Top Hat Studios, sviluppatore del videogame Sense – A Cyberpunk Ghost Story, ha rilasciato una dichiarazione in cui risponde alle richieste di censura e alle minacce ricevute dagli sviluppatori per via dei temi trattati e delle scelte stilistiche del gioco.

La bistecca troppo dura

“La censura è come togliere ad un uomo la bistecca, solo perché un bambino non può masticarla” è una frase che spesso viene attribuita a Mark Twain, creatore di personaggi come Tom Sawyer e Huckleberry Finn.

Nel caso di Sense – A Cyberpunk Ghost Story, alcuni utenti devono aver pensato che la bistecca in questione fosse troppo dura anche per i denti di un adulto, dato che la casa di sviluppo, Top Hat Studios, ha ricevuto numerose richieste di censura del contenuto in-game, degenerate anche in vere e proprie minacce.

Sui social media, arena preferita dagli utenti che amano ergersi a paladini della decenza e della rettitudine, Sense – A Cyberpunk Story è stato accusato di “incoraggiare la violenza“, contenere “pornografia“, e di “violare la legge“. Top Hat Studios, però, invece di lanciarsi in scuse smozzicate e invocazioni alla calma, che sembra il modus operandi preferito dai grandi sviluppatori nell’occhio del ciclone, ha risposto per le righe, rilasciando una dichiarazione in risposta alle accuse:

“[…] abbiamo ricevuto minacce di morte da coloro che si sentono minacciati da quella che è, essenzialmente, la scelta di come disporre i pixel su uno schermo. Sebbene delusi da questi comportamenti, non siamo di certo sorpresi.

“Vogliamo essere chiari – non censureremo il gioco a causa di una folla egocentrica che è interessata solamente al protagonismo. Ci rifiutiamo categoricamente ed assolutamente di limitare l’espressione creativa

Una posizione dunque, quella di Top Hat Studios, come Mark Twain, che nei suoi scritti, pubblicati in degli Stati Uniti di sicuro non illuminati e progressivi, denunciava argomenti come il razzismo, l’oscurantismo religioso, la superstizione, e la violenza di genere. Incredibile, se si pensa che si sta parlando di un romanzo pubblicato nel 1884.

Nel 2020, un abito troppo succinto in un videogame, ancora provoca scalpore e minacce di morte. Sorry, Mark.

Non dite che non eravate stati avvisati

La cosa paradossale della vicenda, in aggiunta alle minacce di morte e di review-bombing, è che il gioco, in uscita il 7 Gennaio 2021, è fin dalle prime fasi dello sviluppo stato classificato ESRB M (17+) e PEGI 18, come il suo cugino tanto discusso Cyberpunk 2077, e cioè rivolto esclusivamente ad un pubblico adulto. Cade quindi l’unica vera obiezione che viene mossa contro il gioco, cioè che sia inadatto all’utenza di riferimento.

Top Hat Studios, quindi, che ha nel suo curriculum innocenti giochi di giardinaggio come Ova magica e platform come LAZR – a Clothformer, fin dall’inizio aveva deciso che un gioco ambientato in un universo cyberpunk dovesse, com’è giusto che sia, avere un estetica e delle tematiche mature.

Questo l’ha precisato anche nella dichiarazione in questione, ribadendo che:

“Essendo un gioco cyberpunk, Sense utilizza immagini e temi relativi ad un futuro di iper-commercializzazione e ultra-commodificazione, facenti parti del tema e dell’ispirazione cyberpunk; questo si riflette in TUTTI i design dei personaggi

In difesa di Top Hat Studios, togliere violenza, volgarità, e mercificazione del corpo dall’ambientazione cyberpunk sarebbe come togliere la magia da un fantasy, oppure le navicelle spaziali da Star Wars. Privare un genere dei suoi elementi cardine, che siano essi scomodi o meno, vuol dire snaturarlo, privarlo della sua essenza, e, infine, ucciderlo.

Non puoi, perché non mi piace

Se io fossi tremendamente spaventato dai jump scare, non pretenderei che venissero tolti dagli horror al cinema, bensì eviterei di sedermi proprio in quella sala.

Allora, perché dobbiamo permettere che una serie di utenti abituati ai romanzi rosa à la Harmony, alle commedie romantiche di Hugh Grant, e ai testi strappalacrime delle canzoni degli Zero Assoluto, possa decidere di un prodotto creativo che puzza di sudore, asfalto, e neon, tra corpi seminudi al carbonio e colpi laser che attraversano una megalopoli corrotta?

Un palato abituato al cibo semisolido, frullato ed edulcorato ad hoc per essere consumato tra una lezione di yoga ed una puntata di Amori In Corsia 8, che vuole costringere il resto del mondo a non addentare la succulenta bistecca di Top Hat Studios.

Cosa resterebbe de Le Avventure di Tom Sawyer, se si togliessero il razzismo, la violenza, la superstizione, e la bruttezza degli Stati Uniti prima della Guerra di Secessione?

Resterebbe un bambino dispettoso, che insieme al suo amico burlone, Huckleberry Finn, riesce a convincere un bambino di buona famiglia a dipingere di bianco una staccionata al posto suo (aspetta, tutti si ricordano solo di questa scena, oppure si ricordano di quando il giudice del villaggio chiude in una caverna un indiano d’America per due settimane e lo fa morire di fame? Non mi ricordo mai…).

Banksy dice che “l’arte deve confortare il disturbato, e disturbare il confortevole”. Se vogliamo che i videogame siano trattati come arte, è ora che i creativi abbiano il diritto di pretendere la propria dignità. Nessuno si sognerebbe di andare a censurare il capezzolo della Nascita di Venere di Botticelli, e nessuno deve sognarsi di censurare un gioco per adulti.

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