Bloomberg ha rilasciato un report, da parte di 20 sviluppatori, sulle problematiche interne avvenute durante lo sviluppo di Cyberpunk 2077. CD Projekt ha voluto controbbatere su Twitter

Nei giorni scorsi il vice presidente di CDProjekt, Marcin Iwiński, ha pubblicato un video di mea culpa. Nel video il vice presidente si assume la responsabilità dell’accaduto e mostra la roadmap dei futuri aggiornamenti. Tutto molto bello, pace fatta e si porta la giornata a casa, se non fosse che Bloomberg, sotto la penna di Jason Schreier, ha pubblicato un rapporto sui disastri avvenuti durante lo sviluppo del gioco. L’intervista prende come campione 20 dipendenti, di cui solo uno non ha voluto restare anonimo. Da notare che nell’articolo Schreier specifica che lo studio non ha voluto rilasciare un’intervista. Questa parte è da tenere bene in mente, perché è la chiave di volta per tutto il discorso.

Il report riporta le varie criticità del progetto. In primis, CD Projekt ha dovuto acquisire delle nuove tecnologie per lo sviluppo del gioco, con un aumento dei tempi produttivi. Uno degli sviluppatori ha dichiarato che lo sviluppo è stato “come guidare un treno, ma i binari non erano completati.“. Neppure il comparto audio era esente dal development hell in cui vessava lo studio. Adrian Jakubiak, uno degli sviluppatori audio del gioco, chiese come lo studio pensasse di sviluppare questo gioco negli stessi anni di sviluppo di The Witcher 3. La risposta fu quasi sempre “Vediamo come va lo sviluppo“.

A detta di Jakubiak gli sviluppatori sapevano di non fare un ottimo lavoro, ma non immaginavano un tale disastro. In aggiunta, l’articolo parla di un ipotetico inizio dello sviluppo nel 2016 (il gioco venne presentato nel 2012), visto che gli sviluppatori stavano ultimando l’ultimo titolo della serie The Witcher.

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Molti Senior Developer hanno alzato perplessità riguardo ai tempi di sviluppo e alla modalità di gestione del progetto. Per Iwiński andava bene, per la maggior parte degli sviluppatori no, facendo si che la maggior parte se ne andasse. Caso più grave è quello della pressione sociale esercitata dai manager e dai altri colleghi di lavoro. La società non ha mai “direttamente” acconsentito a ore extra di lavoro, ma da parte di figure di terze parti era “consigliato” lavorare qualche ora in più.

Gli interessati coinvolti nell’intervista hanno evidenziato come ci fosse anche una sorta di razzismo tra i vari sviluppatori. La lingua di riferimento era il polacco, quindi era difficile per i membri internazionali del team interfacciarsi con i colleghi e seguire il progetto. Nell’intervista vi sono riportate tante altre problematiche, che si vanno però a scontrare con la convinzione da parte della software house che tutto andasse bene.

Lo studio non ha voluto rilasciare un’intervista

A seguito dell’intervista, è arrivata la risposta di Badowski, l’altro vicepresidente di CD Projekt Red, che su Twitter ha rilasciato la seguente dichiarazione:

Al cui Tweet ha risposto Schreirer con:

In seguito, Schreier ha contatto Badowski per poter dare allo studio diritto di replica. Ma lo studio non ha voluto rilasciare un’intervista. Niente, hanno soltanto fatto uno statement dicendo “Schreir, non è vero quello che hai detto, anzi, il nostro gioco su PC ha preso 9/10 e i 20 sviluppatori non hanno un nome, quindi bugie!”

Non è il modo giusto per rispondere a un’inchiesta, e il fatto che non abbiano voluto rilasciare un’intervista, da solamente più credito al report di Schreier. Non dare risposte in una sede appropriata, fare un video di scuse e poi dare una risposta così, non è un atteggiamento che mi aspetto da uno studio di sviluppo.

Ed è anche una mancanza di rispetto verso il consumatore. E’ una chiara ammissione d’intenti: non aver mai voluto il nostro bene. Riportano solo scadenze per gli investitori, non parlano di voler dare un prodotto che soddisfi l’utenza. Noi siamo le vittime sacrificali sull’altare dei soldi. Siamo solo i beoti che devono sborsare e, se in caso qualcuno dica che il gioco è rotto o che non rispetta degli standard, lo dobbiamo difendere.

Perché è facile sentirsi dire “Ti amo” e sentirsi importante, quando sappiamo che la nostra ragazza è casa con l’investitore facoltoso a cui dà maggiore attenzioni.

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