Lunediscord #2: Death Stranding, prima parte

Il marketing di Death Stranding passa (anche) da alcuni dev-diary che sfruttano lo storytelling.

Essere sovversivo è la cifra stilistica di Death Stranding, anche nel marketing. Man mano che il day one incombe Hideo Kojima rompe la reticenza tenuta fino ad adesso – che sia per motivi commerciali o meno, poco importa – e parla delle connessioni del suo prodotto. E il marketing di Death Stranding passa quindi anche da qui, piegando il concetto di dev-diary attorno a quello dello storytelling. Il risultato è qualcosa che promuove il business raccontando, una tattica commerciale sempre più in voga ma che declinata in questo modo va a realizzare dei diari di sviluppo emozionali.

Il marketing di Death Stranding passa da dev-diary emozionali, dove Kojima si mette a nudo

A colpire è sopratutto il video riportato qua in calce, “Creating Connections” (Creando Connessioni). Un diario di sviluppo che assomiglia più ad un diario vero e proprio: Kojima si mette a nudo, ci dice che una volta diventato indie tutto ciò che gli rimanevano erano le Connessioni. E per questo le Connessioni sono finite al centro del suo gioco. Konami non viene espressamente menzionata, come nemmeno quello che Kojima Production ha dovuto lasciare in seno alla zaibatsu nipponica. Il riferimento però è chiaro, parla per assenze e per collegamenti: sono stati sacrificati rapporti umani, ma anche intellettuali (Kojima ha perso, forse per sempre, la possibilità di lavorare a Metal Gear) e tecnologici.

Non è un caso, che si faccia riferimento anche al Legame che ha unito Kojima a Guerrilla Production e a Decima. FOX Engine non viene menzionato, ma è una presenza che aleggia sul discorso. Avevamo visto Norman Reedus riflesso nello specchio alla fine di P.T., il Playable Teaser del fu-Silent Hills. E ritroviamo Norman Reedus nei panni di Sam Porter Bridges. Un non-eroe costruito passo passo assieme all’attore, anche oltre il motion capture. Una rivelazione che arriva da un secondo dev-diary emozionale, altra tappa del marketing di Death Stranding che passa attraverso lo storytelling emozionale.

Due video che raccontano più della visione dietro al gioco. Raccontano Hideo Kojima dopo il divorzio con Konami, raccontano quanto è costato Death Stranding. Perché quando ti restano solo le connessioni e decidi di scommettere su quella più importante, quella con i tuoi giocatori, con un videogioco non convenzionale, stai saltando nel vuoto. Nel video Kojima parla di come i videogiochi siano solitamente sviluppati utilizzando l’emisfero sinistro del cervello, quello più pragmatico e portato alle scienze.

Il sottotesto è chiaro: Death Stranding è un videogioco dell’emisfero destro, anche nel marketing.

L’emisfero legato alle arti, alla poesia. Al racconto.