switch e home console classiche.

Il resto è il solito. In senso assolutamente buono: la base del lavoro è la rimasterizzazione uscita qualche anno fa prima su iOS e poi anche su 3DS, che ha dato una pulita ai vari fotogrammi del prodotto. Il risultato è un lavoro meno “pixelloso” e un po’ più vicino al soft shading, senza dubbio un po’ vecchio se lo si confronta con le ultime uscite della serie ma adeguato per fare il suo lavoro, ovvero caratterizzare i personaggi già al primo impatto – considerando che si tratta spesso e volentieri di pazzi senza appello che hanno come nome un gioco di parole, è un compito abbastanza semplice – e tenere compagnia al giocatore per i diversi casi che compongono i tre giochi riproposti, da Phoenix Wright fino a Justice for All. L’unica controindicazione è che come succede fin troppo spesso non si è pensato che, alla fine, chi compra questo tipo di prodotti è soprattutto il fan di vecchia data, che i casi magari li ha già mandati a memoria e rigioca il pacchetto solo per riviverne i suoi momenti preferiti. Il menu di avvio però permette giusto di scegliere quale dei tre giochi lanciare, dopodiché dentro il singolo titolo bisogna giocare i casi in ordine, per arrivare infine alla fine del gioco. L’approccio “alla Master Chief Collection” insomma continua a non fare i proseliti che meriterebbe, condannando il giocatore a rivivere esperienze già vissute, prima di lasciarlo… Beh, rivivere esperienze già vissute, ma con la differenza che voleva effettivamente riviverle.

Verdetto
8 / 10
Custodi Legali
Commento
I primi tre Ace Attorney si confermano, anche ad anni dal rilascio originale, tre titoli assolutamente piacevoli da giocare. Ma che è meglio giocare dietro un touch screen, e possibilmente su un dispositivo che agevoli la fruizione scritta del titolo (che di fatto rientra nel filone delle visual novel). Al di là di queste avvertenze e del fatto che la versione iOS rimane quella di riferimento, specie per via del costo dimezzato, non si può parlare di una brutta operazione di porting. Di un'operazione pigra, invece, si.
Pro e Contro
Tre ottimi titoli
Un sacco di ore di gioco

x Meglio dietro un touchscreen
x La versione iOS continua a costare meno