Il mondo si è accorto di Ikumi Nakamura dopo la sua presentazione di Ghostwire Tokyo all’E3 del 2019. Era il nuovo gioco di Shinji Mikami, ma gli occhi erano tutti per lei e per la sua incredibile energia con cui ha preso in ostaggio il palco di Bethesda per quei due minuti che sono stati, in sostanza, il momento più divertente di tutta la fiera americana. Pochi mesi dopo quella presentazione, però, Nakamura ha lasciato Tango Gameworks facendo perdere le sue tracce per un periodo piuttosto lungo. La notizia di oggi è che Nakamura è tornata in scena, e questa volta è intenzionata a farlo con un nuovo studio indipendente di sua proprietà.

Ikumi Nakamura ha raccontato del suo nuovo studio in un breve documentario prodotto da Game*Spark e Archipel, a cui ha confidato pure di avere le idee chiare su una possibile nuova IP su cui mettersi al lavoro una volta assemblato il team di sviluppo. Dopo aver concepito Ghostwire Tokyo ed essersi licenziata, Nakamura vorrebbe mettersi a lavorare su un videogioco che non si prenda troppo sul serio. Si è infatti paragonata a Deadpool e a quanto pare le piacerebbe sviluppare un titolo pieno di umorismo nero. Tra le altre cose, Nakamura ha raccontato di voler incentrare il proprio studio su un team multietnico e che valorizzi il più possibile la parità di genere tra i suoi membri. La curiosità nata attorno al suo annuncio è tanta, soprattutto perché Nakamura ha un pedigree di tutto rispetto essendo, tra le altre cose, l’allieva prediletta di Mikami in persona.

Tra le dichiarazioni di Ikumi Nakamura, però, c’è qualcosa di ben più importante dell’annuncio del suo nuovo studio:

Abbiamo rischiato di non vederla più all'opera

Nakamura ha un curriculum di tutto rispetto. In un paese estremamente patriarcale come il Giappone, infatti, si è fatta strada fino a diventare creative director di Tango Gameworks. I suoi primi passi, però, Nakamura li ha mossi all’interno del compianto Clover Studio, dove esordì come artist per Okami. Da lì ha prima collaborato con Platinum Games durante lo sviluppo di Scalebound, poi cancellato ufficialmente, ed è poi passata sotto la supervisione di Mikami che l’ha integrata in Tango, dove ha lavorato ai due capitoli di The Evil Within e ha seguito tre anni di sviluppo di Ghostwire Tokyo, per poi licenziarsi poco dopo il reveal ufficiale. Nel frattempo ha pure trovato il tempo di far impazzire internet quando ha parlato del fatto che lei e Hideki Kamiya avrebbero voluto lavorare ad un sequel ufficiale di Okami.

Contestualmente al lancio del suo nuovo studio, Ikumi Nakamura ha parlato anche delle motivazioni dietro al suo abbandono dell’azienda. Ancora una volta ci sono di mezzo le condizioni lavorative di chi è parte di quest’industria, tanto per cambiare. Nakamura ha raccontato di essersi ammalata di lavoro, schiacciata com’era dalle pressioni e dai carichi di lavoro che si era autoimposta. Ha mollato prima che fosse troppo tardi e che i suoi problemi di salute mentale le facessero perdere la passione verso lo sviluppo di videogiochi. Lo ha raccontato con parole semplici che però racchiudono l’essenza del problema per chi lavora in questo ambiente.

I started wondering whether there wasn’t a way for me to make games while feeling better. I took the decision to quit before it was too late.

Ho cominciato a chiedermi se non ci fosse un modo di creare videogiochi che mi potesse far sentire meglio. Ho deciso di licenziarmi prima che fosse troppo tardi.

Ikumi Nakamura

Come il carico di lavoro impatta su chi si occupa di sviluppo

Anche io sono tra quelli che si sono innamorati di Nakamura durante quei due minuti sul palco dell’E3. La spontaneità e la purezza che emanava su quel palco mi hanno rapito, era evidente quanto fosse innamorata della sua creazione e quanta passione ci avesse messo nel raccontarla al pubblico. Eppure a quanto pare in quel momento specifico Nakamura stava fronteggiando una situazione che avrebbe potuto portarla a smettere, come fanno sempre più sviluppatori. Ikumi Nakamura ha avuto le forze di rimettersi in gioco e di farlo a modo proprio, con uno studio nuovo e indipendente. Per ogni Nakamura, però, nel mondo ci sono centinaia di persone appassionate che finiscono per fuggire dall’industria senza lavorare mai più ad un videogioco in vita loro. È troppo pesante e può avere un’impatto gigantesco sia sulla salute che sulla famiglia di chi è impiegato in questo settore.

È un problema serio e va affrontato di petto se si vuole trovare una soluzione definitiva. Non possiamo limitarci a stare a guardare mentre persone innamorate del mondo videoludico si sfiniscono in ufficio al punto da rinnegare la passione di una vita. Nell’ultimo periodo se ne è parlato tanto a causa dei numerosi scandali sulla gestione del team di CD Projekt Red e Naughty Dog, ma se ne parla comunque troppo poco e raramente si sono viste reali evoluzioni. Il problema è che la cultura del crunch si basa su una stortura culturale radicatissima nell’ambiente. Come racconta Nakamura stessa, quando lavorava in Capcom gli uffici erano pieni di persone che dormivano sotto le scrivanie durante lo sviluppo, e proprio quest’abnegazione e questa dimostrazione di passione l’ha affascinata al punto da voler intraprendere la sua carriera nel settore.

Buona fortuna, Nakamura

L’emulazione del comportamento dei propri superiori porta spesso a ritmi di lavoro insostenibili. Spesso, infatti, chi lavora in questo ambiente è soggetto ad un ricatto psicologico massacrante per cui è spinto a fare sempre di più in quanto il mestiere di chi sviluppa videogiochi è considerato una sorta di lavoro dei sogni. Probabilmente per molti lo è, non ho alcun dubbio a riguardo. È stato lo stesso per Nakamura, almeno fino al punto in cui lo sforzo fisico e mentale non l’hanno portata a lasciare tutto abbandonando Ghostwire Tokyo, un progetto ideato e voluto da lei, nelle mani di qualcun altro. Non faccio fatica a credere che sia stata una decisione terribilmente difficile. Non è un caso se si è paragonata ad una madre che abbandona il proprio figlio.

Ciò che conta è che Ikumi Nakamura oggi abbia ritrovato le forze e che abbia fondato un nuovo studio. Spero possa fare tesoro dell’esperienza maturata altrove e possa rendere il suo studio un esempio virtuoso di sviluppo sostenibile, oltre che privo di barriere d’accesso di tipo socioculturale. Detto sinceramente negli anni mi sono interessato sempre di più al mondo dello sviluppo proprio grazie a persone come Nakamura e a siparietti come quello che l’ha vista protagonista sul palco di Bethesda un paio d’annia fa. Quella passione incredibile dovrebbe essere un vanto per l’industria, non un ricatto, Dopotutto è ciò che ha reso grande il medium.

Buona fortuna, Nakamura-San!

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